NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


    Etty Hillesum: l'amore come destino e come dono



    Un'anima in cammino verso l'Amore

    C'è una frase nel diario di Etty Hillesum che risuona come un'affermazione stupita, quasi incredula di fronte alla propria stessa scoperta: "In realtà c'è così tanto amore in me." Non è una dichiarazione di autocompiacimento, né tantomeno di orgoglio spirituale. È, piuttosto, il riconoscimento stupefatto di una presenza che la abita e che eccede continuamente i contenitori nei quali lei tenta, faticosamente, di raccoglierla. È l'eco di chi si accorge di portare dentro di sé qualcosa che non ha fabbricato, qualcosa che la precede e la supera, e che tuttavia la chiama a essere la sua custode e la sua voce nel mondo.
    Etty Hillesum nasce il 15 gennaio 1914 a Middelburg, nei Paesi Bassi, in una famiglia ebrea colta e irrequieta. Studia diritto e lingue slave ad Amsterdam, dove vive in una pensione affollata di relazioni, libri, turbamenti e ricerche. Il suo diario – tenuto tra il 1941 e il 1943, in uno dei periodi più oscuri della storia europea – è uno dei documenti spirituali più straordinari del Novecento. Arrestata nel 1943, deportata ad Auschwitz, muore il 30 novembre di quello stesso anno, a ventinove anni. Eppure non è la sua morte a definirla: è il cammino interiore che lei compie consapevolmente verso la vita, verso l'altro, verso Dio – un cammino che possiamo leggere, nella sua interezza, come una progressiva comprensione e incarnazione dell'agape, di quell'amore che la tradizione teologica cristiana ha distinto dall'eros e dalla philia proprio perché non nasce dal bisogno, ma dal dono di sé.

    Dal desiderio al dono: la conversione dell'eros

    Il punto di partenza di Etty è onesto e incarnato. Essa non approda all'agape attraverso un'astrazione filosofica o una disciplina ascetica, ma attraverso il vissuto concreto e spesso contraddittorio dell'esperienza amorosa. Nelle prime pagine del diario, ella è una giovane donna intelligente e sensuale, capace di godere dell'amore fisico ma già inquieta davanti alla sua insufficienza. Riconosce in sé qualcosa che la erotizzazione dell'incontro non riesce a soddisfare: "Da un punto di vista erotico, sono raffinata e abbastanza esperta... l'amore sembra perfetto allora, e invece rimane una Spielerei [un passatempo] che gira intorno all'essenziale, mentre qualcosa resta imprigionato nel profondo di me stessa."
    Questa inquietudine non è moralismo, non è rifiuto del corpo: è la percezione acuta che l'eros, lasciato a se stesso, tende a girare intorno all'essenziale senza mai toccarlo davvero. C'è qualcosa in lei che chiede di essere liberato, che preme dal profondo verso una forma di amore più ampia, più vera, capace di abbracciare non solo il corpo dell'amato ma la sua anima, non solo l'amato ma il prossimo, non solo il prossimo ma l'intera umanità.
    La figura di Julius Spier – il medico e analista junghiano con cui Etty instaura una relazione profonda e complessa – diventa il banco di prova di questa trasformazione. Attraverso il rapporto con lui, ella non trova semplicemente un amante o un maestro: trova lo specchio in cui la propria capacità di amare si affina e si dilata. "Il mio interesse adesso si sposta dall'uomo al suo lavoro, e da questo nasce di nuovo amore per l'uomo, ma a un livello più alto." La traiettoria è rivelativa: dall'attrazione per la persona alla fascinazione per ciò che quella persona rappresenta e persegue, fino a un amore che non necessita più di possesso per esistere. "Lo amo di un amore che vuole sempre meno possedere e proprio per questo possiede sempre più."
    Questa dinamica ha una precisa valenza teologica. L'agape, nell'accezione paolina e poi agostiniana, è precisamente quell'amore che non cerca il proprio interesse, che non si chiude nell'esclusività del duo, che non si riduce alla soddisfazione del desiderio. Ma Etty non giunge a questa comprensione leggendo i trattati di teologia: la vive nella carne viva delle proprie relazioni, con le loro gelosie, le loro incertezze, le loro aridità improvvise. È una maturazione che costa.

    Il cuore che si allarga: verso l'amore universale

    Uno dei movimenti più sorprendenti e belli nel diario di Etty è quello che potremmo chiamare la dilatazione del cuore: la progressiva incapacità di contenere l'amore entro i confini di una singola relazione, non per mancanza di fedeltà ma per eccesso di ampiezza. Ella scrive, con una lucidità che stupisce per la sua età: "Le cose veramente primordiali in me sono i sentimenti umani, una sorta di amore e di compassione elementari che provo per le persone, per tutte le persone. Non credo di essere adatta a un uomo solo."
    Questa affermazione non è una fuga dalla responsabilità relazionale, né una giustificazione per l'instabilità sentimentale. È il riconoscimento onesto che in lei abita qualcosa di eccedente, che non è equamente distribuibile in un'unica direzione senza impoverire tutte le altre. La metafora che lei stessa usa è potente nella sua semplicità: "Si deve essere giusti con tutti, non si può deprivare uno a causa di un sentimento troppo intenso nei confronti di un altro. Questo richiede molta forza e una grande quantità di amore."
    Il Vangelo di Marco racconta di una donna che versa un intero vaso di nardo profumato sui piedi di Gesù: un atto di spreco scandaloso secondo la logica dell'economia, ma comprensibile secondo la logica dell'agape, che è per sua natura un'eccedenza, un dono che non calcola il ritorno. Qualcosa di simile accade in Etty: il suo amore non è razionato, non è amministrato con prudenza contabile, ma versato – a rischio di "perdere" – perché la sua natura profonda è quella del dono.
    Ella si accorge, con crescente chiarezza, che questa larghezza del cuore è anche una responsabilità morale e spirituale: "Una cosa, tuttavia, è certa: si deve contribuire ad aumentare la scorta di amore su questa terra. Ogni briciola di odio che si aggiunge all'odio esorbitante che già esiste, rende questo mondo più inospitale e invivibile." Siamo già qui nel cuore dell'agape intesa non come sentimento privato ma come forza trasformatrice della storia, come alternativa radicale alla violenza che la circonda.

    L'amore come preghiera e come incontro con Dio

    Il passaggio più decisivo nel cammino spirituale di Etty è quello in cui l'amore smette di essere solamente un sentimento – per quanto nobile e vasto – e diventa la forma stessa del suo rapporto con Dio. Non si tratta di una fusione mistica che dissolve la concretezza delle persone in un'astrazione divina: al contrario, è nell'amore concreto per le persone concrete che Etty incontra Dio, e nell'incontro con Dio che impara ad amare le persone più liberamente.
    La scena del tappeto di cocco ritorna più volte nel diario come luogo fisico e simbolico della preghiera. Etty si inginocchia – un gesto fisicamente umile, quasi buffo per una donna moderna e laica del Novecento – e prega: "Signore fammi vivere di un unico, grande sentimento - fa' che io compia amorevolmente le mille piccole azioni di ogni giorno, e insieme riconduci tutte queste piccole azioni a un unico centro, a un profondo sentimento di disponibilità e di amore." In questa preghiera è contenuta un'intera spiritualità dell'agape: la richiesta che le azioni quotidiane, frantumate e minute come sono, trovino unità non in una idea astratta ma in un sentimento vivente, in una disposizione interiore che sia allo stesso tempo mistica e pratica.
    La sua comprensione di Dio non è quella del Dio giudice o del Dio onnipotente che protegge i suoi dall'orrore della storia. È, sorprendentemente, quella di un Dio che ha bisogno degli uomini per manifestarsi nel mondo, che è Egli stesso vulnerabile e bisognoso di custodia. In questo capovolgimento radicale – che richiama, in modo del tutto autonomo, alcune intuizioni della teologia kenótica – Etty trova la cifra del proprio impegno: se Dio è amore, e se questo amore nel mondo ha bisogno di portatori umani, allora essere strumento e custode di questo amore diventa il senso stesso della propria esistenza. Ella scrive, in una delle più belle pagine del diario: "Dio mio, ti ringrazio perché mi hai creata così come sono. Ti ringrazio perché talvolta posso essere così colma di vastità, quella vastità che non è poi nient'altro che il mio esser ricolma di te."
    Questa "vastità" non è un concetto astratto: è l'esperienza vissuta dell'agape, di quell'apertura del cuore che rompe i confini dell'io senza dissolverlo, che accoglie l'altro senza assorbirlo, che si dona senza svuotarsi. È la stessa dinamica che Agostino, mille e cinquecento anni prima, aveva cercato di esprimere nel paradosso del cuore inquieto che trova riposo solo in Dio – ma in Etty questo riposo non è mai quietismo: è energia, è slancio, è cura operosa e concreta.

    L'agape di fronte all'abisso

    Il banco di prova definitivo di ogni spiritualità dell'amore è la sua tenuta davanti alla sofferenza e alla morte. È qui che la dimensione dell'agape in Etty Hillesum raggiunge la sua forma più alta e più commovente.
    Nel campo di transito di Westerbork, dove è impiegata come assistente sociale, Etty è circondata dalla miseria umana nella sua forma più densa e concentrata. La deportazione, la separazione delle famiglie, la paura, la malattia, la morte prossima: tutto ciò che potrebbe giustificare la chiusura del cuore, il ripiegamento nell'indifferenza come meccanismo di sopravvivenza. Eppure lei sceglie la direzione opposta. "Andrò dappertutto allora, e cercherò di non aver paura. E dovunque mi troverò, io cercherò d'irraggiare un po' di quell'amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro."
    Questo "irraggiare" è una parola luminosa e precisa. La luce non si preoccupa di chi la riceve, non seleziona i degni, non si esaurisce nell'atto stesso del risplendere: è, per sua natura, dono gratuito e universale. Etty sente di essere – nelle condizioni più inumane – una portatrice di luce, non per virtù propria ma perché qualcosa in lei si è allineato con quella forza più grande che chiama Dio, e che è appunto amore senza confini.
    La morte di Spier, che la precede nel 1942, le strappa questa annotazione straziante e bellissima: "Dicono che sei morto troppo presto. Bene, allora ci sarà un libro di psicologia in meno, ma è entrato un po' più d'amore in questo mondo." In queste poche parole Etty compie un gesto teologicamente denso: misura il valore di una vita non in termini di produzione intellettuale o di sopravvivenza biologica, ma in termini di amore immesso nel mondo. È la logica del seme evangelico che muore per portare frutto, è la logica del chicco di grano che non si risparmia.
    E infine, quasi alla vigilia della propria deportazione definitiva, scrive parole che sono tra le più alte mai pronunciate da un essere umano di fronte all'orrore: "Mio Dio, è un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguirà un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l'umanità che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L'unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi è di prepararli fin d'ora in noi stessi."
    L'agape, in Etty Hillesum, è esattamente questo: la capacità di custodire l'umano – e il divino nell'umano – anche quando tutto intorno tende alla sua distruzione. Non è rassegnazione, non è illusione: è la scelta lucida e cocciuta di chi ha capito che l'amore non è un sentimento tra gli altri, ma la struttura portante della realtà, il nome più proprio di ciò che siamo chiamati a essere e a fare nel mondo.
    "In realtà c'è così tanto amore in me": una frase che all'inizio suonava come una constatazione stupita, diventa, alla fine, una consegna. Un testamento. Una promessa ancora aperta.

    VEDI CITAZIONI DAL DIARIO
    https://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=17867



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi