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    Buon giorno scuola

    MAGGIO

    PROTEZIONE/MATERNITÀ


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    RISONANZA ESISTENZIALE
    Per un adolescente, il tema della protezione e della maternità tocca corde profonde e spesso contraddittorie. Da un lato c'è il desiderio crescente di indipendenza, di sperimentare, di dimostrare di "essere grandi"; dall'altro permane il bisogno di sentirsi al sicuro, di sapere che qualcuno veglia su di loro, di avere un porto sicuro dove tornare quando le cose si complicano.
    La protezione per i giovani di oggi non è solo fisica, ma soprattutto emotiva e psicologica. È il bisogno di avere adulti di riferimento che non giudicano ma accompagnano, che sanno dire "no" quando serve ma spiegando il perché, che credono nelle loro potenzialità anche quando loro stessi ne dubitano. È la ricerca di spazi dove poter essere autentici senza paura di essere derisi o rifiutati.
    La maternità, intesa in senso ampio, rappresenta per gli adolescenti quella capacità di prendersi cura che stanno imparando a sviluppare. La vedono negli insegnanti che si interessano davvero al loro percorso, negli allenatori che sanno motivare senza umiliare, negli amici più grandi che diventano punti di riferimento. È quella dimensione del "generare alla vita" che non riguarda solo la procreazione, ma la capacità di far crescere, di tirare fuori il meglio dall'altro.
    Spesso gli adolescenti sperimentano questa dimensione protettiva e materna nei rapporti di amicizia più profondi, quando diventano confidenti e sostegno per i coetanei in difficoltà, o quando si prendono cura di fratelli più piccoli, scoprendo di avere risorse di tenerezza e responsabilità che non sapevano di possedere. Il mese di maggio, dedicato tradizionalmente a Maria, offre l'occasione per riflettere su come la vera forza non sia quella che domina, ma quella che protegge e fa crescere.
    Nella società iperconnessa ma spesso superficiale di oggi, i giovani cercano disperatamente figure materne autentiche: persone che sappiano ascoltare davvero, che offrano presenza più che soluzioni preconfezionate, che testimonino come si possa essere forti rimanendo teneri.

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    FIGURA BIBLICA
    Anna, la profetessa che incontra Gesù bambino nel tempio, rappresenta magnificamente la dimensione protettiva e materna della fede. Vedova da giovane, aveva dedicato tutta la sua vita al servizio di Dio, vivendo nel tempio, pregando e digiunando giorno e notte. La sua esistenza sembrava caratterizzata dalla rinuncia e dalla solitudine, eppure nascondeva una ricchezza straordinaria.
    Quando Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio per la presentazione, Anna lo riconosce immediatamente come il Messia tanto atteso. A ottantaquattro anni, questa donna aveva conservato il cuore giovane e gli occhi puri per riconoscere la presenza di Dio. La sua gioia è incontenibile: inizia a lodare Dio e a parlare del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Israele.
    Anna rappresenta quella maternità spirituale che non si basa sui legami di sangue ma sulla capacità di riconoscere e far crescere la vita divina negli altri. La sua protezione non è possessiva ma generosa: non trattiene per sé la gioia dell'incontro con Gesù, ma la condivide con tutti. È il modello di chi sa attendere con pazienza, riconoscere i segni di Dio nella quotidianità e diventare strumento di annuncio per gli altri.
    La figura di Anna insegna agli adolescenti che la vera maternità non ha età né condizioni particolari: è una disposizione del cuore che sa accogliere, custodire e far fiorire la vita ovunque la incontri. È la capacità di vedere oltre le apparenze e riconoscere il valore nascosto in ogni persona.

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    PAROLE DI GESÙ E DI PAPA FRANCESCO
    "Donna, ecco tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre!" (Giovanni 19,26-27). Dalla croce, Gesù affida Maria a Giovanni e Giovanni a Maria, creando una nuova famiglia fondata non sui legami di sangue ma sull'amore. In questo gesto supremo, Gesù rivela che la maternità più autentica è quella che sa accogliere anche chi non ha generato, che sa proteggere anche chi non le appartiene per natura.
    Gesù stesso aveva sperimentato e testimoniato questo tipo di amore allargato quando disse: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre" (Matteo 12,48-50). La vera parentela, secondo Gesù, si basa sulla condivisione dei valori e dell'amore, non solo sui legami biologici.
    Papa Francesco riprende questo tema quando afferma: "Maria è madre nella totalità del suo essere, non per un momento. Il suo cuore di madre si allarga per abbracciare tutti gli uomini e le donne senza eccezione. È madre di tutti e non fa distinzioni. Accoglie tutti come suoi figli".
    Il Papa ci invita a riscoprire questa dimensione universale della maternità: "La Chiesa è madre e deve avere il cuore aperto per accogliere tutti i figli. È madre! Non si capisce una madre senza figli, né figli senza madre". È un invito a costruire comunità dove tutti possano sentirsi accolti e protetti, dove la cura reciproca diventi lo stile normale di relazione.

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    TESTIMONI DI SANTITÀ
    Maria Ausiliatrice rappresenta la madre che non abbandona mai i suoi figli, specialmente nei momenti di maggiore difficoltà. La sua devozione, particolarmente cara a Don Bosco, nasce dalla convinzione che Maria sia sempre presente accanto a chi cerca di fare il bene, offrendo il suo aiuto concreto e la sua protezione materna. Don Bosco sperimentò personalmente questo aiuto in tante circostanze della sua vita missionaria.
    La protezione di Maria Ausiliatrice non è magica ma educativa: aiuta i suoi figli a crescere nella responsabilità e nella fede, li sostiene nelle prove ma li sprona anche a dare il meglio di sé. È la madre che sa dire "sì" e "no" al momento giusto, che incoraggia senza viziare, che protegge senza soffocare la crescita.
    Santa Maria Domenica Mazzarello incarna perfettamente questa maternità educativa. Nata in una famiglia contadina di Mornese, fin da giovane si distinse per la sua capacità di aggregare le coetanee intorno a progetti di crescita umana e spirituale. Quando incontrò Don Bosco, comprese immediatamente che la sua vocazione era quella di essere madre e educatrice delle ragazze, come lui lo era dei ragazzi.
    Fondò le Figlie di Maria Ausiliatrice con un carisma semplice ma rivoluzionario per l'epoca: credere nelle potenzialità di ogni ragazza, soprattutto le più povere e abbandonate, e accompagnarle verso la piena realizzazione umana e spirituale. La sua maternità era concreta: sapeva unire preghiera e lavoro, studio e ricreazione, serietà e allegria.
    San Giovanni Bosco rappresenta quella paternità/maternità che sa combinare fermezza e tenerezza. Il suo sistema preventivo si basava sulla convinzione che ogni giovane porta in sé germi di bene che vanno fatti fiorire con pazienza e fiducia, più che reprimere il male con punizioni.

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    GIOVANI TESTIMONI CONTEMPORANEI
    Kelvin Doe, giovane inventore della Sierra Leone, dimostra come la protezione e la cura verso la propria comunità possano spingere un adolescente a realizzazioni straordinarie. A soli 13 anni, utilizzando materiali di scarto, ha costruito batterie e trasmettitori radio per portare energia e comunicazione nel suo quartiere. La sua motivazione nasce dall'amore per la sua gente e dal desiderio di proteggerla dall'isolamento e dalle difficoltà. Oggi è diventato il più giovane ospite del MIT e continua a lavorare per lo sviluppo del suo paese.
    Emma González, sopravvissuta alla sparatoria di Parkland, ha trasformato il dolore in una missione di protezione per le future generazioni. Invece di chiudersi nel trauma, ha scelto di diventare voce per chi non può più parlare, lottando per leggi più severe sulle armi. La sua forza nasce da un amore materno verso tutti i giovani che potrebbero trovarsi nella sua stessa situazione.
    Autumn Peltier, già citata, esprime un senso di maternità, cura/rispetto e protezione dell'ambiente e delle comunità vulnerabili.

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    PROPOSTE OPERATIVE
    Impegno personale - "Il mio cerchio di protezione": Ogni studente identifichi una persona più piccola o più fragile (un fratellino, un compagno timido, un anziano vicino di casa) verso cui esercitare concretamente una funzione protettiva e di cura durante il mese. Non si tratta di fare grandi gesti, ma piccole attenzioni costanti: un sorriso, un aiuto nei compiti, una telefonata, un momento di ascolto. L'obiettivo è scoprire la gioia che nasce dal prendersi cura degli altri e sviluppare quella sensibilità materna/paterna che è presente in ogni persona.
    Impegno di classe - "Adozione a distanza della scuola": La classe si adoperi per "adottare" uno spazio della scuola che ha bisogno di cure: un giardino trascurato, una biblioteca da riordinare, uno spazio comune da abbellire. Ogni settimana dedicare un po' di tempo alla cura di questo spazio, vivendolo come un gesto di amore verso l'intera comunità scolastica. Parallelamente, "adottare" una classe più piccola, diventando fratelli maggiori disponibili per aiuto nei compiti, animazione negli intervalli, accompagnamento nelle difficoltà.
    L'importante è che questi gesti nascano dalla spontaneità e non dall'obbligo, creando una rete di protezione e cura reciproca che faccia sentire tutti più sicuri e amati. Ogni mese la classe può celebrare insieme i frutti di questa "maternità collettiva", condividendo le gioie e le scoperte fatte attraverso il servizio.

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    NOTE PER L'EDUCATORE
    Affrontare il tema della protezione e maternità con gli adolescenti richiede particolare sensibilità, considerando che questa età è caratterizzata dal difficile equilibrio tra bisogno di sicurezza e desiderio di autonomia. È fondamentale presentare questi concetti non come limitazioni alla loro crescita, ma come risorse per diventare persone più complete e mature.
    L'educatore deve innanzitutto incarnare questa dimensione protettiva autentica: essere qualcuno che sa porre limiti non per esercitare controllo ma per amore, che sa incoraggiare senza essere invadente, che offre sicurezza senza soffocare la creatività e l'iniziativa personale. Gli adolescenti hanno un radar molto sensibile per distinguere chi li ama davvero da chi vuole solo controllarli.
    È importante aiutare i ragazzi a distinguere tra protezione autentica e iperprotezione: la prima fa crescere, la seconda impedisce lo sviluppo. Maria e le figure sante presentate mostrano come la vera maternità sappia lasciare liberi i figli di crescere, pur rimanendo sempre disponibili quando c'è bisogno di sostegno.
    Bisogna prestare attenzione alle diverse situazioni familiari presenti in classe: alcuni ragazzi possono aver sperimentato mancanze affettive, altri possono sentirsi soffocati da troppe attenzioni. Il tema va quindi affrontato con delicatezza, mostrando che la maternità/paternità autentica può essere vissuta e ricevuta anche al di fuori dei legami biologici, come oggi molte volte succede.
    È utile utilizzare esempi concreti dalla loro esperienza: coach sportivi che sanno motivare, insegnanti che credono in loro, amici che sanno ascoltare senza giudicare. Questo li aiuta a riconoscere che sono già circondati da figure protettive e che anche loro possono diventarlo per altri.
    La dimensione della reciprocità è fondamentale: non si tratta solo di ricevere protezione, ma di imparare a darla. Questo li fa sentire utili e importanti, elementi essenziali per la costruzione di una sana autostima adolescenziale.
    Infine, è importante collegare sempre questa dimensione umana a quella divina, mostrando come l'amore materno di Maria sia il riflesso più puro dell'amore di Dio per ciascuno di noi, un amore che non viene mai meno e che ci rende capaci di amare a nostra volta.

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    8. AMPLIAMENTI TEMATICI

    8.1. IL PASSAGGIO DA PROTETTI A PROTETTORI
    Focus pedagogico: Accompagnare gli adolescenti nella transizione dall'essere destinatari di cure al diventare soggetti attivi di protezione verso altri, riconoscendo questo passaggio come segno di maturità.
    Sviluppo: L'adolescenza è come attraversare un ponte sospeso tra due rive: da una parte l'infanzia dove si riceveva protezione incondizionata, dall'altra l'età adulta dove si diventa fonte di sicurezza per altri. In questo passaggio, i giovani scoprono che proteggere non significa dominare ma servire, non significa imporre la propria volontà ma mettersi al servizio della crescita altrui. È l'esperienza del fratello maggiore che smette di essere geloso del piccolo e inizia a essere fiero di lui; dell'amica che passa dal ricevere consolazione al saper consolare. Questo passaggio non avviene in modo netto ma graduale: a volte si è ancora bambini bisognosi di cura, a volte ci si scopre capaci di una tenerezza matura. La vera crescita sta nell'imparare a riconoscere quando è il momento di chiedere aiuto e quando è il momento di offrirlo.

    8.2. LA VULNERABILITÀ COME FORZA PROTETTIVA
    Focus pedagogico: Educare alla comprensione che mostrare la propria vulnerabilità non è debolezza ma condizione per relazioni autentiche e per una protezione reciproca efficace.
    Sviluppo: Nel mondo degli adolescenti, spesso si crede che essere forti significhi non mostrare mai le proprie fragilità. Ma la vera protezione nasce paradossalmente dalla capacità di essere vulnerabili con le persone giuste. È come togliersi l'armatura per permettere all'altro di avvicinarsi davvero: solo chi accetta di mostrare le proprie ferite può ricevere la cura di cui ha bisogno. Un adolescente che impara a dire "ho paura", "mi sento solo", "non ce la faccio" non sta mostrandosi debole, ma sta aprendo la porta a relazioni vere dove la protezione può fluire naturalmente. La vulnerabilità condivisa crea legami più forti di qualsiasi maschera di perfezione. È nell'ammettere insieme le proprie paure che due amici diventano davvero alleati nella vita, è nel riconoscere insieme i propri limiti che una famiglia diventa un rifugio sicuro.

    8.3. LA CUSTODIA DEL CREATO COME MATERNITÀ UNIVERSALE
    Focus pedagogico: Sviluppare negli adolescenti la consapevolezza che prendersi cura dell'ambiente e delle generazioni future è un'espressione autentica di maternità verso l'umanità intera.
    Sviluppo: La terra è come un grembo che accoglie e nutre tutte le forme di vita, e prendersi cura di essa è un atto di maternità universale. Gli adolescenti di oggi sono chiamati a diventare custodi di questa casa comune, non per imposizione ma per amore verso le generazioni che verranno. È la stessa logica della madre che prepara la cameretta per il figlio che nascerà: un gesto d'amore che guarda al futuro. Ogni piccolo gesto ecologico - dal raccogliere un rifiuto abbandonato al scegliere mezzi di trasporto sostenibili - diventa un modo per proteggere il domani di chi ancora non è nato. È una forma di maternità che va oltre i confini familiari e abbraccia l'intera umanità. Quando un giovane si impegna per l'ambiente, sta esercitando quella stessa cura istintiva che una madre ha per i suoi figli, estendendola a tutti i figli della terra.

    8.4. LA MEMORIA COME GREMBO PROTETTIVO
    Focus pedagogico: Aiutare gli adolescenti a valorizzare la memoria familiare e comunitaria come spazio protettivo che custodisce identità, valori e senso di appartenenza.
    Sviluppo: La memoria è il grembo invisibile che protegge la nostra identità attraverso il tempo. Come una madre custodisce nel cuore ogni parola e ogni gesto del figlio, così le famiglie e le comunità custodiscono storie, tradizioni, valori che diventano patrimonio protettivo per le nuove generazioni. Per l'adolescente, riscoprire le radici familiari - ascoltare i racconti dei nonni, comprendere le fatiche dei genitori, conoscere la storia della propria comunità - significa trovare un ancoraggio sicuro in un'età spesso caratterizzata da incertezza e ricerca di identità. Non si tratta di vivere nel passato, ma di attingere dalla memoria la forza per affrontare il presente e costruire il futuro. È come avere sempre con sé un album del cuore che ricorda da dove si viene e verso cosa si è diretti, un tesoro di sapienza che nessuna crisi può portare via.

    8.5. LA TENEREZZA COME LINGUAGGIO UNIVERSALE
    Focus pedagogico: Riscoprire la tenerezza come forma di comunicazione che supera barriere generazionali, culturali e sociali, diventando strumento privilegiato di protezione e cura.
    Sviluppo: La tenerezza è il linguaggio materno per eccellenza, quello che parla direttamente al cuore senza bisogno di parole elaborate. È un linguaggio che gli adolescenti spesso temono di usare, considerandolo segno di immaturità, quando invece rappresenta la forma più matura di forza. La tenerezza è nelle piccole attenzioni quotidiane: ricordarsi del compleanno di un amico, notare quando qualcuno è triste, saper abbracciare al momento giusto, trovare le parole che consolano. È quella delicatezza che sa toccare l'anima senza ferire, che sa avvicinarsi alle ferite altrui con rispetto e compassione. Un adolescente che impara la tenerezza diventa capace di proteggere non solo con la forza ma con l'amore, di essere rifugio sicuro per chi ha bisogno di pace. È il linguaggio di chi sa che ogni persona porta dentro di sé una parte fragile che merita cura, indipendentemente dall'età o dalla condizione sociale.



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