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    La vera bellezza

    Osho


    Hai mai conosciuto un Maestro? Ne hai mai fatto esperienza? Qualsiasi cosa tu conosca, è presa in prestito da altri, da tradizioni, da testi sacri. Come potrai mai raggiungerlo? Non hai elementi per giudicare, per valutare, per comprendere: cerca di essere umile, sii in uno stato di ricettività, sii semplice, solo così un incontro simile potrà accadere.
    Non potrai mai trovare un Maestro leggendo: in questo modo, ti appesantirai sempre di più di sapere, e tutte le tue conoscenze saranno d'ostacolo. Eppure, le cose vanno sempre così: qualcuno inizia a pensare a Dio, o alla verità, o alla bellezza... e si mette a leggere dei libri, pensando che così riuscirà a scoprire qualcosa.
    Mi viene in mente un grande poeta indiano, Rabindranath Tagore. Era profondamente immerso nella ricerca del bello. Ovviamente, come poeta, non poteva non essere interessato alla bellezza: la sua mente era assorta in quel pensiero, costantemente.
    Una notte di luna piena, egli si trovava sulla sua barca, mentre la luna era al colmo del suo splendore: la barca danzava leggera sul fiume, baciata dalla luna e accarezzata dalle cime degli alberi che si piegavano a pagoda sull'acqua. Tagore era solo, immerso nel silenzio di quella beatitudine; solo un uccello, di tanto in tanto, rendeva più intenso quel silenzio con il suo richiamo.
    Ma Tagore non vedeva nulla di tutto ciò: era immerso nella sua domanda: cos'è la bellezza? E nella sua cabina, alla luce di una candela, leggeva un testo sacro, alla ricerca della risposta.
    Stanco, frustrato, nel cuore della notte smise di leggere, perché neppure quel libro gli aveva rivelato nulla di concreto che risolvesse il suo interrogativo, solo parole, parole, parole... soffiò sulla candela... e rimase esterrefatto.
    All'improvviso, non appena la candela fu spenta, dalle finestre e dalla porta esplose la luce della luna. Tagore si sentì trasportare in un altro mondo... corse fuori, guardò la luna... il silenzio della notte, l'argento dei raggi che danzava riflesso sull'acqua, l'oscurità densa della foresta che lambiva quello splendore... questa era bellezza!
    Lui l'aveva sempre cercata nei libri, mentre la bellezza lo aspettava oltre quella soglia... la semplice fiamma di una candela ne ostacolava la visione, e lui si era così invischiato nel processo di pensiero, nella lettura dei testi sacri, che si era completamente dimenticato cosa fosse una notte di luna piena.
    Gettò quel testo sacro nel fiume, e quello fu l'ultimo giorno in cui pensò alla bellezza. Disse: «Pensare non serve. La bellezza è lì presente, dobbiamo solo essere aperti, ricettivi, pronti ad accoglierla».
    Disse: «Occorre soffiare sulla fiamma della candela, occorre soffiare sulla candela dell'io, allora, e solo allora, Dio viene a noi sotto molte forme, con milioni di fattezze, e la bellezza ci penetra».
    Ma accade sempre che si pensi a come cercare la perfezione, per cui ci si rivolge ai libri: i libri potranno solo fuorviare. E una volta che, tramite i libri, ti lascerai intrappolare in qualche conclusione, inizierai a cercare, ma la tua ricerca sarà distorta a priori, sarà un fallimento in partenza, perché avrai già dei pregiudizi, ora cercherai qualcosa in base a ciò che altri hanno vissuto.
    Cercherai un Maestro in funzione di quanto è stato detto dei Maestri del passato: cercherai un Buddha, o un Lao-tzu, o un Gesù Cristo, ma non potrai mai trovare nulla di simile, perché nessun Buddha si ripete mai; nulla nell'esistenza è mai ripetuto: la creatività di Dio è infinita, egli non si è mai ripetuto; mai e poi mai, neppure una sola volta!

    (I Maestri raccontano, Mondadori 2008 - pp. 29-30)



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