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    è mariana? 

     

    Come la chiesa

    prega Maria? 

    Commento al Compendio del Catechismo /24

    Enzo Bianchi

     

    Per la sua singolare cooperazione all’azione dello Spirito santo, la chiesa ama pregare Maria e pregare con Maria, l’Orante perfetta, per magnificare e invocare il Signore con Lei. Maria, in effetti, ci “mostra la via” che è Suo Figlio, l’unico Mediatore.

    (Compendio del Catechismo n. 562) 

    Anzitutto con l’Ave Maria, preghiera con cui la chiesa chiede l’intercessione della Vergine. Altre preghiere mariane sono ilRosario, l’inno Acatisto, la Paraclisis, gli inni e i cantici delle diverse tradizioni cristiane.

     (Compendio del Catechismo n. 563) 

    Nella tradizione cristiana sono state molte e diverse le forme di preghiera con cui i credenti hanno voluto confermare la loro comunione con il Signore, ma è indubbio che la preghiera cristiana ha un centro rappresentato dalla liturgia, “culmine di tutta l’azione della chiesa e fonte di tutta la sua forza” (Sacrosantum Concilium 10).

    Rispettato questo primato, il cristiano può ricorrere ad altre forme di preghiera, tra le quali eccelle, all’interno della tradizione occidentale del II millennio, il rosario, supporto alla liturgia e pedagogia alla preghiera personale. Quanto all’Ave Maria, la cui ripetizione costituisce l’ossatura del rosario, è evidente la sua matrice biblica: ciò che si ripete nella prima parte sono parole dell’angelo (“Ave, piena di grazia, il Signore è con te”: Lc 1,28) e parole di giubilo di Elisabetta (“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”: Lc 1,42). All’origine dell’Ave Maria c’è dunque un duplice saluto biblico a Maria che sfocia nell’invocazione del Nome di Gesù – l’unico Nome in cui c’è salvezza (cf. At 4,12), il Nome della “dolce memoria” cristiana –, dunque in una preghiera a Gesù. La fede della chiesa ha poi avvertito il bisogno dell’invocazione “prega per noi”: prega per noi ora, per noi poveri “peccatori”, e prega per noi “nell’ora della nostra morte”, del nostro esodo da questo mondo al Padre.

    L’esperienza dice che il rosario è una preghiera preziosa, anche in virtù della sua semplicità: per alimentare la nostra vita spirituale, infatti, non sempre ci è possibile ricorrere a una preghiera che si nutra della Scrittura, mentre è facile in ogni situazione recitare il rosario, magari anche solo una sua parte. È preghiera pacificante che predispone in noi una situazione di unificazione di tutto l’essere attraverso la lode gioiosa alla madre del Signore e al Nome di Gesù, e attraverso la richiesta di una preghiera di intercessione.

    Con il rosario, dunque, si prega e si chiede preghiera, nella comunione di tutti i santi, alla madre del Signore. E attraverso questa formula si può meditare il grande mistero della salvezza operata in Gesù Cristo, dall’incarnazione alla gloriosa venuta. Così meditazione, preghiera e contemplazione si intrecciano nel rosario attorno al Nome santo di Gesù: “è preghiera dal cuore cristologico”, ha scritto Giovanni Paolo II, e proprio per questo può essere preghiera dei semplici come degli intellettuali, dei vecchi come dei bambini, preghiera di tutti quelli che si sentono poveri peccatori.

    (Famiglia cristiana, 3 febbraio 2013)

     



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