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    Riflessioni sui temi

    di "Buongiorno Scuola"

    dalla testimonianza di Etty Hillesum


    1. INIZIO/RICOMINCIARE
    Etty ci insegna che ogni giorno può essere un nuovo inizio, anche nelle circostanze più difficili. A ventisette anni, nel pieno della persecuzione nazista, inizia a tenere un diario che diventa un cammino di scoperta interiore. Non aspetta tempi migliori per ricominciare a vivere pienamente: ricomincia ogni mattina, anche nel campo di Westerbork. Per voi giovani questo significa che non esiste un momento sbagliato per cambiare direzione, per crescere, per diventare la persona che volete essere. Ogni mattina che vi svegliate è un dono, un'opportunità per ricominciare con più consapevolezza e coraggio.

    [Venerdì 3 luglio 1942]
    E ho pensato: oh, sì, questo sì che soddisferebbe la nostra personale acrimonia e i nostri desideri di vendetta, ma perché scegliere la via più agevole e facile? Perché pensare solo alla soddisfazione del proprio io? Perché alla fine si tratta di questo. Allora quelli che verranno dopo non saranno andati molto avanti rispetto a noi e dovranno ricominciare tutto daccapo, perché dunque non fare noi un piccolo passo in avanti? E non solo in teoria, ma nella pratica di ogni giorno. Per esempio, la mia improvvisa irritazione e aggressività nei confronti di Käthe, non appena avverto quanto lei nel profondo del suo cuore difenda il suo paese, o piuttosto il buono che c'è in quel paese, perché, dopo tutto, le persone che vi abitano sono persone come noi. Ed è così di certo, non è vero? Puoi creare quante teorie vuoi, sono persone come noi e a questo dobbiamo aggrapparci in tutte le circostanze, e dobbiamo proclamarlo contro tutto quell'odio.
    È vero, ci portiamo dentro proprio tutto, Dio e il cielo e l'inferno e la terra e la vita e la morte e i secoli, tanti secoli.
    Uno scenario, una rappresentazione mutevole delle circostanze esteriori. Ma abbiamo tutto in noi stessi e queste circostanze non possono essere mai così determinanti, perché esisteranno sempre delle circostanze - buone e cattive - che dovranno essere accettate, il che non impedisce poi che uno si dedichi a migliorare quelle cattive. Però si deve sapere per quali motivi si lotta, e si deve cominciare da noi stessi, ogni giorno daccapo.

    2. AMICIZIA
    L'amicizia per Etty non è solo compagnia, ma un modo per riconoscere il divino nell'altro. Anche nei momenti più bui, continua a coltivare relazioni profonde, a prendersi cura degli amici, a vedere in ogni persona un universo da scoprire. Ci mostra che l'amicizia vera si misura non nei momenti di gioia, ma in quelli di prova. Un amico è qualcuno con cui puoi condividere non solo i tuoi successi, ma anche i tuoi dubbi, le tue paure, le tue fragilità. Per Etty, ogni incontro autentico è una possibilità di crescita reciproca.

    Domenica mattina [10 agosto 1941]
    “Tu lo sai, quando si tratta di "essere fedeli a se stessi", gli uomini sono generalmente dei veri dilettanti. Anch'io lo sono. E quando non si ha il coraggio di essere fedeli a se stessi, non si ha nemmeno quello di essere fedeli agli altri, non si hanno quindi contatti con i propri simili e ci si sente soli, e intorno a questa solitudine si costruisce ogni sorta di teorie interessanti, come quella dell'anima incompresa", ecc., ma tutto questo è solo falso romanticismo e una fuga a proprio esclusivo vantaggio. E poiché tu sei un uomo che ha il coraggio di vivere la vita in tutta la pienezza del suo significato, il che vuol dire semplicemente attingere dalle proprie scaturigini, in questo modo costringi coloro che si confrontano seriamente con te a tornare alle loro scaturigini, a loro stessi, e, muovendo di qui, a volgersi di nuovo agli altri. E ti sono immensamente grata perché talvolta mi permetti di starti accanto, ciò è di importanza fondamentale per il mio futuro sviluppo, ne sono sempre più persuasa. Di fatto tu sei la prima persona grazie alla cui vicinanza io possa educarmi. Quella con te potrebbe diventare la prima amicizia non dilettantesca della mia vita. Se affronterò seriamente i problemi che, grazie a te, si affacciano alla mia coscienza e se riuscirò a venirne a capo, be', allora molto della mia vita si sarà già chiarito.

    Venerdì mattina [27 marzo 1942]
    Proprio per via delle sue grandi inibizioni, anch'io in passato mi sentivo inibita nei suoi confronti, e subivo qualche imposizione. Ma lentamente la situazione dentro di me è cambiata, nella misura in cui anche il mio terreno è ormai pronto ad accogliere il suo sentimento. Quindi il suo lato dolce ha trovato un nuovo terreno per svilupparsi. E grazie a ciò adesso, gradualmente, tra noi tre sta crescendo un'atmosfera bella e umana. Ma per questo è necessario che io non sia in nessun modo forzata o innaturale, devo rivolgermi verso la mia interiorità, in ogni momento e con tutta me stessa, e fare in modo che quel terreno, dove, per così dire, altri trovano rifugio per il loro sentimento, per la loro anima - tanto per usare una volta dei paroloni -, che quel terreno sia quanto più ampio e “pulito” possibile. E io credo che, con queste persone, potrò avere un'amicizia duratura. Ma si deve anche “lavorare” a un'amicizia, “lavorare interiormente”. È ancora solo un procedere per tentativi, un tastarsi a vicenda, e quel che più conta è trattarsi reciprocamente con rispetto.

    3. SOLIDARIETÀ
    Nel campo di Westerbork, Etty diventa un punto di riferimento per molti. Non si limita a sopravvivere, ma si prende cura degli altri, condivide il poco che ha, offre consolazione e speranza. La sua solidarietà nasce dalla convinzione profonda che siamo tutti interconnessi, che il dolore di uno è il dolore di tutti. A voi giovani dice: non abbiate paura di sporcarvi le mani per gli altri, di farvi carico delle sofferenze del mondo. La solidarietà non è un optional, ma il modo più autentico di essere umani.

    Lettera di Jopie Vleeschhouwer a Etty Hillesum
    Il morale fra la nostra gente è ancora buono, ma all'inizio della quarta settimana, senza alcuna schiarita nella situazione, comincia a manifestarsi un certo nervosismo, che ovviamente si traduce in critiche nei confronti della «direzione». La direzione! È tanto presente, o lo è tanto poco, quanto in passato. Ma la gente è fatta così: cerca un appiglio al di fuori di sé, e non vuol riconoscere che è un atteggiamento sbagliato. Ieri sera ne ho discusso anche con un gruppetto di colleghe nella 37 k. In termini assai critici si è espressa soprattutto Ellen Waller, la quale, detto per inciso, è tutt'altro che un tipo gradevole. Hilde Cramer capiva molto meglio di lei che non serve incolpare gli altri, se ti senti tradito per esserti fidato alla cieca (e contro i tuoi sentimenti più profondi) di qualche parola rassicurante detta da un «dirigente» benintenzionato, che finisce però per parlare da medico pietoso. Uno che nel frattempo (particolare in sé e per sé comico) è divenuto lui stesso vittima di ciò da cui voleva proteggere gli altri! Eh già, è stata proprio una discussione utile quella di ieri sera nella 37 k. Subito dopo ho assistito a un piccolo, divertente spettacolo nel nostro ampio dormitorio, in occasione del matrimonio di Jo Peper con una ragazza del campo, giovane e carina. Era tutto improvvisato e alcuni si sono rivelati bravi artisti. Il livello era decisamente buono, e tu sai quale sia l'entourage e quale pubblico circondi gli «artisti» al primo, al secondo e al terzo piano. Gerard Polak ha cercato di esibirsi in alcune sue canzoni, che in sé erano anche carine, ma l'esecuzione ha riscosso meno successo. Eppure ciò rientra fra quegli avvenimenti che ti sorprendono, impossibili da paragonare a quanto abbiamo visto in passato, e nei quali si crea (quasi aleggia nell'aria) un'atmosfera di solidarietà che (altrimenti) è troppo rara.

    4. ATTESA/SPERANZA
    Etty vive nell'attesa costante di deportazioni, separazioni, morte. Eppure la sua attesa non è passiva rassegnazione, ma speranza attiva. Spera non in un miracolo esterno, ma nella capacità dell'essere umano di rimanere umano anche nell'inferno. La sua speranza è contagiosa perché è fondata sulla bellezza che continua a scorgere nel mondo, anche quando tutto sembra perduto. Per voi giovani: la speranza non è illusione, ma la forza che vi permette di costruire il futuro che desiderate, anche quando il presente sembra ostile.

    Mercoledì mattina, 24 settembre [1941]
    Sì, devo assolutamente approfondire la conoscenza di me stessa, con metodo, ma mi sento all'improvviso come un bambino terrorizzato che venga spinto con violenza inaudita verso una casa in fiamme.
    Come vive in realtà la maggior parte delle persone, qual è la loro attitudine nei confronti della vita?
    E tu, cosa vuoi davvero e dove gravita il senso della tua vita? In una delle sue lettere a S., Hertha ha scritto all'incirca così: “La vita in sé non ha senso, ma ognuno deve dare un senso alla propria vita”. Io non credo di averlo ancora fatto.
    Andrò a preparare la colazione. Almeno una dozzina di complessi sul nascere sono in attesa dentro me; la domanda è se riuscirò a uscirne da sola.

    Lunedì mattina [24 marzo 1941]
    Quando sto bene, non ho proprio nulla in comune con quella che sono quando invece non sto bene. Ieri mi sentivo tanto oppressa e misera che non riuscivo a trarre la benché minima forza dalla me stessa dei giorni precedenti. Come se fossi stata una persona totalmente diversa, una giovane donna felice, con la quale non avevo più nulla a che spartire. In certi momenti ti convinci davvero che felice e sicura di te, come sei stata in precedenza, non lo sarai mai più, e anche se la tua testa ti dice che lo sarai, in fondo non riesci proprio a crederci. E adesso che sono di nuovo traboccante di speranza, forza e genuina voglia di vivere, mi sento un po' disorientata se penso alla povera creatura di ieri pomeriggio. E, tuttavia, dovevo essere misera come ieri, per diventare ciò che sono oggi, perché ho fatto un altro piccolo passo in avanti; da stamattina c'è di nuovo una grande chiarezza nella mia testa e quindi mi sento molto più sicura di me stessa, e le cose andranno avanti così. Adesso vado a coccolarmi un pochino con Durant, anche se farei meglio a studiare un po' di antico bulgaro, ma al momento sto troppo bene per affrontare quella parte del mio studio. Oggi non ho fatto altro che lavorare su me stessa, ma domani dovrò ricominciare con il lavoro vero, altrimenti tutto quello che faccio non avrà più alcun senso. Tieni duro, ragazza! 

    5. CRESCITA/VOCAZIONE
    Etty scopre la sua vocazione proprio nel momento più difficile della sua vita. Capisce di essere chiamata ad essere testimone, a trasformare il dolore in compassione, l'odio in amore. La sua crescita interiore è impressionante: da giovane intellettuale un po' dispersiva diventa una donna di profonda spiritualità. Vi dice: la vostra vocazione non è necessariamente un lavoro, ma il modo unico e irripetibile con cui siete chiamati a dare il vostro contributo al mondo. Crescere significa scoprire chi siete veramente e avere il coraggio di diventarlo.

    20 febbraio 1942, venerdì mattina
    È impossibile portare direttamente con sé, fin dentro il giorno, parole nate da solitarie notti di contemplazione. Me ne accorgo di nuovo in questo momento. Vi amo così tanto, mie notti solitarie. Sono stesa sulla schiena nel piccolo letto, completamente in balìa della notte - con i geloni ai piedi, la borsa dell'acqua calda e un panno di lana attorno alla testa chiusa per il raffreddore, ma tutto questo non conta - e di fronte al letto, il grande armadio di S. come un minaccioso, segreto tempio; la tenda è aperta, la notte si stende grigia e infinita fuori dalla finestra, il campo davanti all'Usclub è un'ampia, bianca steppa innevata. Sto lì distesa e sento di essere parte di un grande processo di crescita. Stanotte ho avuto d'un tratto la sensazione che il mio paesaggio interiore fosse come un vasto campo di grano che stava maturando. Di notte tutto questo suona molto semplice e familiare: in me ci sono campi di grano che crescono e maturano. Ma quando si cerca di traghettare tali parole oltre il confine della prima mattina fin nel cuore del giorno, esse appaiono inadeguate. Stanotte c'erano così tante cose che avrei voluto portare con me per fissarle in parole, su queste righine blu, ma so che non è così semplice. “Tutto è portare a termine e poi generare... e attendere con profonda umiltà e pazienza l'ora del parto di una nuova chiarezza”.
    È già tanto riuscire a comprendere di esser parte di un grande processo di crescita, divenirne consapevoli. Credo che ancora per troppe persone la vita sia fatta di momenti casuali senza un vero collegamento interno.

    19 giugno [1942], venerdì sera
    Purtroppo ci sono ancora poche persone come lui. D'un tratto ho sentito di nuovo un grande senso di responsabilità nei suoi confronti, la sensazione che devo stare attenta a non assorbire tutta la sua forza perché lui è essenziale come il pane a così tanti, a così incredibilmente tante persone, ed è radicato in quest'epoca con una sincera vocazione. Anche per quel giovane bisogna trovare un'oretta di tempo ogni settimana. Sì, bisogna semplicemente trovarla.

    6. CONVERSIONE/PERDONO
    La conversione di Etty è radicale: da una vita centrata su se stessa passa a una vita donata agli altri. Ma soprattutto, compie il miracolo del perdono. Non odia i suoi persecutori, non si lascia contaminare dal veleno dell'odio. Comprende che l'odio distrugge prima di tutto chi lo prova. Per voi giovani questo è forse l'insegnamento più difficile ma più liberante: il perdono non è debolezza, ma la forza più grande. Chi perdona si libera dal peso del rancore e apre spazi nuovi per l'amore.

    16 marzo 1942. Lunedì mattina
    Durante Beethoven, ho chiesto in silenzio perdono al profilo in ascolto di Dicky, con la bocca infantile e le ciglia ricurve. Ho accarezzato con il mio mignolo il suo piccolo naso all'insù, e lei subito mi ha rivolto un sorriso luminoso con i suoi piccoli denti bianchi. Ho chiesto perdono per le meschine gelosie e l'irritazione che a volte mi suscita. Lei non sa nulla né di quell'irritazione né della mia richiesta di perdono, del resto con tutto ciò lei non ha comunque nulla a che fare. Eppure cambierà qualcosa nell'atmosfera tra di noi. È un bene ed è giusto che, nella propria interiorità, si possa contribuire al miglioramento delle relazioni umane (che modo nauseabondo di formulare le cose!), anzi, l'unico posto dove si possa cominciare è con se stessi, in se stessi. Non vedo altra via, e tale via si delinea sempre più chiaramente davanti a me.

    7. FAMIGLIA/PATERNITÀ
    Etty vive la famiglia come un legame che va oltre il sangue. Nel campo, diventa sorella, madre, figlia di tutti quelli che hanno bisogno. Sperimenta una paternità e maternità spirituale che abbraccia l'umanità intera. Ci insegna che famiglia è ovunque ci sia cura reciproca, accoglienza, amore gratuito. Per voi giovani: la famiglia che formerete un giorno sarà forte quanto la vostra capacità di amare senza condizioni, di accogliere l'altro nella sua unicità, di essere presenti nei momenti che contano.

    20 febbraio 1942, venerdì mattina
    Bisognerebbe scriverci un racconto, ha detto Wiep ieri sera, quando le ho raccontato come Mischa trascini i due anziani genitori in lungo e in largo per l'intero paese ghiacciato in modo che assistano ai suoi concerti privati. Lui semplicemente si rifiuta di suonare se non ci sono anche mamma e papà. Molto commovente. In passato andavano a fargli visita in istituti per malati di nervi e presso dottori, adesso assistono ai suoi concerti. Non sono ancora abbastanza consapevole della grande fortuna che tutto questo cela in sé e di quante buone ragioni ci siano per provare gratitudine verso la propria famiglia. Non ho ancora raggiunto la piena consapevolezza di ciò perché ci sono ancora tracce di malessere associate alla mia complicata famiglia. C'è ancora la paura di dover d'un tratto fronteggiare sconvolgenti sorprese che farebbero barcollare la mia serenità mentale. Riguardo a ciò, dovrò ancora chiarire alcune cose con me stessa.

    Venerdì mattina [28 novembre 1941]
    Mi toccherà finalmente affrontare i rapporti tra me e mio padre, con coraggio e amore...
    Mischa mi ha annunciato il suo arrivo per sabato sera. Prima reazione: orribile. Minacciata nella mia libertà. Inopportuno. Che fare di lui? Invece di: che piacere che quel brav'uomo possa starsene lontano per qualche giorno da quella sua moglie sempre agitata, e da quella morta città di provincia. Cosa posso fare, con le mie poche forze e mezzi, per rendergli questo soggiorno il più piacevole possibile? Io, delinquente sciocca egoista. Oh sì, proprio così. Sempre prima pensare a te stessa. Al tuo prezioso tempo. Che è poi usato per pompare ancora un po' di sapienza libresca nella tua testa già abbastanza confusa. “E a che mi serve tutto ciò, se non ho l'amore”. Una splendida teoria per sentirsi nobile e in pace, ma nella pratica ti spaventi davanti al più piccolo gesto di amore. No, non è un piccolo gesto di amore. È una questione fondamentale, importante e difficile: nel proprio cuore voler bene ai propri genitori. Cioè perdonarli per tutte le difficoltà che ti hanno creato semplicemente con la loro esistenza: difficoltà nell'attaccamento come nella repulsione, e nel peso della loro vita complicata che s'aggiunge alla tua. Mi sembra di scrivere delle grandi sciocchezze. Poco male. E ora devo fare il letto di Pa Han e preparare la piccola lezione per l'allieva Levi, ecc. Ma questo, in ogni caso, è il programma per il fine settimana: nel mio cuore voler bene a mio padre, e perdonargli se mi sottrae alla mia comoda tranquillità. Gli voglio in fondo molto bene, ma è - o piuttosto era - un amore complicato: ricercato, spasmodico, e così mescolato alla compassione che quasi mi aveva spezzato il cuore. Ma era una compassione masochista, un amore che aveva portato a grandi esplosioni di compassione e dolore ma non a un semplice gesto; a grande cordialità e darsi da fare ma in modo così intenso, che ogni giorno della sua permanenza qui mi era costato un intero tubetto di aspirine. Tutto questo, però, succedeva tempo fa. Ultimamente era già assai più normale. Tuttavia sempre ancora il senso di essere incalzata e per questo, probabilmente, ero risentita con lui quando veniva a trovarmi. Ora devo perdonarglielo nel mio cuore. E pensare, e veramente sentire: che bello che possa tirarsi via da là per un pochino. Ecco, questa era una buona preghiera mattutina.

    8. RINASCITA/GIOIA
    Paradossalmente, Etty scopre la vera gioia proprio nel momento più buio della storia europea. La sua gioia non dipende dalle circostanze esterne, ma dalla capacità di riconoscere la bellezza anche nel dolore, di celebrare la vita anche di fronte alla morte. Ogni alba, ogni fiore che spunta tra le baracche, ogni gesto di gentilezza diventa motivo di gioia. Per voi giovani: la gioia autentica non è divertimento superficiale, ma la capacità di stupirvi per il miracolo di essere vivi, qui, ora.

    Domenica mattina [8 marzo 1942]
    Sono felice che ci venga concesso di capire sempre di più, e di approfondire, di giorno in giorno, la conoscenza della vita. Ne sono tanto grata. E devo diventare ancora più paziente. I sentimenti sono più profondi e grandi delle possibilità espressive. Non so ancora in quale ambito cercare i miei strumenti. Aspettare e ascoltare ed essere paziente; fare le cose di ogni giorno; diventare sempre più me stessa e al tempo stesso un anello nel tutto: e nessuna consumata imitazione, né un vivere, nemmeno per un minuto, in modo inconsulto. Devi diventare uno strumento, non solo nella mente ma anche nel corpo. Questo l'ho scritto ovviamente sotto l'influsso di Rilke, di Rainer Maria, che, nelle ultime settimane, si è imposto come figura a grandezza naturale nel cuore della mia vita e che è ormai un sostegno sempre più stabile per i teneri ramoscelli che, tanto timidamente, sono sul punto di fiorire nel mio profondo; sotto l'influsso di Rilke, ma comunque anche per mia ispirazione. Penso ai paesi stranieri per i quali partirò - lo so con sempre maggiore certezza, con un'irrequietezza giovanile che si fa certezza - e i tanti volti che saranno altrettanti paesaggi, che un giorno raggiungerò: dovrò migliorare la mia conoscenza delle lingue. E ascoltare, dappertutto ascoltare, e ascoltare fino al fondo delle cose. E amare e dire addio e con questo morire, ma poi rinascere: è tutto così doloroso ma anche tanto ricco di vita. Ho ventotto anni e a volte penso che sia un'età adulta, e tuttavia sto iniziando a vivere solo adesso.

    3 luglio 1942, venerdì sera
    Bene, questa nuova certezza io l'accetto. Ora lo so: vogliono il nostro totale annientamento. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall'altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando mi trovo in compagnia. La vita e la morte, il dolore e la gioia, le vesciche ai piedi estenuati dal camminare e il gelsomino dietro la casa, le persecuzioni, le innumerevoli atrocità, tutto, tutto è in me come un unico, potente insieme, e come tale lo accetto e comincio a capirlo sempre meglio - così, per me stessa, senza riuscire ancora a spiegarlo agli altri. Mi piacerebbe vivere abbastanza a lungo per poterlo fare, e se questo non mi sarà concesso, bene, allora qualcun altro lo farà al posto mio, continuerà la mia vita dov'essa è rimasta interrotta. Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima convinzione, sino all'ultimo respiro: allora il mio successore non dovrà più ricominciare tutto daccapo, e con tanta fatica. Non è anche questa un'azione per i posteri? L'amico ebreo di Bernard mi aveva mandato a chiedere, dopo le ultime ordinanze, se pensavo ancora che non dovessero essere ammazzati tutti e preferibilmente tagliati a pezzetti, uno per uno.

    9. PROTEZIONE/MATERNITÀ
    Nel campo, Etty diventa madre di tutti: protegge i più deboli, consola chi piange, fa da scudo tra la disperazione e la speranza. La sua maternità è spirituale ma concretissima: si traduce in gesti, parole, presenza. Ci mostra che proteggere non significa mettere al riparo dalle difficoltà, ma accompagnare l'altro perché trovi in se stesso la forza di affrontarle. Per voi giovani: ognuno di voi può essere madre o padre per qualcuno, offrendo protezione attraverso l'ascolto, la comprensione, la vicinanza.

    Mercoledì sera [15 luglio 1942]
    Sono le dieci e mezzo. Sono rimasto inginocchiato fino adesso davanti alla mia seggiola e ho pregato con grande fervore nel profondo dell'animo. Ho implorato protezione e aiuto per tutte le povere creature traboccanti di paura, interiormente impreparate, che trascorrono le ultime ore nel loro rifugio. Sì, e siccome condivido la loro sofferenza, il mio cuore è così pesante e così pieno di amore, vorrei accoglierli tutti in me e consolarli, come sa consolare una madre!
    È stato così bello vederti questa sera, così all'improvviso! Mi sei diventata talmente cara, e proprio questa sera sentivo tanta nostalgia di te! Ieri sera ho dimenticato di darti la menta che avevo comprato per te dal venditore di cioccolato. Cara, voglio continuare a pregare!

    Giovedì pomeriggio [30 ottobre 1941]
    Ormai da un paio di giorni sono ricaduta nel mio “più nero medioevo”. Voler dormire tutto il tempo, programmare mille cose al giorno e non riuscire a farne neanche una.
    È di nuovo come se mi fosse crollata addosso una grande casa, e io non sapessi come sbarazzarmi delle macerie. Quando è cominciato tutto, in realtà? Venerdì scorso avevo ancora il pieno controllo di me stessa. Ero ancora felice delle opinioni positive espresse da Mischa su S., quella sera al telefono, mi rallegravo già per quello che sarebbe stato il risultato finale, avevo in animo, temerariamente, di parlare anche con Jaap di S. e della sua analisi di Mischa. Ma sabato mattina, di punto in bianco, si presentò mamma che sembrava in forma anche se non voleva sentir parlare della sera prima, e che, in apparenza vivace ed eccitata, come sempre del resto, continuava a ciarlare di animali e pellicce; era anche intelligente e speciale, ma il tutto andava a comporre un quadro profondamente tormentato. In un certo senso ero felice che fosse venuta e volevo parlarle di Mischa. Disse che si sarebbero tolti il pane di bocca, per così dire, pur di aiutarlo, ma la situazione di papà, ecc. Ricordo che, in quel momento, presi coscienza, molto intensamente, del fatto che mia madre è per me un esempio di tutto ciò che non devo diventare. Eccola lì, ben vestita, quasi elegante, giovane per i suoi 60 anni, vivace, vitale, ma so che lei è così solo per alcuni momenti. Deve scontare quell'unico giorno di forzata vitalità con un terribile umore che dura per giorni. Una vita disorganizzata trascorsa a sospirare e a lamentarsi di quanto si senta stanca, a rovinare l'atmosfera in casa, il che le è riuscito per tutta la sua vita. Il suo atteggiamento attuale non è altro che un inganno. Sembra molto di più di quel che è. Lei c'è per un giorno ma per il resto viene meno, è inutilizzabile, diventa semplicemente un'altra, un vaso pieno delle più improbabili complicazioni psicologiche. Credo di avere perennemente paura di diventare come mia madre: in alcuni momenti traboccante di entusiasmo e vita e interesse per le cose, ma per il resto impegnata a divorarsi dentro, distrutta dalla fatica e incapace di venirne fuori. E nei momenti in cui sei di nuovo un vero essere umano, non ci credi nemmeno tu e presenti al mondo esterno un'immagine di facciata nella quale tu stessa non credi.

    10. DONO/GENEROSITÀ
    Tutta la vita di Etty diventa un dono. Dona le sue ultime energie per aiutare gli altri deportati, dona le sue parole per lasciare testimonianza, dona il suo amore senza aspettarsi nulla in cambio. La sua generosità non nasce dall'abbondanza, ma dalla povertà: più perde tutto, più diventa capace di donare. Per voi giovani: la generosità vera non si misura in quello che avete, ma in quello che siete disposti a condividere. Il dono più grande che potete fare al mondo è diventare pienamente voi stessi e mettere i vostri talenti al servizio degli altri.

    Lunedì mattina [29 giugno 1942]
    Mi sento “da cani, terribilmente misera” e “disgraziata”, la mattina presto specialmente. Ieri sera a letto sono stata male per un po', ed ero quasi disperata. Poi, d'un tratto, ho pensato: perché non cercare di scendere a patti con questa situazione da sola, anche i nostri malanni sono dei compiti da assolvere da soli, senza coinvolgervi troppo gli altri; sono rimasta sdraiata là fermissima, molto paziente e senza troppa ribellione, e pian piano ho avuto la sensazione che tutto passasse. Già, e dopo il freddo giorno grigio di ieri, questo sole tenero, davvero tenero, è un dono inatteso. Ci si può tuffare in questi giorni come in un tiepido e salutare bagno, e si deve cercare di salvarne qualcosa per i giorni freddi che verranno.

    Martedì mattina [10 giugno 1941]
    “Carico di significato”: a volte ho avuto un'impressione di pesantezza riguardo a lui, come se vivesse con enfasi eccessiva, e gli mancasse un tocco di leggerezza. Ma questo dipendeva da me. È la nostra codardia e incompletezza a impedirci di vivere “con il carico di significato che la vita richiede”. Il pensiero non può essere riformulato in maniera migliore, e S. è dipinto al meglio in queste parole. Non sono tanto le sue parole ad avermi cambiata quanto il suo modo di vivere; con molta generosità e magnanimità, lui regala agli altri la possibilità di lanciare uno sguardo nel suo modo di vivere. Si deve sempre “allargare” il proprio cuore così che ci sia spazio per molti. Le persone hanno in genere poco spazio nel cuore: se vi ammettono una persona nuova, le altre ne devono uscire.



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