Quando gli ultimi diventano
"invisibili agli occhi"
a cura degli studenti della classe 4B
del Liceo Scientifico «Leonardo Da Vinci» di Firenze
coordinati dal prof. Stefano Zani
La povertà è una condizione «multidimensionale» (determinata da una mancanza di risorse economiche, materiali e sociali necessarie per soddisfare i bisogni di base) che affligge milioni di individui in tutto il mondo. È quanto sostengono gli studenti della classe 4B del Liceo scientifico «Leonardo da Vinci» di Firenze, coordinati dal docente Stefano Zani, che si propongono di esaminare il concetto di povertà e di identificare il profilo di coloro che possono essere considerati poveri, accennando anche all'impatto del COVID-19 sulla parte più indifesa della popolazione, riflettendo sulle strategie per combattere il disagio sociale e sul ruolo delle associazioni che coinvolgono i giovani in questo impegno di evidente valore etico e civile.
Quando La Pira scrisse L'attesa della povera gente
Molto attivo nella lotta contro la povertà fu Giorgio La Pira; nato nel 1904 a Pozzallo, in Sicilia, fu una figura emblematica della politica italiana del XX secolo.
Laureatosi in giurisprudenza, La Pira si distinse fin da giovane per la sua profonda fede cattolica e il suo impegno sociale.
Durante la Seconda Guerra mondiale si unì alla Resistenza e dopo la liberazione divenne sindaco di Firenze, carica che ricoprì per ben quattro mandati, incarnando l'ideale di una città aperta al dialogo e alla solidarietà. La sua vita politica si caratterizzò per una fervente lotta per la pace e la giustizia sociale, impegnandosi in numerose iniziative a livello nazionale e internazionale. Profondamente influenzato dai principi del Vangelo, La Pira promosse il dialogo interreligioso e la cooperazione tra i popoli, lavorando instancabilmente per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno. La sua eredità di impegno civile e spirituale continua a ispirare ogni generazione. Il libro L'attesa della povera gente di Giorgio La Pira è un'opera toccante che delinea la realtà dei più emarginati e disagiati della società. Attraverso una narrazione profonda e coinvolgente, l'autore ci guida nel cuore delle periferie, dei quartieri popolari, e delle vite quotidiane di coloro che vivono nell'ombra della povertà. La Pira, con uno sguardo sensibile e compassionevole, evidenzia le sfide, le speranze e le fatiche di chi lotta per sopravvivere in condizioni di estrema difficoltà. Il libro si presenta non solo come una denuncia delle ingiustizie sociali, ma anche come un invito alla solidarietà e alla riflessione su come rendere il mondo un luogo più equo e accogliente per tutti. Attraverso testimonianze dirette e riflessioni personali, L'attesa della povera gente ci sprona a guardare oltre le apparenze e a dare voce a coloro che troppo spesso rimangono inascoltati nella società. Una lettura imprescindibile per chiunque si interessi alla questione sociale e alla ricerca di un mondo più umano e solidale. La Difesa della povera gente fu scritta nel 1950 come un appello a favore dei diritti dei poveri e degli emarginati.
L'opera fu scritta nel dopoguerra, un periodo in cui l'Italia stava affrontando gravi difficoltà economiche e sociali. La Pira, allora sindaco di Firenze, era profondamente preoccupato per le condizioni di vita dei più poveri e sottolinea che la dignità umana deve essere al centro di ogni politica e che i diritti fondamentali, come il diritto al lavoro, alla casa e all'istruzione, devono essere garantiti a tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale. La Pira critica duramente il sistema capitalistico, che secondo lui genera disuguaglianze e sfruttamento e propone un modello economico più giusto e solidale, in cui la proprietà privata è bilanciata dal bene comune. Egli afferma che lo Stato ha il dovere di intervenire per proteggere i più deboli e garantire una distribuzione equa delle risorse, sostiene politiche di welfare, investimenti pubblici e leggi che tutelino i diritti dei lavoratori. La Pira intreccia la sua analisi socio-economica con una profonda fede cristiana,
sostenendo che la carità e la giustizia sociale sono principi fondamentali del Vangelo e devono guidare l'azione politica. Infine, La Pira fa un appello alla solidarietà e alla responsabilità collettiva: invita tutti, dai cittadini comuni ai leader politici, a impegnarsi per costruire una società più equa e giusta. Giorgio La Pira combatteva la povertà in maniera diretta nel suo Paese, ma vediamo che questa condizione ha moltissime vittime e sfumature in tutto il mondo.
Non è solo questione di mancanza di reddito
La povertà è una condizione multidimensionale che va oltre la semplice mancanza di reddito. Oltre che con la carenza di risorse finanziarie, si manifesta anche attraverso la difficoltà di accesso a servizi essenziali come cibo, alloggio, istruzione e assistenza sanitaria. Inoltre, la povertà può essere accompagnata da un senso di isolamento sociale, discriminazione e mancanza di opportunità.
Le persone considerate povere provengono da una vasta gamma di contesti socioeconomici e geografici e includono individui e famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà stabilita dai rispettivi governi o da organizzazioni internazionali. Tuttavia, la povertà può anche manifestarsi in forme più nascoste, come la mancanza di sicurezza alimentare, la mancanza di alloggio adeguato o l'accesso limitato all'istruzione e all'assistenza sanitaria.
Prima della pandemia, molti paesi stavano facendo progressi nella riduzione della povertà attraverso politiche economiche, programmi sociali e sviluppo economico, tuttavia, il COVID-1 9 ha colpito duramente, aumentando la povertà a livello globale. La perdita di lavoro, la chiusura delle imprese e la riduzione dei redditi hanno esacerbato la situazione per milioni di persone, mettendo in luce la fragilità delle condizioni di vita per molti.
Organizzazioni come AIESEC, Rotaract, Youth Action Network e Global Shapers Community offrono ai giovani l'opportunità di partecipare a progetti sociali e ambientali, sviluppando le proprie capacità di leadership e facendo una differenza tangibile nelle comunità in cui operano, dimostrando il potenziale dei giovani come agenti di cambiamento nella lotta contro la povertà.
Cosa si intende per povertà estrema?
Il concetto di povertà estrema fa riferimento alla mancanza di risorse sufficienti per supplire al fabbisogno di base, necessario per vivere, come acqua potabile sicura, cibo, abitazione e servizi sanitari.
Non è semplice dare una definizione di povertà, in quanto si possono prendere in considerazione aspetti differenti, tra i quali, anzitutto, il reddito; infatti, una persona è considerata povera se il suo reddito è al di sotto della soglia di povertà del Paese in cui risiede, calcolata sulla disponibilità economica per acquistare beni di prima necessità.
Oltre al reddito, la determinazione della condizione di povertà include anche il bisogno di una popolazione di avere strutture e servizi sociali di base in grado di prevenire disagi economici e culturali.
La possibilità di esercitare determinati diritti, come poter avere cibo nutriente, un'abitazione sicura e pulita, o un'istruzione adeguata, può essere preclusa alle persone che si trovano in condizione di povertà, spesso anche a causa dello stigma che la società imprime sui meno abbienti, che tendono a essere colpevolizzati per la loro condizione.
Il legame tra povertà e diritti umani è molto forte: la Dichiarazione di Vienna e il Programma d'azione della Conferenza mondiale sui diritti umani del 1993 affermano che «L'esistenza di una povertà estrema diffusa impedisce la piena ed effettiva fruibilità dei diritti umani; la sua immediata riduzione ed eventuale eliminazione deve rimanere di massima priorità per la comunità internazionale».
Un'altra definizione di povertà, basata sull'approccio dei diritti umani e delle capacità, considera l'impossibilità a raggiungere livelli minimi accettabili delle capacità fondamentali, che comprendono, oltre all'alimentazione, la salute, l'istruzione, il riconoscimento, la dignità, soprattutto la possibilità di scegliere che vita condurre, quindi anche il rispetto effettivo dei diritti umani di base.
Al giorno d'oggi, la povertà si estende «a macchia di leopardo». In altre parole, riguarda tutto il mondo, da Nord a Sud, eppure è possibile individuare zone del pienata dove si trovano paesi più poveri: in questi, il totale della popolazione che vive in condizioni di povertà estrema vede l'Africa al primo posto col 42,7% di popolazione povera, seguita dall'Asia meridionale col 18,8%, dall'Asia orientale e la zona del Pacifico col 7,2%, e infine dall'America Latina e Caraibi col 5,6%.
In totale, ammontando ad un miliardo la popolazione dell'Africa sub-sahariana, quasi 430 milioni di persone vivono in condizione di povertà estrema.
Si stima che nel 2030 in Africa vi saranno circa 480 milioni di poveri estremi, con un tasso globale di povertà intorno al 7%. Le previsioni vedono la povertà sempre più concentrata nell'Africa sub-sahariana, mentre gli altri continenti probabilmente raggiungeranno l'obiettivo del 3% nel 2030. Per contrastare il fenomeno occorre avere una misura attendibile del tasso di povertà; a tal proposito sarebbe auspicabile un aumento delle statistiche disponibili sul reddito nei diversi paesi del mondo e un metodo di costruzione della Linea Internazionale di Povertà (IPL) che chiarisca in modo trasparente le scelte fatte, le difficoltà e i gap informativi affrontati.
Infine, accanto alla misura della povertà estrema in termini economici è opportuno affiancare indicatori non monetari, che misurino i parametri dello sviluppo umano che caratterizzano la qualità della vita di un territorio: l'aspettativa di vita, l'istruzione, la sanità, l'uguaglianza di genere, l'assistenza all'infanzia.
La situazione italiana
La situazione italiana non si distingue in maniera particolare da quella degli altri paesi occidentali. Dai dati ISTAT del 2022 vediamo che, nonostante la spesa mensile sia in crescita, la percentuale di famiglie in povertà assoluta rimane dell'8,5°/0 su 5,7 milioni di famiglie residenti. L' incidenza individuale è aumentata dello 0,5% e il Sud Italia risulta più povero delle regioni settentrionali. Il salario medio mensile nel Mezzogiorno dipende dall'occupazione e dal livello di istruzione e esperienza. Ad esempio, il salario medio mensile di un impiegato può variare tra i 1.200 e i 1.800 euro, mentre per un professionista con competenze specializzate può essere superiore, arrivando anche a 2.5003.000 euro o più. Tuttavia, ci sono anche lavoratori che guadagnano meno di queste cifre, specialmente in settori con minori opportunità economiche. Nel Nord Italia, i salari medi mensili tendono ad essere più alti rispetto al Sud. Ad esempio, il salario medio di un impiegato può variare tra i 1.500 e i 2.500 euro al mese, mentre per i professionisti con competenze specializzate può superare i 3.000-4.000 euro o più, a seconda del settore e dell'esperienza. Tuttavia, anche nel Nord ci sono variazioni significative nei salari a seconda dell'area geografica e del settore di lavoro. Le cause di tale fenomeno sono molteplici ed affondano le loro radici nella storia del nostro Paese, a partire dalla persistenza del sistema agricolo latifondista fino alli influenza della criminalità organizzata nel Meridione. Inoltre per moltissimi anni l'istruzione è stata trascurata e l'alfabetizzazione non si è diffusa come invece ha fatto al Nord.
Addirittura 10,6 mila ragazzi fra i 20 e i 24 anni oggi sono analfabeti, mentre altri 15,8 mila sono alfabetizzati ma non hanno mai finito le scuole elementari, e altri 23,3 mila non hanno mai finito le scuole medie. Stiamo parlando quindi in totale di quasi 50 mila giovani, sia al Sud che al Nord. Sebbene il Meridione presenti una percentuale maggiore di ragazzi senza la terza media (quasi il 4%), anche a Nord Ovest si supera il 3%.
Il Meridione ha tuttavia ancora tassi decisamente più elevati di ragazzi e ragazze senza un diploma: in Sicilia e Sardegna parliamo di un quarto dei 20-24 enni di oggi. Nel resto del Sud sono uno su cinque, contro uno su sei al Centro-Nord.
Dieci anni fa era laureato il 6,5% degli under-30, che significa 1,3 in una classe di 20, mentre oggi sono quasi due giovani su venti. Anche qui ad abbassare la media è il Meridione: nelle province del Nord e del Centro i laureati triennali sono 1'11%, contro 1'8,7% al Sud dello stivale e il 7,8% delle isole. Le istituzioni sono state storicamente più negligenti al Sud per quanto riguarda l'attenzione al rispetto della legge, tanto che la criminalità organizzata ha avvolto i suoi tentacoli attorno ad ogni settore produttivo e commerciale; dilaga inoltre il lavoro al nero e/o con paga insufficiente a condurre una vita dignitosa. La questione meridionale non è stata quindi mai risolta e continuerà a non esserlo finché il nostro Governo continuerà a promuovere provvedimenti come l'autonomia differenziata, oltre alla sanità che già ha le sue grandi lacune, infatti sono moltissimi i casi di persone provenienti dal Sud che, per curare malattie particolari o subisce interventi chirurgici, si spostano al Nord. Nonostante esistano associazioni di beneficenza e di supporto come la Caritas, le città italiane sono popolate anche da senzatetto e molti spazi pubblici sono strutturati in modo da non poter essere utilizzati per passare la notte; se ne deduce quindi l'assenza di un sistema di recupero e reintegrazione delle persone più sfortunate.
Investire nelle persone
In conclusione, la povertà rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse del nostro tempo. Tuttavia, attraverso un impegno globale e coordinato, è possibile combatterla efficacemente. Investire nelle persone, creare opportunità e promuovere un ambiente equo e inclusivo; si tratta di passi cruciali verso la creazione di un mondo senza povertà. Le associazioni che coinvolgono i giovani giocano un ruolo fondamentale in questa lotta, dimostrando che essi sono non solo il futuro, ma anche la speranza presente per un mondo migliore e più equo per tutti.
Gli elementi chiave nella lotta alla povertà sono in conclusione i seguenti: un approccio integrato e multidimensionale, investimenti nell'istruzione, creazione di opportunità di lavoro dignitoso, sviluppo delle infrastrutture, protezione sociale e riduzione delle disuguaglianze. Inoltre, sostenere l'innovazione e lo sviluppo sostenibile può contribuire a creare un ambiente in cui tutte le persone abbiano accesso alle risorse di base e alle opportunità di migliorare le proprie vite.















































