Segretariato della Commissione episcopale di pastorale per la Spagna
(NPG 1985-5-47)
Offriamo uno strumento di lavoro per le diocesi, le zone pastorali e le parrocchie, perché possano mettersi al lavoro per fare una programmazione della pastorale e della pastorale giovanile. Il documento della Commissione Episcopale Spagnola è stato riletto dalla nostra Redazione NPG e adattato a «strumento di lavoro». Ci siamo limitati a ridurre quelle parti del testo che non sembravano necessarie alla nostra situazione. Ci permettiamo alcune annotazioni per dare rilievo al testo.
* Non è difficile innanzitutto cogliere nell'articolazione del documento l'impianto necessario per una programmazione: saper articolare tra loro destinatari, situazioni, obiettivi, metodo e verifica. Questi vari elementi qui sono presentati in modo dinamico e concreto, perché si sottolineano esigenze e prospettive, condizioni e iter necessario. L'insistenza sulla «valutazione della pastorale», che è l'ultimo capitolo del testo, è giustificata dal fatto che valutare comporta riprendere in modo critico e sistematico tutto l'argomento per calibrarlo e riproporlo in nuovo contesto.
* Il documento può essere utilizzato in modo molteplice. In concreto: può essere considerato il testo base e guida di una comunità ecclesiale, parrocchiale, zonale o diocesana, che si pone di fronte all'urgenza di elaborare un piano pastorale. Ritrova i passaggi necessari che bisognerà compiere per un cammino corretto ed efficace. Può essere utilizzato anche come testo base per la mentalizzazione di una comunità al rinnovamento e all'impegno consapevole nel proprio territorio per essere sacramenti della salvezza. In questa linea gli obiettivi fondamentali che si propone sono i seguenti:
- chiarire in che cosa consiste la «pastorale per obiettivi»;
- richiamare l'importanza delle indicazioni concrete che riescono ad esprimere il modello di chiesa che si vive e si vuol proporre; - analizzare situazioni concrete e mezzi disponibili;
- cercare persone capaci di impegno diretto nella pastorale;
- programmare itinerari.
* Il documento presenta una esigenza e un'indicazione di cammino che anche in Italia sta prendendo forma concreta, anche se in mezzo a non poche difficoltà, sia a livello organizzativo sia a livello psicologico: operare su zone più vaste delle singole parrocchie. La «pastorale per obiettivi», come nuova forma di situarsi nella pastorale, implica una nuova mentalità comunitaria a livello di chiesa.
Il superamento di alcuni limiti territoriali, che in pratica chiudono le comunità in se stesse, alcune volte anche contrapponendole tra loro, è il cammino obbligato per questa nuova prospettiva.
* Pregi non secondari del documento sono:
- la composizione serena tra le scienze dell'uomo, tanto descrittive quanto interpretative (psicologia e sociologia);
- l'urgenza di definire in modo chiaro, condiviso e concreto il quadro di riferimento ecclesiologico per essere spediti nella elaborazione della pastorale per obiettivi;
- il richiamo continuo alla concretezza delle analisi, delle realizzazioni, delle verifiche;
- il chiamare continuamente in causa tutto il popolo di Dio di fronte ad una programmazione pastorale. I laici non devono essere dimenticati in nessun passaggio della programmazione.
Nella chiesa lavoriamo molto; ma andiamo all'essenziale o ci perdiamo in piccoli dettagli? È sufficientemente creativa la nostra pastorale? È una pastorale fatta insieme da tutta la comunità o fatta invece da individui o da gruppi particolari? È aperta all'uomo e ai suoi problemi esistenziali o è chiusa all'interno della problematica ecclesiastica?
CHE COSA È UNA PASTORALE PER OBIETTIVI
Queste e altre domande convergono in un'altra domanda, tante volte ripetuta: ... ma dove andiamo?
La dimensione educativa della pastorale per obiettivi
Che cosa è la pastorale per obiettivi? È un processo educativo che porta una comunità (gruppo, parrocchia, istituzione) a ripensare la sua finalità, le sue mete all'interno della situazione esistenziale nella quale si vive e, a partire da questa, progettare la programmazione e le scelte operative.
Questo processo educativo postula:
- non progettare in funzione di strutture o attività preesistenti, ma in funzione della realtà concreta in cui si opera;
- non pianificare a partire da principi o da verità, ma in vista della interiorizzazione della fede e della trasformazione dell'ambiente.
La dimensione comunitaria
La pastorale per obiettivi è un processo che coinvolge tutta la comunità: tutti devono partecipare alla definizione delle mete da conseguire. Non basta che uno stabilisca e altri realizzino quello che è stato pensato altrove.
È necessario suscitare nuovi atteggiamenti tra:
- i vescovi, sacerdoti, i quali devono esercitare il loro ministero all'interno e con la comunità, e non soltanto per la comunità;
- il popolo di Dio, chiamato a essere sacramento di salvezza, attraverso la corresponsabilità ecclesiale, la testimonianza nella storia, in cammino verso il Regno di Dio.
La dimensione dinamica
Partire dalla realtà, senza voler far tutto sin dal primo momento. Questo implica:
- entrare in un processo disciplinato e di autocritica permanente fatto da tutta la comunità e dai responsabili della pastorale;
- che la soluzione non vada cercata né nella uniforme integrazione e neppure nella totale frammentazione della comunità, ma nella comunione e nel coinvolgimento di tutta la realtà ecclesiale con i dinamismi della nostra società.
La dimensione sacramentale
La pastorale per obiettivi è un processo che coinvolge contemporaneamente istituzione e carisma: la chiesa ha una base carismatica, è la chiesa di Pentecoste. Ma allo stesso tempo è una realtà storica, è una «organizzazione umana». La «pastorale per obiettivi» si rende conto di questa doppia dimensione dell'unica realtà. Ma non basta organizzare ciascun carisma, è necessario fare altro: collocare ciascun carisma all'interno della organizzazione della chiesa.
Questo porta a prendere coscienza che:
- nessun progetto è definitivo, ma si definisce con approssimazioni successive: l'autocritica ci permette di perfezionare continuamente le scelte e le azioni;
- questo processo, che procede tra prassi e riflessione, chiede la partecipazione di persone e istituzioni, senza esclusioni, e con atteggiamento di conversione e di accettazione della provvisorietà dei progetti umani.
Una «pastorale per obiettivi» non si riduce a un espediente per ridurre i nostri sforzi. Né si può ridurre a una pura tecnica o a una novità imparata dalle scienze economiche o pedagogiche. Il senso di questa pastorale è più radicale: si tratta di scegliere nuove strade al nostro impegno pastorale, anche se, inizialmente, possono produrre dei disorientamenti.
CONSEGUENZE PER GLI OPERATORI PASTORALI
Nella «pastorale per obiettivi» non si tratta tanto di organizzare, quanto di progettare un «futuro significativo» per le nostre comunità e per il nostro popolo.
Presupposti preliminari
Se accettiamo questa pianificazione, gli operatori della pastorale dovranno fare particolare attenzione ai seguenti aspetti.
Rinnovamento della mentalità collettiva degli operatori della pastorale. Questo implica lo sviluppo di:
- una scelta di azione comunitaria e non individualistica;
- una apertura alla realtà, affrontata dal basso e non ideologicamente;
- una ridefinizione della identità del pastore;
- una più chiara consapevolezza della dimensione ministeriale del sacerdozio piuttosto che di quella sacrale;
- una nuova politica di assegnazione di incarichi, secondo le competenze...
Sensibilizzazione continua del popolo affinché assuma le sue responsabilità. Nella Chiesa nessuno può delegare le proprie responsabilità.
Ciò implica che le comunità e i carismi siano vissuti e compresi all'interno del popolo di Dio e al servizio della sua sacramentalità.
Con frequenza si elaborano programmi, ma non si offre alla comunità e alla istituzione il tempo sufficiente per una autentica comprensione dei motivi in ordine alla stessa elaborazione, personalizzazione e realizzazione dei programmi.
Animazione e coordinazione. È indispensabile studiare nuove strade nell'esercizio dell'autorità pastorale. Se vogliamo dialogare con le nuove culture e con le nuove situazioni, dobbiamo entrare senza paura nella collaborazione, disponibili ad accettare anche risposte inedite. L'autorità è chiamata a operare un discernimento come Gesù ci ha insegnato sulla strada di Emmaus, e non attraverso norme e dettati. Di qui l'importanza del Consiglio Presbiterale e dei Consigli Pastorali.
Alcuni nodi dottrinali
È necessario tener presenti i seguenti problemi dottrinali.
La «pastorale per obiettivi» si impegna ad applicare la razionalità delle scienze dell'azione alla attività pastorale.
Questo implica un dialogo interdisciplinare fra la teologia e le scienze umane chiamate in causa. Questo sforzo di razionalizzazione deve essere coniugato con una certa flessibilità: lo Spirito di Dio non può essere imbrigliato in nessun programma.
La Chiesa Mistero e la Chiesa Istituzione.
Senza dubbio la dimensione di mistero della Chiesa può essere oscurata da una rigida programmazione, ma la «pastorale per obiettivi» può e deve affermare il mistero stabilendo le mete e gli obiettivi della Chiesa organizzazione.
A nostro parere è un impegno autentico della Chiesa, impegno che corrisponde alla sua stessa natura: opera di Dio che si realizza attraverso il contributo dell'opera dell'uomo.
La Chiesa Popolo di Dio e la Chiesa Comunità.
La Chiesa corre enormi rischi se non prende sul serio il bisogno della creazione di una comunità a «misura d'uomo». Ma queste comunità devono essere pensate e vissute alla luce del ricco pluralismo e complessità del popolo di Dio, inserito in culture e popoli molto diversi tra loro. La «pastorale per obiettivi» facilita la comunione e lo scambio tra le comunità, all'interno del popolo di Dio e con i diversi popoli della terra. Le comunità a «misura d'uomo» devono crescere all'interno del popolo di Dio ed essere al servizio del dinamismo missionario della totalità dello stesso popolo messianico.
CONDIZIONAMENTI NELL'AZIONE PASTORALE
Due sono i principali condizionamenti che, influiscono e possono limitare l'elaborazione di tutta la pastorale per obiettivi.
La visione teologica
I piani e i programmi pastorali tengono presenti, esplicitamente o implicitamente, un modello ecclesiale in linea con i documenti del Concilio Vaticano II, una ecclesiologia di comunione nella quale hanno un posto di rilievo il carattere comunitario e la corresponsabilità.
Non possiamo sempre dire lo stesso di quelle realizzazioni concrete e di alcune mentalità di taluni operatori pastorali nei quali il desiderio di essere fedeli agli orientamenti conciliari trova numerose difficoltà che dobbiamo superare.
Possiamo dire che la pastorale si programma e si analizza da alcuni presupposti teologici che sono alla base della visione ecclesiologica concreta o prevalente, e in definitiva da una cristologia.
Occorre pertanto chiarire il modello di ecclesiologia dal quale far derivare tutta la programmazione pastorale.
La situazione sociologica
Il punto di partenza sociologico si riferisce alla situazione concreta del popolo di Dio di cui si intende tracciare il programma pastorale. Queste situazioni concrete e diverse sono:
- ampiezza territoriale o demografica della diocesi;
- situazione rurale o concentrazione demografica urbana;
- cultura specifica (soprattutto in caso di forte identità regionalista o nazionalista);
- mentalità e atteggiamenti religiosi o ecclesiali;
- omogeneità o contrasti ecclesiologici tra i responsabili della pastorale;
- strumenti concreti per la pastorale;
- complessità o semplicità istituzionale.
La scelta delle indicazioni pratiche dipenderà dai suddetti condizionamenti: pertanto è un processo di razionalizzazione all'interno di una istanza ecclesiale e sociale. Il pastoralista «indipendente» può presentare un piano pastorale ideale tipico. Il responsabile della pastorale diretta parte da una situazione ben definita e in un contesto legislativo che a volte impediscono la libera programmazione.
MODELLI Dl CHIESA, SPIRITUALITÀ E PROGRAMMAZIONE
Modelli di chiesa
Presentiamo alcuni modelli di chiesa oggi prevalenti .
Chiesa comunità.
La Chiesa è intesa come comunità. La realizzazione di questo ideale comunitario è affidata alla base: per questo si cerca di trasformare la parrocchia come istituzione in «parrocchia comunitaria» o «comunità di comunità».
Questo senso comunitario posto al servizio della evangelizzazione o di un'area sociale cerca di promuovere la coordinazione delle diverse vocazioni e dei distinti gruppi ecclesiali che si trovano all'interno del settore pastorale territoriale. Attraverso la coordinazione di una sana e necessaria diversità si cerca di giungere alla «unità» di tutta la comunità pastorale diocesana, presieduta dal Vescovo.
Chiesa di partecipazione e di corresponsabilità.
È necessario intensificare la creazione di organismi che stimolino e favoriscano la partecipazione di tutti.
La difficoltà di realizzare la partecipazione laicale mette in luce la incoerenza teologica di alcuni piani pastorali quando danno un peso decisivo ai Consigli presbiterali nella determinazione di norme, procedimenti, senza tener conto delle deliberazioni degli organismi comunitari laicali laddove essi sono presenti e operanti.
Chiesa e pluralismo.
Il pluralismo della realtà ecclesiale ha la sua influenza sugli orientamenti teologici dei piani e dei programmi.
La pluralità di mentalità, frutto di diversi schemi teologici ed esperienze ecclesiali, è un dato di fatto riconosciuto come difficoltà per un'azione comune nella evangelizzazione. A volte per evitare più grosse divisioni si eludono le riflessioni dottrinali e si sottolineano solo le linee programmatiche all'interno delle quali è possibile trovare più facilmente maggior consenso. A questo punto però sembra necessario affrontare la discussione per chiarire i principi; in caso contrario il necessario pluralismo può distruggere la comunione e la fedeltà alla missione messianica di Gesù è del suo Popolo.
Chiesa e servizio per il mondo.
Nel rapporto Chiesa-mondo, i piani e i programmi si preoccupino di specificare una volontà di identità ecclesiale con le caratteristiche evangeliche e cristiane negli individui e nei gruppi
Allo stesso tempo, si manifesti il desiderio di una presenza evangelizzatrice che comprenda la promozione e la liberazione temporale secondo gli orientamenti della «Gaudium et Spes», del Sinodo sulla promozione della giustizia e della esortazione «Evangelii Nuntiandi».
La economia ecclesiastica, la istituzione matrimoniale e familiare e l'insegnamento sono il campo preferito di applicazione dei grandi principi teologici. In questo campo è sempre più difficile la coerenza tra i principi teologici e la ideologia sottostante alle applicazioni pastorali, a causa dei condizionamenti sociali e politici presenti nella nostra storia in evoluzione.
Spiritualità ispiratrici
Ci sembra di poter rilevare le seguenti tendenze nelle attuali nostre comunità ecclesiali.
Tendenza culturale spiritualistica.
Dà la massima importanza al culto e alla amministrazione dei sacramenti. È molto legata alla norma giuridica o rituale. Predica la salvezza dell'anima, ma non la liberazione integrale della persona umana, ignorando del tutto i temi della giustizia sociale. Spiritualità di grande tranquillità, lontana dal rischio nella fede che c'è nel vangelo di Gesù.
In questi gruppi troviamo sacerdoti di buona fede che non hanno capito né assimilato una formazione permanente in linea con lo spirito del concilio.
Tendenza spiritualista non integrata.
Riassume qualche caratteristica di quella precedentemente descritta e agisce in maniera parallela al presbiterio diocesano, con un loro vescovo idealmente inteso e non con quello reale e concreto; e lo stesso dicasi per il rapporto con la diocesi e con la sua situazione pastorale. La comunione personale con il vescovo non è unita alla collaborazione abituale con la comunità della chiesa locale che vescovo e parroco presiedono.
Tendenza comunitaria e temporalista.
Mette l'accento sulla liberazione umana dell'uomo. Guarda più alle strutture che alle persone. Preferisce il lavoro che si fa in partiti politici, sindacati, associazioni di quartiere. Tiene soprattutto conto dell'impegno sociale-politico rispetto alla fede cristiana. Promuove i valori comunitari a tendenza élitaria. Dà la massima importanza alla solidarietà in situazioni di oppressione e di povertà. Non ha nessuna preoccupazione se, per essere fedele alle necessità del popolo, deve allontanarsi dalla istituzione ecclesiale.
Tendenza alla comunione istituzionale.
Cerca di operare una sintesi tra vita sacramentale ed evangelizzazione; tra evangelizzazione e promozione integrale della persona umana. È una nuova linea di ricerca, anche se a volte priva di mordente. Il desiderio di nulla trascurare provoca una situazione a volte indefinita e non sempre chiara. Questa tendenza è presente in molti gruppi pastorali nati dopo il concilio. Perché possano crescere, hanno bisogno di una formazione permanente che alimenti le nuove istituzioni più conformi al nostro tempo.
Esigenze della programmazione
È indispensabile fare uno sforzo per mettere in luce eventuali presupposti teologici non tematizzati degli operatori della pastorale e sottolineare mete e obiettivi per il futuro.
Programmazione e sacramentalità
Le programmazioni pastorali non sono ancora riuscite ad assumere in pieno l'uomo e la storia dei popoli. Non ci possiamo tranquillamente accomodare in una pastorale di salvezza delle anime, individualista e intimista, e meno ancora possiamo accettare una pastorale che riduca la fede nella sfera del privato. Né ci possiamo accontentare del rinnovamento delle comunità ecclesiali. La salvezza di Gesù è per tutta l'umanità e per tutto il cosmo, come ci ricorda la lettera ai Romani. In questo senso dobbiamo, con la massima urgenza, mettere in rilievo le conseguenze di una chiesa che deve essere sacramento di salvezza.
Una programmazione per gli ultimi
Siamo del resto d'accordo nell'affermare e nel progettare una chiesa missionaria, al servizio del piano di Dio e dell'uomo. Una chiesa che fa una autentica opzione per i poveri. Ci rendiamo del resto conto che molte volte questo ideale è restato solo retorica neo-clericale, non essendo stati messi a fuoco atteggiamenti e scelte concrete .
Programmazione e rinnovamento degli operatori
Di qui la necessità di una profonda conversione di tutti gli operatori della pastorale, che insista di più sugli atteggiamenti che sulle idee. Per ottenere la collaborazione degli operatori di pastorale per la realizzazione di un ideale di Chiesa, consideriamo necessario:
- evitare le creazione di gruppi di pastorale divisi in blocchi contrapposti o che si ignorino reciprocamente;
- che ciascun gruppo metta chiaramente a fuoco le proprie posizioni e linee pastorali;
- accettare il pluralismo pastorale, evitando forme eclettiche;
- proporsi obiettivi, la cui realizzazione dia coraggio; questo dipende da una programmazione ben congegnata, che prevede scelte chiare. Sia il vescovo come pure la sua équipe di governo devono optare per una linea di pastorale ben definita;
- revisione e valutazione degli obiettivi fatta da tutti gli operatori della pastorale.
Programmazione e formazione permanente
Unito a tutto questo, è indispensabile un rinnovamento della stessa formazione permanente. Partendo all'azione pastorale è necessario giungere alla trasformazione della stessa personalità c della identità ecclesiale del sacerdote. Si tratta di una formazione non intellettualistica, ma che coinvolga tutta la persona.
Per giungere a questo cambio di atteggiamenti negli operatori della pastorale, è necessario che i pastori si confrontino con la risposta che la Chiesa in questo momento sta offrendo all'uomo in situazione. È indispensabile educare a penetrare la realtà umana con uno schema di riferimento, cioè con valori, in base ai quali è possibile fare una valutazione e procedere nell'azione. Tutto questo implica che siano a disposizione strumenti capaci di analisi, di riflessione, di dialogo e di critica.
D'altra parte conviene promuovere capacità di comunione, di servizio, animazione e coordinazione. Infatti né il dogmatismo, né l'autoritarismo rendono possibile una pastorale per obiettivi; il discernimento comunitario, al contrario, e l'azione in collaborazione la favoriscono. Se non procediamo in un clima di corresponsabilità effettiva, i laici non eserciteranno mai la loro missione, né potranno mettere a servizio della costruzione della comunità missionaria I loro carismi
Vogliamo una formazione permanente che sia evangelizzatrice.
Gli stessi operatori della pastorale devono essere evangelizzati. Di conseguenza le diocesi che vogliono rinnovare la loro azione pastorale devono dedicare una particolare attenzione agli operatori della pastorale, attenzione che dovrà comprendere i punti indicati, ma tener presente anche la necessità di una dignitosa forma di vita e di un lavoro equilibrato ed efficace. Una particolare attenzione dovrà essere rivolta a quei sacerdoti che vivono da soli in mezzo al popolo; non basta invitarli a pregare.
METODI PER CONOSCERE LE SITUAZIONI
Altro obiettivo fondamentale per la programmazione della «pastorale per obiettivi», è la risposta fedele all'uomo nella sua situazione sociale. Ma come giungere a una conoscenza attendibile di questa situazione? Questa situazione è chiara nelle piccole diocesi, e le ipotesi su quella delle diocesi grandi possono essere abbastanza realistiche.
È naturale che le inchieste e gli incontri per analizzare la situazione abbiano come funzione principale, oltre che la conoscenza della realtà, la sensibilizzazione degli operatori pastorali circa determinate situazioni e obiettivi in qualche modo già conosciuti
Le inchieste
Nei gruppi si prendono in esame alcuni tipi di sondaggio religioso. Di questi si fa la critica del metodo usato, che si accetta come valido, ma frequentemente succede che siano sostituiti con altri tipi più facili a realizzarsi e più economici. Le diocesi preferiscono:
- studi teorico-pratici, aperti e continui che facciano nascere gruppi permanenti di lavoro;
- la conoscenza diretta della situazione ricavata dall'esperienza degli operatori pastorali, così come viene presentata nelle assemblee e nei vari consigli;
- l'analisi svolta da piccoli gruppi di sacerdoti o di laici o misti.
La riflessione sulla situazione
La riflessione di organi e di organismi collegiali con riferimento a dati non direttamente da loro rilevati sono un ulteriore punto di partenza per l'analisi della situazione .
Generalmente gli organismi collegiali (assemblee pastorali, «giornate diocesane», «consiglio presbiterale») hanno bisogno del lavoro preventivo di gruppi minori o di commissioni preparatorie.
Alcune volte le analisi sono state fatte dagli stessi membri del consiglio presbiterale .
Ma comincia a essere molto chiaro il fatto che 1o studio della situazione non può essere fatto solo a livello di vertice della gerarchia, ma è necessario che sia opera di tutti, di molti almeno c da persone rappresentative di tutto il popolo di Dio.
Un adeguamento continuo
L'analisi fatta in piccoli gruppi può falsare i dati se non sono confrontati con proposte, tematiche generali, comunicazioni, scambi e valutazione di dati e di varie esperienze .
Nello stesso processo di conoscenza e di riflessione più approfondito i laici devono attivamente intervenire in tutte le fasi.
Questa partecipazione dei laici è più necessaria se il clero di una determinata zona vive e fa progetti che non siano attinenti alla realtà.
Non è sufficiente conoscere la realtà, ma è necessario personalizzarla e interiorizzarla se si vuole procedere in una attività pastorale o di trasformazione della realtà.
La rilevazione dei dati e la successiva riflessione devono tener soprattutto conto del popolo che dobbiamo evangelizzare. Non basta proporsi l'obiettivo del rinnovamento della pastorale della chiesa, perché questo rinnovamento va realizzato in rapporto alla risposta evangelizzatrice nei confronti di situazioni, necessità e aspirazioni concrete.
Tutto il procedimento di accostamento alla realtà deve essere chiaramente caratterizzato dal dinamismo della contemplazione e del discernimento, per scoprire, nelle situazioni concrete che siamo chiamati a evangelizzare, i segni dello spirito.
L'UNITÀ DELLA «PASTORALE PER OBIETTIVI»
Tutta la programmazione ha bisogno di poter:
- unificare più che sia possibile le svariate istituzioni e servizi pastorali delle diverse diocesi;
- semplificare gli organismi per evitare un certo anonimato e indeterminatezza nel prendere le decisioni e soprattutto per evitare un sovrannumero di riunioni;
- lavorare per diffondere lo spirito di collegialità e di corresponsabilità all'interno delle comunità ecclesiali;
- evitare quella burocrazia in cui possono, col tempo, cadere sia la pastorale che i carismi, personali e di gruppo.
Dove si fonda l'unità pastorale?
La scelta di una struttura o di una unità di base sulla quale fondare l'azione pastorale costituisce una scelta di tecnica pastorale di importanza capitale. Queste strutture sono normalmente le parrocchie e i settori pastorali; per situazioni specifiche si può ricorrere alle comunità.
Se la singola parrocchia o un certo numero di esse diventa centro di diffusione del rinnovamento pastorale, sarà necessario correggere taluni difetti tipici delle parrocchie e trasformare la comunità parrocchiale in «centro aperto» di servizi e punto di appoggio per altre comunità locali per alcune determinate attività pastorali, per esempio giovani, cultura, attività sociali...
Devono anche cercare di formare sacerdoti e laici specializzati in particolari azioni pastorali e disponibili a lavorare anche in settori più ampi di quelli della comunità dove risiedono.
Il settore pastorale o gruppo di parrocchie
Le nuove condizioni della nostra società e la sua stessa configurazione, sia nelle grandi città come in quelle piccole e nelle zone rurali, sembrano richiedere una piattaforma o unità pastorale ,che coincida con la zona o gruppo di parrocchie. La moralità sociale, la specificazione dei servizi, le iniziative pastorali chiaramente evangelizzatrici, hanno bisogno di coordinazione e di specializzazione da parte degli operatori pastorali.
D'altra parte se manca una coordinazione più vasta della parrocchia si crea confusione nei fedeli, si favoriscono giudizi e confronti che frenano il progresso e la stessa efficacia dell'azione evangelizzatrice .
Nasce di qui l'esigenza e l'importanza di promuovere la crescita e lo sviluppo della figura pastorale del responsabile di settore come quella di un forte animatore o coordinatore della pastorale. Sarà indispensabile tuttavia organizzare commissioni di lavoro per mettere in pratica le iniziative, sia per quanto concerne il settore della evangelizzazione sia per quello che riguarda le varie fasce della comunità cristiana.
VALUTAZIONE DELLA PASTORALE
Una delle scoperte più entusiasmanti della chiesa, negli ultimi anni, che è nata tra i cristiani più vivaci, è stata la «revisione».
Che cosa è la revisione
Fare la revisione, azione piena di risonanza evangelica, presuppone un atteggiamento di profondo amore alla verità, un desiderio esplicito di fedeltà al vangelo, al Signore, al progetto di Dio sulla persona e sulla chiesa. Suppone ancora il superamento di ogni paura, di qualsiasi insicurezza, dubbio, di fronte all'evento centrale della nostra fede: Cristo è l'unico nostro fondamento vivo ieri, oggi e sempre; Gesù che non tradisce e non tradirà mai.
Il passaggio dal classico «esame di coscienza» fondamentalmente intimista, chiuso nel soggettivismo, alla «revisione» e a una revisione che apre la fede e le sue conseguenze a tutte le interazioni del credente (la vita, relazioni umane, comunità, atteggiamenti, società...), fu una delle intuizioni più profonde del Concilio.
È questo processo che ha portato alla revisione come a compito chiave del cristiano e della comunità non si è fermato, ma si arricchisce di giorno in giorno; ed oggi finalmente si parla di «revisione» riferendosi ai compiti pastorali. Le ragioni ultime di questa nuova aspirazione si devono cercare da una parte in un desiderio radicale di superare ogni soggettivismo nell'analisi della realtà pastorale, ogni giudizio di valore ipotecato da pregiudizi personali; dall'altra in una volontà di superare ogni tendenza avente carattere fortemente moralizzante o normativo, vale a dire ogni tendenza a giudicare la realtà pastorale in base a categorie morali, quasi sempre sviluppo di una determinata «etica da comandamenti», impregnata di ideologie presenti in un determinato gruppo o in leaders. In una parola suppone un desiderio di purificazione della azione pastorale nella sua globalità, in riferimento
diretto alla parola e con una ecclesiologia che abbia una visione unitaria della chiesa come sacramento di salvezza, al servizio del mondo, mistero del corpo del Signore, lievito del regno.
Come fare la revisione
Esaminiamo ora, anche se sommariamente, i differenti significati che si possono dare alla parola «valutazione» applicata alla pastorale.
Dalla parte dei destinatari
Valutazione intesa come sforzo di avvicinarci, o di conoscere i risultati della pastorale sui destinatari.
È necessario precisare che l'azione di Dio si pone nell'ambito del mistero. Le strade di Dio sono sempre sorprendenti, paradossali, imperscrutabili; tra l'uomo c Dio non è possibile stabilire un rapporto di causalità fisica o matematica. D'altra parte la chiesa non è assimilabile a una impresa commerciale: non può essere esaminata con una indagine positiva ed empirica.
L'azione dello Spirito non può essere monopolizzata da nessuno.
All'opposto non possiamo spingere il concetto dell'azione misteriosa di Dio sull'umanità, fino alle estreme conseguenze: esiste una certa logica evangelica di valutazione: «... dai frutti li riconoscerai...». I vangeli e le lettere sono piene di esempi; il giudizio di Giovanni sulla sette chiese (cf. Apocalisse) è un esempio di valutazione.
Sia la sociologia religiosa, come la sociologia della religione, la psicologia e l'antropologia hanno messo in luce le possibilità delle scienze positive nello studio del fenomeno religioso.
Nel campo della sociologia religiosa c'è una grande esperienza nella valutazione dei risultati dell'azione pastorale attraverso tecniche di approccio alla situazione religiosa e alla sua evoluzione all'interno di una sola collettività o di un gruppo più complesso. I nuovi metodi di conoscenza socio-religiosa di una popolazione attraverso indicatori, anche se presentano non poche difficoltà, teoriche e pratiche, sono nondimeno interessanti, sia per gli studiosi che per i pastori.
Tutti questi cammini e strade offrono un grande aiuto alla pastorale, permettono di avvicinarsi alla situazione reale dell'uomo per quanto si riferisce alla fede. Ma le difficoltà tecniche e il rigore scientifico che richiedono, le spese economiche trasformano questi strumenti in realtà inaccessibili per pastori e comunità. In ogni caso offrono risultati molto validi a livello scientifico e di diagnosi socio-religiosa, ma a partire da questi risultati risulta molto difficile sviluppare conseguenze pratiche di carattere pastorale.
Dalla parte dell'azione pastorale
L'azione pastorale consiste in una serie di attività pienamente osservabili, e pertanto possono essere valutate sia in ragione della loro «quantità» (numero e specie) come in ragione della loro «qualità» (forme più o meno adeguate e adatte di realizzazione). Una pastorale adeguata è quella che offre risposte evangeliche alle domande dell'uomo concreto di oggi: la nostra pastorale non può essere un fascio di risposte a domande che nessuno ci propone oggi.
Per fare una valutazione della pastorale che si realizza è necessario fondare, o aver fondato, un modello pastorale di riferimento, rispetto al quale confrontare la realtà pastorale concreta, e contemporaneamente avere presente l'uomo di oggi, vale a dire i destinatari (con tutte le loro particolarità) della evangelizzazione.
Le conseguenze pratiche si possono riassumere nei seguenti punti:
È necessario che tutti gli operatori della pastorale, tutta la comunità cristiana (i sacerdoti, i gruppi di catechisti, le diverse comunità della parrocchia, le diverse «diaconie» o il gruppo dei fedeli che si impegnano a collaborare più intensamente) esplicitino il modello di pastorale e quello ecclesiologico (latente o manifesto, personale o comunitario, implicito o esplicito). Non possiamo dimenticare il valore cristiano della sincerità.
È necessario sottoporre a critica continua e costruttiva il modello scoperto, soprattutto alla luce della parola, senza dimenticare il contributo illuminante della teologia. Di qui nascerà l'esigenza della formazione permanente per i sacerdoti e la necessità di catechesi per i fedeli. Illuminati dalla preghiera personale, individuale e comunitaria; dal dialogo fra le comunità cristiane, con altre comunità, con il vescovo, con tutta la chiesa.
È necessario sottoporre a un esame critico, facendo a questo punto riferimento al modello scoperto, criticato e scelto come momentaneamente definitivo, tutte le attività pastorali per rendersi conto di ciò che è superfluo, per eliminarlo, avendo cura di non ledere i diritti e le coscienze dei fedeli, soprattutto dei deboli; di ciò che manca e che è necessario promuovere, per essere fedeli al piano di Dio sulla chiesa e sul mondo; di ciò che deve essere modificato a causa di una pianificazione inadeguata della pastorale.
In ogni caso questo processo di valutazione deve fare molta attenzione a non teorizzare .
Il realismo necessario esige che ciascuna situazione venga esaminata con cura e singolarmente, e ciascun livello con un suo schema (parrocchia, comunità, zona...).
Da parte degli obiettivi
La valutazione pastorale va intesa come impegno di esaminare criticamente il raggiungimento o no di obiettivi previamente proposti, frutto di una programmazione e che per loro natura siano verificabili.
Per raggiungere questi obiettivi sarà necessario sviluppare una serie di attività che tengano presente la situazione reale dei destinatari:
- stabilire un itinerario catecumenale;
- come convocare;
- come formare catechisti;
- elaborazione di programmi di catechesi;
- celebrazioni in piccoli gruppi;
- calendario di attività, responsabili, strumentali .
Un esempio pratico
Come esempio si può segnalare un esercizio pratico da fare prima di una programmazione .
Uno sguardo prolungato ai fatti
Esaminare una o più settimane ordinarie della parrocchia, fare una relazione precisa sull'impiego del tempo e sugli impegni di sacerdoti e fedeli (attività liturgica), dell'ufficio parrocchiale, dell'accoglienza, dell'amministrazione, della catechesi, della evangelizzazione, della predicazione, dell'apostolato secolare, dell'attenzione ai poveri, ai problemi sociali del quartiere, dei giovani...
Comparare i diversi interventi
Studiare la distribuzione delle ore dedicate alle differenti attività per verificare:
- se è evangelica ed evangelizzatrice: se risponde cioè a valori evangelici o evangelizzatori;
- se è adeguata: se risponde a priorità e necessità obiettive, o ai gusti dei sacerdoti o di un determinato settore di fedeli;
- se risponde a necessità reali o solo a necessità personali, soggettive o folcloristiche dei fedeli;
- se risponde alle necessità non solo dei praticanti, ma anche dei lontani.
Verificare tempi e modalità d'intervento
Programmare la distribuzione del tempo e degli impegni in ottica evangelica e di evangelizzazione; gli impegni che mancano, quelli superflui. Fare attenzione alla qualità delle attività e cercare di migliorarla.
Esaminare:
- che tipo di lavoro fanno i sacerdoti e quale dovrebbero fare;
- lo stesso per i religiosi/e;
- e per i laici.
Determinare gli obiettivi
Alla luce di tutto questo, stabilire obiettivi, mezzi, responsabili, definire un calendario, la distribuzione dei sussidi.
Il complesso di obiettivi, mezzi, scadenze è valutabile sia da una parte degli operatori della pastorale come da parte di tutta la comunità. In ogni caso se si segue questo cammino e se se ne accettano le conseguenze, ci si obbliga a presentare il programma alla comunità perché lo accetti all'inizio di ciascuna tappa, e lo valuti comunitariamente alla fine di essa.
In conclusione
Una costante programmazione esige sempre una duplice valutazione:
- del proprio programma, che è il modello di riferimento;
- delle situazioni globali in vista della modifica dello stesso programma.
Esame di coscienza, revisione, valutazione: tre indicazioni di un grande processo della vita della chiesa, processo che risponde all'ideale della conversione, come punto di partenza verso una fedeltà a Dio, al Signore, al suo vangelo, al suo piano sulla nostra vita, sulla chiesa, sul mondo .















































