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    Io sono con voi...

     

    Ricordate, amici, il racconto dell'Ascensione? Quaranta giorni dopo la Pasqua, dicono gli Atti, alla presenza degli Apostoli, Gesù «fu elevato in alto - in cielo - sotto il loro sguardo, finché una nuvola lo avvolse, nascondendolo ai loro occhi». E mentre scrutavano il cielo ed egli si andava allontanando, improvvisamente due personaggi bianco-vestiti apparvero accanto a loro e dissero: «O Galilei, perché rimanete a guardare il cielo?...».

    Se n'è dunque andato? Dopo la sua avventura terrestre, ci ha lasciati nella solitudine del nostro tormento?

    Ne aveva il diritto. Poteva partirsene senza neppure un addio: con senso di amarezza, di delusione, quasi di dispetto. L'avevano trattato male. L'avevano messo in croce e ci eravamo passati sotto, mentre lui agonizzava, schernendolo. Venne nella sua casa e i suoi non lo accolsero... Dunque la Pasqua è stata una parentesi felice che s'è chiusa per sempre? Ormai l'Amico e la Guida e la Ragione della nostra esistenza «s'è allontanato» e ha chiuso il sipario alle spalle? E noi, affaticati e delusi - non facciamo storie! - da chi andremo? Lui solo ha parole di vita eterna...

    Il «cielo». È «asceso al cielo». «Fu elevato in cielo». Ma dov'è questo cielo che Lo raccoglie e sembra separarci da Lui? Gagarin - mi si perdoni la boutade ormai vieta e un po' sciocca - non ha trovato Dio a zonzo per i pianeti. E anche oltre, chi sa dire dov'è? Oltre il sistema solare, al di là delle galassie? E lo raggiungeremo? Un missile interplanetario non sembra valere molto di più d'una scala a pioli. Allungheremo le mani per raggiungerlo? O guarderemo in alto, attendendo?...

    «O Galilei, perché rimanete a guardare il cielo?». E la parola degli Angeli. E sembra dissacrante: una sorta di rimprovero d'un sagrestano burbero che ci scaccia di chiesa. C'è posizione più devota di chi solleva gli occhi in alto cercando una presenza ormai scomparsa?

    Han ragione gli Angeli. Il «cielo» è tra noi: invisibile, impalpabile; ma reale. Si nasconde nelle nostre faccende più usuali. Penetra i nostri giorni. Cammina per le nostre strade. Vive nelle nostre case. O, per esser più concreti: non tanto il «cielo», ma il Signore risorto è con noi. Affermazione sua: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione del mondo». È con noi. Ha varcato la soglia del mistero, ma non ha lasciato questa povera terra che l'ha tradito.

    Chissà mai che cosa lo tenga legato a noi. Non ci conosce? Eppure sa che cosa c'è nel cuore dell'uomo. La Scrittura dice perfino che trova le sue delizie nello stare coi figli degli uomini. Va' a capire la logica e i gusti dell'amore... Ne viene una situazione imbarazzante e piena di sorprese. È morto eppur vive: e non come diciamo che Garibaldi o Dante vivono nel popolo italiano - seppur vivono di questi tempi. Un simile modo di parlare è uno stile elegante per dire che son morti. Gesù, no. Vive. Semplicemente vive: in un modo arcano, ma vero e umanissimo. E se n'è andato, eppure è ancora con noi. Ci contiamo, e occorre sempre aggiungere un «più uno» che non entra nei nostri computi. Ma è presente: nel fratello - nel povero soprattutto -, nella comunità che si raduna a pregare, nella parola proclamata, nei sacramenti; soprattutto in quella silenziosa realtà che è l'Eucaristia...

    Vien la tentazione di trattenere il respiro, per tentare di sentirlo.

    C'è. È qui. E lo si guarda a lungo. E si lascia che il cuore se ne innamori e lo «senta». Poiché è uno di noi, ma è tutto. E il nostro vivere porta con sé la tendenza estrema ad entrare in comunione con Lui.

    Una domanda a bruciapelo, amici: Cristo è con noi; ma noi siamo con Lui? Il «cielo» è fatto anche della nostra risposta. Fin d'ora. E qui.

    (Alessandro Maggiolini)



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