L'educazione alla virtù
L'educazione alla virtù si presenta oggi come un paradosso del nostro tempo: mai come ora è stata così necessaria, eppure mai è apparsa così problematica. In un'epoca che ha fatto del relativismo la propria bandiera e dell'autonomia individuale il proprio credo, parlare di virtù rischia di suonare come un anacronismo. Eppure, proprio la crisi dei riferimenti etici tradizionali rende urgente riscoprire quelle eccellenze umane che permettono di fiorire non solo come individui, ma come comunità.
Il paesaggio contemporaneo: virtù in frantumi
La condizione giovanile di oggi si muove in un territorio etico frammentato. Da una parte, assistiamo a una straordinaria sensibilità verso temi come l'ambiente, i diritti umani, l'inclusione - virtù che potremmo chiamare "neo-classiche" perché nascono dalla coscienza contemporanea ma attingono a fonti antiche di saggezza. Dall'altra, sperimentiamo una difficoltà crescente nel distinguere tra desideri e bisogni, tra piacere e felicità, tra successo e realizzazione.
I social media hanno creato una "società della prestazione" dove l'apparire prevale sull'essere, dove la virtù rischia di ridursi a performance pubblica piuttosto che abito interiore. Il narcisismo digitale trasforma ogni gesto in spettacolo, ogni scelta in brand personale. In questo contesto, parlare di umiltà, di temperanza, di magnanimità può sembrare controproducente rispetto alle logiche del self-marketing.
Eppure, proprio questa iperconnessione rivela paradossalmente la nostalgia di autenticità che attraversa le nuove generazioni. Dietro la ricerca spasmodica di like e follower si nasconde una fame di riconoscimento autentico, di relazioni vere, di senso profondo che nessuna tecnologia può saziare.
Le radici antiche: la virtù come eccellenza
La riflessione sulla virtù nasce con la filosofia greca. Per Omero, l'areté era l'eccellenza del guerriero, la capacità di distinguersi in battaglia. Ma già con i tragici questa concezione si interiorizza: la vera battaglia è quella che ciascuno combatte dentro di sé, tra nobiltà e bassezza, tra coraggio e viltà.
Socrate opera la rivoluzione decisiva identificando virtù e conoscenza: "Nessuno fa il male volontariamente". Se l'uomo conosce veramente il bene, non può che perseguirlo. Questa equazione tra sapere e virtù, pur ingenua nella sua semplicità, conserva una verità profonda: non c'è vera eccellenza morale senza consapevolezza, non c'è autenticità senza autoconoscenza.
Platone sviluppa la dottrina delle quattro virtù cardinali - prudenza, giustizia, fortezza, temperanza - che corrispondono all'armonia delle parti dell'anima. La virtù non è conformismo sociale ma ordine interiore, non obbedienza esterna ma governo di sé. L'anima virtuosa è come una città ben ordinata, dove ogni parte svolge la propria funzione senza prevaricare sulle altre.
Aristotele, più pragmatico, definisce la virtù come "abito elettivo consistente in una medietà". Non si nasce virtuosi, si diventa attraverso l'esercizio, la ripetizione, l'educazione. La virtù è hexis, disposizione stabile che si acquista come si impara a suonare uno strumento: attraverso la pratica guidata da maestri esperti. E la medietà non è compromesso tra estremi, ma eccellenza che sa trovare la misura giusta in ogni situazione concreta.
L'innesto cristiano: virtù e carità
Il cristianesimo trasforma radicalmente la concezione classica della virtù. Le virtù cardinali rimangono, ma vengono affiancate da quelle teologali: fede, speranza, carità. Non più solo eccellenza umana, ma partecipazione alla vita divina. La virtù cristiana non nasce dalla forza di volontà ma dalla grazia, non è conquista dell'io ma dono che trasforma l'io.
San Paolo introduce il paradosso della "debolezza che diventa forza": la vera virtù cristiana non è quella dell'eroe che vince con le proprie forze, ma quella del santo che si lascia trasformare dall'amore. Questo rovesciamento non elimina lo sforzo umano ma lo colloca in un orizzonte più ampio, dove la perfezione non è meta da raggiungere ma cammino da percorrere.
San Tommaso d'Aquino opera la grande sintesi tra virtù aristoteliche e carità cristiana. Le virtù naturali preparano quelle soprannaturali, la ragione apre alla fede, l'etica sfocia nella mistica. Ma rimane il principio fondamentale: la virtù è abito acquisito, disposizione che si forma attraverso atti ripetuti, educazione che plasma il carattere nel tempo.
Le sfide della modernità: autonomia e virtù
L'Illuminismo mette in crisi l'edificio tradizionale delle virtù. Kant, pur mantenendo l'imperativo morale, lo fonda sull'autonomia della ragione piuttosto che su una natura umana data. La virtù kantiana è dovere che si impone categoricamente, al di là delle inclinazioni e dei risultati. Questa prospettiva, pur nobile nella sua purezza, rischia di separare moralità e felicità, dovere e realizzazione.
Hegel critica l'astrattezza kantiana proponendo una "eticità" radicata nelle istituzioni storiche. Le virtù non sono principi eterni ma espressioni dello spirito di un'epoca, forme che l'assoluto assume nel suo dispiegarsi temporale. Questa storicizzazione apre la strada al relativismo ma coglie anche la verità del carattere situato di ogni esistenza umana.
Nietzsche porta alle estreme conseguenze la critica moderna: le virtù tradizionali sono "morale degli schiavi", rinuncia alla potenza in nome di ideali astratti. Bisogna "trasmutare tutti i valori" e creare virtù nuove, aristocratiche, affermatrici della vita. La sua critica, pur unilaterale, coglie un problema reale: come evitare che la virtù diventi conformismo repressivo?
Rilanci contemporanei: tra MacIntyre e la virtue ethics
Alasdair MacIntyre ha denunciato la frammentazione morale della modernità nel suo capolavoro "Dopo la virtù" (1981). Dopo l'Illuminismo avremmo solo frammenti di sistemi morali incommensurabili, incapaci di guidare l'azione. Per uscire dall'impasse, bisogna riscoprire il concetto aristotelico di virtù, ma inserendolo in "pratiche" concrete - attività umane cooperative che hanno standard di eccellenza interni.
Questa proposta ha dato vita alla "virtue ethics", corrente filosofica che cerca di superare l'alternativa tra deontologia kantiana e consequenzialismo utilitarista. Non "che cosa devo fare?" ma "che tipo di persona devo diventare?" Non regole astratte ma carattere concreto, non principi universali ma saggezza pratica che sa discernere il bene in ogni situazione.
Martha Nussbaum ha arricchito questa prospettiva con l'approccio delle "capacità umane": ci sono funzioni fondamentali - vita, salute, educazione, gioco, controllo dell'ambiente - che ogni società dovrebbe permettere di sviluppare. Le virtù sono le eccellenze che favoriscono questo fiorire umano integrale.
Charles Taylor ha mostrato come l'identità moderna sia strutturalmente dialogica: siamo chi siamo attraverso le relazioni, i riconoscimenti, le narrazioni condivise. Le virtù non sono proprietà private ma forme di vita comune, modi di essere-con-altri che rendono possibile l'umana convivenza.
Il nodo della verità: virtù relative o assolute?
Qui tocchiamo il cuore del problema contemporaneo. Le virtù sono costruzioni culturali variabili o espressioni di una natura umana universale? Espedienti evolutivi che favoriscono la sopravvivenza o rivelazioni di un ordine cosmico che ci trascende?
Una prima risposta potrebbe essere quella funzionalista: le virtù sono "utili" perché promuovono cooperazione, fiducia, benessere sociale. Dal coraggio che protegge la comunità alla giustizia che regola gli scambi, ogni virtù avrebbe una funzione adattiva. Questa spiegazione, pur parzialmente vera, riduce la ricchezza dell'esperienza morale a calcolo strategico.
Una seconda risposta è quella relativista: ogni cultura definisce le proprie virtù secondo i propri criteri. Quello che è virtù qui può essere vizio altrove, quello che vale oggi può essere superato domani. Questa posizione ha il merito di riconoscere la diversità storica ma rischia di paralizzare l'educazione: se tutto è relativo, che cosa insegnare?
Una terza via è quella che potremmo chiamare "universalismo situato": esistono strutture fondamentali dell'esperienza umana - la finitezza, la relazionalità, la ricerca di senso, la tensione verso il bene - che si manifestano diversamente nelle varie culture ma conservano un nucleo trans-storico. Le virtù sarebbero risposte ricorrenti a domande perenni dell'esistenza umana.
La verità dell'uomo: tra storia ed eternità
Chi è l'essere umano per cui pensiamo l'educazione alla virtù? Questa domanda attraversa tutta la filosofia occidentale. Per i Greci, l'uomo è l'animale che ha il logos, capace di ragione e linguaggio. Per i cristiani, è immagine di Dio, chiamato alla partecipazione alla vita divina. Per i moderni, è soggetto autonomo che si autodetermina attraverso la libertà.
Ogni antropologia implica una pedagogia, ogni concezione dell'uomo orienta l'educazione. Se l'uomo è pura natura, l'educazione sarà conformazione all'ordine cosmico. Se è pura libertà, sarà liberazione da ogni condizionamento. Se è storia, sarà inserimento nelle tradizioni viventi.
La fenomenologia contemporanea ha suggerito una via più articolata. L'essere umano è essere-nel-mondo, esistenza gettata che deve progettarsi, libertà situata che si realizza attraverso scelte concrete. Non ha una "natura" fissa ma una "condizione" strutturale: è l'ente che si pone la domanda sul proprio essere.
Questa apertura costitutiva rende possibile e necessaria l'educazione alla virtù. L'uomo non nasce buono o cattivo, nasce capace-di-bene-e-di-male, orientato verso il meglio ma sempre esposto al peggio. Le virtù sono le eccellenze che permettono di realizzare questa tensione originaria verso il bene.
Progetto pedagogico: un'educazione integrale alla virtù
Come tradurre queste riflessioni in un progetto educativo concreto? Il percorso deve essere graduale, rispettoso dell'età e della maturità, attento ai linguaggi e alle sensibilità giovanili, ma senza rinunciare alla profondità e alla radicalità della proposta.
Prima fase: Riconoscimento e narrazione (14-16 anni)
L'educazione alla virtù inizia dal riconoscimento di quelle eccellenze umane che i giovani già intuiscono e ammirano. Attraverso storie, film, testimonianze, letteratura, si tratta di aiutarli a nominare ciò che già percepiscono: la bellezza del coraggio che non si piega all'ingiustizia, la grandezza della generosità che sa donarsi, la forza della fedeltà che resiste nel tempo.
Il metodo narrativo è fondamentale. Le virtù non si insegnano con definizioni astratte ma con racconti concreti. Achille e Ettore, Francesco d'Assisi e Chiara, Gandhi e Martin Luther King, Falcone e Borsellino: figure diverse ma accomunate dalla ricerca dell'eccellenza umana. Ogni storia rivela un volto della virtù, ogni testimonianza apre una strada possibile.
L'obiettivo non è l'imitazione pedissequa ma l'ispirazione creativa. Ogni giovane deve trovare la propria via verso la virtù, il proprio modo di incarnare l'eccellenza umana nelle circostanze concrete della propria vita.
Seconda fase: Comprensione e discernimento (16-18 anni)
La seconda fase approfondisce la dimensione riflessiva. Perché certe azioni ci sembrano belle e altre ripugnanti? Che cosa distingue la vera virtù dalla sua contraffazione? Come riconoscere l'autentico dal falso nel mare di messaggi contraddittori che ci circondano?
Qui diventa essenziale il confronto con i grandi testi della tradizione filosofica. Non erudizione accademica ma ricerca esistenziale: che cosa significa essere umani? Quali sono le vie della realizzazione autentica? Come conciliare aspirazioni individuali e responsabilità sociale?
Il dialogo socratico diventa metodo privilegiato. Attraverso domande ben poste, si aiutano i ragazzi a scoprire le contraddizioni dei propri ragionamenti, a chiarire i propri valori, a prendere posizione motivata sui grandi temi dell'esistenza.
L'analisi delle "virtù contemporanee" - sostenibilità ambientale, solidarietà globale, rispetto delle diversità - mostra come ogni epoca debba ripensare le virtù classiche alla luce delle sfide nuove. Non relativismo ma creatività responsabile, non abbandono della tradizione ma sua reinterpretazione vitale.
Terza fase: Pratica e impegno (18-20 anni)
La virtù si apprende solo praticandola. La terza fase privilegia l'esperienza diretta attraverso progetti di servizio, volontariato, impegno sociale. Solo chi si sporca le mani può comprendere che cosa significhi davvero essere giusti, coraggiosi, temperanti.
I progetti devono essere graduali e sostenibili, adatti alle competenze e alle possibilità dei giovani, ma sufficientemente impegnativi da richiedere crescita reale. Dal tutoraggio di bambini in difficoltà all'assistenza agli anziani, dall'impegno ambientale a quello per i diritti umani: ogni ambito offre occasioni di esercizio virtuoso.
Fondamentale è l'accompagnamento di adulti credibili, che sappiano essere maestri non solo di tecniche ma di vita. Il rapporto educativo è sempre, in ultima istanza, testimonianza: si insegna quello che si è, non solo quello che si sa.
La riflessione accompagna costantemente l'azione. Che cosa abbiamo imparato? Che cosa è cambiato in noi? Quali resistenze abbiamo incontrato, dentro e fuori di noi? Come crescere nell'eccellenza umana?
Le virtù per il nostro tempo
Quali virtù privilegiare nell'educazione contemporanea? Accanto a quelle classiche - che mantengono tutta la loro attualità - emergono eccellenze specificamente richieste dalla nostra epoca.
La virtù dell'ascolto diventa fondamentale in una società frammentata. Saper ascoltare davvero l'altro, senza giudicare prematuramente, senza proiettare i propri schemi, è arte rara che richiede disciplina interiore e apertura del cuore.
La virtù della sobrietà si impone di fronte alla crisi ecologica. Non rinuncia ascetica ma saggezza che sa distinguere tra bisogni autentici e desideri indotti, tra piaceri che arricchiscono e consumi che impoveriscono.
La virtù della complessità è richiesta da un mondo interconnesso dove le soluzioni semplici sono spesso semplicistiche. Saper tenere insieme elementi apparentemente contraddittori, resistere alla tentazione della riduzione, mantenere aperte le domande quando non ci sono risposte facili.
La virtù della resilienza permette di attraversare le crisi senza spezzarsi, di trasformare le ferite in sapienza, di trovare senso anche nell'apparente assurdità del dolore.
La virtù della creatività non è solo talento artistico ma capacità di immaginare alternative al presente, di inventare soluzioni inedite, di non rassegnarsi mai al "così vanno le cose".
Oltre il relativismo: virtù oggettive per soggetti liberi
La domanda di fondo rimane: queste virtù sono invenzioni umane o scoperte di strutture oggettive del reale? Costruzioni culturali o manifestazioni di una verità che ci precede?
La risposta non può essere né puramente oggettivista né puramente soggettivista. Le virtù sono oggettive perché corrispondono a strutture ricorrenti dell'esperienza umana: tutti i popoli hanno sperimentato il valore del coraggio, della giustizia, della moderazione. Ma sono anche soggettive perché devono essere liberamente accolte, personalmente incarnate, creativamente reinterpretate da ogni individuo e ogni epoca.
L'educazione alla virtù non è indottrinamento ma maieutica: aiutare ciascuno a partorire il meglio di sé, a riconoscere e coltivare quei semi di eccellenza che sono iscritti nella struttura stessa dell'essere umano. Non imporre dall'esterno ma far emergere dall'interno, non uniformare ma personalizzare, non limitare ma liberare.
In questa prospettiva, la virtù non è nemica della libertà ma sua condizione di possibilità. Solo chi ha educato le proprie passioni può scegliere davvero, solo chi ha disciplinato i propri impulsi può autodeterminarsi autenticamente. La libertà senza virtù è arbitrio, la virtù senza libertà è conformismo. L'educazione autentica cerca la sintesi: libertà virtuosa e virtù libera.
Conclusione: la virtù come fioritura umana
L'educazione alla virtù non mira a produrre individui perfetti ma persone pienamente umane. Non cerca la perfezione angelica ma l'eccellenza terrestre, quella che nasce dall'accettazione creativa della propria finitezza e dal desiderio instancabile di trascenderla.
I giovani di oggi hanno fame di autenticità, di senso, di grandezza. L'educazione alla virtù risponde a questa fame non con ricette preconfezionate ma con strumenti per una ricerca personale e comunitaria. Li aiuta a scoprire che la vera realizzazione non sta nell'avere o nell'apparire ma nell'essere, non nel consumare esperienze ma nel crescere in umanità.
In un mondo che sembra aver smarrito la bussola etica, educare alla virtù è atto di resistenza e di speranza insieme. Resistenza a una cultura che riduce l'umano a produttore-consumatore, speranza in un'umanità capace di eccellenza e di bellezza. È seminare oggi gli alberi sotto cui si riposeranno le generazioni future, è puntare sulla parte migliore dell'essere umano anche quando tutto sembra congiurare contro di essa.
La virtù non è decorazione dell'esistenza ma sua sostanza più profonda. Non è lusso per anime belle ma necessità vitale per chiunque voglia vivere davvero, non solo sopravvivere. E l'educazione ne è la custode più preziosa, il terreno più fertile, la speranza più concreta.
Figure esemplari per l'educazione alle virtù
PRUDENZA - La saggezza pratica
Socrate (470-399 a.C.) Il filosofo ateniese che fece del "conosci te stesso" il centro della propria ricerca. La sua prudenza si manifestava nel saper riconoscere i propri limiti ("so di non sapere") e nell'arte maieutica di far partorire la verità attraverso il dialogo. Modello di educatore che non impone ma accompagna alla scoperta.
Nelson Mandela (1918-2013) La sua saggezza politica nel guidare il Sudafrica dalla segregazione razziale alla democrazia multirazziale, evitando la guerra civile attraverso la riconciliazione. Esempio di come la prudenza sappia trasformare l'odio in giustizia senza ricorrere alla vendetta.
Papa Giovanni XXIII (1881-1963) Angelo Roncalli incarnò la prudenza pastorale nel convocare il Concilio Vaticano II, sapendo cogliere i "segni dei tempi" per rinnovare la Chiesa senza tradirne l'essenza. La sua diplomazia nella crisi dei missili di Cuba mostra la prudenza come servizio alla pace.
GIUSTIZIA - Il rispetto dell'altro
Antigone (personaggio di Sofocle) La giovane che sfida il potere per seppellire il fratello, incarnando la tensione tra legge umana e legge divina. Modello di chi sa riconoscere una giustizia superiore a quella dei codici, pagandone le conseguenze.
Martin Luther King Jr. (1929-1968) Leader del movimento per i diritti civili che seppe coniugare giustizia e non-violenza. Il suo "sogno" di un'America dove i bambini bianchi e neri giocassero insieme mostra la giustizia come costruzione di futuro, non solo riparazione del passato.
Wangari Maathai (1940-2011) La biologa keniota che ricevette il Nobel per la Pace per il movimento del Green Belt, piantando milioni di alberi. Esempio di giustizia ambientale che sa vedere nel rispetto della natura la condizione per la dignità umana.
FORTEZZA - Il coraggio autentico
Giovanna d'Arco (1412-1431) La contadina francese che sfidò convenzioni sociali e politiche per liberare la Francia. Il suo coraggio non era sprezzo del pericolo ma fedeltà a una missione percepita come più grande di sé.
Malala Yousafzai (1997-) La giovane pakistana che continuò a rivendicare il diritto all'istruzione femminile anche dopo l'attentato talebano. Mostra come il vero coraggio non sia assenza di paura ma azione nonostante la paura.
Padre Pino Puglisi (1937-1993) Il sacerdote palermitano ucciso dalla mafia per il suo impegno educativo nei quartieri difficili. Incarnò la fortezza come resistenza quotidiana, fatta di piccoli gesti che cambiano il tessuto sociale.
TEMPERANZA - La giusta misura
Francesco d'Assisi (1181-1226) Il santo che trasformò la rinuncia in gioia, mostrando che la temperanza non è privazione ma libertà. La sua "perfetta letizia" nasce dalla capacità di trovare tutto nel niente, di essere ricchi senza possedere.
Mahatma Gandhi (1869-1948) Il Mahatma che fece della semplicità di vita uno strumento di lotta politica. La sua temperanza era scelta strategica: solo chi non ha nulla da perdere può sfidare il potere con credibilità.
Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) La missionaria che servì i più poveri tra i poveri con mani che sapevano essere delicate e forti insieme. La sua temperanza si manifestava nel dare tutto senza ostentazione, nel servire senza giudicare.
VIRTÙ CONTEMPORANEE
ASCOLTO
Don Lorenzo Milani (1923-1967) Il priore di Barbiana che rivoluzionò la pedagogia italiana mettendo al centro l'ascolto dei ragazzi più poveri. "I care" - mi importa - riassumeva la sua capacità di ascoltare prima di parlare, di imparare dai propri allievi.
Rogers Carl (1902-1987) Lo psicologo che sviluppò l'approccio centrato sulla persona, mostrando come l'ascolto autentico sia già terapeutico. La sua "considerazione positiva incondizionata" è modello di accoglienza senza pregiudizi.
SOBRIETÀ
Vandana Shiva (1952-) La fisica e attivista indiana che lotta contro la biopirateria e per la sovranità alimentare. La sua sobrietà intellettuale sa smascherare la complessità apparente di sistemi economici che nascondono logiche semplici di sfruttamento.
Papa Francesco (1936-) Jorge Bergoglio che ha fatto della sobrietà di vita un segno profetico per la Chiesa. Dal rifiuto degli appartamenti papali alla scelta dell'auto usata, incarna una sobrietà che è richiamo evangelico e testimonianza ecologica.
RESILIENZA
Viktor Frankl (1905-1997) Lo psichiatra sopravvissuto ad Auschwitz che elaborò la logoterapia. La sua esperienza nei lager gli insegnò che "tutto può essere tolto a un uomo tranne una cosa: l'ultima delle libertà umane - la capacità di scegliere il proprio atteggiamento in qualsiasi circostanza".
Malcom X (1925-1965) Il leader afroamericano che trasformò una giovinezza criminale in impegno per i diritti civili. La sua capacità di reinventarsi, di imparare dai propri errori, di crescere attraverso le contraddizioni è modello di resilienza trasformativa.
CREATIVITÀ
Maria Montessori (1870-1952) La pedagogista che rivoluzionò l'educazione partendo dall'osservazione creativa dei bambini. La sua capacità di "vedere" potenzialità dove altri vedevano limiti aprì strade educative ancora oggi fertili.
Steve Jobs (1955-2011) L'imprenditore che unì tecnologia e umanesimo, mostrando come l'innovazione autentica nasca dall'intersezione tra discipline diverse. La sua creatività non era solo tecnica ma visione antropologica del rapporto uomo-macchina.
COMPLESSITÀ
Edgar Morin (1921-) Il sociologo francese che elaborò il "pensiero complesso", capace di tenere insieme elementi apparentemente contraddittori. A cent'anni suonati continua a insegnare che la realtà è più ricca di qualsiasi schema interpretativo.
Amartya Sen (1933-) L'economista premio Nobel che mostrò come sviluppo economico e sviluppo umano non coincidano automaticamente. La sua capacità di integrare economia, filosofia ed etica è modello di approccio interdisciplinare alle questioni sociali.
FIGURE TRASVERSALI - Sintesi di virtù
Albert Schweitzer (1875-1965) Medico, musicista, teologo, filosofo che dedicò la vita ai lebbrosi in Africa. Incarnò la sintesi tra eccellenza intellettuale e servizio concreto, mostrando che le virtù non si escludono ma si alimentano reciprocamente.
Simone Weil (1909-1943) La filosofa francese che unì rigore intellettuale e passione sociale, mistica cristiana e impegno operaio. La sua ricerca della verità attraversò tutti i campi dell'esperienza umana senza mai separare pensiero e vita.
Etty Hillesum (1914-1943) La giovane ebrea olandese che trasformò l'esperienza del campo di concentramento in crescita spirituale. Il suo diario mostra come sia possibile mantenere la fede nell'umanità anche nelle circostanze più disumane.
Queste figure non sono proposte come modelli da imitare pedissequamente, ma come testimoni di possibilità umane che possono ispirare percorsi personali di crescita virtuosa. Ognuna ha vissuto le proprie contraddizioni e i propri limiti, ma ha saputo trasformarli in occasioni di eccellenza umana. Sono "santi laici" che mostrano come la virtù non sia perfezione raggiunta ma tensione vissuta, non meta statica ma cammino dinamico verso la pienezza dell'umano.
Bibliografia essenziale sull'educazione alla virtù
Fonti classiche antiche
Aristotele
• Etica Nicomachea, Bompiani, Milano 2000 (edizione bilingue con commento di C. Natali)
• Etica Eudemia, Laterza, Roma-Bari 1999
Platone
• Repubblica, BUR, Milano 2006 (trad. F. Sartori)
• Leggi, Laterza, Roma-Bari 2005
Cicerone
• De officiis (I doveri), BUR, Milano 1987
Seneca
• Lettere a Lucilio, BUR, Milano 2020 (selezione con commento)
Tradizione cristiana e medievale
San Tommaso d'Aquino
• Summa Theologica, II-II, qq. 47-170 (Trattato delle virtù), ESD, Bologna 1996
• Quaestiones disputatae de virtutibus, Marietti, Torino 1965
Sant'Agostino
• De civitate Dei, Città Nuova, Roma 1978-1991
San Basilio
• Discorso ai giovani, Paoline, Milano 1988
Filosofia moderna
Immanuel Kant
• Metafisica dei costumi, Laterza, Roma-Bari 2009
• La religione entro i limiti della sola ragione, Laterza, Roma-Bari 2004
David Hume
• Trattato sulla natura umana, Libro III, Laterza, Roma-Bari 2008
Adam Smith
• Teoria dei sentimenti morali, BUR, Milano 2001
Filosofia contemporanea
Alasdair MacIntyre
• Dopo la virtù. Saggio di teoria morale, Feltrinelli, Milano 2007
• Animali razionali dipendenti, Vita e Pensiero, Milano 2001
Edmund Husserl
• Rinnovamento dell'uomo e della cultura, Il Saggiatore, Milano 1997
Max Scheler
• Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori, San Paolo, Cinisello Balsamo 1996
Emmanuel Levinas
• Totalità e infinito, Jaca Book, Milano 1980
Hans Jonas
• Il principio responsabilità, Einaudi, Torino 1990
Virtue Ethics contemporanea
Philippa Foot
• Virtù e vizi, Il Mulino, Bologna 2008
Rosalind Hursthouse
• On Virtue Ethics, Oxford University Press, 2001
Michael Slote
• From Morality to Virtue, Oxford University Press, 1992
Julia Annas
• Intelligent Virtue, Oxford University Press, 2011
Pedagogia delle virtù
Maria Montessori
• La scoperta del bambino, Garzanti, Milano 2018
• Educazione per un mondo nuovo, Garzanti, Milano 2020
Romano Guardini
• Persona e libertà, La Scuola, Brescia 1987
• Le età della vita, Vita e Pensiero, Milano 1992
Jacques Maritain
• L'educazione al bivio, La Scuola, Brescia 1987
Don Lorenzo Milani
• Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2017
Paulo Freire
• Pedagogia dell'oppresso, EGA, Torino 2002
Studi italiani contemporanei
Pier Paolo Ottonello
• Filosofia dell'educazione, ECIG, Genova 1997
Giuseppe Mari
• Pedagogia della virtù, La Scuola, Brescia 2014
Luigina Mortari
• Apprendere dall'esperienza, Carocci, Roma 2003
• Aver cura della vita della mente, Carocci, Roma 2002
Franco Cambi
• Incontro e dialogo, Carocci, Roma 2006
Pier Giuseppe Rossi
• Educazione morale e democrazia, Armando, Roma 2003
Psicologia e neuroscienze
Martin Seligman
• Fiorire, Anteprima, Milano 2011
• Character Strengths and Virtues, Oxford University Press, 2004
Carol Dweck
• Mindset, Mondadori, Milano 2017
Daniel Goleman
• Intelligenza emotiva, BUR, Milano 2011
Antonio Damasio
• L'errore di Cartesio, Adelphi, Milano 1995
Sociologia e antropologia
Christopher Lasch
• La cultura del narcisismo, Bompiani, Milano 1981
Richard Sennett
• L'uomo artigiano, Feltrinelli, Milano 2008
• Rispetto, Il Mulino, Bologna 2004
Martha Nussbaum
• Coltivare l'umanità, Carocci, Roma 1999
• Non per profitto, Il Mulino, Bologna 2011
Zygmunt Bauman
• Etica postmoderna, Trieste, Asterios 1995
Teologia morale
Bernhard Häring
• Liberi e fedeli in Cristo, Paoline, Roma 1980-1982
Enrico Chiavacci
• Teologia morale fondamentale, Cittadella, Assisi 1977
Marciano Vidal
• Manuale di etica teologica, Cittadella, Assisi 1994
Opere di sintesi e manuali
Jean-Claude Wolf
• Etica delle virtù, Il Mulino, Bologna 2014
Salvatore Natoli
• Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli, Milano 2012
André Comte-Sponville
• Piccolo trattato delle grandi virtù, Ponte alle Grazie, Milano 1996
Sergio Belardinelli
• Il gioco delle parti, AVE, Roma 2007




















































