NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Campagna abbonamenti
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    gennaio-febbraio 2026
    cover 600 1 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    Newsletter
    gennaio-febbraio 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


    La pace

    María Zambrano



    La radicale fiducia con la quale guarda alla vita chi ha avuto davvero un padre è lo strato più profondo di un animo pacifico. Guerra e pace non sono governate dal diritto internazionale e neppure dall'interesse e dalla convenienza economica. La furia della follia bellica trova infatti in ragioni minime e sistematiche ciò che può raggirarla.
    La vera pace non nasce dall'istinto, dall'uomo allo stato di natura. Nella tragedia dello stato di natura la cosa più naturale è la guerra, la discordia: l'uomo si riempie di terrore e diffidenza di fronte al proprio simile. L'uomo abbandonato, lasciato senza protezione, si riempie di paura e cade in preda al panico. E il peggio della paura è che fa paura: tra uomini vicendevolmente terrorizzati la catastrofe è inevitabile, come stiamo vedendo con chiarezza. L'attuale guerra è il prodotto del mutuo terrore, della paura degli uni che generò la paura degli altri, l'angoscia, il terrore di tutti. E' senza dubbio questa la lebbra europea, da molto tempo. E' il vero «male del secolo».
    Come l'amore, anche la pace è naufragata in questo stato d'abbandono dell'uomo. Naufragata la ragione, affogata la coscienza, è rimasto soltanto un povero animale terrorizzato, prigioniero dei suoi istinti. Senza padre comune, senza istanza comune a cui riferirsi, non è potuto rimanere tranquillo.
    La pace può realizzarsi solo attraverso il cammino della ragione o della religione. Kant, il filosofo della «buona volontà», scrisse anche il sogno dorato della «Pace Perpetua»: era la pace fondata nell'umano, nel meglio dell'uomo, nella sua buona volontà. L'uomo si trovava dunque protetto dalla ragione, dalla legge.
    Ma più che l'astrazione della legge vale l'istanza comune, la voce autorevole e clemente, che si fa sentire da tutti e da ciascuno; il santo timore che fa entrare in ragione, quando si è disprezzato e calpestato tutto a causa di un'ebbrezza sciocca e folle.
    La pace non può nascere da un patto tra eguali che tremano al solo vedersi. La buona volontà non basta e tuttavia, come è risaputo da tempi assai remoti, è l'unica cosa che la merita. La pace è il dono dato agli uomini di buona volontà, il loro meritato guadagno, ma non è la buona volontà che la genera: è il risultato di una gloria più alta, balenìo dell'autorità che vince senza lasciar vinti. Non c'è pace senza umiltà, né la pace ha valore separata da quell'alta gloria.
    Ma cosa ha a che vedere il freudismo con la guerra? Nell'uomo niente può stare separato; se nell'uomo, durante la sua crescita, si smarrisce l'idea del padre, se nel padre egli vede solo un uomo ridotto all'istinto, se si pretende di educarlo a immagine di un padre privo di sacro mistero, che cosa gli resta? Su che cosa fa affidamento? Al più piccolo incidente della vita, cadrà in preda al terrore e al risentimento, sarà in guerra con tutti e con tutto, perfino con se stesso. Intravediamo già per quale motivo il freudismo è risultato un rimedio grave almeno quanto la malattia di cui pretendeva essere la cura. Bisogna però ricordare una volta di più la distinzione tra l'opera di Freud e il freudismo; nessuno potrà negare a Freud la sua ansia di curare, la sua carità di medico e anche qualcosa in più: l'ansia di purificazione. Insieme con altri movimenti della sua epoca ha espresso un'ansia di purificazione collettiva. La psiche umana era infatti oppressa e sovraccarica, come gli stili artistici dell'epoca, lo stile cosiddetto «moderno» d'inizio secolo. Periodicamente si rendono necessarie queste purificazioni o pulizie, queste confessioni generali. Forse l'opera di Freud vale come la confessione di «un figlio dell'epoca» e ancor più di un testimone. E' il testimone fanatico, e come tutti i fanatici disperatamente sincero, di un male gravissimo. Ma sviscerando le radici del male, dell'abbandono umano, elabora un veleno che lo aggrava.
    Freud diffuse, con la seduzione letteraria derivatagli dai miti greci cui ricorreva, e perfino accrebbe il male terribile, senza poterlo curare.
    Non fu per mancanza di volontà né di sollecitudine misericordiosa: il fatto è che il medico deve arrivare fino alla radice ultima della malattia che cura. Freud ci stava dentro, era una delle sue vittime ed ebbe il coraggio di riconoscerla, di essere suo testimone, un testimone lucido, ma niente di più.
    La malattia infatti era e continua a essere l'abbandono, il tremendo abbandono sofferto dall'uomo figlio della cultura occidentale, vissuto con il sostegno di alcuni princìpi inviolabili (il Padre della Religione e la Ragione greca), armoniosamente intrecciati tra loro. L'uomo occidentale non si sentiva uomo naturale, ma creato, generato da un padre, da certi princìpi. Abbandonato a se stesso fu preso dal terrore, dall'antico terror panico; cadde preda delle antiche furie che imprigionavano la sua anima trascinandolo verso la fatalità di una morte senza speranza.
    Il «freudismo», distruggendo l'idea del padre e, più che l'idea, il valore trascendente della paternità, non fa che completare l'opera di tutte le altre teorie che hanno reciso a poco a poco i fili che tenevano l'uomo legato ai suoi princìpi, alle sue origini. Non ha fatto altro che dare il colpo finale alla distruzione dell'uomo come figlio. Vivere come figlio è qualcosa di specificatamente umano; solo l'uomo si sente vivere a partire dalle sue origini e a queste si rivolge con rispetto. Se è così, non dovremo temere che, smettendo di essere figli, smetteremo anche di essere uomini?

     



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi