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     Catturata da un amore

    forte e sincero

    Linda Pocher, suora salesiana (FMA)

    Non potrò mai dimenticare il mio primo incontro con Don Bosco. Avevo 8 anni, era il 1988. Un cugino che frequentava i Salesiani dell’Isitituto Bearzi di Udine invitò la mia famiglia ad un recital su Don Bosco, il famoso “C’è da non crederci”. Accettammo l’invito e io rimasi letteralmente incantata dalla vicenda di questo prete, donato fino all’ultimo respiro per riscattare i giovani dalla strada e offrire loro un pezzo di Cielo. All’epoca non avrei saputo spiegarlo, eppure sentivo intensamente che avrei voluto vivere anch'io così: volevo essere catturata dall’amore forte e sincero di Don Bosco e, coinvolta nella sua stessa missione, partire, come i lupi diventati agnelli, per portare quell’Amore ai confini del mondo.
    Al termine dello spettacolo, la mamma acquistò per me l’audiocassetta del recital. Inutile dire che in seguito il salotto di casa si trasformò in un palcoscenico, sul quale Don Bosco, Mamma Margherita e i giovani poveri di Torino continuavano a ballare all’infinito. Finché un giorno, la sorellina di due anni riuscì ad afferrare la cassetta e decise di tirarne fuori il nastro e aggrovigliarlo per bene. L’evento segnò la fine della mia tournèe casalinga del recital, con sollievo dei miei cari, ormai stanchi di sentire sempre la stessa musica. Finita la musica, anche Don Bosco scivolò lentamente nel dimenticatoio…
    Nel 1989, però, le FMA aprirono un oratorio interparrocchiale a Pavia di Udine, 3 Km da casa mia. Io cominciai a frequentarlo, attratta soprattutto dalla simpatia e dall’affetto delle suore e dei giovani animatori. Quando finalmente, nell’estate del 1995, potei cominciare a fare l’animatrice e a frequentare il MGS, improvvisamente l’atmosfera del “C’è da non crederci” invase di nuovo la mia vita ed ebbi la chiara sensazione di aver finalmente trovato il luogo in cui poter vivere ciò che mi aveva affascinato di Don Bosco! Iniziava a farsi sentire, nel profondo del cuore, il desiderio concreto di diventare come le mie suore, totalmente dedicate al bene dei giovani. L’idea mi faceva tremare le gambe (avevo 15 anni!), eppure dicevo a me stessa: se Gesù si è scomodato per me, per farmi conoscere il sogno di Don Bosco e invitarmi a farne parte, come posso dirgli di no? Come posso dire no a Dio?
    Sono passati 12 anni dalla mia prima professione come FMA. Da allora ad oggi mi sono sentita accompagnare in modo costante dall’affetto vivo di Don Bosco e devo confessare che molte volte ho pensato che egli, in uno dei suoi sogni sul futuro dell’Oratorio, deve aver visto anche me! Ciò che in me è cresciuto e continua a crescere, insieme alla fede nella potenza dello Spirito Santo e di Maria Ausiliatrice, è la consapevolezza di quanto sia urgente andare ai giovani come lo faceva lui, con lo spirito del DA MIHI ANIMAS COETERA TOLLE: desiderando cioè in modo particolare che essi possano incontrare Gesù Vivo e fare di tutto perché questo accada.
    E più il cammino della vita e della missione si fa esigente, più possiamo stare sicuri che sarà grande per noi la festa in Cielo!

    * 35 anni, nata e cresciuta in provincia di Udine, fin da bambina ha frequentato l'oratorio Don Bosco di Pavia di Udine. Nel 2003 ha fatto la prima professione come FMA. Dopo la professione ha studiato filosofia e teologia e contemporaneamente ha lavorato nell'oratorio del Bearzi di Udine per tre anni e a Pavia di Udine per sei anni, come catechista, animatrice di gruppi ed educatrice del doposcuola, in particolare con preadolescenti, adolescenti e giovani. Attualmente fa parte della comunità FMA di Casa Generalizia a Roma e sta facendo il dottorato in teologia dogmatica alla Gregoriana.



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