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    Gesù e la Samaritana

    Fabrizio Gnalducci


    D
    urante la prima delle tre pasque, che segna nel quarto vangelo l'inizio del ministero di Gesù, Giovanni rievoca il momento in cui il rabbi di Nazareth contrasta i venditori che occupano con i loro commerci il porticato del Tempio. Quest’intervento pubblico afferma che la vecchia economia, fondata sul sacrificio espiatorio delle vittime per il perdono dei peccati è chiusa definitivamente: è lui l’unico, insostituibile olocausto predisposto da Dio per la risolutiva salvezza dell’uomo.

    Seguono poi tre dialoghi:
    • Il dialogo notturno con Nicodemo, simbolicamente rappresentante di coloro che s’interrogano su chi sia quel rabbi, infatti, opera guarigioni e parla con autorità alla gente. (3,1-21)
    • Il secondo, sul quale rifletteremo questa sera è l’incontro al pozzo di Sichar con la donna di Samaria: il passo esprime il rapporto tra il giudaismo ortodosso e la parte scismatica ed eretica dei samaritani. (4, 1-42)
    • Il terzo momento concerne l’episodio del funzionario del re, egli è il rappresentante del mondo pagano che circonda Israele.
    L’evangelista Giovanni indica nelle tre realtà divergenti verso le quali si rivolge Gesù, la chiesa del suo tempo che si trova a confrontarsi con loro. La prima è all’interno del giudaismo; la seconda rilegge il rapporto tra l’ortodosso Israele e la scismatica Samaria, la terza interessa l’esterno mondo pagano ostile ad Israele.
    Introducendo, si può dire come la grazia offerta da Gesù è salvezza per l’uomo perché illuminandone la vita ne svela l’intimo e nascosto mistero. È grazia consegnata quale singolare donazione di fede per tre diverse e complesse realtà: infatti, il disegno di Dio Padre è esclusivo, un’unica redenzione per la comune umanità presente in ogni uomo.
    Diverse chiavi di lettura possono essere usate per questo vangelo: noi utilizzeremo la pastorale e la biblica per meglio comprendere gli ultimi episodi. Alla maniera dei pittori anche noi possiamo disporre l’avvenimento al modo di due pale d’altare, come in un dittico. L’incontro e il dialogo tra Gesù e la donna di Samaria nella prima pala, nell’altra trova posto il momento dell’arrivo dei discepoli e il colloquio che si apre tra loro e il Maestro, e la conversione dei Samaritani.

    1. L’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo di Sichar

    Un pozzo ben conosciuto, l’incontro in quel luogo evoca vari episodi biblici. Il tema dei pozzi attorno al quale ruota l’esistenza vitale dei patriarchi, è presente nell’Antico Testamento: l’acqua è il bene più prezioso, la sua presenza è garanzia e sviluppo della vita. Senza l’acqua, l’esistenza creata decade, ritorna al caos primitivo, quando, “nessun cespuglio campestre era sulla terra…perché il Signore Dio, non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo”.

    Il pozzo di Giacobbe

    In Samaria ai piedi del monte Garizim, esiste ancora il pozzo che la tradizione attribuisce a Giacobbe. Al tempo di Gesù è confermata tutta una letteratura riguardante il mito del Pozzo, chiamata “Ciclo del Pozzo”. Tale mito non era localizzato in un luogo identificabile per un’ubicazione fissa: il pozzo aveva seguito i patriarchi e i loro discendenti durante lo spostarsi da uno spazio all'altro. Quel Pozzo aveva provveduto acque zampillanti e abbondanti a Giacobbe, un prodigio ripetuto davanti a Mosè e agli Israeliti nel deserto.
    Un mito importante anche per il Nuovo Testamento, infatti, lo riprende Paolo in 1Corinzi 10,34:
    Non voglio, infatti, che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano, infatti, da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo.
    Le speculazioni sul Pozzo-Roccia si possono comprendere solo in un’ottica non scientifica, con una mentalità che sviluppò una geografia e una cosmografia mitiche. L’immagine cosmica rappresentata dall’uomo biblico ai tempi di Gesù e poi oltre, è una tavola di terra circondata e racchiusa dalle acque, acque di sopra, e acque di sotto. Queste acque terribili e inesplorabili sono quelle dell’abisso iniziale che sembra dilatarsi senza limite intorno alla terra. Da quest’abisso provengono tutte le acque, quelle del basso e quelle dell’alto, la pioggia, i fiumi e le sorgenti. .Per la mistica ebraica, l’apertura del Pozzo, fu una delle sei cose create da Dio al crepuscolo prima del gran sabato della creazione. Inoltre, il corrispettivo di “Pozzo”, beer, è al femminile, manifestando nel genere, la disponibilità, l’accoglienza e la capacità di dialogare e di spiegare.
    Siamo all’incontro. Gesù stanco per il viaggio si siede vicino a quel pozzo, proprio nell'ora calda del mezzogiorno. Per tradizione egli sembra conoscere l’acqua di quella sorgente come rinomata per la sua freschezza.
    Gesù chiede da bere alla donna. La donna risponde allo straniero, mostrando la sorpresa, perché uno sconosciuto che dall’aspetto e dall’accento sembra un giudeo, le rivolge la parola. La sorpresa è così grande da invitarla ad accettare e a proseguire il dialogo con quello straniero. La sorpresa monta ancor di più per la sua affermazione, perché se lo conoscesse, gli chiederebbe essa stessa l’acqua. In che modo puoi darmi da bere se: “Non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; dov’è quest’acqua viva? Sei tu più grande del nostro padre Giacobbe che ci diede questo pozzo…” alludendo alla leggenda del pozzo, le cui acque zampillavano abbondantemente davanti a Giacobbe in modo spontaneo
    Quelle acque così profonde sarebbero sgorgate spontaneamente davanti allo straniero che chiedeva da bere? .
    Diamo un altro input per la comprensione del testo, nel momento del serrato scambio tra Gesù e quella donna con la brocca dell’acqua ancora vuota.
    Per la tradizione ebraica, il Pozzo era considerato un dono di Dio, tanto che Dono divenne sinonimo di Pozzo. Il Pozzo, vale a dire il Dono, appare in controluce nel dialogo tra i due. Gesù le dice: “Dammi (donami) da bere… (v.7) Se tu conoscessi il dono di Dio , e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gli ne avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.(v.10) L’acqua che io gli donerò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore dammi di quest’acqua…”
    Le parti ora s’invertono, il richiedente diviene il donante e viceversa la Samaritana chiede acqua viva! La donna rimane interdetta, è ancora ferma sul piano materiale, equivoca sul significato: “Perché non abbia più a tornare ad attingere acqua…”. È lei, lentamente e in modo confuso, a percepire il progressivo manifestarsi di Gesù nei suoi confronti. Al pari di Nicodemo, anch’essa non comprende quale e di che natura è quest’acqua: “Se uno non rinasce da acqua e dallo Spirito…”. La realtà, quella che sottende la materialità, resta sconosciuta, e per questo chiede, ma il turbamento, la sta stringendo, e via, via esso cresce.
    Il dialogo si fa sempre più incalzante. Gesù mostra la conoscenza profonda che ha di lei. Dice: “Va, chiama tuo marito e poi ritorna qua” La risposta della donna è concisa, e nel contempo sembra mancarle sulle labbra, “Non ho marito”, “Hai detto il vero, non hai marito, infatti, hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”, ancora qui, come con Nicodemo, Gesù: “sa quello che c’è in ogni uomo”.
    Lo sconosciuto durante il dialogo con la donna, giunge a toccare la parte più intima della persona, proprio là, dove risiede il peccato che attiva e rende intollerabile la sofferenza. Svela la sua condizione d’adultera che l’allontana dalla vita sociale, additandola al disprezzo e all’irrisione da parte dei suoi. Lo svelamento operato da Gesù induce la donna a riconoscere in lui “un profeta”, tanto da porgli la domanda che sta a cuore a ogni samaritano: Dio deve essere adorato sul Garizim oppure nel tempio di Gerusalemme? Dice Gesù: Dio è Spirito. Lo Spirito agisce e suscita, crea e fa sorgere. Lo Spirito di Dio è “Io Sono” in atto, grandezza creativa che ha una scelta d’eternità per il nato dalla polvere dell’adamah, la terra del suolo.
    La risposta di Gesù annulla lo spazio in cui sono situati i due Templi. Agisce sul valore del tempo che trascende l’uomo, ridonando a questa dimensione entità e funzione originale, quella di una linea temporale, nella quale affondano le loro radici la rivelazione divina e la storia della salvezza. Uno spazio di tempo, limitato ed esattamente circoscritto che configura la nostra realtà, esso scorre fra il “principio” e l’eschaton, la fine. Scoprire questa verità, significa riappropriarsi della vita, è riscoprire come l'esistenza nella quale si attua veramente la salvezza lega al tempo fissato da Dio
    Lo Spirito è potenza atta a donare un’altra origine, assoluto uscire dalla corruzione materiale per un destino che più non conduce alla fossa. Lo Spirito, è Dio che ri-crea, ri-genera l’uomo come figlio. Il solo mezzo per accogliere il dono è l’assenso di fede e il battesimo nello Spirito santo. È necessaria l’attenzione, perché la rigenerazione non può avvenire con le regole proprie della conquista umana, in pratica con un atto volitivo, o derivante da un esercizio di tecniche meditative, oppure contemplative, o al meglio, il risultato intellettuale di un’indagine filosofica.
    È solo Dono l’offerta che erompe e scaturisce dall’amore del Padre. Il frutto della rigenerazione è la comunicazione dell’amore, una presenza divina che trascendendo la natura dell’uomo modifica il suo comportamento e permette d’amare donandosi completamente all’altro. Il rinato dallo Spirito santo ama senza riserve e il dono che fa di se stesso lo qualifica figlio di Dio, ma se… uno non ama e asserisce d’essere figlio di Dio è un bugiardo, perché chi non ama, non ha conosciuto Dio.

    2. La missione di Gesù e degli apostoli: la conversione e la salvezza del mondo

    L’affermazione che è giunto il momento in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, introduce il secondo quadro, è il tema della missione nel mondo inteso come terreno da seminare per poi raccogliere. Il mondo creato “in principio” per mezzo della Parola, è l’unica realtà amata da Dio a tal punto da inviare il Figlio per la sua salvezza. Gli abitanti di Sichar sono il simbolo della conversione donata a tutti, con la chiamata a divenire figli, è la missione universale con l’invio nel mondo; quest’avvenimento costituisce per l’evangelista Giovanni l’assemblea dei convocati e radunati, la Chiesa.
    Gesù, dunque, affamato e stanco aspetta i discepoli andati in cerca di cibo. È naturale che al ritorno invitino il Maestro dicendo: "Rabbi, mangia!”, la risposta è fuori dello stato di cose e situato su di un altro piano, è quello del Rivelatore “ho da mangiare un cibo che voi non conoscete…”. Il mormorio che si leva dice lo sconcerto dei discepoli, “chi gli ha dato da mangiare? Il linguaggio di Gesù manifesta chi egli è in realtà.
    È l'Inviato che svela se stesso e il Padre, perché: “Dio, non lo ha mai rivelato nessuno e nello stesso tempo è venuto a “fare la volontà di chi lo ha mandato”, ma insieme svela il senso vero e quindi lo scopo della vita: il nutrimento materiale assicura l’esistenza per attuare il proseguimento nel tempo, ma il tempo passa e l’uomo muore... il vero cibo che assicura la-vita-per-sempre è la Parola di Dio ascoltata, accolta e compiuta.
    La donna samaritana, pur con un’attestazione di fede dubbiosa e interrogativa, “Che sia lui il Messia?”, chiama i compaesani con lo stesso invito di Gesù rivolto ai discepoli “Venite a vedere”.
    Gli abitanti di Sichar vengono e vedono, la conversione è in atto, sono loro i campi di grano che ondeggiano al vento, pronti alla mietitura. Il “molti credettero in lui”, indica la conversione della Samaria, terra di sincretismo, ma che diviene a simbolo dell’intera umanità alla quale Gesù rivolge la domanda iniziale posta ai discepoli: “Che cercate?”.
    La domanda rimanda all’Adamo dove sei? il grido di Dio che cerca l’uomo:, dove sei, cosa cerchi? La debolezza e la paura derivata dalla scoperta della nudità, dove può condurre se Adamo ed Eva devono nascondersi immediatamente a Dio, da se medesimi e dagli altri? Stiamo cercando, e Gesù c’incontra e dice: “Vieni e vedi”
    Il Figlio con la sua missione recupera anche la vera essenza del tempo. Nel tempo in cui si dipana la storia in un continuo divenire, è come in un campo, dove “uno semina e l’altro miete”, cosi che il frutto raccolto alla fine del tempo è riposto al sicuro nel granaio del regno di Dio.



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