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    Lo sguardo di Cristo

    Meditazione sui comandamenti

    Dionigi Tettamanzi

     

    Con umiltà confrontiamoci con i dieci comandamenti riletti alla luce del Vangelo, invocando dal Signore la grazia di un pentimento sincero di tutti i nostri peccati.

    Dice il primo comandamento: “Io sono il Signore, tuo Dio… non avrai altri dèi di fronte a me” (Esodo 20,2-3). E Gesù aggiunge: “Nessuno può servire a due padroni… Non potete servire a Dio e a mammona” (Matteo 6,24). Parole chiare e decise. Eppure quanti “falsi dèi” dominano il nostro cuore e i nostri pensieri! Dio spesso è all’ultimo posto, Dio è escluso dalla vita: prima c’è il denaro, prima ci sono gli interessi e la carriera, prima c’è il divertimento, prima c’è la vanità. “Abbiamo dimenticato Dio: questo è il primo peccato, gli altri sono conseguenza” (A. Solzenicyn).

    Dice il secondo comandamento: “Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio” (Esodo 20,7). E Gesù aggiunge: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Maro 16,15). Riconosciamo un triste primato: nei nostri paesi “cristiani” si sentono tantissime bestemmie. Quante volte il nome di Dio viene offeso dagli adulti davanti ai piccoli che si affacciano alla vita. Responsabilità terribile! E, dall’altra parte, chi di noi difende il nome di Dio? Chi ha il coraggio di parlare di fede e di Vangelo? Chi di noi dà abitualmente un po’ del proprio tempo per annunciare Gesù agli altri? Eppure è un dovere, è un comando preciso del Signore.

    Dice il terzo comandamento: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo” (Esodo 20,8). E Gesù aggiunge: “Se aveste compreso che cosa significa: “Misericordia io voglio e non sacrificio”, non avreste condannato individui senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato” (Matteo 12,7-8). Dopo la risurrezione di Gesù, per i cristiani il giorno di festa è la domenica: “domenica” significa appunto “giorno del Signore”. Ma la domenica per noi è un giorno del Signore o è mezz’ora del Signore o forse meno ancora? Chi di noi aspetta la domenica per dedicarsi alla carità? Chi, nel giorno del Signore, ha mai visitato un anziano, un ammalato, un sofferente? Quante domeniche profanate! Gesù ci ammonisce: “Misericordia io voglio e non vuote preghiere”.

    Dice il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre” (Esodo 20,12). E Gesù aggiunge: “Invece voi asserite: “Chiunque dice al padre o alla madre: ‘Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio’, non è più tenuto a onorare suo padre e sua madre”… Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”” (Matteo 15,5-8). L’amore per i genitori è un comandamento! Ma spesso i genitori sono letteralmente cacciati di casa, oppure emarginati dentro la stessa casa: per loro c’è tanta solitudine e indifferenza, perché oggi chi non produce non conta. E’ un vero razzismo, che prima o poi ci punirà tutti. E noi? Noi amiamo gli anziani e gli ammalati? Riconosciamo in loro una presenza di Cristo? Diamo volentieri tempo e cuore per assisterli, per fare compagnia, per servirli con vera e sorridente carità?

    Dice il quinto comandamento: “Non uccidere” (Esodo 20,13). E Gesù aggiunge: “Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” (Matteo 5,22). “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste” (Matteo 5,44). Questo comandamento proibisce di uccidere in qualsiasi maniera, a qualsiasi età: nessuno può uccidere né un bambino appena concepito né un vecchio, né un sano né un ammalato, perché la vita di tutti è sacra e inviolabile. Questo comandamento proibisce di odiare: perché l’odio ci mette in comunione col demonio, che è omicida fin dal principio. Eppure quanto sangue viene versato ogni giorno: satana davvero ha ancora potere su tanta gente! Ma il quinto comandamento, perfezionato da Gesù, ci ordina soprattutto di amare: amare anche i nemici, amare chi ci fa del male, amare chi ci perseguita. Questa è la novità portata la Gesù: è la sua rivoluzione, il suo Vangelo. Chi non sa amare i propri nemici… è ancora all’Antico Testamento; per costui la venuta di Gesù è stata inutile! E noi abbiamo accolto la novità del Vangelo? Sappiamo vincere il male con il bene, l’odio con l’amore, la vendetta con il perdono? Non dimentichiamolo: questo è il comandamento esplicito di Gesù, il comandamento nuovo, il comandamento che ci fa cristiani!

    Dice il sesto comandamento: “Non commettere adulterio” (Esodo 20,14). E Gesù aggiunge: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola… Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Matteo 19,5-6). E’ il comandamento della fedeltà; il comandamento che mette la famiglia in una luce grandissima: la luce stessa di Dio, che è “fedele”. E’ doveroso prepararsi a vivere la fedeltà: ma dove tende l’educazione dei figli oggi? I giovani e le ragazze, lasciati crescere nei più sfrenati capricci, saranno domani capaci di fedeltà, di impegno, di responsabilità? Gli spettacoli e le amicizie che scegliamo, i comportamenti e le mode che preferiamo rivelano la decisione della fedeltà o del tradimento? Noi seguiamo le “mode” che hanno dissacrato la famiglia, oppure seguiamo la legge di Dio che propone la fedeltà e la santità della famiglia?

    Dice il settimo comandamento: “Non rubare” (Esodo 20,15). E Gesù aggiunge: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni” (Luca 12,15). Il furto è appropriazione indebita di ciò che appartiene agli altri. Certamente è furto anche la disonestà e il disimpegno nel proprio lavoro. E’ furto l’eccessivo benessere; è furto vivere per accumulare soltanto per sé, dimenticando che i beni della terra hanno una destinazione comunitaria. Dice San Basilio: “Ciò che avanza a te manca a un altro. Le vesti che non usi sono di chi è nudo. Il cibo che sciupi è di chi ha fame””. Noi sappiamo condividere, oppure siamo attaccati al denaro? Il nostro tesoro è sulla terra, o nel cielo? Lavoriamo con onestà, oppure cediamo alla tentazione della pigrizia o, peggio ancora, alla tentazione della truffa e del furto?

    Dice l’ottavo comandamento: “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Esodo 20,16). E Gesù aggiunge: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Matteo 5,37). Dio ama la luce, perché egli è la verità. Noi siamo figli di Dio e quindi siamo chiamati a vivere nella verità e nella trasparenza. Ma, purtroppo, esiste da sempre la tendenza alla falsità, al doppio gioco, al doppio volto. Noi viviamo la chiamata alla verità? Gettare sospetti, esprimere giudizio senza fondati motivi, voler apparire ciò che non si è, usare la calunnia per demolire i fratelli…: tutto questo è peccato e offende il Dio della verità e della luce. Noi siamo figli della luce?

    Dice il nono comandamento: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo” (Esodo 20,17). E Gesù aggiunge: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5,28). Le cattive azioni partono dal cuore: è nel cuore allora che matura anche l’adulterio. Gesù chiede che la fedeltà alla famiglia sia interiore ed esteriore: cioè leale e convinta e profonda. Il nostro cuore è fedele? I nostri sentimenti nascosti sono tutti secondo la legge di Dio?

    Dice il decimo comandamento: “Non desiderare la casa del tuo prossimo… né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” (Esodo 20,17). E Gesù aggiunge: “Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma” (Luca 12,33). San Paolo fa il più bel commento quando dice: “L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali” (1 Timoteo 6,10). Perché le cose di questo mondo non sono nostre: noi dobbiamo soltanto usarle per far del bene. Se invece il possedere diventa lo scopo della nostra esistenza, provochiamo un vero sovvertimento: diamo alla vita uno scopo che non ha. Gesù ci ricorda: “Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?” (Matteo 16,26).



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