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    Don Bosco e io

    Elma Placido *

     

    elma
    Nel lontano 2014 (mamma, già dieci anni fa!) ho avuto la fortuna di svolgere l’anno di Servizio Civile presso il Villaggio don Bosco sito verso l’agro di Lucera (FG) . Ero appena tornata da un’esperienza in Perù di un anno tra le persone e i bambini indigenti presso le case salesiane dell’Operazione Mato Grosso: un’esperienza che mi ha segnato la vita. Ricordo ancora l’ultimo giorno dove ho aiutato una vecchina, Tia Emilia, di età indefinita. Mi sentivo una supereroina, l’avevo aiutata a raccogliere (strappare) le foglie di agave a mani nude; le servivano per alimentare il fuoco con il quale si riscalda, illumina e che usa per la cottura del cibo. Ero sudata e con le mani sanguinanti, ma mi sentivo forte, ed ero fiera del gesto compiuto. Lei, povera, non aveva nulla. Per ringraziarmi ha cucinato l’ultimo gallo che aveva… Mi è crollato il mondo addosso e nella mente mi è risuonata una frase che avevo sentito tante volte nei miei corsi di formazione, ma non avevo mai realmente capita come adesso: “Non è importante quanto regali, ma quanto tieni da parte”. Io avevo ancora tutto… Tutto, anche mi sembrava di avere già dato tanto.
    Tornata in Italia, invio subito la domanda di servizio civile al Villaggio don Bosco, un luogo, una casa che accoglie minori in difficoltà. Dopo questa esperienza non avevo alte aspettative verso il servizio civile,mi sembrava una appendice di attesa, di vedere cosa mi proponeva la vita. Invece, sin da subito sono stata travolta dalle storie dei minori che vivevano lì: storie di bambini, storie di ragazzi scappati dalla loro terra d’origine. In fondo non era così lontano da ciò che avevo vissuto dall’altra parte del mondo. Ho avuto modo di entrare nelle loro vite, di ascoltarli, di cercare di aiutarli. E soprattutto di esserci. Don Bosco, che tano mi aveva affascinato e che sentivo un amico, un modello, non solo un santo da invocare, mi stava accompagnando.
    Avevo sì trascorso la mia adolescenza presso l’oratorio salesiano di Foggia, ma poi mi ero allontanata per vivere il mondo fuori: il “mondo” dove mi sembrava ci fosse la vita vera. Ma don Bosco mi era rimasto dentro. E mi ha portata con forza all’inizio in Perù e poi, senza farmi prendere respiro, al Villaggio a lui intitolato, dove non ho solo svolto un anno di servizio civile ma dove sono rimasta a lavorare per più di sette anni. Anni assolutamente significativi della mia vita: sono cresciuta sia da un punto di vista professionale sia umano-interiore. Nel frattempo mi sono sposata… e i figli non arrivavano. Cosi, insieme a mio marito abbiamo inoltrato la domanda di adozione presso il TM di Bari. Ho deciso di cambiare lavoro per dare a me stessa la possibilità di avere dei ritmi più equilibrati, a misura di famiglia (si sa che in comunità si lavora sempre!).
    E qui don Bosco ci mette di nuovo lo zampino. Il giudice onorario ci propone un bimbo, che conoscevamo già, che era arrivato da poco al Villaggio. È stata una vera nascita per la mia, la nostra vita di coppia. Abbiamo soltanto aperto il nostro cuore. Eravamo consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato, e che magari lui stesso avrebbe incontrato, al momento e certamente dopo. Lo abbiamo accolto. E così la nostra vita si è ulteriormente trasformata, arricchita, colorata. Arricchita perché il nostro Francesco ha anche due fratelli che, in maniera quasi scandita, incontriamo e proviamo a coinvolgere nel nostro assetto familiare.
    Chissà don Bosco cosa ci riserverà! In tutto questo, cambiando lavoro (oggi sono insegnante di sostegno) e aprendo la nostra famiglia all’Altro, sono diventata anche tutrice volontaria dei minori stranieri non accompagnati. L’esperienza vissuta precedentemente certamente mi ha aiutata, ma sentivo dentro di me che non potevo lasciare ciò che avevo vissuto, come se fosse un pezzo staccato della mia vita e non esprimesse invece davvero quello che sono o cerco di essere, e per non recidere quanto ha preso radice nel mio cuore, per rendere la vita di questi ragazzi un pochino più agevole.
    Ho citato varie volte don Bosco, e lo stesso titolo di queste righe lo richiama direttamente… e forse con un po’ di orgoglio ci metto anche il mio nome. Sarà anche orgoglio, ma lo sento assolutamente vero. Don Bosco mi ha guidata, mi ha dato uno “spirito” di attenzione, di predilezione, di scelta per i più poveri, la gente prima, i ragazzi poi.

    * Insegnante di sostegno, tutrice di msna. Laureata in Beni Culturali, amante dei beni "umani".



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