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    La tenerezza ci salverà

    corpo e anima se la vivremo

    con sorrisi, carezze e poesie

    Enzo Bianchi


    L’ultimo saggio dello psichiatra Eugenio Borgna è dedicato all’emozione che più manca nelle relazioni. Ci aiuterà a immedesimarci nella vita interiore dell’altro, a farcelo sentire come persona e non come cosa.

    Perché la vita è un duro mestiere, perché i rapporti oggi si sono fatti duri, senza prossimità, anaffettivi, gli uomini e le donne del nostro tempo sentono soprattutto il bisogno di tenerezza. Tenerezza come sensibilità, apertura all’altro, capacità di relazioni in cui emergano l’amore, l’attenzione, la cura. La tenerezza non è un sentimento sdolcinato, ma è vero che soprattutto gli uomini, debitori di una cultura dell’uomo forte, solido, che sa sempre usare la ragione a costo di non ascoltare il cuore, di una cultura diffidente verso le emozioni, non hanno coltivato in passato e forse non coltivano nemmeno oggi questa straordinaria virtù.
    A ben vedere, la tenerezza è davvero ciò che oggi più manca. Quante relazioni tra sposi o amanti vengono meno, vedono depotenziarsi la passione oppure finiscono per essere affette da violenza e cosificazione dell’altro, proprio perché manca la tenerezza. Quante relazioni di amicizia ingrigiscono perché non si è capaci di rinnovare il legame con la tenerezza. Quanti incontri non sbocciano in relazione per mancanza di tenerezza… Ecco perché la tenerezza deve vedersi ed essere riconosciuta su un volto: altrimenti il volto diventa rigido, duro, inespressivo!
    Ed ecco allora che emerge tutta la profondità umana e la raffinatezza letteraria dell’ultimo saggio di Eugenio Borgna, Tenerezza, edito da Einaudi. È un altro di quei tasselli di sapienza umana maturata attraverso una lunga esperienza psichiatrica attraverso i quali l’autore da anni ci guida con i suoi scritti dedicati alla depressione, alla fragilità, alla responsabilità e alla speranza, al valore della parola e dell’ascolto, alla follia e alla solitudine. La tenerezza come l’esito di un cammino attraverso le umanissime emozioni, che non è tuttavia punto di arrivo ma nuovo inizio: “Non c’è cura dell’anima e del corpo, se non accompagnata dalla tenerezza che, ancora oggi più che nel passato, è necessaria a farci incontrare gli uni con gli altri, nell’attenzione e nell’ascolto, nel silenzio e nella solidarietà”.
    Borgna contempla la capacità di tenerezza in ogni atto umano, sia esso la parola, lo sguardo, il sorriso, le lacrime, la carezza e per farlo usa le parole di Dickinson, Mann, Walser, Leopardi, Etty Hillesum ma soprattutto Rilke, poeta delle infinite metamorfosi della tenerezza. Da subito Borgna si domanda se anche in psichiatria si ha la capacità di ascoltare i pazienti con tenerezza, gentilezza, delicatezza e pazienza oppure anche lo psichiatra è preda in una vita divorata dalla fretta e dalla diffidenza. La psichiatria dominante sembra non dare sufficiente importanza all’interiorità e al valore infinito delle parole capaci di descrivere le emozioni come la gentilezza, la mitezza, la dolcezza, la compassione, la delicatezza, la fragilità, tutte “emozioni sorelle” della tenerezza. Non è facile fare lo psichiatra se non si conoscono queste emozione in tutto il loro valore conoscitivo e terapeutico.
    Ma la tenerezza non abita sole le parole, anche il pianto sa rivelare la tenerezza, così che le lacrime per una persona cara ormai perduta si accompagnano alla tristezza, alla malinconia, alla disperazione, ne attenuano il dolore, ne addolciscono l’infelicità. Sì, ci sono lacrime di dolore e lacrime di gioia capaci silenziosamente di esprimere tutta la tenerezza dell’anima. Borgna riconosce che nella vita, e non solo in psichiatria, si dovrebbe sapere accogliere le lacrime nostre e quelle degli altri come segno di sensibilità e non come segno di debolezza.
    C’è anche la tenerezza del sorriso che fiorisce silenziosamente nella gioia e che solo le ragioni del cuore consentono di decifrare. La tenerezza poi dello sguardo, negli occhi che chiedono disperatamente aiuto e che dovremmo riuscire a riconoscere e interpretare: “Lo sguardo è una porta, aperta alla visione delle emozioni, che si agitano nel cuore di una persona”.
    Suggestive, incantevoli sono le pagine dedicate alla carezza come linguaggio della tenerezza. Ben lontana dall’esaurire nell’eros il suo significato antropologico, la carezza da forma alla tenerezza perché il carezzare ci integra con l’altro, ci consente di sperimentare il corpo come corpo vivente.
    Ma la tenerezza è sempre fragile, si rompe facilmente, basta uno sguardo infelice e la tenerezza ne resta ferita. Per questo è necessario salvare la tenerezza in noi perché la tenerezza ci fa uscire del nostro io e ci fa partecipare all’interiorità degli altri, “senza di lei la vita si inaridisce, raggelandosi, e allora non stanchiamoci (tutti) di andarne alla ricerca, spendo che rende la vita degna di essere vissuta”.
    Quello che Borgna ci consegna non è un semplice saggio ma un poema alla tenerezza scritto con tenerezza, dimostrando che anche la scrittura è una forma di tenerezza. Consiglio di riporre questo testo nella valigia delle vacanze, perché leggere queste pagine fa bene all’anima. Non è semplicemente da leggere ma da meditare.

    (La Stampa - Tuttolibri - 09 luglio 2022)


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