Mettersi al servizio
Vincenzo Raso *

Sono già quasi tre mesi che si è concluso il mio anno di servizio civile e tutt’ora, così come credo che sarà per il resto della mia vita, sono enormemente grato di aver avuto la possibilità di parteciparvi. L’idea di fare il servizio civile è un’idea molto vecchia e che è nata un po’ per caso. Ancora durante il percorso di laurea triennale (dunque un bel po’ di anni fa) una persona abbastanza random (un’amica della coinquilina di una mia ex ragazza) mi parlò del servizio civile che aveva fatto in Sudamerica, nello specifico in Perù, in cui si era messa a servizio della comunità locale attraverso un progetto. Io subito ne rimasi colpito: l’esperienza in sé, la possibilità di partire all’avventura in un altro paese per un anno, ma soprattutto il fatto di potersi mettere a servizio di coloro che più hanno bisogno, furono per me come una pulce all’orecchio. In quel momento decisi che, una volta laureatomi, avrei fatto domanda per il servizio civile. E feci domanda, ancora prima di quest’anno, ma mi piace pensare che i tempi non fossero ancora maturi, dato che non venni preso (anche nel mio caso si sarebbe trattato del Perù). E quindi, con più calma, decisi prima di finire di laurearmi in magistrale e poi di partire, scegliendo con cura il progetto al quale fare domanda. E ho finito per farla con i Salesiani per la sede di San José del Valle. Sentiti nominare solo alcune volte, ho iniziato ad informarmi sia in autonomia sia tramite conoscenze sui Salesiani e su tutto quello che facevano, e ne sono rimasto davvero molto colpito. E così pian piano la mia scelta stava prendendo sempre più forma, tra le motivazioni di prendere parte a questo specifico progetto e altre scelte personali di voler ritornare in Andalusia (ho già trascorso alcuni mesi a Malaga durante il periodo di Erasmus). E, tornando a ciò che ho scritto sopra, nessuna scelta fu più felice.
Passo ora a parlare nello specifico di quest’ultimo anno. La partenza è avvenuta in un momento particolare della mia vita, in cui per varie vicissitudini sentivo proprio il bisogno di partire e cambiare aria. Già dai giorni di formazione a Roma mi sono reso conto che ognuno di noi volontari partiva, chi per un motivo chi per un altro, ma tutti accomunati da questa necessità di provare un’esperienza del genere. L’impatto con questo piccolo paesino in provincia di Cádiz è stato subito positivo, così come quello all’interno del collegio e con i giovani destinatari del progetto. Non nascondo che l’anno è sicuramente stato contraddistinto da alti e bassi, come ci avevano pronosticato a Roma, e devo ammettere che nonostante ciò non me l’aspettavo, forse alla luce del fatto che di esperienze fuori ne avevo già vissute parecchie. Ma quella del servizio civile rappresenta un’esperienza a sé, ed è solo con la consapevolezza e la visione degli ultimi giorni vissuti là che ho deciso di conservare questo anno come ricordo nel mio cuore e nella mia testa.
In questo collegio, in cui ragazzi in condizione di svantaggio socio-economico frequentano di mattino la scuola e per il resto della settimana vivono al suo interno, ho svolto la mansione di educatore. Le nostre giornate erano scandite in maniera abbastanza dettagliata e precisa: dai momenti della mensa a pranzo e a cena, al momento dei dormitori dopo i pasti, fino ad arrivare al momento dello studio e del sostegno scolastico e a quello della ricreazione. Nonostante potessero sembrare ripetitive, tutte le giornate e ogni momento vissuto sono stati speciali, per tutto quello che si fa per questi giovani e per tutto ciò che loro sono in grado di trasmettermi. Perché sono tutte brave persone, a cui purtroppo la vita ha dato poco. La fiducia tra me e loro è stata abbastanza veloce da costruire, soprattutto nell’ambito del sostegno scolastico (dato che mi piacerebbe diventare insegnante, è stato il momento della giornata che preferivo di più), in cui molte volte ho dovuto motivarli e far credere di più in loro stessi e nelle loro potenzialità. E tutt’oggi ricevo da loro feedback, tramite l’educatrice che lavora lì, su quanto sia stato bello avere qualcuno che credesse in loro e che li motivasse. Molte volte si tratta solo di questo. Questa fiducia l’ho anche notata in tutti quei momenti in cui mi sono venuti a chiedere consigli di vita quotidiana, dall’amicizia all’amore, e anche questa costituisce una delle cose che mi porterò per sempre nel cuore. Ma ciò che si fa ed è stato fatto nel collegio non finisce qui. Noi volontari abbiamo organizzato il teatro di Natale, una caccia al tesoro per il giorno di Don Bosco, siamo andati a mangiare la pizza, siamo andati al cinema e molte volte siamo andati a fare delle passeggiate per il pueblo. E come dimenticare il campamento de verano, in cui tra le tante siamo stati in un parco acquatico e a fare degli sport acquatici, per terminare il tutto con una bella grigliata!
Come ho detto, è stato un anno di alti e bassi. Di bassi ce ne sono stati parecchi, e alcune volte ammetto di aver pensato di abbandonare il tutto. Ma sono contento di essere sempre riuscito a resistere e a portare a termine questa esperienza. Potrei parlare tantissimo delle cose da dimenticare, perché non è stato facile finire in un pueblo così piccolo in cui noi volontari ci siamo quasi vissuti ventiquattro ore su ventiquattro, e la sensazione di asfissia generale si è sentita. Ma come ho scritto prima non voglio rimanere con questi ricordi negativi. Sicuramente me li porterò dietro come insegnamenti, perché mi hanno permesso di conoscermi e capirmi meglio e cosa non fare più, ma quello con cui voglio rimanere sono le cose positive: dai bellissimi momenti vissuti all’interno del collegio alle persone stupende che ho conosciuto in questa avventura lunga un anno. E non posso tralasciare nemmeno l’Andalusia, che considero un gioiello e che sento come oramai una casa.
È stato un anno di grande crescita personale e professionale. Me lo avevano detto diversi vecchi volontari che si sarebbe tornati come persone diverse, e devo ammettere che non ci credevo troppo. E invece, rispetto a prima di partire e per il momento che stavo vivendo, oggi mi sento una persona nuova sotto tanti aspetti, più consapevole e matura rispetto a diverse cose. Ma anche in campo professionale la situazione è cambiata: oggi infatti sto lavorando come educatore in una scuola, e sto valutando questo percorso per il mio futuro, sempre con la prospettiva di mettersi a servizio di coloro che più ne hanno bisogno e sempre con l’approccio salesiano dentro di me.
* 27 anni, originario di Trecenta, un piccolo paese in provincia di Rovigo, sperduto nella campagna veneta. Ha frequentato il liceo linguistico mentre all’università, sia in triennale che in magistrale, si è laureato in filosofia. Si ritiene una persona responsabile, affidabile, seria e soprattutto molto volenterosa.

















































