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    L'educatore come animatore



    Elio Scotti

    (NPG 1977-05-2)


    Ci pare che una rivista compia un valido servizio quando riesce a collocarsi entro determinati limiti, facendo scelte specifiche e prendendo atto di quelle compiute da altri, per essere complementari. La diversità di scelte metodologiche e di contenuti specifici è giustificata dalla varietà dei lettori e delle loro diverse aspirazioni e capacità e dalle angolazioni diverse con cui l'annuncio può essere fatto.
    Sul piano pastorale non esistono leggi fisse nei metodi e nei traguardi, ma leggi dinamiche, poiché il soggetto che determina gli strumenti e le strutture è la persona o la comunità che cresce e matura. «La missione si realizza in forme diverse determinate in primo luogo dai bisogni dei giovani ai quali ci rivolgiamo. Incontriamo i giovani al punto in cui si trova la loro libertà e la loro fede». In questa scelta le costituzione salesiane (art. 25 e 26) hanno impegnato Note di Pastorale Giovanile durante questo decennio a fare alcune scelte di metodo e di contenuto, tra cui quelle di cui stiamo parlando in questi editoriali.

    Il fulcro di ogni rinnovamento pastorale

    Rimane sempre la persona dell'educatore. Egli, mentre è portatore di valori autentici e perenni, ha la capacità di adeguare di continuo i metodi alla mentalità dei giovani ed alla loro disponibilità a captare il messaggio formativo e ad interiorizzarlo. Non serve annunciare od insegnare una verità se l'annuncio, valido in sé, non è percepito e compreso. Questo fatto è causa di tragedia interiore per molti adulti di oggi: pensano che i valori giusti e veri vengano accettati ed attuati, solo perché essi li credono tali.
    La libertà di ogni uomo è capace di non accettare la verità, pur avendola compresa. La cultura di ogni uomo inoltre è talora inadeguata a comprendere il linguaggio con cui il messaggio viene proposto. Ed ancora, la indisposizione psicologica verso l'annunciatore può rendere inutile ogni sua comunicazione di messaggi o trasmissione di valori.
    La pastorale ha un soggetto diverso dalla teologia; questa ha Dio e la verità come soggetto, quella ha la persona libera di fronte alla verità. La capacità o preparazione dell'educatore, insegnante o predicatore, non determina l'efficacia pastorale; occorre che esso sappia presentare
    il messaggio cristiano nel modo, col linguaggio e con una comunicazione adeguata alla capacità di percezione dei giovani concreti che lo ascoltano. Il giovane con le sue attese e disponibilità è il soggetto che determina le modalità di proposta che l'educatore deve fare ed il metodo con cui esso deve porgergli il messaggio. Rimane poi lo sforzo di interiorizzazione della persona e la grazia di Dio che dà incremento.
    Le comunità educative e parrocchiali o politiche che, in base alle esperienze e alle usanze del passato o alla sicurezza dei propri valori, programmano verità, idee o ideologie da trasmettere oppure attività da realizzare, rischiano di costruire nella utopia o sulla sabbia. Il messaggio educativo e quello evangelico per essere accolti devono presentarsi come risposta alle esigenze interiori, ai problemi di vita ed agli obiettivi che il giovane ha nel suo spirito, a quelli di cui egli prende gradualmente coscienza e per i quali cerca una soluzione esistenziale. Il dialogo corresponsabile coll'educatore e la compartecipazione alla propria formazione costituisce lo stile educativo oggi proposto per una programmazione pastorale realistica ed incisiva. Ma in questa ottica il maestro e pedagogo di ieri deve convertirsi.

    Da maestro educatore ad animatore

    Le parole nuove non sono sinonimi di moda di idee antiche, ma normalmente contengono valori diversi e più consistenti. Il passaggio dall'atteggiamento proprio del maestro od assistente ecclesiastico a quello dell'animatore richiede una conversione di mentalità e di atteggiamenti interiori, ed il ripensamento di una nuova gerarchia dei valori. Le trasformazioni culturali, che sono avvenute nell'ultimo trentennio, i ritmi accelerati del progresso umano, la irruenza della comunicazione sociale tra persone e popoli, hanno prodotto il susseguirsi rapido, ogni cinque-dieci anni, di generazioni diverse, ci hanno costretto a rinascere più volte in pochi anni alla nuova cultura e alla mentalità moderna, onde riuscire a comprendere ancora qualcosa del modo di essere e pensare dei giovani d'oggi.
    Chi non ha posto più volte in discussione le proprie idee e non ha abbandonato la staticità delle proprie conoscenze e sicurezze è oggi tagliato fuori dalla cultura vitale e dal linguaggio giovanile autentico, «pensa da matusa e parla arcaico», non comunica più quei valori, che pure ha in abbondanza nel suo spirito. È fatto comune che educatori cinquantenni cerchino di trasmettere il proprio messaggio a giovani come se essi appartenessero a due generazioni consecutive, mentre di fatto li separano cinque-sei generazioni culturali ed esistenziali. Non avviene altra comunicazione che la sopportazione e il compromesso vicendevole. Ogni famiglia, comunità educativa, congresso o comizio ne è esempio quotidiano. I giovani hanno altro linguaggio, non intendono, non recepiscono, rimangono indifferenti al messaggio.
    Ad ogni educatore si richiede oggi il coraggio dell'abbandono di una visione tradizionalistica e statica del mondo e della cultura, per essere libero e disponibile ad un rinnovamento di mentalità per nuove scelte di metodo e per nuove gerarchie di valori. L'educatore, secondo Freire, è colui che sa morire col proprio allievo, onde rinascere con lui, per crescere assieme verso la vita, nella scoperta comune dei valori che egli propone e testimonia. Tali valori sono eterni ma sono recepiti solo con le particolarità e la gerarchia adeguata al momento storico del cammino umano ed alla psicologia dell'allievo, così come egli è in concreto.
    Cristo per portare la salvezza all'uomo e chiamarlo ad essere uomo perfetto e figlio di Dio ha abbandonato la dignità divina e ha annientato se stesso, assumendo la natura umana, per crescere come ogni uomo in età, sapienza e grazia. Anche i grandi educatori, pur maestri e direttori di spirito e di opere secondo lo stile del loro tempo, hanno saputo con la grande capacità di amore con cui Cristo urgeva in essi, essere amici, confidenti, amorevoli compagni di cammino con i giovani, che stimolavano a crescere assieme a loro, facendosi piccoli con i fanciulli e giovani con i giovani.

    Per rinascere animatori

    È la novità di Cristo per ogni educatore. L'educatore valido intuisce che la sua santificazione è strettamente legata alla sua qualificazione professionale, alla sua competenza tecnica, alla sua aggiornata capacità psicologica e pedagogica, alla sua maturità pronta a ringiovanirsi ogni giorno. Cristo che è morto una sola volta, è risorto per sempre ed attualizza di continuo l'uomo nuovo col vivere realmente in ogni persona che lo accoglie, e compenetra quotidianamente della sua vita di uomo risorto ogni impegno onesto dell'uomo verso un altro uomo. L'educatore di giovani o accetta, morendo a se stesso, la novità di vita in cui i giovani trascinano coloro che li amano, o diviene oscuro diaframma della verità.
    L'animatore è amico cordiale, senza autoritarismo o supremazie esperienziali con i propri giovani e partecipa semplicemente alla loro vita. Pur conservando la propria identità, senza falsi giovanilismi, sa ascoltare molto, dialogare con pazienza, capire dal di dentro i problemi intimi delle persone, sa rispettare la libertà di coscienza, conoscendo capacità limiti e ritmi di crescita di ognuno.
    Ma è anche anima, che sa animare e dare vita con la proposta di ideali, con l'aiuto alla intelligenza dei valori, con l'offerta continua di mezzi naturali e divini alla debole volontà umana; sa stimolare, da fratello maggiore, preoccupandosi di utilizzare la lode, l'incoraggiamento e l'ottimismo per smuovere energie sopite o sconosciute, timide o falsate. Quanti uomini maturi e personalità forti vi sarebbero in più nel mondo, se educatori coraggiosi avessero avuto un gesto generoso di fiducia nel lanciare giovani ricchi di utopie verso obiettivi concreti di realizzazione per sé e per gli altri!
    L'animatore non comanda, non fa pressione, non lavora per emergere, ma impegna il proprio gruppo a programmare ed a verificarsi, l'aiuta a gratificarsi socialmente ed a vivere in costante tensione di progresso. Egli sa scomparire all'interno del suo gruppo, promuovendo collegamenti con altri gruppi e con comunità più grandi. Soprattutto rimane disponibile al servizio del cammino di ciascun giovane. Nessuno oggi vuole essere la brutta copia di un genitore o di un educatore; ogni giovane vuole e deve essere la bella copia di se stesso, come Dio l'ha pensato e chiamato ad essere, e come sarà nel corpo perfetto dell'umanità risorta. Così l'animatore crea e suscita, non plagia né forgia.
    Il rinascere animatore non è poesia o teoria. È un'arte, e questa si impara con fatica, leggendo, studiando, impegnandosi in esperienze concrete, sbagliando e ricominciando sempre con ogni giovane.

    Note di Pastorale Giovanile, con articoli e monografie, con libri e sussidi editi dal Centro, ha presentato la figura dell'animatore in molte pagine, descrivendone i tratti, i metodi e gli obiettivi e presentando testimonianze di comunità e di gruppi ben a animati».
    Ci auguriamo che le pagine scritte, vivificate dalla buona volontà dei lettori e dallo Spirito, servano a molti.



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