NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email

    Per una spiritualità

    dell’Incarnazione

    Riflessione per il Natale

    Mario Delpiano



    Qualche premessa

    Che senso ha parlare di spiritualità?

    Parlare o riflettere sulla “spiritualità” non è questione da prete o da suora. La nostra cultura oggi è così matura che riconosce che la risorsa umana “spiritualità” è una risorsa dell’uomo, di tutto l’uomo. Ogni uomo o donna, persona vivente e consapevole, possiede e coltiva una propria spiritualità.
    La spiritualità ci serve per vivere degnamente da “umani”: essa consiste in un insieme di simboli, di memorie, di significati che danno “senso” (gusto e sapore) alla vita di tutti i giorni e indicano “una direzione” verso cui orientare e regolare la vita stessa (sistema di valori e progettualità, sogni, speranze).

    Quale spiritualità

    Ma quale spiritualità? In un tempo di pluralismo, esistono modelli diversi di spiritualità, ma non possiamo dire che uno vale l’altro. L’esigenza e la ricerca è quella di una spiritualità per essere uomini e donne di oggi, credenti nel Signore Gesù e suoi “discepoli” senza dover essere uomini e donne di altri tempi.

    Ci sono alcuni modelli circolanti:
    - una spiritualità “disincarnata”, che non fa i conti con la storia di oggi, con i nostri problemi e la speranza; una spiritualità per la quale è irrilevante la “vita”, e in particolare la “vita quotidiana” come insieme di trame di relazioni, di esperienze, di simboli, di significati, di interrogativi che emergono dalla vita.
    - una “spiritualità dualistica”, che separa l’anima dal corpo, che separa l’al di qua dall’al di là, la salvezza dell’anima dalla felicità e la giustizia sulla terra, e dunque tutta concentrata sull’aldilà e che poco presta attenzione alla vita dell’aldiqua. Una spiritualità che usa le categorie dell’orizzontale e del verticale, una spiritualità che distingue tra “immanente” e “trascendente”, una spiritualità che distingue tra sacro e profano, per cui tutto quello che facciamo è “al di fuori del tempio” o solo sulla soglia, e quello che c’è dentro manco lo sfiora; una spiritualità autoritaria invece di una spiritualità che responsabilizza e affida a ciascuno la responsabilità sulla vita e sulle sorti del mondo dell’uomo.
    In questo senso è quanto mai urgente, per l’uomo e la donna di oggi che vogliono essere credenti nel Signore Gesù, riscoprire le radici e i fondamenti evangelici di una spiritualità che voglia dirsi cristiana.

    L’evento dell’Incarnazione

    Alla radice della spiritualità e della vita cristiana: l’Incarnazione

    L’Incarnazione è un evento, cioè un insieme di fatti storici interpretati, e un punto di vista, e perciò di lettura/interpretazione della vita e della vita quotidiana alla luce della fede.
    L’evento si riferisce alla figura, persona e storia di Gesù di Nazareth, come Lui l’ha vissuto e compreso, e come è stato vissuto, incontrato, conosciuto, compreso, interpretato dai discepoli che lo hanno seguito e dalle prime comunità dei credenti che hanno riscoperto la fiducia=fede in Gesù dopo l’esperienza “straordinaria e sorprendente” della resurrezione.
    - Dunque l’Incarnazione dice la lettura con “sguardo credente” della storia di Gesù e dell’esito di questa storia (è il vivente, è risorto, ha vinto la morte …), oltre che immediatamente del suo ingresso nella storia dell’uomo come Dio che si fa uomo.
    - Questo “sguardo di fede” che legge oltre, coglie l’invisibile nel visibile, è soprattutto e anzitutto un “dono dello Spirito del Risorto”, a chi crede, o meglio, ad ogni uomo e donna che si aprono alla fede in Gesù il Signore della vita. Senza lo Spirito donato a noi e accolto, non possiamo nemmeno confessare nella fede che Gesù è risorto ed è il Signore, e meno che meno anche che egli è “Emanuele”, cioè Dio-con-noi.

    In che cosa consiste questo evento e come ci è giunto?

    Ci è giunto da comunità semplici di discepoli che hanno dato anche la vita per questa “bella notizia” e ce l’hanno raccontata e tramandata.
    La bella notizia è che Dio nella persona di Gesù, uomo come noi, non solo ci parla a nome di Dio, ma la bella notizia è che nella persona di uomo, nel vissuto, nella storia di un uomo chiamato Gesù di Nazareth, Dio ci mostra il suo volto umano, la sua voce, il suo sguardo, le sue carezze, la sua mano tesa, il suo abbraccio riconciliante.
    Ricordiamo due testi molto noti:
    - Gv. 1,14 “Colui che è “la Parola” (dabàr, logos) è diventato uomo, ha vissuto in mezzo a noi uomini. Noi abbiamo contemplato il suo splendore divino”.
    - 1 Gv. 1, 1-3: “La parola che dà la vita esisteva fin dal principio: noi l’abbiamo udita, l’abbiamo vista con i nostri occhi, l’abbiamo contemplata, l’abbiamo toccata con le nostre mani. La Vita si è manifestata e noi l’abbiamo veduta. Siamo i suoi testimoni e perciò ne parliamo… “

    Al centro dell’evento sta Gesù di Nazareth: una persona umana, che ha una storia, un nome, una patria, un territorio, che ha vissuto la sua vicenda umana entro un segmento di tempo preciso, per di più 20 secoli fa!
    Questo Gesù ha suscitato una esperienza di sconvolgente e radicale novità in molti uomini e donne. Lo confessano nella fede il Cristo, il Messia atteso, il Signore della vita, l’unico Nome in cui è possibile ottenere la salvezza (cioè avere vita piena e abbondante). Riuniti nel suo nome si riconoscono come Chiesa, che continua la sua causa, in ogni tempo e in ogni luogo. La vita nuova che vivono e la prassi che attivano, per continuare ciò che Gesù ha detto e fatto, fanno parte dell’Evento stesso.
    L’incarnazione, l’umanità di Gesù e la presenza di Dio nella sua vita, sono l’esperienza centrale e fontale della sua vita e della fede che ha suscitato nei discepoli.
    L’evento dell’Incarnazione è dunque un fatto preciso della vita di Gesù: Dio per salvare l’uomo ha deciso di farsi uomo, uno di noi, ed è diventato uomo con la collaborazione di tante altre creature (pensiamo a Maria e Giuseppe, al linguaggio misterioso e straordinario per raccontare che Dio assume la propria vita umana in una donna semplice e sconosciuta… come tutti i nati di donna).

    Una prospettiva per la vita

    Ma l’incarnazione non è solo questo, un “evento”. Essa è la prospettiva da cui leggere e comprendere in modo più preciso tutto quello che Gesù ha detto e fatto per rivelarci quanto Dio ha da dirci e da offrirci. Essa ci fa comprendere chi è Gesù e chi è per noi. Ed è anche la prospettiva da cui leggere e comprendere il senso della nostra stessa vita, della vita quotidiana.

    Gesù ci rivela il vero volto di Dio: chi è e cosa vuole: un Dio per l’uomo, presente e nascosto

    Gesù. Le sue parole, la sua storia, in particolare il suo esito nella croce e risurrezione, ci dicono qualcosa su Dio e su che cosa vuole e pensa Dio dell’uomo, della vita di ciascuno.
    Anzitutto Gesù ci rivela un nuovo volto di Dio, perché finora nessuno mai l’aveva visto né incontrato. Gesù, ci dice Giovanni, è colui che ce lo rivela in pienezza.
    Se analizziamo tutto quanto Gesù ci dice e ci racconta di Dio, il volto di Dio che ci rivela nella sua stessa umanità, non ci vuole molto nel concordare che il Dio di Gesù (quello a cui si rivolge come a un Padre da Figlio) è il Dio della vita, che vuole la felicità per l’uomo. È un Dio-per-l’uomo, e che fa della vita dell’uomo l’espressione più radicale della sua “gloria” (cioè la cosa che a Dio sta più a cuore).
    Gesù capovolge l’idea di “gloria di Dio” dominante, sottesa all’uso che ne facciamo.
    Sant’Ireneo esprime ciò con un linguaggio irrepetibile: “La gloria di Dio è l’uomo che vive”. Ancora di più la Conferenza episcopale latino americana, quando a Puebla esprime la comprensione di questa affermazione a partire dalla scelta dei poveri “la gloria di Dio è il povero (cioè il non-uomo) che vive in pienezza”.
    Tornando alla storia di Gesù, pensiamo alla disputa con i farisei a proposito della guarigione avvenuta di sabato di quel povero uomo dalla mano secca (Mt 12,1-14): Per la teologia dominante Dio andava onorato prima di tutto rispettando il sabato. L’uomo paralizzato poteva aspettare; sei giorni della settimana erano a sua disposizione, il settimo invece era tutto e solo per la gloria di Dio. Per il Dio di Gesù il sabato è onorato quando chi è menomato viene restituito a tutta la sua piena abilità di vita. Gesù propone una visione di Dio molto diversa. La vita e la felicità dell’uomo sono la grande passione di Dio e la proclamazione della sua gloria. Anche le regole, i precetti, la legge sono solo ed esclusivamente in funzione della vita dell’uomo e di ciascuno in particolare. Gesù non chiede di scegliere tra Dio e la felicità dell’uomo. Afferma senza mezzi termini che la gloria di Dio sta nella felicità dell’uomo. Potremmo dire: “Dio è felice solo quando ciascun uomo, ciascuna donna è felice!”
    Ma le parabole e gli incontri di Gesù ci rivelano alla fine un volto così radicale di Dio che i suoi contemporanei stentano a riconoscere e ad accettare: pensiamo alla storia della donna adultera, o alla storia di Zaccheo, lì Gesù svela un volto e uno stile di relazione con chi ha sbagliato e vive fuori della legge dell’amore che stupisce, affascina e disarma, ma che fa anche arrabbiare i benpensanti: il volto di un Dio misericordioso la cui gioia più grande è quella dell’abbraccio del peccatore e della fiducia che egli viene cambiato nell’esperienza sorprendente dell’amore.
    Quando l’uomo si sente amato non resta più come è, ma inizia il suo cammino di cambiamento! (pensiamo al valore pedagogico per i nostri ragazzi!!!).

    Ma questo non basta. Ciò che Gesù ci rivela di Dio è ancora oltre, perché Gesù rivela e manifesta Dio secondo modelli comunicativi che ripetono la logica fondamentale di ogni parola umana. Gesù pone dei gesti, messaggi, parole che hanno un loro preciso spessore e sapore storico. Possono essere compresi e decifrati attraverso gli schemi interpretativi con cui ogni giorno valutiamo le nostre esperienze.
    Nel profondo di questi gesti, parole, messaggi, Gesù è Dio che si manifesta all’uomo.
    Le parole umane, i gesti e le realtà della vita quotidiana del suo tempo diventano segni della presenza di Dio nella storia dell’uomo. Segni di una presenza che è anche assenza.
    Il passaggio da quello che si percepisce nella comunicazione umana di Gesù, al “mistero che si porta dentro” e che il segno esterno (parola, gesto) intende rivelare, richiede sempre uno sguardo penetrante, che sa leggere nel profondo, fatto di intreccio di amore e fantasia: richiede la fede. Solo nella fede dell’interlocutore i gesti, i messaggi, le parole di Gesù esprimono totalmente il mistero di Dio e ne svelano il mistero.
    Qualche volta la fede è facile, perché il segno esterno è tutto trasparente del mistero di Dio: così è capitato per la madre di Naim che ha scoperto chi è Dio per lei quando, stringendo tra le braccia il figlio morto che aveva pianto, se lo è visto restituire vivo. Così per Lazzaro e le sorelle, l’amico risuscitato da Gesù. E tanti altri gesti stupefacenti di Gesù che hanno facilmente aperto gli occhi al mistero che questo uomo di Nazareth portava con sé.
    Altre volte la lettura è molto più complessa. Avranno faticato non poco i venditori del Tempio che si sono trovati le bancherelle rovesciate e la merce sparpagliata in ogni dove… Per non parlare dell’evento culmine della vita di Gesù, il fallimento della sua vita, morto sulla croce e abbandonato. Quanto tempo c’è voluto perché gli apostoli, il circolo degli amici più vicini a Gesù, cogliessero in quell’evento la “presenza” nella assenza di Dio.
    La conclusione è questa: Gesù ci rivela il volto di un Dio che è tutto per l’uomo e che non gliene importa proprio di sé!
    La “gloria di Dio” non è un concetto narcisista, ma esattamente il suo rovesciamento: la dimenticanza di sé perché l’altro viva in pienezza.

    Gesù, volto e parola di Dio, rivela all’uomo chi è l’uomo

    L’incarnazione ci fa scoprire il significato e il valore dell’umanità dell’uomo, il valore della nostra umanità.
    Dio, facendosi uomo in Gesù, ha manifestato quanto è grande il suo progetto sull’uomo e la sua grandezza.
    L’uomo, la sua umanità possono diventare capaci di rivelare Dio, di esserne specchio, simbolo, icona.
    In Gesù Dio ha assunto un volto umano. L’umanità di Gesù è Dio con noi: l’evento nuovo e insperato in cui Dio stesso, rimanendo Dio, si è fatto vicino, volto e parola, per incontrare l’uomo e offrirgli la possibilità di vivere da Dio.
    La sorprendente novità testimoniata da Fil 2, 6-8 sta proprio in questo: “Dio non ha abbandonato la forma di Dio per prender quella di “servo” ma è diventato pienamente uomo, pur continuando ed essere Dio, facendosi servo dell’uomo”.
    Per questo l’incarnazione è anche la rivelazione più piena dell’uomo; rivela la sua sconfinata grandezza.
    La umanità di Gesù e la nostra possono manifestare, rendere presente ed esprimere il volto di Dio, perché l’umanità dell’uomo è stata fatta radicalmente capace di manifestare Dio, ciò che è e ciò che gli sta a cuore. L’incarnazione è cominciata proprio dalla creazione: questo primo gesto di chiamata alla vita, di salvezza, indica che Dio ha creato un uomo e una donna capaci di essere “volto”, sguardo, gesto, parola, carezza di Dio.
    Se l’uomo non fosse stato costruito così, Gesù di Nazareth non avrebbe potuto essere Dio con noi, perché la sua umanità sarebbe stata incapace di offrire “una tenda” a Dio.
    C’è chi nella storia della fede ha preso così sul serio l’umanità di Gesù fino ad arrivare a dire che non era né poteva essere Dio; e chi invece sottolineandone la sua divinità è arrivato a cancellare e negare l’umanità di Gesù.
    Sono i due paletti che la fede consolidata della chiesa ci pone di tanto in tanto per non perdere il tesoro di questo Evento dell’incarnazione.

    Qualche precisazione

    Quale tipo di umanità è in grado di svelare il volto di Dio in maniera più trasparente?

    Ma dobbiamo leggere in profondità l’umanità e la storia così scandalosa e disorganizzante dell’umanità di Gesù: Gesù ci dice anche quale uomo diventa icona di Dio. Egli è stato radicalmente l’uomo per gli altri, votato pienamente perché l’uomo viva in pienezza, e per questo ha affrontato anche la consegna fiduciosa della sua vita a perdere, sotto la violenza delle istituzioni e degli uomini. “Fidandosi”. Egli è colui che raggiunge tutte le più estreme possibilità di esistenza umana, raggiungendo in pienezza l’abbandono totale al mistero di Dio proprio nel momento del fallimento e del rifiuto da parte degli uomini. E qui sta il dramma della storia di ciascuno di noi. Una umanità che si sottrae al progetto di Dio sull’uomo, e che nella tragica libertà, sceglie la via del non-uomo, della “dis”-umanità.
    In questo Gesù rivela quale vetta di umanità l’uomo può raggiungere: consegnare con fiducia la propria vita per la vita degli altri perché ci sia vita, per amore: “nessuno ha un amore più grande di chi consegna la propria vita per il fratello che ama”. E da questo amore radicale sboccia il per-dono.

    Allora Gesù rivela anche il “senso” della vita dell’uomo e lo propone a noi: vivere la vita come dono e perdono.
    La vita come dono è la consapevolezza che tutto abbiamo ricevuto gratuitamente, una immensità di doni (e il Natale è il tempo dei doni) e che la nostra vita è la responsabilità a far sì che “dono” continui a essere: la nostra vita dono per gli altri. Essere uomini vuol dire scoprire di essere “donati” e acconsentire a che la nostra vita sia “donata per gli altri”.
    Ma la vita di Gesù registra amaramente anche il rifiuto del dono. Il rifiuto della vita come dono. In questo senso la vita diventa accaparramento, rapina, violenza sull’altro, e l’uomo diventa lupo/nemico dell’altro uomo.
    Qui è l’ultima scommessa della vita di Gesù: con il per-dono egli scommette che, attraverso l’abbraccio misericordioso e la restituzione al dis-umano della fiducia, l’altro (il dis-umano, il non-uomo), accolto nella sua miseria, può cambiare e può riprendere a far dono della sua vita. Questa è la più alta scommessa sull’uomo, la fiducia di Dio su quello che l’uomo è capace di fare. E il dono dello Spirito, che è nient’altro che l’Amore di Dio, può davvero restituire all’uomo il suo volto originario di icona di Dio che perdona. Gesù ha vissuto così. Gesù come uomo ha presentato questo volto umanissimo di Dio che vince anche il negativo, il male, attraverso il per-dono.

    Verso l’altro

    Gesù rivela che l’umanità dell’uomo diventa sacramento/simbolo di Dio per l’altro uomo

    Adesso allora possiamo giungere ad una spiritualità in cui ciascuno di noi diventa consapevole che “io, la mia, la tua umanità” ma anche l’umanità dell’altro, diventano il luogo concreto dove Dio ci parla e ci chiama, dove possiamo raccogliere il suo appello attraverso l’altro.
    Gli educatori possono essere il volto umano, accogliente, perdonante, pieno di fiducia, di Dio per i ragazzi e per i giovani di oggi. La bontà, la pazienza, l’accoglienza, la fiducia sempre rigenerante, la voglia di relazione e di incontro, la costanza, fanno sì che l’educatore può essere icona/volto di Dio per i giovani che Dio non l’hanno mai incontrato. I ragazzi e giovani non debbono necessariamente fuggire nei monasteri, nei santuari, nelle chiese, nei “luoghi” o dalle persone del “sacro” per incontrare Dio. Essi possono incontrarlo attraverso la nostra umanità.
    L’educatore dei giovani, dei ragazzi ritrova nella sua umanità e nella umanità dei ragazzi e giovani il luogo concreto in cui Dio gli parla e lo chiama a vivere la radicalità dell’amore: essere per gli altri fino a consegnare la propria vita senza misura e senza tenere nulla per sé.
    I ragazzi e i giovani per noi, i compagni di viaggio prediletti, diventano luogo sacro, roveto ardente, spazio dove Dio - con le parole e i gesti dell’uomo/giovane di oggi - ci chiama ad essere uomini e donne sulla statura dell’uomo/Dio Gesù, e questo per noi sulla strada di don Bosco, come “educatori”.

    Non si tratta della scalata all’Everest

    Vivere l’incarnazione di Dio nell’umanità dell’uomo, a partire dall’uomo Gesù di Nazareth, per un discepolo significa non un impegno irraggiungibile, non una fatica di Sisifo; non siamo chiamati a reggere il mondo sulle nostre spalle.
    Perché tutto ciò, la consapevolezza, la passione, la responsabilità che fioriscono, sono anzitutto “dono dello Spirito di Gesù Risorto”.
    È Dio che ci plasma e ci fa suoi figli, e lo siamo veramente! A noi non resta che benedire, ringraziare, e rispondere con il livello della libertà e della responsabilità che ci sono donati. Perché tutto è dono, Tutto è perdono.
    Ma sarà possibile tutto questo, e come? La risposta di Maria è stata – e sarà ancora per noi: “Nulla è impossibile a Dio. Lo Spirito farà diventare te sua tenda con la sua ombra”.



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi