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    i testimoni di pace

    L'attualità della festa cristiana 
    che coinvolge chi sa accogliere 
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    Carlo Molari

     

    santimolari

    La ricorrenza liturgica dei santi al 1° novembre e la memoria dei morti il giorno successivo, hanno avuto sempre un notevole impatto nelle tradizioni popolari italiane. Ma, come spesso capita in queste circostanze, la pratica religiosa è accompagnata da dottrine e atteggiamenti inquinati da residui di superstizione o da prospettive molto imperfette. Il ricorso ai santi viene per lo più vissuto in funzione di bisogni particolari, come mezzo efficace di intercessione presso Dio. In realtà per la vita cristiana la memoria dei santi è un'espressione concreta della fede in Dio, il solo Santo, ed per quanto riguarda i cristiani è un verifica concreta della verità del Vangelo.
    La festività dei santi non riguarda tanto coloro che sono stati riconosciuti dalla Chiesa cattolica, bensì tutti quelli che nella storia, cristiani o non cristiani, ma anche credenti o non credenti, hanno testimoniato le possibilità enormi che la Vita offre a coloro che Le sono fedeli. I santi sono la manifestazione concreta della perfezione di Dio in forme create e in quanto tali sono testimoni dell'autenticità della vita umana. Con il termine Dio il credente indica la completezza della perfezione e della vita già realizzata. Essa è inconoscibile in sé, ma è resa visibile all'uomo attraverso espressioni create, costituite appunto da coloro che accolgono con tale fedeltà l'azione creatrice di Dio da renderlo visibile in forme umane. In questo senso i santi sono testimoni di Dio, mostrano cioè che realmente il Bene esiste e può assumere forme nuove di amore nelle persone che si affidano a Lui. Il cammino che la vita ha fatto lungo la storia è sostenuto dalla forza creatrice che contiene già tutte le ricchezze vitali in modo pieno e totale, ma che non può esprimersi lungo il tempo se non a piccoli frammenti. Con il ricordo dei santi, mentre si celebra l'azione di Dio che si manifesta attraverso le creature, si rinnova l'impegno a continuare la sua rivelazione. Per questo la memoria dei santi non è semplice rievocazione del passato, bensì coinvolgimento personale e decisione di fedeltà. Il tempo della storia umana non è stato sufficiente ancora a rivelare tutte le perfezioni divine in forma umana.
    La storia ancora è aperta a nuove manifestazioni della perfezione umana. La specie umana non ha ancora espresso tutte le sue possibilità: i santi sono i precursori di nuova umanità. Non è raro che nella storia le invenzioni di solidarietà di molti santi sono poi diventate strutture sociali universali. Si pensi agli ospedali, ai Monti di pegni, agli ospizi per anziani o orfani, ecc. Un altro aspetto molto ambiguo nella pratica religiosa è la preghiera rivolta ai santi. In senso corretto pregare i Santi significa rivolgersi a Dio sollecitati dalla testimonianza di fede di coloro che hanno mostrato a quale ricchezza di vita conduce la fede in Lui. La preghiera non è rivolta ai santi perché operino a nostro favore, bensì a Dio nel ricordo di coloro che hanno vissuto con tale generosità la fede in Lui da sollecitare in quelli che li venerano una profonda fede in Dio. Per i cristiani la memoria dei santi è anche la verifica della validità del Vangelo di Cristo.
    Ricordare i santi vuol dire scoprire che in ogni generazione la fedeltà al Vangelo ha condotto a forme nuove di umanità, a realizzare solidarietà inedite, a inventare servizi nuovi per gli ultimi. La santità cristiana non è costituita dalla perfezione morale delle persone, bensì dal rapporto vissuto in ogni situazione dell'esistenza con Dio, l'unico Santo. Gesù ha denunciato con chiarezza l'inganno in cui cadono facilmente gli uomini per bene che si ritengono giusti perché osservano le leggi. Egli stesso ha rimproverato chi lo chiamava buono «perché mi chiami buono, nessuno è buono se non Dio solo» (cfr. Lc 18, 19). Per essere testimoni di Dio è necessario vivere nella consapevolezza che solo l'azione di Dio in noi consente il fiorire della perfezione. Non siamo noi buoni è il Bene che in noi cerca di diventare amore, è la Verità che in noi si esprime attraverso le nostre pallide idee, è la Giustizia che in noi cerca di diventare progetto di fraternità e di condivisione. Tutto ci è donato. La nostra condizione è di una precarietà assoluta. Tutto ci può venire meno se non l'accogliamo continuamente. L'unica garanzia che noi abbiamo è che Dio è fedele, che la vita continua ad offrirsi. Essere santi vuol dire essere consapevoli di questa condizione ed assumere l'atteggiamento corrispondente di accoglienza. Diventare trasparenti a una Presenza altra da noi, che però in noi diventa la nostra realtà, se non resistiamo al flusso di vita che in noi esprime. Essere santi è diventare epifania di Dio nelle diverse situazioni dell'esistenza.
    Questo da un lato richiede la consapevolezza piena che ciò che in noi si esprime è più grande di noi e dall'altro esige l'accoglienza armonica della sua azione. Non è perciò difficile giungere alla santità, occorre solo vivere nella consapevolezza della Vita che si offre e nella sua accoglienza. I doni di vita che si accumulano possono però diventare impedimento ai doni successivi, resistenza all'azione continua di Dio. Anche il peccato utilizza i doni ricevuti, ma li considera definitivi e si oppone al loro necessario sviluppo.
    La santità ha forme diverse nel tempo. Essa infatti risponde alle esigenze concrete dell'umanità in crescita. Essendo quella di oggi una situazione di guerra e di forti contrasti tra i popoli, la santità oggi si può sviluppare solo in ordine alla pace. Questi sono i tempi per inventare vie nuove alla conciliazione tra i popoli. Sono momenti preziosi che la nostra generazione, memore della santità dei secoli scorsi, non può lasciare passare invano.



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