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    Capire la messa per viverla e farla vivere



    Giorgio M. Gozzelino

    (NPG 1968-11-04)

    Iniziamo la pubblicazione di studi e sussidi sull'Eucaristia offrendo alla attenta riflessione dei lettori, questo contributo di carattere teologico, sull'essenza della Messa.
    Il nostro impegno di educare i giovani a comprendere e a vivere la Messa deve partire da sicure premesse e da una chiara impostazione di prospettive.
    Lo sforzo di educazione liturgica, di adattamento, da gradualità di processi, di veridicità di forme (cf per esempio, l'articolo di Borello, Piano di formazione liturgica in Note di Pastorale Giovanile 1968/8-9), nasce da questa sicurezza di base: prima di avventurarci in un cammino difficile dobbiamo conoscere con precisione la meta che ci aspetta.
    È una prospettiva, quella indicata in questo studio, alta e impegnativa, proprio perché è punto d'arrivo.
    ... La filosofia scolastica ci ricorda che «il fine è primo nell'intenzione, anche se ultimo nell'esecuzione».

    La Messa è fondamento, centro, culmine, della vita cristiana

    La costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium apre il n. 9 con queste parole:
    La sacra Liturgia non esaurisce tutta l'azione della Chiesa...
    Ma nel numero immediatamente seguente soggiunge:

    Nondimeno la Liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Poiché il lavoro apostolico è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede ed il Battesimo si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al Sacrificio ed alla mensa del Signore.
    A sua volta la Liturgia spinge i fedeli, nutriti dei «sacramenti pasquali», a vivere «in perfetta unione», e domanda che «esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede». La rinnovazione poi dell'alleanza di Dio con gli uomini nella Eucaristia introduce e accende i fedeli nella pressante carità di Cristo. Dalla Liturgia, dunque, e particolarmente dalla Eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene, con la massima efficacia, quella santificazione degli uomini e glorificazione di Dio in Cristo verso la quale convergono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa.

    Il primato della Liturgia, dunque, è indiscutibile. E altrettanto indiscutibile è, all'interno della Liturgia, il primato della Eucaristia. Ecco un testo molto efficace in questo secondo senso:

    Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla Sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua Carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini, i quali sono in tal modo invitati ed indotti a offrire assieme a Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create. Per questo l'Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione... (Presbyterorum Ordinis, 5 b).

    Invitiamo a tenere ben presenti i termini di questo testo perché ritorneranno lungo tutto l'arco della nostra esposizione. E intanto traiamo una prima conclusione: non vi è salvezza al mondo al di fuori del mistero di Cristo, ma l'apice dell'incontro col Cristo è l'Eucaristia, più precisamente la Messa, e dunque si vive il mistero del Cristo col vivere il mistero della Messa.

    La Messa è impegno e problema

    Il fatto che la Messa sia oggettivamente il cuore della vita cristiana crea naturalmente l'impegno parallelo che essa venga di fatto collocata soggettivamente al centro della vita di ciascuno. La Messa ha il potere reale di vivificare, sostentare e condurre a compimento l'essenziale maturazione della «creatura nuova» concepita nel battesimo, fino alla nascita al Regno dei Cieli: bisogna dunque assumerla, farla principio della vita «propria», permetterle di versarvi, per così dire, tutto ciò che le può dare.
    Ma qui l'impegno diventa problema: giacché tutti sappiamo per amara esperienza quanto questo processo sia difficile. L'impegno fa nascere una domanda: come fare perché la Messa divenga di fatto il sostegno salvifico della giornata, propria ed altrui? come fare per permetterle di essere tutto ciò che può e deve essere? Più semplicemente: cosa fare per partecipare, e far partecipare, alla Messa in modo realmente efficace? È una richiesta di tipo «pratico», e perciò nessuna risposta è possibile senza una chiara premessa dottrinale. Non c'è alcuna risposta al come vivere la Messa per chi non sappia che cosa sia la Messa. Ci facciamo quindi due domande, in funzione l'una dell'altra: - che cosa è la Messa? Risponderemo solo per quel tanto che è richiesto dalla seconda domanda - che cosa si deve fare per viverla realmente?

    I. CHE COSA È LA MESSA

    * La Messa è un incontro col Cristo

    L'Eucaristia è sacramento. La Messa è sacramento. La Messa è dunque anzitutto un incontro col Cristo glorificato costruttore della Sua Chiesa, e non un incontro qualunque, ma di quel tipo privilegiato che appunto vien detto «sacramentale» in senso proprio.
    Questo è quanto colpisce di più ed immediatamente. Nella Messa Gesù si fa presente in un modo estremamente realistico, e quindi ciascuno può incontrarLo in un modo estremamente realistico. Nella Messa il cuore è la preghiera eucaristica, e la preghiera eucaristica realizza una presenza attiva, operativa, salvifica, di Cristo tanto indiscutibile (e superiore ad ogni altra) da apparire legittimamente «la presenza di Cristo» per eccellenza.
    È presenza del Cristo glorificato, ossia del Cristo fatto in pienezza costruttore, abbiamo detto, della Sua Chiesa: quindi non è presenza di contemplazione, di ammirazione, ma di azione, di comunione, di trasformazione, in una parola, di «incontro».

    * La Messa è l'incontro supremo col Cristo

    La Messa però non è un incontro come gli altri. Ciò che la specifica è il possesso di due caratteri che nessun altro degli incontri terreni col Cristo glorificato possiede. Sono i seguenti:

    1. è un incontro superiore ad ogni altro;

    2. è l'incontro a cui tutti gli altri tendono e che tutti gli altri sono destinati a preparare. Richiamiamo il testo citato della Presbyterorum Ordinis 5 b: non solo l'Eucaristia supera tutto, ma tutto è ordinato alla Eucaristia. La Messa, da questo punto di vista, è come il decimo gradino di una scala di dieci gradini: non solo è il più alto, ma è quello a cui tutti gli altri puntano e a cui tutti gli altri conducono. Questo significa:

    - per sé il cristiano incontra Gesù ovunque, giacché vive immerso in Lui tanto quanto (e ben più) vive immerso nell'aria che respira. La parola «incontro» non deve trarre in inganno: gli incontri col Cristo non sono lo stabilirsi di rapporti tra persone che prima non ne avevano alcuno, ma sono intensificazioni di una presenza reciproca ineliminabile e permanente. Sono, per intenderci, come i «respiri più profondi» di chi può anche trattenere il fiato ma non può giungere a non respirare. L'Ascensione non ha inaugurato, sappiamo bene, una assenza, ma al contrario una presenza indicibilmente più penetrante, una presenza universale, una presenza totalmente salvifica ormai, la presenza definitiva al mondo non ancora glorificato di Colui che della glorificazione è la primizia e la sorgente attiva. Con la risurrezione-ascensione il Cristo è divenuto come un sole che si è alzato agli orizzonti ultimi del mondo per illuminarlo tutto e per sempre: può essere rifiutato ma non certo cancellato (Mt 28,20). Su questo principio di fede si giustifica l'atteggiamento cristiano della «vita a due», ossia della unione permanente col Cristo, o spirito di raccoglimento.

    - la presenza universale di Cristo non esclude però una reale diversità nei modi in cui essa si realizza. Lo testifica autoritativamente la Sacrosanctum Concilium al n. 7 a:
    ... Cristo è sempre presente nella Sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel Sacrificio della Messa sia nella persona del ministro... sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda...
    Come la presenza del sole è reale ed attiva per tutti, ma altro è l'incontro di chi si espone direttamente ai suoi raggi e altro quello di chi resta al chiuso di una camera, così la presenza attiva di Cristo ha livelli diversi: altra è la presenza del Cristo nel prossimo, altra nella gerarchia, altra ancora nei segni eucaristici. Tutti i livelli sono reali ma nessuno è di valore uguale agli altri: il più alto, ed anzi quello che li racchiude tutti, è appunto quello della Messa.

    * La Messa è l'abbraccio del Cristo glorificato alla Chiesa che tende alla glorificazione

    La Messa è dunque l'incontro culmine, il punto di arrivo degli altri incontri. L'Eucaristia è il vertice dei sacramenti della iniziazione, il vertice dei sacramenti della maturazione, il vertice infine della ascesi cristiana che sbocca nella morte cristiana (viatico).
    Poiché nella esperienza umana gli incontri più intensi, quelli che si possono porre solo a conclusione di un intenso itinerario di conoscenza fiducia e volontà di comunione reciproca, hanno un comune gesto spontaneo, l'abbraccio, possiamo legittimamente concludere che la Messa è l'incontro abbraccio del Cristo e del cristiano.
    Questa nomenclatura è inconsueta, ma ci pare felice nel mettere in rilievo subito e bene il punto decisivo, il fatto cioè che nella vita cristiana tutto punta al momento in cui Gesù e la Chiesa si dicono reciprocamente e senza riserve: ti voglio, ti accetto, ti dò il tutto di me ed accolgo il tutto di te per essere tutto con te.
    La Messa è questo. Da questo consegue la risposta alla seconda domanda. L'immagine dell'abbraccio permette di esporla con grande chiarezza.

    II. CHE COSA FARE PER VIVERE LA MESSA

    * Si vive la Messa Abbraccio col lasciarsi abbracciare

    Se in fatti la Messa è un incontro abbraccio, non occorre far altro che lasciarsi abbracciare, che accogliere in pienezza, cioè, i gesti in cui il Cristo traduce il suo abbraccio. Bisogna quindi anzitutto identificare questi gesti.
    Semplificando molto, ci pare di poterli ridurre ai seguenti:
    - una preparazione (= messa Liturgia della Parola).
    Questo abbraccio è preparato, e la preparazione vien fatta fuori della Messa e nella Messa. Fuori della Messa mediante l'attività permanente del Cristo nella evangelizzazione, nella reggenza e nel culto, mediante cioè la presenza attiva del Cristo alla totalità della vita della Chiesa. Nella Messa mediante la Liturgia della Parola ed il linguaggio dei segni. La presenza di una preparazione è giustificata dal fatto che l'abbraccio è «umano», ossia cosciente, e quindi ricco solo in proporzione al modo in cui vi ci si dispone; e poi dal fatto che, come si è detto, la Messa è costituzionalmente un punto di arrivo, e nulla è punto di arrivo senza qualcosa che lo preceda e vi conduca.

    - Un mettere tutto se stesso (= messa Presenza Reale Sostanziale).
    L'abbraccio non è l'incontro delle punta delle dita ma di tutto il corpo. Gesù lo vuole realmente, la Messa cioè è proprio segno «efficace»: e dunque ci mette tutto il Suo «corpo», il tutto di Se stesso, tutto ciò che Egli è, senza riserve, corpo sangue anima e divinità. È la presenza propria della Messa, non solo reale, come tutte le altre, ma reale sostanziale, ossia totale: una presenza totale realizzata per un incontro totale. E dunque Cristo non si fa presente a quel modo per il gusto di farsi presente, ma per il gusto di farsi prendere: la presenza sostanziale è un fatto decisivo, ma relativo a qualcosa di ulteriore di cui è condizione, e cioè l'abbraccio;

    - un mettere tutto ciò che ha (= messa Sacrificio Salvifico).
    Dare tutto se stesso implica, naturalmente, che si dia assieme a tutto ciò che si è anche tutto ciò che si ha. Ora, ciò che Cristo ha è come concentrato nel mistero della Sua Morte e Risurrezione, ossia nel Suo sacrificio (morte) passaggio al Padre (risurrezione). Ebbene, Gesù nella Messa dà precisamente questo. La Messa è il sacramento, e cioè il dono reale, del sacrificio salvifico, ossia della morte e resurrezione, di Gesù La Messa è il sacrificio salvifico di Gesù in sacramento. È il memoriale del sacrificio di Cristo reso presente per far nascere, sostentare e maturare, mediante un incontro di radicale unità, il sacrificio personale della Chiesa. Così, l'istruzione Eucharisticum Mysterium del 25 maggio 1967 ha scritto al n. 3 a:
    ... la Messa, o Cena del Signore, è contemporaneamente ed inseparabilmente:

    - sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della Croce
    - memoriale della Morte e della Risurrezione del Signore che disse «fate questo in memoria di me» (Lc 22,19)
    - sacro convito in cui, per mezzo della comunione del Corpo e del Sangue del Signore il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale, rinnova il nuovo patto fatto una volta per sempre nel sangue di Cristo da Dio con gli uomini, e nella fede e nella speranza prefigura ed anticipa il convito escatologico nel regno del Padre, annunziando la morte del Signore «fino al suo ritorno»;

    - un offrirsi reale per un abbraccio reale (= Messa Sacrificio Convito).
    L'abbraccio esige che all'intenzione del darsi si congiunga il darsi effettivo, ed un darsi per essere ricevuto. La Messa lo dice sia, secondo quanto già abbiamo spiegato, mediante la presenza reale sostanziale, sia soprattutto mediante il linguaggio naturale dei segni in cui si esprime. Sono infatti segni cibo, segni cioè di qualcosa che nutre e che deve essere non contemplato ma assunto. La Messa è il sacramento di una assimilazione;

    - un offrirsi incarnato in segni (= Messa Sacrificio Salvifico in segni).
    L'abbraccio si compie solo se si è su di un livello comune. Così, un adulto può abbracciare un bambino solo a condizione di abbassarsi al suo livello o di alzare il bimbo al suo. Cristo è l'adulto, e la Chiesa terrena è il bambino: Gesù infatti è glorificato, mentre la Chiesa è ancora viatrice, in regime non di visione diretta ma di fede. E il regime di fede è un regime di progressività: la Chiesa terrena non può essere glorificata di colpo. Per farla salire al livello della gloria Cristo deve dunque anzitutto raggiungerla al livello della fede, che è appunto il livello dei segni: per questo si dona mediante segni, per questo la Messa è costruita sui segni. L'abbassarsi del Cristo è peraltro in funzione dell'alzarsi della Chiesa: quindi la Messa; come si è visto nel testo or ora citato, costruisce e anticipa il cielo, ha cioè una essenziale dimensione escatologia.
    Anche il fatto del compiersi nei segni è dunque attestazione che la Messa è un abbraccio: Gesù vuole l'uomo, proprio lui, così come è, e quindi lo va a prendere là dove realmente si trova, nella debolezza della «condizione secondo la carne».
    Questi sono i gesti di Gesù.
    Allora, partecipare alla Messa con frutto è accogliere questi gesti, così come sono: vita, liturgia della Parola, e liturgia Eucaristica con i suoi elementi, ossia presenza reale sostanziale, sacrificio salvifico, sacra mento, memoriale che nel presente costruisce l'avvenire mediante l'assimilazione alla glorificazione di Gesù.

    * Lasciarsi preparare

    Al primo gesto di Gesù deve rispondere il primo gesto del cristiano. Gesù prepara l'abbraccio: il cristiano deve lasciarsi preparare all'abbraccio.
    Deve lasciarsi preparare anzitutto fuori della Messa; così come l'abbraccio umano si prepara anzitutto fuori dell'abbraccio stesso. La prima norma pratica è dunque quella di una fedeltà totale alla vita di fede.
    La vera preparazione al decimo gradino sono i nove gradini precedenti; e il decimo gradino spiega e giustifica i nove precedenti. Così la vera preparazione alla Messa è vita, e la Messa dà senso alla vita. È una circolarità tipica: la circolarità che conduce la parola e la fede a sboccare nell'evento, ossia nel sacramento solo per riportare il sacramento alla parola ed alla fede, instancabilmente, fino alla unità, il cielo. Chi vive lealmente la propria fede la ritrova tutta quanta, fosse anche in modo estremamente implicito, nella Messa. Per questo i santi, anche quelli dottrinalmente più sprovveduti, hanno avuto, tutti, la passione della Messa: l'hanno intuita sintesi e condensato della propria vita.
    Il cristiano deve lasciarsi preparare, in secondo luogo, nella Messa stessa. La seconda norma pratica è la partecipazione più cosciente ed attiva possibile a tutto ciò che nella Messa è linguaggio, ossia... a tutto, e in particolare alla Liturgia della Parola. La Liturgia della Parola, infatti, «casca» nella Liturgia Eucaristica come la parola d'amore «casca» ne. gesto d'amore: e il gesto è preparato appunto dalla intensità della parola.

    * Portare alla Messa tutto ciò che si è

    Nella Messa Gesù dona il tutto di Se stesso, corpo sangue anima e divinità, ossia dona la Sua personalità filiale nelle due forme di espressione (o nature) in cui di fatto è realizzata, sia quella divina (e così dona il Padre e lo Spirito), sia quella umana (e così, come vedremo, dona il Suo sacrificio, il Mistero Pasquale). L'offerta di Gesù è senza riserve. Dunque è chiaro che Gesù concepisce la Messa come un abbraccio senza riserve. Questo vuol dire: Gesù Si dà tutto per avere tutto. L'offerta totale chiama una risposta totale.
    La terza norma pratica è dunque la seguente: andare alla Messa per offrirsi in totalità. Convincersi che se Gesù dà il tutto di Sé è perché vuol il tutto di me, e quindi portarGli la disposizione di fondo di una resa incondizionata a qualunque Sua richiesta, di un darsi in Sua balia senza riserve, di un lasciarGli carta libera in tutto.
    È da questo punto di vista che il cristiano può dirsi legittimamente «l'uomo che va a Messa»: perché allora l'andare a Messa è testificare in forma suprema la volontà di essere «discepoli del Signore».
    Questo fa capire che cosa grande ed impegnativa sia l'andare a Messa, mostra quanto sia tragicamente erroneo il volerla imporre a chi non la capisce, e dice in che cosa consista veramente la partecipazione alla Messa: prima, e ben più, che vincere le distrazioni (cosa necessaria ma peraltro non sempre possibile), prima e ben più che eseguire dei riti, è portare a Gesù la decisione di dare il tutto di sé: questa è la vera «Eucaristia», il solo «ringraziamento» che il Padre riconosce, la sola «lode» che si attenda, la sola «adorazione» che voglia, perché in questo dono, e solo in questo dono, consiste la Sua «gloria».
    Le messe hanno incidenza dunque in proporzione a questa disposizione di fondo.

    * Prendere dalla Messa tutto e solo ciò che essa dà

    Nella Messa Gesù dona la salvezza, ossia Se stesso, ossia il mistero della sua vita terrena concentrato nel Mistero Pasquale. Gesù offre la passione e la morte mediante i segni vittimali (pane e vino distinti, segni del corpo e sangue separati); ed offre la risurrezione col darsi quale è, glorificato, cioè appunto risorto. In questo gesto è contenuta tutta la realtà del Suo sacrificio (morte) salvifico (risurrezione). Questo è ciò che Egli offre: questo dunque è ciò che deve essere voluto ed accettato. Più specificamente il sacrificio salvifico di Cristo porta quattro cose:
    1. un amore totale per il Padre
    2. un amore totale per gli uomini
    3. una volontà pronta, per questo doppio amore, ad ogni rinnegamento
    4. il passaggio al Padre.
    I beni da prendere dalla Messa sono quindi questi, e non altri. Il conforto spirituale o materiale, le grazie terrene o simili, restano passibili di richiesta ma ad un patto: a patto che siano riconosciute come cose assolutamente marginali e sostanzialmente insignificanti. La Messa dà la passione e la risurrezione, dà il contenuto della vittoria di Cristo, dà la Croce e l'Amore: questo dunque è ciò che deve essere voluto.
    Di qui la quarta norma pratica: andare alla Messa per assumere e far proprio l'amore di Cristo per il Padre e per gli uomini, nella morte e nella risurrezione. Gesù dà l'amore: chi lo capisce vede quanto debba essere «diversa» la vita di chi «realmente» va a Messa. Gesù dà la Sua Croce: chi comprende quanto essa sia stata realistica, ha tutti i diritti di tremare, nell'andare alla Messa, Gesù dà la Sua risurrezione: chi lo vede impara ad avere fame e sete della Messa. L'atteggiamento del cristiano che «va a Messa» ricalca allora quello del Cristo di fronte alla Sua passione: timore e desiderio, angoscia e slancio, dolore e gioia, l'equivalente psicologico del binomio morte e risurrezione.
    Se ci sono delle riserve mentali su qualcuno di questi quattro punti, la Messa perde proporzionatamente di incidenza.

    * Andare alla Messa per nutrirsi

    Gesù si rende presente sotto segni di cibo e di bevanda, di qualcosa cioè che ha esigenza di fare unità con qualcuno che lo assuma. La presenza di Gesù, l'abbiamo detto, è in funzione della Sua assunzione. Per questo la Messa senza comunione (almeno spirituale) è monca. Per questo si insiste [1] nel comunicarsi con «specie» consacrate nella Messa stessa. Lo esige l'unità del sacrificio col convito, il fatto cioè che il sacrificio sia presentato, a quel livello, per essere assunto, a quel livello.
    La quinta norma pratica riprende quindi la precedente per porre l'accento sulla volontà di assunzione: partecipare alla Messa per nutrirsi, volere realmente e con tutto il cuore i quattro doni del sacrificio salvifico di Cristo.
    Il Concilio di Firenze, riprendendo S. Tommaso, ha schematizzato gli effetti della Messa in quattro formule: sostentamento, aumento, riparazione e diletto. Se si trova che non si verificano è solo perché non sono sinceramente voluti.

    * Andare alla Messa per farsi cielo

    Il regime dei segni è un regime provvisorio. Cesserà con la Parusia. Cessa, per i singoli, con la morte. Il segno è un ponte tra la sponda del mondo glorificato e quella del mondo non ancora glorificato. Col consumarsi dell'abbraccio si consuma anche il segno, perché allora il mondo terreno diviene celeste e quindi non occorrono ponti. La liturgia terrena è dunque segno efficace della liturgia celeste: ossia non solo la annuncia ma la anticipa parzialmente, la prepara veramente. La Messa prepara il cielo, prepara là comunità escatologica di amore ecclesiale totale, di superamento integrale del peccato e della morte e di piena espansione umana ottenute nell'unità filiale col Padre nello Spirito. Anche per questo la struttura della Messa è quella di un banchetto.
    Di qui l'ultima norma pratica: partecipare alla Messa per essere fatti «cielo», ossia volere sinceramente e senza riserve che in ciascuno «venga il Regno del Padre».

    III. CONCLUSIONE

    Le norme pratiche che abbiamo suggerite sono tutte norme di disposizione interiore, di volontà. Questo perché la Messa è il culmine delle offerte di amore di Dio, e l'amore è accolto solo dall'amore.
    La Messa è sacramento, ossia è un rito che, secondo una formulazione consacrata dall'uso e dal Magistero, conferisce la salvezza «ex opere operato». Ma, sempre secondo la stessa terminologia, l'ex opere operato invoca il «non ponentibus obicem». Questo vuol dire, da una parte, che la salvezza, ossia il mistero del Cristo, è presente ed offerto non per il fatto che il cristiano lo vuole, ma per il fatto che Gesù si dona davvero (= ex opere operato) e dall'altra vuol dire che l'offerta entra nel cristiano solo e nella misura in cui egli la vuole veramente (= non ponentibus obicem).
    Il problema quindi sta tutto nella volontà del cristiano. Se c'è questa tutto è vita. Se manca questa, tutto è lettera morta. La verità della Messa è per ciascuno la verità del suo amore.



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