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    Educare alla pace



    Aldo Ellena

    (NPG 69-01-30)


    Il 1 gennaio, su invito esplicito del Santo Padre. si celebra la Giornata della Pace. Il nostro intervento educativo non può assolutamente fermarsi, per essere efficace, ad un impegno concentrato di sensibilizzazione, una volta all'anno...
    L'educazione alla pace esige una chiara e programmata metodologia. Lo affermano tra gli altri, i documenti seguenti:
    - «La Pace si fonda soggettivamente sopra un nuovo spirito, che deve animare la convivenza dei Popoli, una nuova mentalità circa l'uomo ed i suoi doveri ed i suoi destini.
    Lungo cammino ancora è necessario per rendere universale ed operante questa mentalità; una nuova pedagogia deve educare le nuove generazioni al reciproco rispetto delle Nazioni, alla fratellanza dei popoli, alla collaborazione delle genti fra loro, anche in vista del loro progresso e sviluppo» (Dal Messaggio di Paolo VI a tutti gli uomini di buona volontà. con il quale è stata istituita per il 1° gennaio di ogni anno la «Giornata della Pace»).
    - «Di qui l'estrema urgente necessità di un rinnovamento nella educazione degli animi e di un nuovo orientamento nell'opinione pubblica. Coloro che si dedicano all'attività educatrice, specie della gioventù, coloro che contribuiscono alla formazione della pubblica opinione considerino loro dovere gravissimo inculcare negli animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace» (Gaudium et Spes, 83).
    - «La convivenza umana... deve essere considerata anzitutto come un fatto spirituale: quale comunicazione di conoscenze nella luce del vero; esercizio di diritti e adempimento di doveri; impulso e richiamo al bene morale; e come nobile comune godimento del bello in tutte le sue legittime espressioni; permanente disposizione ad effondere gli uni negli altri il meglio di se stessi; anelito ad una mutua e sempre più ricca assimilazione di valori nei quali trovano la loro perenne vivificazione e il loro orientamento di fondo le espressioni culturali, il mondo economico, le istituzioni sociali, i movimenti e i regimi politici, gli ordinamenti giuridici e tutti gli altri elementi esteriori, in cui si articola e si esprime la convivenza nel suo evolversi incessante» (Pacem in terris, 16,2).
    - «Un dialogo che sarà fecondo... se i tecnici sapranno farsi educatori e se l'insegnamento trasmesso porterà il segno d'una qualità spirituale e morale così elevata da garantire uno sviluppo che non sia soltanto economico, ma umano» (Populorum progressio, 73).
    L'articolo che pubblichiamo, frutto di attenta analisi di un esperto, è un invito, molto concreto e realista, ad un piano educativo per la promozione della pace. Ogni educatore ne deve prendere coscienza; forse potrà non accettare qualche riflessione, potrà sfumare od esaltare qualche sottolineatura, ma dovrà necessariamente battere questa strada, proprio per non disperdersi in un vuoto genericismo.

    BOZZA Dl CARTA SULL'EDUCAZIONE Al PROBLEMI DELLA PACE

    I. La pace è il «problema» del nostro tempo
    La pace esprime, integra, rende effettivi gli ideali della libertà, della unità, della scienza, del progresso.

    II. La pace è «problema» di tutti
    e va da tutti affrontato con profondo atteggiamento umanistico al di là di ogni integrismo ideologico.

    III. I cristiani devono collocare il problema tecnico-politico della pace internazionale nel contesto più vasto della Pace come dimensione permanente dello spirito, della pace come categoria morale-religiosa.

    1. La radice più profonda della guerra è il peccato, come colpa religiosa, come frattura interiore tra la persona e Dio. Cristo, in quanto vincitore del peccato, è l'autentico costruttore di pace. Gli uomini, in quanto peccatori, correranno sempre il rischio della guerra.

    2. Nella prospettiva biblica del Vecchio Testamento la pace
    a) viene intesa come pienezza di vita, sazietà e abbandono, felicità, fecondità e benedizione della persona, della Città santa, dell'intero Popolo di Dio;
    b) è dono gratuito di Dio, frutto della alleanza di Dio con il suo popolo; anzi
    c) è presenza personale di Dio tra gli uomini;
    d) è il buon annuncio per eccellenza, l'evangelo, la proclamazione della salvezza, il regno di Dio in atto.

    3. Il Nuovo Testamento sottolinea la coincidenza tra pace, avvento del Messia e regno di Dio: vangelo e pace sono termini e realtà coestensive.

    4. Il rispetto della giustizia e della equità intersoggettive non sono quindi tanto il presupposto e la condizione della pace tra gli uomini, quanto piuttosto l'effetto di una salvezza, di una pace che si realizza, cioè della santità e fedeltà di Dio che si comunica gratuitamente all'uomo (cf Giacomo Card. Lercaro, da «Il Regno», 15 maggio 1967, pp. 175-178).

    IV. Il problema della pace tocca la sfera educativa
    - perché la pace, nella misura in cui è opera dell'uomo, suppone una generazione di uomini preparati a costruirla e
    - perché il nuovo atteggiamento cristiano di fronte alla pace invoca un nuovo stile di personalità e quindi di Ideale e di Metodo educativi.

    V. Il nuovo ideale educativo può essere così precisato:

    1. Creazione di una coscienza dell'uomo del valore dell'uomo come uomo, che superi le discriminazioni; valore dell'uomo «senza aggettivi»: l'aggettivo discrimina, il sostantivo unifica.

    2. Creazione di una coscienza comunitaria mondiale
    * Coscienza comunitaria non dice soltanto:
    - dominio dell'istinto aggressivo
    - superamento dell'individualismo
    - riconoscimento della inter-soggettività
    - personalizzazione del rapporto diritto-dovere;
    ma ripropone, in termini nuovi:
    - la concezione dell'autorità come servizio e il modo concreto del suo esercizio
    - il senso di appartenenza solidale ad un comune destino storico di sviluppo umano
    - il grado e le modalità di socializzazione dei rapporti e delle istituzioni
    - l'esigenza che tutti i soggetti umani partecipino ai vari livelli decisionali.

    * Coscienza comunitaria mondiale
    - come aspirazione storica ad una unificazione dei rapporti oggi «internazionali» sotto un'autorità veramente internazionale efficace: e questo anche sotto lo stimolo di possibili rapporti interplanetari; e
    - come apertura a nuovi orizzonti d'amore:
    «La coscienza cristiana sente la necessità di esplicitare in un progetto dinamico di avvenire terrestre il comandamento centrale dell'amore» (G. Girardi, Cristiani e marxisti a confronto sulla pace, Cittadella Editrice, Assisi, 1967, p. 34. Eventuali corsivi sono nostri).
    «La sintesi dei comandamenti dell'amore di Dio e dell'amore degli uomini diventa la sintesi di religione e liberazione, di religione e rivoluzione» (Id., p. 39).

    3. Integrazione tra aspirazione religiosa e impegno profano, tra dimensione morale e dimensione tecnica
    a) Il fatto dell'Incarnazione unifica in una compresenza-sequenza storica di sviluppo i due «progetti» fondamentali della vita dell'uomo: temporale ed eterno, profano e sacro, umano e religioso.
    b) La guerra, il sottosviluppo, l'ignoranza, tutti i mali sociali in genere, hanno radici oggettive (istituzionali-strutturali) e soggettive (psicologico-morali).
    c) Conseguentemente la costruzione della «città terrena» impegna tutto il cristiano sia a livello di bisogni (momento tecnico) che a livello di libertà (momento umanistico).
    d) L'azione umana a contenuto temporale deve esprimersi come una sintesi storicamente funzionale ed efficiente di «elementi scientifico-tecnico-professionali e di valori spirituali» (Pacem in terris, 50).

    4. Sensibilizzazione alle pesanti alienazioni da cui è caratterizzata la situazione presente
    a) Alienazione della violenza, di qualsiasi tipo, come tecnica di affermazione e, in particolare, alienazione della guerra moderna.
    b) Alienazione dei grandi mali sociali, quali situazioni permanenti di sottosviluppo: la fame, l'ignoranza, la miseria morale.
    c) Alienazione dei nazionalismi, come elementi di coagulo delle energie e dei fermenti del «terzo mondo».
    d) Alienazione della civiltà del benessere, come sistema di libertà dal bisogno e di fuga dal sacrificio, senza alcuna tensione ideale e profetica.
    e) Alienazione della proprietà privata, concepita come un diritto incondizionato ed assoluto, valido a garantire la libertà della persona. «Il pensiero cristiano, pur affermando il diritto naturale di proprietà privata dei beni di produzione, lo limita sempre maggiormente, riconoscendo
    - la destinazione universale dei beni,
    - il diritto di tutti a partecipare all'iniziativa economica,
    - l'esigenza di tutti a partecipare all'iniziativa economica,
    - l'esigenza di un energico intervento dello Stato,
    - la legittimità della proprietà pubblica dei grandi mezzi di produzione,
    - il ruolo primario del lavoro nella vita economica,
    - l'importanza delle forme sociali di proprietà, e finalmente,
    - assumendo la categoria di proprietà sotto il concetto di «potere sui beni» che esprime più adeguatamente la portata del diritto naturale della persona» (G. Girardi, Cristiani e marxisti a confronto sulla pace, o.c., p. 50-1).
    f) Alienazione dell'azione, concepita prevalentemente come organizzazione ed efficienza.
    g) Alienazione dei «mezzi di comunicazione sociale» nella misura in cui
    - riducono il potere critico
    - surrogano le decisioni personali
    - alimentano una pseudo opinione pubblica
    - creano conformismo

    5. Creazione di una coscienza rivoluzionaria
    * Rivoluzione come contestazione dell'«ordine costituito», come «obbiezione di coscienza» nei confronti di tutto un sistema di vita e di società, di un massiccio apparato oppressivo. In questo senso «la pace passa attraverso la rivoluzione (G. Girardi, o.c., p. 81).
    * «La rivoluzione integrale tende alla realizzazione di una nuova umanità: le trasformazioni che essa implica devono essere nello stesso tempo oggettive e soggettive. Essa comporta una conversione interiore, una nuova prospettiva ideale, un nuovo atteggiamento verso gli uomini, incentrato sull'amore e sulla libertà. Ma non vi sarà rivoluzione culturale senza rivoluzione strutturale; non vi sarà una umanità nuova senza economia nuova, senza che i nuovi ideali si siano incarnati in nuove strutture» (Id., p. 81, 3).
    * «L'azione autenticamente rivoluzionaria è quella capace di operare tali profonde trasformazioni oggettive e soggettive. Benché il ricorso alla violenza possa talvolta essere giustificato come soluzione estrema per bloccare la violenza, il metodo più connaturale alle esigenze rivoluzionarie è l'azione non-violenta. Benché la dittatura possa essere giustificata come soluzione di emergenza e a titolo provvisorio, la rivoluzione non può considerarsi riuscita se non quando la sua stabilità è fondata sull'appoggio libero delle masse popolari. Questa dissociazione tra violenza e rivoluzione è della massima importanza per l'avvenire dell'umanità. Essa fa della rivoluzione un atto di fede nell'uomo e ne assume i rischi» (Id. p. 82, 5).
    a) cerca l'efficacia oggettiva (Id., p. 57) ed offre delle «possibilità uniche di efficacia rivoluzionaria. Infatti l'efficacia, nel senso integrale è quella che raggiunge simultaneamente le strutture e le coscienze, che le trasforma in modo durevole, che fonda la sua stabilità sul consenso delle masse e non su quel surrogato della violenza che è la dittatura» (Id., p. 61).
    b) «non esclude la coazione, anzi la esige fino a quando il movimento spontaneo degli individui e delle comunità va nel senso dell'egoismo» (Id., p. 58).
    c) deve essere dialettica: «rinunciare alla violenza non vuol dire rinunciare alla lotta. Non si deve confondere l'azione non-violenta con una concezione immobilista della "pace sociale", con un preteso interclassismo che è una forma camuffata di classismo» (Id., p. 59-60).

    6. Creazione di una coscienza dialogica non integrista, per cui ogni uomo, nella fedeltà alle proprie opzioni fondamentali, scorge, attraverso una reinterpretazione umanista delle diverse impostazioni ideologiche, la possibilità di un incontro con gli altri. In particolare:
    a) non vi è nessuna ragione decisiva per fare coincidere la coesistenza competitiva tra est e ovest, tra capitalismo e socialismo «con quella della fede e dell'ateismo, che appartengono a un altro ordine» (Id., p. 83, 7). b) «un ideale rivoluzionario autenticamente umano non è necessariamente solidale né con una visione religiosa né con una visione atea; per realizzarlo, credenti e non credenti devono poter lottare su un piano di uguaglianza, senza discriminazione» (Id., p. 83, 8).
    c) «questo principio non diventa operante se non quando si riconosce la laicità dello Stato con tutte le sue conseguenze: rispettoso di tutte le ideologie, lo Stato non deve privilegiarne alcuna; esso non è, in forza della sua missione propria, né cristiano né ateo, ma semplicemente umano. Credenti e non credenti devono potersi sentire cittadini in senso pieno» (Id., p. 84, 9).

    7. Gusto della libertà come responsabilità (chiarezza di idee, dirittura, equilibrio, rispetto, fedeltà) e creatività (intuito fantasia, previsione, rischio, tempestività, funzionalità, efficienza) della singola persona nel contesto storico in cui essa è chiamata a vivere, per muoversi in esso con la «strategia» della libertà, della pace.
    L'educatore deve impegnarsi soprattutto come animatore di libertà.

    VI. In ordine agli ideali educativi suggeriti (che di per sé si pongono già come orientativi e quindi metodologici in senso lato) tenere presenti alcuni

    Accorgimenti metodologici

    1. L'educazione alla pace, come ogni altro tipo di azione educativa, deve ispirarsi a criteri di gradualità, continuità, globalità, funzionalità, concretezza.

    2. Le tendenze aggressive del giovane devono essere orientate verso orizzonti di creatività e questo
    - sia nel momento del «tempo libero» (per es., curare la scelta dei giochi)
    - sia nell'apprendimento (specie nell'insegnamento della storia, della geografia, delle scienze, delle applicazioni tecniche).

    3. L'istruzione e l'educazione scolastiche devono essere impostate non solo in termini di umanesimo classico, ma anche in termini di umanesimo letterario moderno, tecnico, scientifico, psicologico e sociale, affinché l'«iter» formativo risulti storico, concreto e completo.

    4. L'educazione civica deve profilarsi come sensibilizzazione a tutti gli aspetti della complessa realtà sociale,
    a) La «realtà sociale», a livello locale, nazionale ed internazionale, presenta problemi (ossia situazioni di squilibrio, di mancato sviluppo) di ordine giuridico, economico, politico, assistenziale, culturale, medico, psicologico, pedagogico, ecc.
    b) La «realtà sociale» va accostata con triplice giudizio: giudizio esplicativo ('vedere'), giudizio valutativo ('giudicare'), giudizio operativo ('agire'). In questo ordine di idee, integrare, sia a livello di insegnamento che operativo, il momento tecnico-analitico con un momento, diremmo, lirico-sintetico, attraverso la presentazione e il commento (anche scenografico) di testi letterari (canzoni, poesie, recitals, lettere, drammi, saggi, ecc.) particolarmente espressivi di tensioni ideali.

    5. Utilizzare il lavoro di gruppo, sia nell'insegnamento che nel tempo libero, per favorire un ampio processo:
    a) di dinamica personalizzazione del rapporto diritto-dovere, nel senso che ogni essere umano deve operare con la consapevolezza dei propri diritti e la libera assunzione dei propri doveri
    b) di sensibilizzazione al bene comune, ai valori comuni, allo sforzo comune
    c) di progressiva intensa partecipazione alle iniziative ed alle decisioni comuni
    d) di graduale assunzione di responsabilità e di esercizio concreto di autorità, in attitudine di servizio
    e) di disponibilità dialogica ad ascoltare e valutare, con liberalità le opinioni altrui.

    6. Coltivare una «simpatia spirituale» per la povertà o, meglio ancora, nella società dei consumi, per la semplicità
    a) come stile globale di vita
    b) come forma concreta di serietà, di disponibilità, di moderazione, di autocontrollo, di rispetto, di realismo, di saggezza, di fedeltà
    c) come correttivo delle alienazioni della violenza, della fame e dell'ignoranza, del nazionalismo, del benessere, del possesso, dell'organizzazione, della massificazione, indicate come tipiche della situazione presente, e delle alienazioni individuali (sentimentalismo, estetismo, erotismo, conformismo).
    L'altro, il bisogno dell'altro, la sua libertà e la sua liberazione affiorino costantemente a livello di insegnamento ed a livello di esperienza personale e di gruppo. In questa direzione soprattutto vanno diluite l'aggressività e l'atteggiamento di ribellione della persona, stimolandone la fantasia e creatività:
    - l'urto con la realtà quotidiana,
    - l'esercizio di responsabilità,
    - il non trovarsi tutti i problemi sempre risolti,
    - soprattutto il 'lavoro', ridimensionano, senza disincanto, ogni atteggiamento velleitario, estetizzante, alienato.



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