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    Il tempo e la speranza
    Maria Rattà

    Il nuovo anno comincia sotto il segno di una donna: Maria, la Madre di Dio, la Madre degli uomini.
    Ma del tempo diciamo che è esso è dono di Dio, e così l'anno che inizia è il regalo che ci concede il Padre per essere, ancora una volta, immersi nella storia in un moto di rinnovamento che viviamo alla luce dei cosiddetti "buoni propositi" con cui accogliamo, in fin dei conti, ogni fine che si riversa in un ricominciare. Sono le nostre aspettative personali e globali, che riflettono, nella loro profondità più intima, il nostro bisogno di trascendenza: ciò che abbiamo non è mai sufficiente, siamo sempre alla ricerca di altro, abbiamo costantemente necessità di guardare oltre, di respirare una felicità più grande, di cogliere obiettivi più elevati, di incontrare, in fin dei conti, la versione migliore di noi stessi. 
    La dimensione storica che attraversiamo non è soltanto un pugno di mesi in successione l'uno dopo l'altro, ma un cammino che cresce con noi e in cui noi stessi cresciamo, nella speranza di andare incontro agli altri e all'Altro, e che gli altri e l'Altro facciano altrettanto con noi. 
    Ogni nuovo anno è, insomma, una piccola Genesi, in cui desideriamo essere ricreati, per riprendere la nostra corsa con più slancio, lasciandoci alle spalle le cose che di quello precedente non ci sono piaciute, che ci hanno provocato sofferenza, ferite, traumi; ma anche conservando e migliorando le situazioni nuove, belle, entusiasmanti che abbiamo vissuto; portando con noi le persone che ci hanno offerto la loro vicinanza, la loro amicizia, il loro amore.
    La fine che si riversa nell'inizio ha un po' il sapore dell'innamoramento, in cui davvero sentiamo che tutte le cose si fanno sempre nuove, sempre "principio" di un oggi che diventa un domani più bello e pieno; la fine che si consuma nel principio ha sempre un po' il gusto dell'amore che sboccia, in cui la speranza ha la parola più forte, e ci fa realmente credere che tutto sia possibile.
    L'anno nuovo, come la vita e come l'amore, richiede allora un Padre e una Madre per essere veramente generativo, vitale, vivente. Qualcuno che non solo ci porti alla luce, ma che ci prenda anche per mano e ci accompagni, ci insegni ciò che ci serve e poi ci lasci liberi di andare con le nostre gambe. 
    L'anno nuovo, come la vita e come l'amore, necessita di un Padre e una Madre che rigenerino in noi la fiducia nella freschezza di nuove possibilità; che riaccendano in noi la capacità di scorgere grandi orizzonti anche quando tutto sembra cupo; che rianimino in noi il desiderio di rialzarci anche se siamo caduti. 
    Se Dio è il Dio della speranza, del tempo e della storia, allora ogni nuovo anno è, principalmente, un tempo di speranza: non c'è virtù umana per esercitare un qualche potere sul tempo – diceva papa Francesco nel 2013 – ma l'unica virtù per guardare al tempo è la speranza [1].  
    Nella speranza, proprio il tempo che apparentemente si riavvolge intorno al nastro di partenza non è semplicemente una fiaba, ma lo spazio di nuove, concrete possibilità: e laddove non si possono cambiare vicende e persone, allora, che nella speranza, possiamo almeno cambiare noi stessi, per avere sguardi, pensieri e cuore allenato. Per vivere meglio, più padroni di noi stessi, autonomi e forti come quel Padre e quella Madre che ci introducono in questo nuovo inizio per farci guardare dentro di noi e nelle nostre esistenze, e farci scoprire, proprio nella speranza, ricchezze che forse non sapevamo di possedere.
    Questa è la vera speranza: essere consapevoli di non essere soli, e che ogni tassello che compone la nostra vita ha un senso, anche quando non si incastra secondo i nostri progetti umani, perché tutto procede verso Colui che raccoglie e armonizza in sé tutta la storia.
    La nostra, insieme alla Sua. 

    Buon 2025 a tutti, buon Giubileo della speranza!

    [1] Papa Francesco, Meditazione mattutina a Santa Marta, 25 novembre 2013.

    FONTE: https://chiamatiallasperanza.blogspot.com/



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