(NPG 1992-05-109)
Mettendo a frutto la personale esperienza e le preziose indicazioni che i diversi interventi hanno offerto in questo dossier, ci si può trovare d'accordo su alcune linee conclusive, che vengono rilanciate a tutti gli operatori della scuola, come contributo per una sua qualificazione educativa più intensa.
La scuola nella società complessa
Anche la scuola, come tutte le agenzie formative, è fortemente segnata dalle dinamiche della società complessa, al cui interno è collocata.
Questa consapevolezza porta a riconoscere l'esistenza di una serie di dati di fatto, che danno da pensare a chi opera nella scuola:
* Sono ormai superate le vecchie concezioni che ponevano la scuola:
- come spazio sicuro e protetto, fuori dalla mischia dei problemi;
- come cinghia di trasmissione della società.
* La scuola sembra lo specchio del sistema più vasto, con le sue contraddizioni, i suoi problemi, i segni di speranza e i germi di rinnovamento.
Alcuni fatti sono di facile costatazione:
- la frequente penalizzazione dei giovani delle classi meno abbienti;
- la demotivazione e la sfiducia di molti insegnanti per ragioni strutturali e istituzionali di difficile controllo;
- il riferimento solo strumentale di tanti giovani (come area di parcheggio o di scambio di sistemi simbolici: relazioni, prestigio...);
- lo scollamento tra le domande giovanili e la capacità di elaborazione degli adulti, in uno spazio che invece dovrebbe risultare ottimale al dialogo.
La funzione della scuola
Chi opera nella scuola, confrontato con i problemi della nostra società e consapevole delle possibilità «reali» della scuola attuale, si chiede: può la scuola aiutare a «far star bene» i giovani di oggi in questa situazione sociale?
* La risposta che ci siamo dati, mettendo a confronto le nostre esperienze, è positiva: la scuola ha ancora le risorse sufficienti per aiutare i giovani a «star bene». Lo affermiamo come scommessa seria, consapevole, giocata nella speranza e in un impegno di progettazione.
Le difficoltà non mancano. Lo riconosciamo in un atteggiamento di professionalità matura: quelle che investono la scuola stessa e quelle che investono il sistema sociale più vasto, in cui la scuola è inserita.
* Esistono segni positivi, che fondano una speranza capace di fare i conti anche con il livello strutturale dei problemi.
Uno, frequentemente citato, è costituito dalle iniziative che girano attorno al «progetto giovani» e al «progetto ragazzi» del Ministero PI.
* La scuola può aiutare a «far star bene» attraverso l'assunzione di una precisa e impegnativa responsabilità educativa.
Abbiamo riflettuto con molta attenzione sulla indicazione. L'educazione non è una cosa in più, che la scuola è chiamata ad assicurare. Al contrario, l'educazione è una qualità che percorre tutti gli interventi.
La nostra fiducia sull'incidenza dell'educazione non chiude assolutamente gli occhi di fronte alla complessità delle difficoltà. L'educazione è strumento «debole»: uno strumento (per fortuna) non onnipotente, destinato a far nascere germi di «qualità nuova di vita», che ciascuno farà poi maturare in libertà e verità.
Quale educazione
Complessità e pluralismo investono anche la comprensione di cosa è «educazione». Per poter scommettere seriamente sulla forza della scuola a partire dall'educazione, abbiamo sentito il bisogno di confrontare i modelli di «educazione» che facciamo nostri in termini operativi. Solo così possiamo scommettere «assieme» sulla scuola.
* La definizione di educazione non è un'operazione teorica, da realizzare fuori dalla mischia dei problemi.
Al contrario, è necessario costruire insieme un «progetto» (per dire in situazione cosa è educazione e come intendiamo perseguirla) come condizione per collaborare seriamente tra persone che sono e restano «diverse» per visioni culturali.
L'attenzione all'educazione si è tradotta subito in ricerca delle condizioni per la costruzione di un «progetto». Ci siamo accordati sulle seguenti:
- ha come soggetto tutta la comunità educante, alla ricerca di valori comuni e condivisi;
- mira a definire qualcosa di operativo, capace di far dialogare sulla realtà le facili dichiarazioni di principio e le operazioni concrete successive;
- sa tenere aperti i canali di verifica;
- è «governato» a livello istituzionale: attraverso organismi e figure competenti.
* Il «progetto» viene costruito attorno ad un «minimo», capace di crescere di intensità e responsabilità, nel confronto disponibile, non rassegnato, dialettico.
Lo diciamo con forza, a partire dalla fiducia sulla buona volontà delle persone e sulla passione educativa che sa crescere progressivamente.
* Abbiamo individuato questo «minimo» attorno cui chiedere l'iniziale convergenza proprio attorno all'impegno di «far star bene».
L'impegno di «far star bene» significa l'attenzione, continua e convergente, verso la «salute» di tutti. E cioè:
- star bene con se stessi;
- con gli altri attraverso relazioni promozionali;
- in un contesto sociale, progressivamente allargato, «pieno di salute», soprattutto per i più poveri;
- attraverso istituzioni capaci di farsene carico.
Questa è dunque la figura di educazione che la scuola è chiamata ad assumere: aiutare le generazioni emergenti ad affrontare i compiti di sviluppo, sociale e culturale, rendendo ciascuno partecipante attivo e critico dei processi in cui è inserito.
In altre parole, l'impegno educativo connota la responsabilità, progressivamente allargata, di restituire a ciascuno:
- la gioia di vivere;
- la libertà operosa di sperare;
- la capacità di reale protagonismo.
* Questa figura di educazione pone al centro della strutturazione di personalità una ricostruzione dell'identità:
- capace di superare l'accettazione rassegnata della frammentazione interiore, a cui sembra condurre quella ricostruzione d'identità «debole», che è pensata solo come armonizzazione possibile e pragmatica di fronte alla molteplicità disorganica delle proposte che l'attuale situazione sociale e culturale lancia;
- verso una ricostruzione d'identità che diventi passaggio dalla semplice preoccupazione di differenziazione verso la costruzione di un Io che sa scoprire il proprio nome segreto, nel profondo del senso unico e irripetibile della personale esistenza;
- e questo attraverso una abilitazione educativa a dirsi nel silenzio di una interiorità continuamente ricercata e affermata contro ogni tentativo di spossessamento e di manipolazione.
In quanto scuola
La scuola aiuta a «far star bene» attraverso una educazione realizzata secondo le modalità «istituzionali» del suo essere «scuola»: un'agenzia educativa specificamente diversa da altre agenzie educative.
* Queste modalità vanno reinventate e riespresse, in un confronto disponibile e critico:
- con i mutamenti strutturali in atto: per esempio, il nuovo rapporto numerico tra studenti e docenti, un riequilibrio dell'uso delle risorse, una maggior attenzione sul profilo...;
- e culturali: per esempio, il clima nuovo dopo la crisi delle forti speranze ideologiche, la diffusa situazione multiculturale e multirazziale, la forte soggettivizzazione, la ricerca di intensi rapporti relazionali...
* Nella elaborazione di una nuova immagine di scuola ha peso il confronto «educativo» con la spontanea domanda giovanile.
Diventa importante «raccogliere» (e cioè accogliere e interpretare) questa domanda, spesso silenziosa, disturbata o sofferente.
Sul piano operativo, in ordine ai compiti della scuola, abbiamo costatato che la capacità di «raccogliere» la domanda giovanile comporta concretamente:
- l'impegno di prendere atto delle attese di cui i giovani caricano la scuola (molte ricerche documentano, per esempio, che i giovani cercano nella scuola quella relazionalità intensa che purtroppo faticano a trovare altrove...);
- l'impegno di assicurare una disponibilità reale, fatta del superamento sia dell'ipotesi assecondativa che quella del rifiuto stizzoso;
- verso un modello che sa assumere, interpretare ed elaborare le attese spontanee dei giovani e le apre verso nuove domande, più mature e più autenticamente promozionali.
* Una ipotesi verso cui si è creata convergenza è stata quella che porta ad immaginare la scuola come un «ecosistema formativo», in dialogo con le altre agenzie formative presenti sul territorio. Sulla scorta di interessanti suggerimenti, pensiamo alla scuola:
- come luogo di riflessione critica sull'esperienza e sui messaggi;
- come luogo di coordinamento delle opportunità formative diffuse sul territorio;
- come stimolo all'innovazione e al cambiamento.
Incrociando queste esigenze, abbiamo elaborato una figura di scuola capace di farsi carico dell'educazione per aiutare a «star bene».
Essa è stata proposta, in modo articolato, da diversi interventi e dalle sintesi dei lavori di commissione. Non ripetiamo in queste conclusioni le annotazioni già formulate in altro contesto.
Vogliamo soltanto sottolineare alcuni elementi che sono parsi di particolare importanza. I numeri che seguono esprimono globalmente la nostra proposta.
1. La scuola diventa «casa della sapienza» ad alcune precise condizioni:
- il sapere, che costituisce l'oggetto specifico della scuola, investe l'ambito
* delle conoscenze
* e della coscienza
* per educare ad apprendere, in vista di una progressiva maturazione del sé di ogni persona;
- attraverso
* la gestione e la produzione della «cultura data» di cui la scuola fa memoria
* l'elaborazione di una nuova cultura verso l'invenzione del futuro
* la verifica dei modelli di comportamento che riscuotano consenso nell'ambiente scolastico
* e dello stile dei rapporti interpersonali;
- in un equilibrio tra gruppo e persona
* per raggiungere ogni persona nella sua individualità
* in e attraverso quella realtà gruppale che è (e deve positivamente diventare) la classe, utilizzandone saggiamente le potenzialità e controllandone educativamente i limiti;
- luogo privilegiato sono le «discipline scolastiche», da restituire alla loro valenza educativa e alla loro capacità di produrre sapienza.
2. La gestione e produzione sapiente della cultura permette quella ristrutturazione dell'identità personale in cui abbiamo individuato uno dei compiti dell'educazione in un tempo di complessità.
La scuola assolve questo compito quando sa gestire cultura secondo questi percorsi:
- riallaccia il presente con il passato e il futuro;
- ritesse il Noi (in chiave diacronica e sincronica) come rete di solidarietà che precede e sostiene l'Io;
- esprime cultura aperta verso una professionalità, capace cioè di farsi carico in modo competente della promozione collettiva.
3. La funzione dell'insegnante-educatore rappresenta il nodo di tutto il processo.
- Questa figura è al centro di una crisi non piccola:
* nella sua identità e professionalità
* nel suo ruolo istituzionale
* nelle attese dei giovani
* e nella più generale crisi di significatività dell'adulto.
- La scelta dell'educazione rimbalza come riaffermazione della figura e funzione dell'educatore e come «appello» (non solo volontaristico) a riaffermare e a rivisitare il suo ruolo.
- Suggerisce anche la direzione su cui far procedere la riaffermazione della figura e funzione dell'insegnante-educatore.
In sintesi, l'insegnante-educatore
* è uomo/donna
* caricato di una responsabilità promozionale
* impegnato a far riconoscere anche istituzionalmente questa titolarità
* impegnato ad esercitare un servizio capace di procedere dalla «relazionalità» (generalmente ricercata) alla «professionalità docente» (da riconquistare, educando le attese dei giovani)
* capace di ricostruire quell'autorevolezza che la funzione educativa esige, non sul ruolo, ma sulla competenza e sulla coscienza di essere al servizio di un progetto più grande.
La scuola cattolica
Durante il convegno e in queste considerazioni conclusive non abbiamo voluto pensare in modo specifico ai problemi e alle prospettive della Scuola Cattolica.
La ragione è facile e immediata. Non significa disinteresse nei confronti di una istituzione da cui molti di noi provengono e di cui riconosciamo il dono e la responsabilità. Abbiamo preferito non dire nulla in modo formale ed esplicito, perché riconosciamo che la Scuola Cattolica condivide problemi, tensioni, segni di speranza e responsabilità che investono la scuola in questa società.
Tutto quello che abbiamo detto riguarda direttamente anche la Scuola Cattolica. Ci sono però alcuni dati di consapevolezza così importanti, da meritare una considerazione specifica.
* La Scuola Cattolica assume compiti e prospettive, con un indice più alto di responsabilità:
- per la scelta vocazionale di molti docenti;
- per la consapevolezza di poter operare in un ambiente più omogeneo e «tranquillo»;
- per responsabilità verso il carisma «educativo» delle Congregazioni religiose che le gestiscono.
* Questa presa di coscienza e di responsabilità si traduce nell'impegno di inventare e proporre:
- luoghi di proposte alternative (come «esempi» e segni di speranza);
- luoghi più decisamente propositivi che assicurino il centro della qualità educativa;
- luoghi di dialogo e confronto più aperto e disponibile.
















































