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    Note di pastorale giovanile
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    Autocritica pastorale



    (NPG 1969-06/07-04)

    Note di Pastorale Giovanile apre, con questa rubrica, il dialogo con i suoi lettori. Un dialogo tra amici: cordiale, sincero, graffiante; perché i problemi sul tappeto sono quelli vivi, pieni del sapore del quotidiano e della mischia delle cose da fare.
    Gli interlocutori sono, da una parte, i lettori (e ci auguriamo una moltiplicazione di interventi: certo non ne mancano gli stimoli, nel contesto della pastorale giovanile italiana); dall'altra, la redazione e l'équipe di esperti con cui essa è in contatto.
    Questo numero indica, un po', il ritmo di viaggio di «autocritica pastorale».
    l problemi che esigono una risposta tecnica, vengono girati agli esperti. Il loro parere è firmato, a garanzia di autenticità e di responsabilità personale.
    Le «lettere aperte» sono trascritte di peso, per il contributo di freschezza che apportano, nell'approvare, contestare, aggiornare, integrare temi trattati. L'eventuale commento non firmato traccia la linea della redazione e ne indica i limiti di accettazione.
    Il cammino in avanti della verità è lento e faticoso: per questo deve essere un cammino fatto assieme. in molti.

    LA MASTURBAZIONE

    Dal momento che hanno aperto il colloquio con i lettori, vorrei proporre un problema: la masturbazione e in particolare la situazione di un adolescente che ha contratto questa abitudine e voglia liberarsene.
    Ho già trovato buoni aiuti nel numero monografico sulla penitenza (1969/3), specialmente il concetto di opzione fondamentale, ma vorrei sapere come poter dare fiducia in ragazzi che sono portati invece a scoraggiarsi dopo eventuali sconfitte, tanto più facilmente quanto maggiore è la sensibilità di coscienza raggiunta. La sfiducia e lo scoraggiamento sono gli ostacoli più grossi. Come fare per aiutarli a venirne fuori?
    (Angelo Girolarni - Sassello)

    L'angoscia e lo scoraggiamento sono tra i fattori principali che influiscono sul ripetersi di azioni di masturbazione.
    Per questo il confessore che incontra giovani di buona volontà che cadono spesso in questi atti, deve fare tutto il possibile per aiutarli a superare lo scoraggiamento.
    Indico qualche direzione d'impegno, per un cammino in questa linea.
    1. Abbiamo bisogno di una teologia e di una pastorale della speranza.
    Il confessore deve educare ad un sano ottimismo, in tutte le cose.
    Il pessimismo è un vizio, spesso frutto del rigorismo.
    2. Dobbiamo liberare il giovane dall'ossessione di questo unico problema, in cui ha esperimentato tanti fallimenti.
    Al primo posto, nella scala delle preoccupazioni, deve stare l'arte di donare gioia agli altri e di scoprire la bontà degli altri e di Dio stesso, nella riconoscenza.
    Se una persona è capace di gioire per i doni di Dio e per tutto quello che di buono e bello ci sta attorno, non cercherà così facilmente un piacere distorto.
    Ma il giovane deve gioire anche prima della vittoria totale, nel settore della masturbazione. «La gioia del Signore è la nostra forza».
    3. Il confessore deve insistere perché nell'esame di coscienza e nella confessione, occupi il primo posto la bontà verso gli altri, la gioia, l'arte di donare gioia agli altri.
    4. Le regole tradizionali della prudenza sono inoltre motivo di grande conforto e incoraggiamento. Quasi tutti i grandi maestri dei secoli passati insegnano che il fatto che un uomo, dopo il peccato, faccia subito un atto di contrizione e di fiducia e contemporaneamente rinnovi il buon proponimento, indica con grande probabilità che il suo peccato non è stato un peccato mortale.
    Perché coloro che fanno una scelta fondamentale contro Dio, non facilmente tornano verso Dio, in un umile e fiducioso atto di contrizione.
    Se il giovane ha raggiunto una grande sensibilità di coscienza, sarà molto facile educarlo a fare subito – o più presto possibile – dopo ogni caduta, un atto di dolore e di grande fiducia.
    5. In tutta l'istruzione morale, dobbiamo sottolineare la legge della crescita. Il ragazzo che si impegna sinceramente nella carità, nell'operosità e anche nella castità, deve considerarsi sul cammino della salvezza.
    Non conta tanto il progresso visibile, quanto la buona volontà.
    6. Dobbiamo anche far comprendere la beatitudine della misericordia. Se il giovane sa usare misericordia verso gli altri, nella comprensione, nella compassione, nei giudizi, avrà la gioia di esperimentare sempre più la bontà di Dio.
    7. Infine è importante che il confessore o l'educatore mai si dimostri lui stesso «scoraggiato» per i fallimenti e gli insuccessi del giovane.
    Come fa a incoraggiare gli altri chi è scoraggiato?
    L'educatore deve apprezzare gli sforzi e i successi del giovane, soprattutto se si tratta di un progresso nell'amore al prossimo e nella preghiera.
    Bernardo Häring

    «LE CHITARRE ELETTRICHE SONO ENTRATE IN CHIESA: BENVENUTE...»

    Comincio con il contestare l'affermazione: «Il sacro e il profano non esistono nelle cose...». Questo si può affermare in teoria, come capita per tutte le azioni di per sé indifferenti; ma in pratica, in realtà ogni cosa riceve il marchio di sacro e profano, quando interviene una determinazione volitiva che destina un oggetto all'uso sacro o profano.
    Un vaso ignobile adibito ad uso basso non può presentarsi ad una mensa... Perché nella comune determinazione ordinaria porta con sé il marchio di infamia... Così la chitarra, che sia nell'uso generale che individuale porta l'impronta sonora del peccato, della passione e del disordine nei giovani suonatori... non può essere adibita ad esprimere le armonie della Grazia nella purezza delle anime, dei cuori e dei sensi... verso Dio.
    La psicologia giovanile, che facilmente è preda di impressioni, fantasie e subisce l'influsso dell'inconscio e delle emozioni più travolgenti e incontrollabili, ci deve far capire che specialmente per i giovani l'uso della chitarra in chiesa non può essere stimolante di aperture a Dio nella pienezza e tranquillità psicologica fantastica e affettiva, come capita ad alcune lodi ironicamente cantate dai giovani con parole e significati erotici...
    La chitarra forse potrà anche raggiungere fasi emotive di fantasia spirituale nel momento, ma brucerà però e atrofizzerà l'azione della intelligenza connessa con la fede e l'azione della volontà connessa con la speranza e l'Amore... soprannaturale divino.
    L'influsso collettivo nella Messa giovanile potrà dare anche l'impressione di una unità potenziata... ma facilmente tutto sarà dominato dalla fantasia musicale ritmica e dalla personalizzazione del giovane, che non sarà capace di entrare in dialogo con Dio nella interiorità della sua personalità...
    La massificazione giovanile, che si verifica nella sua gelosa personificazione nella spersonificazione comune, resterebbe potenziata e accrescerebbe quella che già si sviluppa enormemente, spaventosamente nella vita ordinaria della scuola, associativa, ricreativa, morale e nei mezzi di comunicazione sociale...
    È necessario considerare le reali esigenze formative dei giovani... I giovani hanno bisogno immenso, stando in chiesa, di ritrovare un equilibrio della fantasia, dei sensi, della mente e del cuore, per percepire e sentire la presenza di Dio e disporsi al dialogo personale con lui di per sé non tanto facile per il giovane.
    È necessario spezzare al massimo i contatti col mondo sonoro del peccato, che richiama anche le sensazioni visive e fantastiche...
    È necessario che egli viva una atmosfera diversa, sacra, nel significato esatto del termine, sì che rimanga avvolto da suoni e luci che lo aiutino a sollevarsi a Dio, godendo e assaporando sensazioni divine e sacre... senza stonature... Oltre ai sensi, specialmente il cuore, l'anima, la volontà, la libertà devono sentire l'azione divina senza ostacoli e senza stonature, per quanto è possibile... La psicologia dell'adolescente e del giovane, che vibra facilmente ai motivi sensuali e sentimentali, su cui l'autocontrollo è tanto fragile e incostante spesso per circostanze occasionali insondabili... esige assolutamente che bisogna liberare il giovane dal frastuono impuro delle attuali chitarre. I giovani in genere ritmizzati e meccanizzati nel suono delle chitarre non possono fisicamente e psicologicamente dominare il cuore tachicardico, il sistema nervoso endocrino e le fantasticherie dell'età e specialmente un loro piano di vita già bruciante... poggiato su un baricentro psicologico e spirituale tanto terribilmente instabile... Se poi aggiungiamo che la mixité dovesse essere introdotta come... equilibrio sessuale (orrore!) allora verrebbe fuori una musica infernale...
    Nell'Antico Testamento si legge che il popolo usa gli strumenti ordinari, ma nella teocrazia ebraica non c'era posto alle orge e alle feste immorali. Ma ai nostri giorni la chitarra ovunque esprime la festa pagana e peccaminosa della vita tranne rare eccezioni... È diventata cioè un vaso ignobile...
    Potrà Dio, il Cristo morente nel sacrificio della Croce essere costretto a effondere la sua Grazia musicale attraverso strumenti del peccato?
    non rappresenta questo una tentazione di Dio?
    I Sacramenti e i Sacramentali si servono di materia di per sé significativa e non si presenta l'acqua di una pozzanghera... normalmente...
    Non si può destinare perciò la chitarra a normale veicolo della Grazia di Dio...
    È perciò da negarsi assolutamente l'uso della chitarra?
    La risposta è affermativa per oggi; potrà essere negativa un domani quando la chitarra avrà cessato di essere quello che è oggi, oppure quando, ad imitazione dei primi cristiani, i giovani abbandonassero le sale cinematografiche pagane e immonde, si asterranno dalle feste pagane e dai contatti col mondo pagano pluralistico di questi tempi... come sembra sia avvenuto per l'organo...
    L'Italia con tutta la sua tradizione di musica sacra antica e moderna non ha bisogno di... chitarre elettriche per condurre a Dio le anime dei giovani e far loro gustare e vivere artisticamente anche il Sacrificio della Messa; solamente i popoli di recente civiltà o di civiltà complesse senza tradizioni musicali sacre, ad esempio i negri o gli indiani, potranno usare la chitarra elettrica ma non gli italiani e i popoli occidentali...
    Come conclusione aggiungo la parola autorevole del S. Padre Paolo VI.
    «Ci riferiamo inoltre alle Messe dei giovani, iniziative ottime e da incoraggiarsi cordialmente, ove siano prive di ispirazione polemica nei confronti di altre Messe e lontane da novità che snaturino le celebrazioni indebolendole nei riti, nei testi e nelle musiche e nei canti... col pretesto di adattarle alla mentalità moderna...».
    È vero che i vescovi stanno facendo delle concessioni, penso in fase sperimentale, ma noi non dobbiamo assecondare esperienze che esulano dal programma di aggiornamento del Concilio.
    Penso sia meglio potenziare le attività intraprese in questo campo, senza sciupare tempo e forze e danaro a dare avvio ad esperienze incontrollabili ed incerte...
    (lettera firmata - Macerata)

    Pubblichiamo questo scritto, così come è giunto in Redazione. Anche perché crediamo possa rispecchiare abbastanza una certa mentalità non ancora scomparsa...
    Non lo commentiamo: perché dovremmo ripetere molte delle cose contenute nel documento dell'Ufficio Liturgico Torinese trascritto nel numero di maggio della Rivista.
    Anche in questa lettera, molte affermazioni sono pienamente accettabili (quelle per esempio relative alla necessità di non fermarsi all'esteriorità, al clima di carica suggestiva che le Messe giovanili possono addurre nell'assemblea. La fede è presa di coscienza personale di un avvenimento: quindi impegno di razionalizzare atteggiamenti e di interiorizzare motivazioni.
    Ma su questo punto, ci ripromettiamo un intervento di studio). Da tante altre (la concezione di sacro e le... applicazioni alle chitarre, il razzismo... musicale di noi popoli culturalmente evoluti, il modo di interpretare gli interventi dell'autorità, ecc.) dissentiamo, almeno nella forma qui espressa. Nel «Notiziario» riportiamo la mozione conclusiva del convegno sulla «Musica dei giovani nella liturgia».
    Questa nostra risposta è solo dia. logica: tutt'altro che esaustiva e decisiva. Il problema è quindi apertissimo ad altre prese di posizione. Solo chiarendoci reciprocamente il proprio e l'altrui pensiero la verità procede in avanti, in libertà e disponibilità.
    Ed è ciò che Note di Pastorale Giovanile desidera perseguire.



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