NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


    Povertà: la parola agli studenti

    a cura di tre studenti della classe 5B
    del Liceo delle Scienze applicate dell'Istituto «Russell-Newton» di Scandicci
    coordinati dalla prof. Simona Giani


    Giorgio La Pira sottolineava l'importanza che il Governo italiano si prendesse cura della «povera gente», riferendosi ai disoccupati e bisognosi in genere. Oggi, il concetto, in tempi di globalizzazione, può essere inteso in senso più ampio, pensando agli enormi squilibri in campo economico e sociale esistenti nel mondo ed al sempre maggior numero di diseredati che per vari motivi (politici, economici, climatici, bellici) devono lasciare il proprio Paese, avventurandosi in viaggi in cui la vita è messa a repentaglio ogni momento.
    È su questo argomento che tre miei allievi della classe 5B del Liceo delle scienze applicate dell'Istituto Russell-Newton di Scandicci hanno riflettuto ed argomentato. (Simona Giani, docente di Lettere)


    In tema di disuguaglianza e povertà
    Caterina Cuminetti

    Ma non è soltanto una questione economica

    «Povero»: letteralmente scarso o privo di beni personali o dei mezzi necessari per le fondamentali esigenze di vita. È proprio sulla «povera gente» tanto cara a Giorgio la Pira che è necessario impostare la riflessione su disuguaglianza e incertezza nella vita contemporanea. La Pira ha sempre letto il concetto di povertà in senso morale e sociale, non limitandosi alla dimensione economica. In quanto questione di dignità e diritti umani, è necessario che la società e gli stati garantiscano ai più deboli il necessario per vivere e la possibilità di crescere e progredire.
    I tassi di disoccupazione in Italia negli anni dei due mandati a sindaco di La Pira si attestano tra il 6-10% (1951-1957) e tra il 3-6% (1961-1965). In quegli stessi anni la povertà nazionale assoluta è tra il 3040% nei primi anni 50, e diminuisce al 20-30% durante gli anni 60. Nonostante un miglioramento generale delle condizioni degli italiani, molti cittadini non dispongono dei mezzi necessari alla loro sussistenza; inoltre, era presente (e lo è tutt'oggi, seppur in maniera minore), una disparità regionale (con picchi negativi al Sud). Nel 2023 il tasso di disoccupazione medio è intorno al 7-8%, ma il dato più preoccupante è quello della disoccupazione giovanile, superiore al 20%.
    In compenso i tassi di povertà assoluta nella penisola si sono ridotti all'8,5% a livello familiare e al 9% a livello individuale ma negli ultimi dieci anni il tasso di povertà è andato sempre aumentando, spesso con variazioni poco significative, toccando i picchi più drammatici durante l'emergenza COVID-19.
    Se l'Italia si posiziona come ottava potenza economica al mondo, la distribuzione della ricchezza al suo interno non è però uniforme. L'indice di Gini (misuratore della disuguaglianza nella distribuzione del reddito) ha infatti un valore (dato 2023) del 31,7%.
    Qual è invece la situazione nel mondo? Se allarghiamo il nostro focus, è immediato lo scontro con una realtà decisamente più drammatica. È stimato che il 10% della popolazione mondiale guadagni meno di 1,90 dollari al giorno, in condizioni di povertà estrema. Nel continente africano i poveri sono più del 40% della popolazione, l'Asia meridionale ne conta circa il 18%, solo per fornire due esempi.
    Il modello economico-sociale attuale non favorisce la diminuzione delle differenze di ricchezza e, anzi, tende ad accentuarle. Non è necessario scomodare Marx per rendersi conto che l'accumulo di denaro, elemento cardine del sistema capitalistico, favorisce sempre qualcuno, alle spese di qualcun altro. Un chiaro esempio è dato dallo sfruttamento della manodopera e dalla delocalizzazione industriale, fenomeni ampiamente diffusi per aumentare il profitto derivante dalla produzione e commercio di un bene o servizio. È diffusissimo il caso di operai che lavorano fino a 10-12 ore al giorno percependo stipendi miseri, inferiori a 500 euro al mese.
    Le merci prodotte sono poi rivendute a prezzi bassissimi (i costi sono abbattuti anche dalla scarsità della qualità dei materiali e dalla produzione in massa di numeri esorbitanti di capi), pronte a essere sostituite in poco tempo.
    Inutile dire che l'impronta di questo tipo di merci è drammatica a livello sociale, poiché genera automaticamente povertà e disuguaglianza, anche ambientale, producendo rifiuti e sfruttando risorse, esasperando la capacità di assorbimento del pianeta. Di queste conseguenze per così dire secondarie alla questione della povertà (ma primarie rispetto alla vita sul pianeta) ne risentono ancora una volta le categorie più svantaggiate e in difficoltà, che potranno avere accesso soltanto a beni presentati a prezzi stracciati ma di bassa qualità e potenzialmente dannosi.

    Ricchi e poveri nel «mondo globale»

    II 50% della popolazione detiene soltanto il 2% della ricchezza mondiale, mentre esiste un 10% proprietario del 76%. Questa differenza ha proporzioni esorbitanti e tende ad aumentare sempre di più; la ricchezza è dei pochi e la povertà è sempre di più dei molti. E poiché parliamo di ricchezza è quasi automatico domandarsi chi sono questi ricchi. Hanno un volto? Delle caratteristiche? Cosa definisce un ricco e quali condizioni favoriscono il benessere economico di un essere umano?
    Le risposte a queste domande coinvolgono economia, storia, società e cultura dimostrando come Giorgio La Pira abbia effettivamente colto in modo completo il senso della «povertà», che trascende l'ambito della pura economia seppur ne sia dipendente in modo stretto. Inoltre, senza disponibilità economica e senza un proprio spazio, come diceva Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, non è possibile neanche essere liberi. La povertà preclude sempre la libertà.
    Riprendendo i dati sopra citati della distribuzione dei poveri nel mondo, è immediato notare come nascere in certe aree rispetto ad altre (prevalentemente Africa, America Latina, Sud Est asiatico) sia di partenza invalidante. Per quanto il luogo di nascita rappresenti qualcosa di casuale, che non possiamo decidere o influenzare in alcun modo, non è casuale il motivo che ha portato certe zone del mondo a essere più svantaggiate di altre. Le conseguenze di anni di imperialismo, colonialismo, sfruttamento e soggiogamento di alcuni stati ad opera di altri (generalmente europei o comunque occidentali, salvo poche eccezioni), sono visibili ancora oggi nelle situazioni di instabilità politica, di guerra, di disparità tecnologica, di mancanza di opportunità. I rapporti anche secolari di dipendenza e sottomissione non si possono cancellare in poco tempo. Inoltre, per gli stati ricchi è vantaggioso mantenere in condizione di inferiorità gli altri paesi, per garantire il sistema economico produttivo attuale. Non esistono però soltanto stati più avvantaggiati di altri ma anche individui «privilegiati». I possibile determinare le caratteristiche del «tipo ricco», che, oltre a provenire dai paesi più industrializzati e avanzati (non solo quelli occidentali, anche Giappone e Cina hanno molti «grandi ricchi»), è solitamente bianco, uomo, eterosessuale, cisgender e di mezza età. In generale, in quasi ogni settore, chi ha più successo sarà stato favorito da tali caratteristiche.
    Chi appartiene a un gruppo etnico minoritario o, se non minoritario, comunque discriminato e storicamente razzializzato, andrà incontro a possibili discriminazioni e verrà limitato nelle sue possibilità. Purtroppo, ad oggi, il razzismo è ancora un problema e i bias culturali sono ancora condizionanti, specialmente nel mercato del lavoro.

    Da dove (e come) nasce la povertà?

    La condizione di straniero poi, in particolare quella di immigrato, non è sicuramente vantaggiosa per il raggiungimento di un'indipendenza economica. Chi emigra da paesi in via di sviluppo verso realtà già sviluppate Io fa per cause provocate, molto spesso, da quegli stessi paesi avanzati, arricchitisi sulle spalle di altri Stati. Gli Stati ex-imperialisti e colonizzatori non sono pronti e nemmeno propositivi nel gestire al meglio la situazione non garantendo opportunità né sicurezza ai migranti. Anche il genere di appartenenza è condizionante per la situazione socio-economica dell'individuo e quindi rappresenta un fattore che può contribuire a una situazione di povertà. Nascere donna non è sicuramente favorevole all'indipendenza economica. Siamo tutti e tutte immersi in una società e cultura patriarcali, costruite prendendo l'uomo come modello.
    Non per nulla ancora oggi, per riferirci a una moltitudine di esseri umani, utilizziamo il maschile sovra esteso; quando vogliamo generalizzare diventiamo automaticamente tutti uomini. Gli studi sociologici e anni e anni di studi sulla relazione tra pensiero e linguaggio (vedi N ietzsche, Kant, Sellars e altri), ci dicono che le parole utilizzate sono (in gran parte) specchio dei nostri pensieri e delle nostre intenzioni. Anche se frutto di abitudine, l'utilizzo di una parola rispetto ad un'altra ha un peso e porta necessariamente a delle conseguenze.
    Un linguaggio al maschile esclude automaticamente le donne e altri generi non binari. Si parte dall'esclusione lessicale e poi è facile degenerare in un'esclusione sociale e culturale, che dà meno valore a chi è escluso/a e gliene attribuisce meno anche in ambito economico. II gender pay gap tra uomini e donne a livello globale equivale al 20%. In Italia siamo al 10%, valore comunque doppio rispetto alla media europea. A livello globale il numero di donne lavoratrici è nettamente inferiore rispetto a quello degli uomini e, nello stesso settore, le donne tendono a ricoprire ruoli di minor prestigio. Solo il 24% dei CEO è donna e il 32% è manager. Abbiamo visto che le cause che determinano la condizione di povertà di un individuo sono molteplici. Devono essere gli Stati e i governi a preoccuparsi di migliorare la condizione dei propri cittadini, non solo economica ma anche sociale, avendo un occhio di riguardo per la protezione dei diritti. Inoltre, gli Stati che nel passato hanno depredato e danneggiato gli attuali paesi più poveri, devono prendere coscienza della loro responsabilità storica e agire di conseguenza per restituire quanto hanno sottratto.


    «Mettere al centro i poveri»
    Lorenzo Giannozzi e Tommaso Massini

    Vicino alla «gente semplice»

    «Non era mica facile capirlo. Si poteva capire solo noi che siamo gente semplice!». Queste sono le parole usate durante i funerali di Giorgio La Pira da un'anziana donna, sempre presente la domenica mattina alla Messa del Povero, che dal 1934 il «Professore» aveva promosso nella chiesa fiorentina di San Procolo. Da questa frase forte e incisiva, anche se datata, emerge il problema dei governi di oggi, dovuto proprio alla mancanza di empatia e sensibilità dei cittadini del «mondo benestante». I governi di oggi lo affrontano con poca attenzione e umanità, ed è proprio da questa loro noncuranza che si creano terribili fenomeni come le stragi in mare e il progressivo aumento dei bisognosi.

    Perché non ci si prende cura del prossimo?

    Ci è capitato di assistere a discussioni riguardanti questo tema, in cui sono emerse argomentazioni a dir poco scioccanti. Troppo spesso si sente dire: «Sono troppi, poi dove li mettiamo?», «Prima gli italiani!», «Tanto vengono solo per spacciare e stuprare!». Da queste affermazioni è evidente la matrice dei pensieri dei nostri concittadini, ovvero la paura.
    Si è troppo occupati a pensare a noi stessi piuttosto che agli altri, proprio per paura di perdere i nostri privilegi, a scapito di chi di questi privilegi non ne possiede nemmeno una briciola. Si è troppo occupati a pensare ai danni che questi bisognosi possono recare invece che provvedere ad aiutarli vista la loro precaria condizione. Poi ancora più sconcertanti sono le lamentele: si pretende che si diano da fare, comincino a lavorare e a divenire cittadini modello, quando poi gli ospitanti non sono tanto migliori degli ospiti.
    E inoltre, nel pensiero corrotto di oggi, «un po' di razzismo non fa mai male» e si cerca di mandare via o non far sbarcare questa «povera gente» perché fanno perdere soldi alle casse dello Stato, finanziate dalle tasse dei cittadini.
    Ma è davvero più importante avere due macchine, due case e un armadio pieno rispetto ad aiutare chi non si può permettere nemmeno da mangiare per i figli?

    Ci vuole un po' di empatia...

    «Non posso essere indifferente (...) che i miei fratelli siano costretti a vivere in un regime economico che contraddice la loro natura di uomini» scrive La Pira in una lettera. Il pensiero dei governi di oggi è forse troppo guidato da un principio di autoconservazione, in base al quale è più importante la sopravvivenza di uno Stato o del singolo individuo, piuttosto che quella del mondo.
    Però è chiaro che, quando siamo noi in difficoltà, si pretendono tutti gli aiuti possibili, come se noi meritassimo più di altri. Per riassumere potremmo dire che, nelle società più sviluppate, si aiuta solo chi se lo può permettere. Ma a parti invertite ci piacerebbe non ricevere aiuto? Ad oggi ci si immerge troppo poco nella vita di questa «povera gente», vediamo solo l'esteriorità e non ci interessa approfondire di più.
    I poveri di oggi sono quelli che scappano dalle guerre, dai regimi dittatoriali, da situazioni familiari complesse... e il fatto più assurdo è che, nonostante fuggano da queste tremende situazioni, le nostre società infieriscono ancora di più su di loro trattandoli da estranei, da malviventi o criminali. È ovvio che questa «povera gente», che non riceve aiuti e non ha nulla, cerchi in tutti i modi di sopravvivere, arrivando anche a spacciare e rubare.
    Cosa dovrebbe fare un uomo per sopravvivere se non ha nulla? Se non può trovare lavoro perché non sa la lingua, o non ha il permesso di soggiorno o i documenti necessari? Se non ha un letto, un tetto dove ripararsi e da mangiare? Come può una madre garantire la salute ai suoi figli senza ricevere le necessarie cure mediche? Le Nazioni Unite, nell'Art. 25 della Dichiarazione universali dei diritti umani, sostengono questi principi importanti: «Cibo e un Tetto per Tutti. Tutti abbiamo diritto ad un buon tenore di vita. Madri e figli, anziani, disoccupati, invalidi e tutte le persone hanno il diritto di essere salvaguardate». Quindi non sono tollerabili scuse, l'incoerenza e l'egoismo non possono prevalere davanti alle questioni umane. È doveroso intervenire. «Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro» (Matteo 7:12). La Pira, istituendo la Messa del Povero, aveva avuto una delle sue grandi intuizioni: mettere al centro i poveri nella Messa, non per sottolineare la povertà di alcuni e la ricchezza di altri, quanto per offrire ai ricchi l'opportunità di riuscire evangelicamente «a passare nella cruna dell'ago» (Matteo 19:24) .

    Come «passare attraverso la cruna dell'ago»?

    La Pira ci fornisce quindi la chiave per comprendere al meglio le tragiche situazioni di povertà del ventunesimo secolo e dei secoli a venire. «Mettere al centro i poveri». Questo è fondamentale per sensibilizzare l'uomo, affinché si renda conto che certi comportamenti non sono tollerabili.
    È da qui che i governi devono ripartire, introducendo una politica di accoglienza e integrazione, dando i mezzi necessari affinché uomini, donne, anziani e bambini possano vivere con un buon tenore di vita e in un posto sicuro dove non si sentano discriminati. Inoltre, abbassando la soglia di povertà, vengono di conseguenza a diminuire fenomeni di spaccio e criminalità, il che comporta una maggior sicurezza e un indice di qualità della vita superiore.
    Scriverà, infatti, La Pira che «(...) la nuova politica esige una generale e profonda revisione e trasformazione dei concetti, dei fini e dei metodi della teoria e dell'azione politica. Esige in particolare l'abbandono della metodologia teorica e pratica del machiavellismo (ordinato alla divisione e alla guerra) e l'assunzione della sola metodologia teorica e pratica capace di edificare nella unità, nell'accoglienza e nella pace una società nuova, proporzionata a quest'epoca».



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi