Segnalazione

Elledici 2024 - pp. 190 - € 14,00
L'AUTORE
MICHELE FALABRETTI, prete della diocesi di Bergamo dal 1993. A settembre 2012 è stato nominato dal Consiglio permanente della CEI responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile. Ha partecipato come esperto ai lavori preparatori e alle sessioni del Sinodo dei Giovani (2016-2018). Nel 2016 ha collaborato alla realizzazione del Giubileo dei Ragazzi nell’Anno Santo della Misericordia. Nel 2022, sempre per conto della CEI, ha coordinato l’organizzazione dell’incontro degli adolescenti italiani con Papa Francesco. Dal 2016 al 2023 è stato vicedirettore della rivista Note di Pastorale Giovanile.
IL LIBRO
Questo libro raccoglie l’esperienza, lunga trent’anni, dell’Autore che ha attraversato le case di un paese di provincia, le strade di una diocesi e le regioni di tutta l’Italia, passando per momenti molto importanti come gli Orientamenti pastorali sull’educazione della Chiesa italiana e il Sinodo universale dei giovani. Un lungo cammino che tiene conto dei temi pastorali, diventati snodi decisivi e che hanno costituito il filo rosso dei convegni nazionali organizzati dal Servizio nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI in questi anni. La questione della pastorale giovanile non risiede in una ricetta adatta a qualunque situazione, ma nell’impegno di un ascolto e accompagnamento che riguarda gli educatori e i ragazzi a loro affidati.
L'INDICE
Introduzione
1.
LA CURA EDUCATIVA
Dio e il suo popolo
Oltre i dualismi improduttivi
Crisi dell’educazione
Pastorale giovanile
2.
LA NASCITA DEL SERVIZIO NAZIONALE DI PASTORALE GIOVANILE E IL DECENNIO DELL’EDUCAZIONE
La Pastorale giovanile si struttura
Il decennio dell’educazione
Passione e cura educativa
3.
LE ETÀ DELLA VITA E LA PROGETTAZIONE EDUCATIVA
La progettazione pastorale
Progettare insieme per un bene più grande
Il rapporto tra educazione e pastorale nella progettazione
Le età della vita
L’infanzia
I bambini e i preadolescenti
L’adolescenza e gli adolescenti
Seme divento
I giovani
Coinvolgere
4.
LA CURA E L’ATTESA: L’EDUCATORE E LA COMUNITÀ CRISTIANA
Perché l’educatore
Dal fare all’essere (e dal saper fare al saper essere)
Lo specifico dell’educare
Educatore, educatori, comunità
Basta uno sguardo
Esperienze
Riprendere la staffetta
Per un ritratto dell’educatore
Un educatore che ascolta
Il processo di ascolto
Comunicare
Autorevolezza
Difficoltà e soluzioni
Requisiti da salvaguardare
Gli educatori non si tirano giù dalle piante del giardino
5.
SINODO DEI GIOVANI E LINEE PROGETTUALI
Il Sinodo dei giovani
Le Linee progettuali
La progettazione pastorale e le parole coraggiose
Prima area: le attenzioni e competenze della Pastorale giovanile
Seconda area: la formazione dei giovani
La terza area: la vita della comunità
Luci sulla strada
6.
ORATORIO: LA PROSSIMITÀ SI FA CASA
1. Perché
Un lungo viaggio nel tempo
Made in Italy
Oratorio: il senso della cura restituita e condivisa...
Oratorio: un’educazione del fare
Oratorio: dalla cura ricevuta alla cura donata
Oratorio: progettare e costruire la comunità
Oratorio: il legame con il territorio
2. Alcune questioni attuali
Il prete dell’oratorio
Gli educatori laici: volontariato e competenze professionali
Le strutture
Espressione di una vita comunitaria
La prova della pandemia
Il sogno dell’oratorio
7.
FEDE NELL’IMPREVEDIBILE
Il Signore è qui e non me ne ero accorto
Giovani d’oggi
1. Fede e spiritualità nella vita dei giovani
Sì, sono credenti
La vita nello Spirito
Il contesto che influenza
Giovani e Chiesa
L’opportunità del gruppo
Una comunità che fonda l’esperienza
La Parola
L’assemblea liturgica della comunità
Educatori esemplari
Il carattere relazionale della preghiera
Il linguaggio
La comunicazione della fede
2. Speranza e carità
Giovani e “temi sociali”
Adulti diversi
Il dramma della storia e l’impegno politico
Lavoro
Il mondo degli affetti
Conclusioni
INTRODUZIONE
Si può pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani
di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza
(Gaudium et Spes, 31)
Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.
(Ivano Fossati, C’è tempo)
Sono diventato prete nel 1993, trent’anni fa. In oratorio esisteva ancora il gruppo giovani che si incontrava per la catechesi settimanale. Gli adolescenti, invece, non avevano ancora cammini ben strutturati. Alle spalle anni di grande fermento nella Chiesa: il Concilio si era chiuso ventotto anni prima; ne era seguita una lunga fase di sperimentazioni, di corse verso nuove esperienze, di proposte impegnate per ogni età della vita. Liturgia, impegno politico e sociale, lettura della Parola di Dio e catechesi, primi grandi eventi, individuazione del gruppo come strumento privilegiato di confronto e crescita. E ancora: le associazioni, l’Azione Cattolica soprattutto, che si confrontavano (e non raramente si scontravano) con i movimenti. Tutto nel segno di una convinzione mai del tutto dichiarata, ma segretamente ben coltivata, che la cristianità stava semplicemente assumendo una forma diversa.
Un segno, come la nuvoletta di Elia, si era affacciato in società: l’inchiesta di Tangentopoli sembrava preannunciare un temporale estivo che prometteva gli effetti benefici di una rinfrescata. Ancora non si sospettava che sarebbe venuto giù tutto: stavano per morire la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, ma soprattutto stavano per affacciarsi riforme politiche e costituzionali che avrebbero cambiato radicalmente la vita dello Stato.
I telefoni cellulari avrebbero dovuto aspettare quasi una decina di anni per ritrovarsi tra le mani di adolescenti e giovani; Internet (nella disponibilità di massa) era di là da venire anche perché possedere un pc in casa era un lusso per pochi. Ne avevo uno, regalo della mia parrocchia di origine per l’ordinazione: l’anno seguente, in oratorio veniva un giovane laureando ad utilizzarlo per scrivere la tesi; oggi è docente di ingegneria informatica in università.
Quella nuvoletta è poi diventata una tempesta. Non solo per gli effetti sociopolitici, ma soprattutto per le implicanze antropologiche che tutti i cambiamenti successivi, rapidissimi e talvolta repentini, ne sono derivati. Individuare un modello pastorale è diventato pressoché impossibile, visto che la frammentazione esige di non chiudersi in formule semplici, ma di accettare la complessità. Questo ha avuto almeno un paio di conseguenze decisive in Pastorale giovanile: da una parte è andata in crisi l’identità del prete, dall’altra le generazioni successive (Y e Z, i millennials e i nativi digitali) hanno rivelato caratteristiche radicalmente nuove e diverse tra loro. Cambia la Chiesa, cambiano le persone: la questione educativa non avrebbe potuto uscirne indenne.
Eppure, abbiamo attraversato tutto questo e non mi sentirei mai di affermare che lo abbiamo fatto senza vivere momenti di vita belli, senza incontrare ragazzi e giovani che ci hanno provocato e hanno continuato a mostrare il fascino della vita umana che si affaccia con curiosità e passione all’impresa di doversi costruire e impegnare. Anzi, è stata una sorpresa che qualche volta mi fa dire “Non ci posso credere!”.
Per questa ragione, arrivato a trent’anni di vita di prete, mi è venuta voglia di provare a ricapitolare questo viaggio. Ho vissuto in misura quasi eguale, tre passaggi: la parrocchia, la diocesi, la segreteria generale della CEI e dunque l’Italia. Senza averlo chiesto né programmato, mi sono ritrovato a vivere tutti i miei anni di ministero con il pensiero della Pastorale giovanile che mi ha impegnato ogni giorno della vita. Mi manca l’organizzazione e la sistematizzazione di un pensiero teologico-pastorale e non è poco. Ma credo di aver maturato uno sguardo che mi dispiace chiudere nel cassetto: un viaggio del genere è più unico che raro.
Il libro vuole condividere questo sguardo, concentrandosi sugli ultimi undici anni, quelli vissuti nel Servizio nazionale per la Pastorale giovanile. Un filo rosso è emerso negli ultimi giorni della mia permanenza a Roma: quello legato ai Convegni nazionali preparati e vissuti in questi anni. Prima di andarmene ho fatto rilegare i cinque numeri di Note di Pastorale giovanile che ne hanno riportato gli atti: lo sguardo è tornato ad un percorso che cercava di individuare gli snodi più importanti della Pastorale giovanile. Ho pensato che valesse la pena ripercorrerli, perché possono essere un tracciato interessante per riflettere sul compito educativo che ancora oggi attende chi crede che l’umano evangelico sia la proposta di vita più intrigante per onorare il dono della vita.



















































