GIOVANNI FEDRIGOTTI
L’ho conosciuto nel lontano 1973, quando giunsi a Verona come ispettore, sconosciuto ai tanti confratelli dell’Ispettoria. Nacque una sincera amicizia. Ho spesso parteggiato per lui, assumendo la sua … fraterna difesa … anche in momenti difficili, istituzionalmente. Ne apprezzai subito la lucida intelligenza e il pensiero chiaro. Era ancora studente universitario, giovane sacerdote, quando gli proposi la direzione della casa ispettoriale di Verona. Ubbidiente, si mise a disposizione. Con semplicità fece alcune difficoltà, che ritenni sufficienti per rimandare di un anno la chiamata in responsabilità. Quell’anno gli servì per concludere gli studi e per prepararsi interiormente al nuovo compito, che assunse serenamente e impegnandosi intensamente per… rianimare… la comunità del don Bosco di Verona. La parola facile e la voglia di esprimere quanto andava leggendo (era un divoratore di libri, di volumi ponderosi, di studi profondi), lo hanno reso un conferenziere e un predicatore richiesto. Il suo ufficio era pieno di volumi di autori antichi e moderni. Leggeva con passione. Non ricordo di aver ricevuto mai un «no», quando si trattava di annunciare il Vangelo. Rendeva questo servizio con un piglio “scanzonato”, ma allegro e amabile. Non si lasciava vincere dalle prime reazioni che riceveva. Continuava nel suo progetto. Riusciva a cattivarsi la simpatia e a creare facili relazioni. Era attaccatissimo a don Bosco. Fedelissimo ai rappresentanti di don Bosco. Difensore strenuo di quanto aveva scoperto come «verità» salesiana, non transigendo con nessuno su alcuni criteri fondamentali della vita «alla don Bosco». Ammirava i salesiani che avevano speso tutta la vita per diffondere lo spirito di don Bosco e il suo sistema. Si prodigava nell’aiutare quanti gli chiedevano una mano (Don Antonio Martinelli).
Consigliere, incaricato della disciplina, Direttore, Ispettore, per tanto tempo a servizio della Congregazione in questa terra veneta, di cui ha sempre serbato in cuore simpatia e nostalgia, nonostante l’alto incarico di Regionale per l’Italia ed il Medio Oriente, ha sempre conservato i tratti dell’amico semplice e sereno, cantando la sua canzone d’ottimismo e speranza per i giovani, senza perdere mai il colore dell’uomo serio ed impegnato, di religioso e sacerdote, forte nella fede, come le rocce del suo Trentino. Con Lui il “don Bosco” era più casa che scuola. Lui stesso scriveva: “Non sarete anonimi volti velati dall’ombra che confonde. Qui non dovrete venire timorosi di bisbigliar parole inascoltate. Qui non potrete starvene furtivi guardando febbrilmente l’orologio, come fuggiaschi cui soltanto preme fuggire ancora. Qui il vostro piede non potrà cessare l’agile danza della vita ch’è il fascino vostro e il vostro sogno. Ma volentieri si viene a questo luogo come si corre al fuoco della casa…”. (Don Umberto Benini)
Articoli pubblicati
1996
📖 La lunga storia della spiritualità giovanile (9/1996, pp. 8-17)
📖 Una spiritualità in ascolto dei giovani (9/1996, pp. 18-27)
1997
📖 Anche incrociando statistiche si incontrano i giovani (6/1997, pp. 37-46)
1998
📖 Fede-cultura nella scuola cattolica (4/1998, pp. 12-29)
2002
📖 Oratorio salesiano 2001: alcune note conclusive (2/2002, pp. 76-79)









































