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    Fare l'animatore oggi. Un dossier di NPG


    FARE L'ANIMATORE OGGI

    Un'introduzione

    (NPG 1980-12-17)

    Questo dossier sull'animazione si collega idealmente con i tanti discorsi già fatti sull'argomento: l'animazione come metodo educativo e pastorale rappresenta infatti una delle nostre scelte preferenziali. Siamo anche consapevoli di affrontare problematiche già molto dibattute, in questi anni, nella comunità ecclesiale italiana. Ormai, la «scelta dell'animazione.) rappresenta uno dei poli di più facile consenso.
    Questo dossier, però, ha scelto una prospettiva globale che valutiamo urgente, tanto da giustificare la ripresa del tema. Parliamo dell'animatore cercando di tener conto contemporaneamente di tre obiettivi. Li evidenziamo, per offrire la chiave di lettura di tutto il dossier. Il primo obiettivo è rappresentato dalla preoccupazione di «definire» in modo corretto e qualificato la figura e la funzione dell'animatore.
    In questi anni abbiamo assistito ad una dilatazione dell'immagine di animatore. Troppo spesso il termine è stato utilizzato solo come copertura di un pericoloso vuoto educativo. Altre volte, sotto la voce di animazione, sono stati etichettati processi i più disparati. Noi pensiamo all'animazione come ad un determinato modo di fare educazione: il termine ci richiama uno stile di presenza e di relazione, un modello antropologico e valori irrinunciabili.
    Precisare per noi equivale a qualificare. Questa precisazione non può essere però condotta in uno spazio asettico, fuori dalla mischia dei problemi reali. Dobbiamo pensare alla figura e alla funzione dell'animatore, stretti dalle problematiche scottanti che l'attuale contesto socioculturale e la condizione giovanile ci lanciano.
    Dagli anni ormai lontani in cui l'animatore ha fatto i primi timidi approcci con il mondo ecclesiale, ad oggi, di tempo ne è passato e molte cose sono cambiate. Tanto da mettere in crisi molti animatori «stile sessantotto».
    Ecco quindi il nostro secondo obiettivo: definire l'animatore, confrontandoci con l'oggi.
    Il terzo obiettivo risulta come logica conseguenza dei due precedenti: un progetto, attento e incarnato, di formazione personale e professionale per l'animatore. Abbiamo sempre fatto fatica a credere ad uno spontaneismo acceso e acritico. Ma il suo superamento è particolarmente urgente oggi, per non svuotare il servizio dell'animazione. Il problema della formazione dell'animatore viene affrontato nel dossier da angolature complementari: la riflessione sulla sua identità personale e sulla sua funzione professionale, la proposta di una « scuola .i di formazione per giovani animatori.
    Per comprendere bene il significato del dossier, il lettore è invitato a considerare un'altra cosa. Il nostro discorso sull'animatore si muove nello spirito di una educazione aperta all'evangelizzazione e di una evangelizzazione realizzata nel rispetto della logica educativa. Anche questa rappresenta una nostra scelta ben precisa. Ne abbiamo parlato in termini espliciti in NPG 1979/9. Le funzioni tecniche, educative e pastorali dell'animatore si intrecciano continuamente, lungo le pagine del dossier, anche se è costante la preoccupazione di studiare ciascuna dimensione mediante gli strumenti adeguati e specifici.
    Questo dossier, come altri in programma nel 1980, è stato pensato e scritto, con la pretesa di farne un discorso «leggibile» direttamente da parte dei giovani animatori. Qualche dossier, più specializzato, risulta prevalentemente per gli operatori pastora­li; essi lo dovranno mediare ai giovani. Questo, per l'argomento e il taglio, dovrebbe essere studiato assieme. Perché la figura e la funzione dell'animatore va ricercata e definita in prima persona da coloro che hanno scelto di giocare un po' del proprio tempo e della propria vita in questo prezioso servizio.

    FATTI

    Come abbiamo già ricordato, «animazione» e «animatore» sono termini oggi equivoci. Vengono utilizzati in contesti e con accezioni diverse. E questo pone un grosso problema: non è facile «comunicare».
    In questo dossier vogliamo suggerire un progetto di «animazione pastorale»: di servizio educativo nella direzione dell'evangelizzazione, secondo lo stile dell'animazione.
    Dobbiamo perciò precisare bene cosa intendiamo per stile di animazione; o, se si vuole, chi è per noi l'animatore, a che cosa pensiamo quando parliamo di animatore. Come è nostra abitudine, partiamo dai problemi, per arrivare ai progetti. Siamo convinti infatti che solo la chiarezza sui problemi permette seriamente di giungere alle prospettive: soprattutto abilita ciascuno a trovare le sue soluzioni, quelle più adeguate al suo caso.
    Per definire quindi cosa intendiamo per animatore, vogliamo suggerire a flash quali problemi investono oggi questa funzione. Nel crogiolo di questi problemi, si ritaglia già una prima definizione operativa di animazione.
    Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo previsto due interventi complementari. Prima di tutto abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni animatori: essi, sollecitati da un questionario molto aperto che li ha soprattutto costretti a pensare, ci hanno detto cosa è per loro «fare l'animatore». La funzione è vissuta nel fuoco delle contraddizioni che attraversano oggi la condizione giovanile.
    Su questo materiale di prima mano, ha lavorato un sociologo. Le sue riflessioni ci aiutano ad evidenziare battute che altrimenti rimarrebbero tra le righe, a collegare fenomeni a valutazioni, a far emergere problematiche nuove, che l'entusiasmo dell'azione diretta può tenere nascoste agli operatori stessi.
    Questi due documenti sono per noi importanti: perché evidenziano il problema e lo collocano nell'oggi. Ma non sono sufficienti.
    Queste pagine vanno rilette nel proprio ambiente, con i propri animatori, per dare ad esse quel tono di concretezza viva, indispensabile per realizzare un buon lavoro.

    PROSPETTIVE

    Animazione cos'è? Nel suo significato originale si contrappone ad imposizione dall'esterno, coercizione, pressione, forzatura, manipolazione mentre fa pensare all'attività interiore dell'anima come energia di vita, di crescita armonica, di coesione articolata delle parti; attività che dall'interno fa crescere la partecipazione di tutte le membra alla vita del corpo come insieme.
    L'animazione pastorale è l'aiuto dato ad un gruppo, una comunità, un nucleo, un movimento da parte di qualcuno perché l'insieme delle iniziative promuova la vitalità interiore di ciascun membro e insieme i membri possano raggiungere il bene comune nell'unità e nella coesione, nell'impegno e nella massima efficacia. Le modalità tipiche dell'animazione tendono a far appello alla partecipazione attiva di tutti i membri, quelli «forti» e quelli «deboli», a sollecitare la coscienza e la responsabilità di ciascuno nel momento di progettazione e di attuazione e di revisione, a coinvolgere le persone valorizzando i ruoli e i doni personali per andare insieme verso un punto che sta davanti a tutti e che è l'elemento «normativo» per tutti, il punto che attrae e dirige tutte le iniziative e che dà senso ad ogni più piccolo gesto: alcuni valori condivisi, un progetto comunitario a servizio delle persone e del Regno.
    L'animazione pastorale non è l'insieme di accorgimenti strategici per tenere in piedi un'osservanza di regole, di buone abitudini, di norme per attingere l'uniformità di vita e di apostolato; non è volta a soddisfare primariamente il bisogno di autorealizzazione dell'individuo e il raggiungimento del suo bene particolare (anche se ogni membro ha il dovere di realizzare se stesso secondo i suoi ritmi di crescita, le sue aspirazioni, i suoi ideali: la persona infatti conta di più della struttura). L'autentica animazione assiste alla evoluzione del processo di crescita della comunità nella corresponsabilità, nel riconoscimento della complementarietà. Solo coscienze e libertà adulte sono in grado di animare un gruppo aiutandolo a vivere ed interiorizzare certi valori, i valori del Regno che fondano e giustificano lo stare insieme.
    L'aspetto tecnico-metodologico dell'animazione, studiato dalla dinamica di gruppo, è di grande interesse per la pastorale, giovanile in particolare, in quanto cerca di intervenire non solo «sui» destinatari, ma «con» e «a misura» dei destinatari protagonisti. L'animazione pastorale è tuttavia di più del suo aspetto tecnico-strategico: è una visione della realtà interpersonale, è un atteggiamento di docilità allo Spirito primo «animatore» di tutto il Popolo di Dio, colui che muove dal di dentro le coscienze e rinnova dal profondo; è un partecipare alla Salvezza nel « non ancora » non con il fanatismo del militante ma con la certezza che il «già» è in opera e richiede collaborazione generosa, calma, disponibile perché si compia il disegno che ha il suo senso pieno in Dio che è Padre di tutti e che vuole che tutti siano figli nel Figlio.
    Stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito » (Evangelii Nuntiandi, n. 44) e quindi un momento di particolare sintonia con le esigenze di un'animazione che sa leggere l'iniziativa instancabile di Dio nella vita e nella storia. Il saper incrementare e orientare adeguatamente il dinamismo dell'animazione costituisce un compito di saggezza per il rinnovamento di tutta la pastorale, adeguandola ai segni dei tempi e alle esigenze più profonde dei giovani d'oggi.
    È notevole la domanda di animazione nella vita pastorale perché c'è un'accresciuta sensibilità spirituale e religiosa nei confronti della Parola di Dio, sta maturando il senso di corresponsabilità a tutti i livelli della vita della Chiesa; migliora la capacità di dialogare tra i membri della stessa comunità; si ampliano modi un tempo impensati di stare insieme che conservano il senso della festa e della spontaneità ma che si dirigono anche verso progetti educativi pastorali che in qualche modo favoriscono la creatività, si incarnano nella realtà per ottenere risultati più efficaci, si prolungano nel futuro per andare verso mete non del tutto impreviste, un po' calcolate ed anticipate.
    I progetti educativo-pastorali non nascono però dall'entusiasmo di un momento o dal fascino di un'idea; sono il frutto maturo di una buona animazione, di una crescita di tutti, di un itinerario di avvicinamento tra le persone che accettano di lasciarsi trasformare dallo Spirito e dalle urgenze della realtà.
    Per motivare queste scelte e sviluppare in modo approfondito questi orientamenti, offriamo tre articoli.
    Il primo, di M. Pollo, suggerisce la dimensione istituzionale dell'animazione: ne dà una «definizione», per prendere posizione nell'attuale groviglio di modelli di animatore, e stimola verso le conseguenze concrete e operative che risultano dalla precisa collocazione educativa dell'animazione.
    Il secondo, di L. Cian, affronta soprattutto l'identità personale dell'animatore in chiave psicologica e spirituale, per definire la «nuova persona » che ogni animatore si sforza di essere, come «testimone» di un progetto di maturazione totale dei giovani. Il terzo, di D. Sigalini, ci porta verso un problema di immediata risonanza pratica: come formare gli animatori? «dove» collocare il gruppo degli animatori nella comunità ecclesiale?

    PER L'AZIONE

    Tutte le cose che abbiamo detto, lungo le pagine di questo dossier, ci portano ad una importante conclusione: fare l'animatore è una impresa docile e impegnativa; quindi non si può improvvisare, ma bisogna prepararsi seriamente.
    La qualificazione seria e approfondita, «professionale», è dimensione di verifica e di verità: si può fare l'animatore solo se si ha il coraggio di qualificare il proprio servizio.
    Questo vale per coloro che sono già in azione, e per quelli che stanno pensando a questa scelta di vita.
    Qualificazione significa a scuola », apprendimento di contenuti e esperienza di vita.
    Sappiamo di dire delle cose di cui molti ormai sono consapevoli. Infatti si stanno proprio moltiplicando le « scuole per animatori», a livello volontaristico, quasi per supplire alla carenza istituzionale. Qualcuno però sente il problema, ma non sa da che parte girarsi. Non è facile impostare un programma serio: bisogna decidere contenuti, metodi; ci vogliono testi di riferimento e persone capaci di utilizzarli. Per aiutare tutti costoro, concludiamo il dossier suggerendo qualcosa di concreto, proprio a questo riguardo.
    La nostra proposta è montata a due voci. La prima offre un piano teorico, quasi un modello ottimale di «scuola per animatori». La seconda, invece, descrive nei minimi particolari una esperienza concreta: con piani, programmi dettagliati, strumenti di lavoro.
    Le due proposte sono sicuramente impegnative, perché vogliono rispondere in modo approfondito alla esigenza di qualificazione integrale dell'animatore. Possono sicuramente esistere programmi di minima. Confrontati con questo quadro globale, è più facile però scegliere, senza correre il rischio di vanificare l'obiettivo.



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