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    Il soggetto comunitario, maggiore della somma dei singoli che lo compongono


    Elio Cesari* e Gustavo Fabian Cavagnari **

    (NPG 2025-06-8)


    Il presente dossier offre una riflessione profonda sul concetto di comunità – per l’appunto, cristiana ed educativa –, intesa non come una semplice aggregazione di individui, ma come un soggetto collettivo, intrinsecamente maggiore della somma delle sue singole parti.
    Come evidenzia il numero 17 del Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi – svoltasi nell’ottobre 2024 sul tema Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione – la comunità si configura come il fulcro di un cammino condiviso di vita e di azione che chiede il coinvolgimento attivo di tutti i membri secondo i propri carismi e nell’esercizio dei rispettivi ruoli. La comunione esprime l’essenza stessa della Chiesa. Essa esige un ambiente in cui relazioni autentiche, discernimento condiviso e responsabilità comune si intrecciano. Da essa scaturisce la missione di testimoniare la fede, annunciare la Buona Notizia della salvezza e dialogare con altre culture e religioni, in cui riconoscere i “semi del Verbo”. La partecipazione è la decifrazione operativa del coinvolgimento di ogni battezzato nella vita e nell’operato ecclesiale.
    In questo contesto, risulta evidente che la accoglienza, la cura e il dialogo non sono semplici strumenti al servizio della missione, ma lo sono essi stessi. Come indica Andrea Bozzolo nel suo articolo, alcune figure guidano alla comprensione del primato della comunità concepita come il luogo concreto dove il “noi” si manifesta e l’azione sinergica dello Spirito Santo diventa tangibile: l’onda, che rappresenta un movimento profondo e duraturo di trasformazione; il germoglio, simbolo della potenza nascosta e della speranza; la orchestra, al cui interno la voce di ciascun strumento mantiene i propri tratti distintivi a servizio della missione comune.
    Se nel cammino della Chiesa universale si è fatta sempre più pregnante la visione della comunità come grembo che forma e accompagna i suoi membri nella crescita nella fede, nella fraternità e nella testimonianza, nondimeno nel cammino delle Chiese che sono in Italia. Lo mostrano con chiarezza i Lineamenti per la prima Assemblea sinodale del 2024, là dove si afferma che “c’è bisogno di rimettere al centro la responsabilità educativa delle nostre comunità, che richiede la cura della collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti e la coltivazione di una logica di alleanza anche con il territorio” (n. 26).
    In questo senso, la comunità ecclesiale si configura come un soggetto plurale che, come spiega il contributo di Ernesto Diaco, educa attraverso l’accoglienza e la testimonianza (dimensione relazionale), la formazione, la valorizzazione e la corresponsabilizzazione di carismi e ministeri (dimensione formativa), e un atteggiamento in uscita e in dialogo (dimensione missionaria). Da questa prospettiva, è evidenziata l’importanza del metodo sinodale, della conversione generativa, del paradigma catecumenale e della inclusione educativa. Facendo una lettura salesiana sul tema, il testo di Gustavo Cavagnari ricorda come, fin dai tempi di don Bosco, soggetto, oggetto e ambito della missione educativa ed evangelizzatrice con i giovani è sempre stata una comunità, vale a dire, un intreccio di persone coinvolte in modo attivo e sinergico in un progetto organico secondo una diversità di profili, carismi, competenze, responsabilità e interventi. Per portare avanti la sua missione, questa comunità deve essere contraddistinta da un clima di famiglia, una pedagogia d’ambiente e uno stile di coinvolgimento intergenerazionale e intervocazionale. Lavorare insieme in corresponsabilità apostolica è uno stile di pensiero e di azione che esige da parte di tutti i membri della comunità un maturo senso di appartenenza; la cura di relazioni e comunicazioni autentiche; convergenza di valori, d’intenzioni e di convinzioni; intesa e collaborazione; coordinamento degli interventi; sforzo di organicità e di progettazione; confluenza operativa attorno a criteri, mete e linee di azione comuni. In questo contesto, almeno due sono i “nodi” teologici da affrontare con più attenzione: quello della “comunione” e quello della “laicità”.
    Di grande impatto risulta l’intervista al prof. Mauro Magatti, in cui l’autore evoca l’importanza del “noi” per mettere in rapporto diversi “io” senza però annullarli o asfissiarli. Da questa prospettiva, una comunità educativa generativa e sinodale si pone come il terreno fertile in cui l’uomo e la donna contemporanei possono sia conservare il proprio spazio di libertà sia rigenerare i rapporti di senso e i legami di affezione e di impegno con ciò che li circonda. La conversione delle relazioni e la cura dell’altro diventano quindi condizione necessaria per superare sia l’individualismo che il comunitarismo. Forme e processi che sappiano stabilire una relazione positiva tra l’io e il noi richiederanno allora uno sforzo costante per superare i conflitti e la sfiducia, creare spazi di accoglienza e dialogo, generare libertà. Di fronte a una cultura dell’individualismo e della competenza che ha generato una “grande crisi antropica”, l’idea di un “noi” e il metodo sinodale offrono elementi capaci di scardinare società liquide e paurose. Sulle reali possibilità di avanzare in questo modo ne offrono testimonianza tre esperienze concrete. Tre comunità salesiane, a Torino, Gorizia e Macerata, integrano accoglienza, formazione e accompagnamento. Esse mostrano come la corresponsabilità tra consacrati e laici, adulti e giovani, animata da uno “sguardo eucaristico” sulla realtà, sia la chiave per una missione autenticamente generativa. Ad Arcavacata, invece, i dehoniani animano una comunità cristiana che accoglie e accompagna gli studenti dell’Università della Calabria durante il tempo degli studi. Non una presenza al singolare, rappresentata ad esempio da un cappellano, ma una compagnia, offerta al plurale, perché quanti vogliono scoprire o coltivare la fede non trovino solo Gesù, ma anche il suo corpo ecclesiale.
    In un tempo segnato dalla crisi degli adulti e dalla frammentazione, le testimonianze di comunità educanti in cammino diventano la prima proposta vocazionale. La sorgente di ogni opera di evangelizzazione e di cultura vocazionale risiede nell’incontro personale con Cristo, che la comunità educante è chiamata a promuovere attraverso la condivisione della vita e della missione. L’impegno educativo della Chiesa è un processo di “generazione alla fede e rigenerazione della fede”, che amplifica il concetto di comunità educante oltre i confini ecclesiali tradizionali, aprendola a sinergie con tutte le realtà territoriali e sociali. 

    * Coordinatore nazionale della Pastorale Giovanile Salesiana in Italia.
    ** Docente di Pastorale Giovanile presso la Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana.



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