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    Le motivazioni alla scelta professionale



    Giorgio Tonolo

    (NPG 1976-12-25)

    SCELTA PROFESSIONALE:
    UNA FASE DI TENSIONE E DI MATURAZIONE GLOBALE

    L'adolescente che va maturando una decisione concreta verso la professione è indubbiamente a un punto critico e nodale della sua esistenza. Egli vive un periodo di emergenza in cui si trovano a confluire da un lato lo sforzo di una sintesi funzionale di molte delle sue aspirazioni individuali e, d'altro canto, l'assunzione di un suo impegno responsabile verso la società.
    L'adozione di un indirizzo professionale specifico esige pertanto un bilancio consuntivo e di proiezione che investe tutta l'area della personalità. «Il successo nella scelta di una carriera, scrive Ausubel, è un fatto di primo piano nel conseguimento dello status adulto, perché da esso dipendono le possibilità di completa emancipazione, di indipendenza economica, di raggiungimento della maturità emotiva, sociale, e psico-sessuale». Nel prenderne (più o meno lucidamente) coscienza, gli adolescenti vivono facilmente in una penosa ambivalenza, in un impasto di speranze e di timori.
    La loro spiegabile insicurezza è accentuata dagli elementi vaghi e fluidi con cui si presenta ai loro occhi la stessa situazione ambientale. Il numero sconcertante delle professioni, la distanza tra attività lavorativa ed esperienza presente, l'incertezza riguardante la fisionomia delle professioni o la loro medesima permanenza futura, aggravano i motivi di confusione e di conflitto. Si sa, fra l'altro, che le difficoltà personali aumentano quando non si possiede alcuna meta a lunga scadenza a cui dirigere le azioni di ogni giorno.
    È dunque evidente che il lavoro e la professione, mentre rappresentano per il giovane un modo riassuntivo di realizzare se stesso, di raggiungere un ruolo sociale definito e produttivo, sono insieme motivo di tensione e di ricerca.

    LA MOTIVAZIONE COSCIENTE, ELEMENTO-CHIAVE DELLA SCELTA

    Se dovessimo indicare l'elemento nevralgico della scelta, quello da cui dipende la fondatezza e la razionalità di questa, potremmo individuarlo nella motivazione cosciente. Così, per costruire un solido orientamento alla professione, si deve dire che la chiave di volta è un nucleo adeguato di motivazioni personali.
    Cosa vuol dire essere motivati nel caso della scelta professionale? Significa, nella sostanza, stabilire una relazione fattiva di congruenza tra progetto fondamentale di sé e realizzazione della propria personalità nell'esercizio di un compito socialmente utile. Cioè una serie di cose.
    Conviene premettere che tutto l'insieme di questo discorso trova significato solamente in una visione dinamica del rapporto tra individuo e ambiente. Allora si comprende come la realizzazione di se stessi esiga la decisione personale di un inserimento efficace nel contesto ambientale. Ormai molte delle concezioni psicologiche più attuali stanno superando l'immagine tradizionale, in psicologia, di un uomo vittima o dei propri impulsi o delle pressioni esterne. Non a caso oggi, nell'insieme dei vari indirizzi psicologici, sembra si stia affermando una «terza rivoluzione». Una prima rivoluzione, il behaviorismo, con la pretesa di «controllare le reazioni umane come il fisico vuole controllare e manipolare gli altri fenomeni naturali», ci aveva ridotto quasi a delle macchine, regolate dall'unica legge stimolo-risposta. L'agire umano appariva, in quest'ottica, come una risultante dei condizionamenti ambientali. Una seconda rivoluzione, quella freudiana (contemporanea alla prima), aveva al contrario affermato l'importanza determinante delle forze inconsce. Oggi gli psicologi «umanisti», di una terza rivoluzione, accentuano invece il divenire personale dell'individuo. Scavalcata la convinzione, abbastanza piena di pessimismo, di un ruolo deterministico da parte o dell'educazione sociale o dell'impulso irrazionale, essi affermano recisamente lo spazio della persona quale protagonista del proprio disegno di esistenza. Nell'incontro dinamico con l'altro e con la società, essi dicono, la vita vale come progetto. L'esistenza si misura dalla quantità e dalla qualità delle sue scelte coscienti.
    In questo contesto le motivazioni dell'orientamento alla professione assumono la funzione di un impulso orientativo, di una direzione consapevole impressa dall'individuo alla propria condotta: l'individuo definisce un suo compito fra gli altri e per gli altri.
    E così la scelta professionale sarà «motivata» quando vedrà la persona anzitutto consapevole di sé, dei suoi bisogni e delle sue potenzialità, e quindi incanalata verso un'attività socialmente proficua, che la svilupperà in integrazione con se stessa e con le esigenze dell'ambiente.

    MOTIVAZIONE ALLA PROFESSIONE: AUTONOMA, SOCIALIZZATA, PROSPETTICA

    Volendo indicare i requisiti di una valida motivazione nella scelta professionale, forse potremmo caratterizzarla così: autonoma, socializzata, prospettica.

    Una motivazione autonoma

    La motivazione dev'essere anzitutto autonoma.
    Scopo dell'educazione infatti è quello di portare il soggetto ad auto-orientarsi. Non si può parlare di maturazione di una persona se non quando essa venga posta in grado di prendere coscienza dei suoi problemi, di gestirli da sé, di operare in modo creativo e razionale nell'ambiente in cui vive. Tutto ciò equivale a produrre una sufficiente autonomia. L'educatore molte volte perde di vista un simile obiettivo. L'adolescente fatica a raggiungerlo. Tuttavia l'affermarsi di una sostanziale indipendenza conoscitiva, decisionale, esecutiva è una meta di fondo della crescita umana. Il processo di sviluppo personale, che in precedenza tendeva a sostenersi sull'approvazione degli altri e soprattutto degli adulti, nel periodo adolescenziale deve ormai riempirsi dal di dentro, attraverso l'interiorizzazione e la personalizzazione delle motivazioni. La scelta di uno stato di vita come la professione sarà dunque tanto più autentica quanto più si baserà su capacità informative, valutative e deliberative veramente autonome.

    Una motivazione socializzata

    In secondo luogo la motivazione dell'orientamento alla professione deve farsi «socializzata», nel senso di un impegno per un'azione interagente ed efficace sulla società.
    Ciascuno di noi non può di fatto svilupparsi che vivendo insieme con gli altri nel mondo. L'adolescente si realizzerà nel suo domani se conquisterà la consapevolezza che la relazione interpersonale appartiene al nucleo essenziale dell'esistenza umana. Egli quindi dovrà giungere ad autodeterminarsi per un ruolo attivo nella società. Il suo stesso progetto di autoliberazione mediante la professione sarà veramente costruttivo solo consolidandosi come coscienza aperta alla realtà collettiva e quindi come impegno di costruzione comune.

    Una motivazione aperta al futuro

    Le motivazioni alla professione, infine, dovranno risultare aperte al futuro, vale a dire orientate in prospettiva.
    Da che cosa sarà costituito questo orizzonte lontano? Da un progetto generale di vita. È in riferimento a questo che si potrà parlare di decisioni significative. Si darà vera autodeterminazione nella misura in cui la persona si orienti fra alternative fedeli a un suo preciso indirizzo esistenziale. In concreto quindi, affinché l'adolescente compia una vera «scelta» professionale, è necessario che egli abbia formulato, almeno intuitivamente, un piano globale riguardante il suo futuro.
    È naturale che un processo del genere, che è veramente complicato e profondo, esiga un certo grado di maturità psichica. Il momento dell'adolescenza è il periodo privilegiato sia per conseguire questa maturità sia per delineare tale abbozzo prospettivo.
    Mentre va formulandosi un orientamento alla professione dovrebbero pertanto coesistere e armonizzarsi, nel giovane, due strutturazioni programmatiche: da un lato, un piano generale di vita, e, dall'altro, un piano specifico, riguardante la propria carriera professionale. Viceversa non si dà scelta; si dà orientamento casuale, pressione esterna, influenza di fattori immediati. La motivazione professionale quindi non potrà che essere prospettica, in quanto tenderà a superare il rischio del momentaneo, del dissociato, del periferico.

    LE MOTIVAZIONI DI FATTO

    Non è certo possibile conoscere in modo esauriente o preciso quali siano le motivazioni coscienti che, di fatto, sono presenti nei giovani i quali scelgono una professione. Tuttavia esiste un quadro di indizi ugualmente significativo. Lo forniscono inchieste e studi teorici, impressioni ed esperienze dirette. Ed è un quadro piuttosto negativo: la scelta, nella maggior parte dei casi, risulta ben poco una decisione nel senso descritto sopra.

    Sul piano dell'autonomia

    Anzitutto ci si rende subito conto che le motivazioni di molti orientamenti, se analizzate accuratamente, risultano scarsamente autonome. In Italia tanto il ragazzo di terza media come il diplomato o il laureato hanno un margine esiguo di opzione veramente personale. Ci si può chiedere quanto siano indipendenti e maturi dei preadolescenti, al termine della scuola dell'obbligo. Eppure essi compiono delle scelte che saranno poi in buona parte definitive. E quando pure entrino al lavoro degli individui diplomati o laureati, questi hanno un orientamento (non si sa dire se purtroppo o per fortuna) già contenuto in radice fin dal loro ingresso in uno specifico indirizzo di studio.
    Di solito è la famiglia che decide, anche se l'interessato non lo avverte. Ma l'ambiente familiare ha un potere conformante già prima della scelta, cioè sulla nascita e lo sviluppo della vocazione al lavoro: con la proposta di tutta una serie di modelli, interessi e valori.
    Elementi condizionanti, nel senso che svuotano gran parte dell'autonomia personale, sono, in molti casi: la situazione socio-economica dei genitori, la spinta all'ascesa culturale e sociale fornita dalla famiglia, gli esempi dell'ambiente, le mode professionali, la scarsa circolazione delle informazioni, la limitatezza delle risorse concrete di lavoro offerte dalla società.

    Sul piano dell'apertura sociale

    Spesso poi le motivazioni manifestano notevoli carenze sul piano dell'apertura sociale. Ne sono un esempio alcune situazioni tipo. In primo luogo bisogna riconoscere che è molto frequente la tendenza a un certo individualismo opportunista. Se stiamo alle indicazioni dell'inchiesta Shell sui giovani italiani («Questi i giovani», 1970), risulta che i fattori individualistici (come l'indipendenza, la carriera, i gusti personali) e quelli utilitaristici (sicurezza di lavoro, buona retribuzione, comodità) prevalgono nettamente sui fattori sociali, come quello di un «lavoro utile agli altri e alla società». Al lato opposto dell'integrazione opportunista si può notare un'altra posizione poco socializzata, e cioè l'atteggiamento di contestazione quasi esclusivamente aggressivo-distruttiva, prima di consistenti offerte alternative. Il rifiuto della società, con i suoi valori e sistemi istituzionali, porta in molti casi i giovani alla disaffezione diffusa, alla conflittualità permanente, al mancato inserimento in qualche ruolo sociale definito.
    In certi soggetti inoltre si nota una tendenza all'isolamento difensivo, derivante dal fatto di non aver chiarito il problema del rapporto personale con la società. Adolescenti e giovani scivolano allora in evasioni di vario tipo: vi è chi fugge regolarmente da qualsiasi compito preciso; altri vanno alla caccia di situazioni nuove, tante volte incoerenti nel loro significato (come il viaggiare, il voler semplicemente incontrare altre persone, il lavorare in modo occasionale, e possibilmente singolare); altri ancora si riversano sulle esperienze collettive, vissute in modo immaturo e ricercate inconsciamente per i loro effetti rassicuranti sull'individuo.

    Sul piano dell'apertura al futuro

    L'osservazione diretta dà infine l'impressione chiara che le scelte scolastiche o professionali di molti giovani siano scarsamente prospettiche. Spesso nascono da fattori occasionali, come l'informazione di un amico, la vicinanza o la stima di una scuola, una moda che dà prestigio a certe attività. Spesso si muovono verso miraggi immediati. Comunque non si rapportano ad un piano esistenziale, configurato almeno embrionalmente. Mentre invece dovrebbero essere maturate sia sotto l'influenza di orientamenti centrali e profondi della personalità, sia in direzione di mete a lunga scadenza.



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