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    Sola Grazia

    Lidia Maggi

    Mio Dio,
    non senti nostalgia per il tempo in cui l'orante ti cercava, ti ringraziava nei giorni buoni e ti chiedeva ragione dei giorni cattivi? Nel male sospettava la tua responsabilità, ti accusava di non difendere le tue creature da forze ostili, urlava fino ad imprecare chiamandoti in causa; ma rifiutava di pensarsi senza di te.
    Tu facevi parte dell'intera esistenza, della storia, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia; tu eri l’interlocutore della vita e della morte. Forse, quel tempo era segnato da una fede un po' ingenua, ma adesso? Dove stiamo con te? O meglio, senza di te? Di fronte all'ennesimo disastro, il primo messo da parte, in quarantena, sospeso dal lavoro, sei proprio tu. Licenziato per mancata capacità performativa nel mercato del sacro. Non ci liberi dal virus? Non ci proteggi? e allora ci disfiamo di te: licenziato perché inutile, incapace di soddisfare lo standard produttivo nell'azienda del sacro. È finita la stagione del posto fisso, persino per te.
    Benvenuto nel mondo dei disoccupati, di coloro che hanno perso i diritti, senza tfr o sussidio di disoccupazione. Anche tu fagocitato nel tritacarne della logica di mercato, che trasforma in scarto chi non produce. Del resto, se non sai vendere polizze di salvezza, se non ci assicuri protezione, immunità, a che ci servi?

    Mio Dio,
    se ti mettiamo da parte per mancato rendimento, chi ci libererà dal virus performativo che contamina persino le relazioni più intime, più sacre, perdendo la possibilità di amare senza altro scopo che l'amore? E se invece ci ostiniamo ad affermare che con le preghiere tu ci salvi e moltiplichiamo le nostre litanie, trasformando in catene virali le richieste di aiuto, chi siamo? Cosa stiamo diventando? Siamo ancora i miseri bisognosi di soccorso o non piuttosto “agenti di commercio del sacro”, manipolatori del divino, venditori di salvezza?

    Caro Dio,
    l'idolo del mercato rischia di contaminare la nostra spiritualità sia quando ti mettiamo da parte che quando puntiamo su di te i riflettori.
    Come uscirne? Come disintossicarci? Non ci sono ricette, lo so, e nessun vaccino potrà mai immunizzarci. Mi chiedo, tuttavia, se può offrirci qualche anticorpo ripartire dalla grazia: non la tua, quella rivolta a noi creature umane facilmente soggette all'abbaglio, all'errore, alla manipolazione; piuttosto la nostra grazia verso di te. Amarti solo per amarti, pregarti solo per ascoltarti, cercarti solo per passare del tempo con te...
    È possibile credere, avere fiducia in te, nella vita, negli altri, senza attendersi nulla in cambio?
    E' possibile scommettere solo sulla forza della relazione per arrivare a non desiderare altro che te, andando a scuola dai mistici e dagli innamorati, capaci di custodire un amore che basta a sé stesso. Amarti e sentire che tutto è diverso perché tu ci sei. Amarti e accontentarsi di “saperti in giro”, anche se tu non dovessi ricambiare il mio amore, amarti e cercare di farti stare bene, portarti un mazzo di fiori nell'anonimato, scrivendoti nel segreto la più bella tra le lettere d'amore. E sentire che mi batte il cuore quando qualcuno nomina il tuo nome, quando dicono cose carine su di te, quando ti intravedo in giro, e ti vedo ridere. Questo è l'amore che vorrei imparare a donarti, pura grazia, sola gratia.



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