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    L'autentica “prima stazione”

    Riflessioni sparse sulla pratica della Via Crucis

    Cesare Bissoli


    Una visione globale della Passione di Gesù per una personale meditazione e preghiera a Lui, crocifisso per amore e perciò risorto, oggi vivente e fratello.


    1. La tradizionale Via Crucis, che ha preso la forma attuale nel Medio Evo in avanti, si è come concentrata sull’ultima parte quanto mai dolorosa della vita di Gesù, segnando un tragitto di spazio (Via) e tempo (dopo l’Ultima Cena) con le tappe di passione, morte e sepoltura, il tutto riassunto nella parola Crocifissione e nella figura di Gesù Crocifisso. La riflessione esegetica e pastorale attuale mette in rilievo che la Passione di Gesù, in un certo ma vero senso, inizia possiamo dire dalla sua nascita, e culmina nella morte e risurrezione.
    2. Vi sono tre eventi tra loro uniti e interagenti che esprimono la verità totale della vita di Gesù. Il primo dato è che Gesù vive una passione, una sofferenza che si distende lungo tutta la sua breve ma intensa vita, manifestata già sotto forma di una povera nascita, cui segue subito, a causa della perfidia di un prepotente, Erode, una fuga come un migrante in terra straniera, più avanti nel suo servizio evangelico è circondato anche dall’incomprensione dei suoi discepoli, ma soprattutto – salvo eccezioni – da un atteggiamento di offesa e persecuzione, fatta di ostilità, ingiuria, rifiuto da parte di intellettuali ipocriti, addirittura religiosi, fino alla eliminazione del tutto ingiusta e dolorosa con una infamante morte in croce come un criminale sovversivo e pericoloso.
    3. Ma qui va considerato un secondo fattore cui forse poco si bada, coniabile oggi come Via Lucis. Se si osserva bene, la componente persecutoria si manifesta quando e a causa di ciò che Gesù compie verso i più poveri ed emarginati nel corpo e nello spirito, atti di aiuto, concreto, quindi di comprensione, di amore, addirittura ridonando la vita a morti. E questo avviene per tutta la vita. In unione all’aspetto precedente possiamo così affermare che Gesù testimonia che non vi è croce senza amore e insieme non vi è amore senza croce
    4. Da questo indissolubile connubio scaturisce il terzo fattore: l’evento della risurrezione, perché un amore crocifisso –insegna Gesù – non può morire, con tutte le conseguenze che dalla glorificazione di Gesù scaturiscono, riassumibili nei termini di venuta del Regno di Dio, della salvezza. Di ciò la Chiesa guidata dallo Spirito di Gesù è comandata di farsi – come Lui – Vangelo, ‘bella notizia’ per tutti, assumendo come stile di vita quello proprio di vita del Signore Gesù, una via crucis e una via lucis, in croce – per amore, fino al grande incontro finale di risurrezione in Lui per vivere con Lui il Padre, lo Spirito Santo, Maria e tutti i salvati. la vita eterna.
    5. Facciamo presente un’ultima verità, fondamentale e primaria. Percorrendo la tradizionale Via Crucis ricordiamo Gesù con verbi al passato remoto, contempliamo le vicende dolorose di Uno di ieri. In realtà non dimentichiamo che Lui è il Risorto, è presente, anzi ci precede come nostro futuro, per cui ogni volta, quindi qui e ora, che lo pensiamo e invochiamo, in particolare nei sacramenti dell’Eucaristia e del perdono, lo incontriamo realmente vivo e operoso. Lui solo può annunciare il Vangelo che ha affidato alla Chiesa come sua autorevole voce. Egli, come Signore vivente, si rende contemporaneo all’uomo e a tutto il creato, dunque a ciascuno di noi, adesso e poi nell’ora del nostro transito ultimo, quando incontreremo e gusteremo Colui che oggi vediamo soltanto in speculo et enigmate. Tutto questo ci porta a comprendere che la Via Crucis che riordiamo avvenuta ieri, così collegata, anzi causata dall’amore per l’uomo, è il primo capitolo, la prima stazione, della Via Crucis che Gesù continua, oggi e domani, partire dagli ultimi; si svela e si identifica nella sfilata delle innumerevoli stazioni di sofferenza nel mondo di oggi, suscitando nei discepoli, come ha fatto Lui, atti di compassione di carità concreta per il corpo e per l’anima, come di fatto sta avvenendo, anche se ancora poco, troppo poco. Levi o Matteo, Zaccheo, la donna adultera, il cieco e il lebbroso, il posseduto dal demonio urlante, il buon samaritano che aiuta il nemico, l’estremo perdono al malfattore in croce con Lui, la sua invocazione di piena fiducia al Padre e il dono della sua Madre, avvengono oggi come nostra fonte di dolore, di coraggio, di carità e di speranza. Si comprende bene il monito di Gesù: ”Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).

    A conclusione di questa prima stazione vorrei nominare alcune esperienze maggiori della Via Crucis di Gesù secondo i Vangeli.
    1. Gesù minacciato di morte da Erode, fugge con i suoi cari, profugo in terra straniera (Mt 2)
    2. Incredulità grande dei concittadini (Mc 6,1-6). In particolare quelli di Nazareth che all’annuncio nella sinagoga da parte di Gesù dell’”anno di grazia” (Giubileo), fanno il tentativo di ucciderlo, buttandolo giù dal monte dove la loro città era costruita (Lc 4,16-8)
    3. Gesù patisce una continua esperienza di scontro con l’ipocrita e invidioso atteggiamento di rabbi come lui, scribi farisei, anziani, sommi sacerdoti che mostrano disistima, accuse velenose contro di Lui e i discepoli, e tendono congiura per ucciderlo (Mc 3, 1-6; 3, 22-30; 7,1-13; Mt 23,1-32; 26, 57-68)
    4. Gesù stesso annuncia più volte la sua drammatica fine (Lc 9,22). Celebrando la Pasqua con una Cena di addio con incredibile gesto di amore fa dono di sé nei segni del pane e del vino, vero sacrificio di un martire per amore (racconti di passione di Mc, Mt, Lc, Gv)
    5. Le tremende esperienze dell’abbandono nel Getsemani: angosciato per il silenzio del Padre, il rinnegamento di Pietro, il tradimento di Giuda, la fuga di tutti, salvo delle donne (Lc 22,31-62)
    6. Dobbiamo parlare di Gesù sotto tortura: sputi, schiaffi, una dura flagellazione, una corona ma di spine, denudato, con un verdetto di condanna a morte, al posto di uno ben noto delinquente Barabba, condanna totalmente ingiusta da parte di una autorità straniera, di cui non possiamo dimenticare il nome dicendo il Credo, mentre risuonano le grida disumane di tanta gente: “crocifiggilo” (Lc 22,63-23,25)
    7. Il crudele supplizio della croce, tra due ladroni, trascinando verso la collina del Golgota due pesanti assi dove sarà inchiodato tra gli sberleffi della gente come in uno spettacolo all’aperto, mal dissetato e deriso, una lunga, dolorosa agonia, l’ultimo atto di amore e perdono al brigante di destra, un atto di totale fiducia al Padre, un forte grido finale, una ingiuriosa verifica con un colpo di lancia al petto, un rapida, notturna sepoltura in un sepolcro nuovo bloccato da un macigno inamovibile ( Mc, Mt, Lc, Gv nei loro racconti)
    8. Un evento indimenticabile. Prima di morire volle donare a Giovanni, cioè all’umanità, a noi, quella donna, sua madre da cui una trentina di anni prima aveva ricevuto la vita, perché il dono di vita di sua madre continuasse per noi lungo i secoli (Gv 19, 25-27)
    9. “Non è più qui. È risorto. Ritornerà un giorno e saremo con Lui per sempre” (Lc 24; Atti 1, 6-11).

    Un momento di riflessione personale
    - Come sento la Via Crucis? Quel Crocifisso mi parla?
    - Ho fatto, e forse faccio esperienze di croce nella mia vita? Che atteggiamento assumo?
    - La Chiesa in cammino sinodale come può e deve vivere il mistero della Croce e proporlo al mondo?
    - La Via Crucis è una esperienza proponibile al mondo giovanile? in che modo?



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