NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


     

    Maria di Nazaret

    vergine, madre e sposa

    Bruno Forte

    Carissimi, per prepararci all’Anno della Fede indetto da Papa Benedetto XVI a partire dall’11 Ottobre prossimo, ho scelto di riprendere in questa Quaresima 2012 la riflessione su Maria, vergine, madre, sposa. Il Suo esempio di credente, la Sua uni­cità di Madre del Figlio di Dio venuto nella carne, la Sua inter­cessione presso il Signore, aiutino tutti noi a ravvivare la nostra fede, a crescere in essa e a testimoniarla agli altri, specialmente a chi non ha il dono di credere. Maria, poi, realizza perfettamen­te ciò che l’Autore della Lettera agli Ebrei ci esorta a vivere e su cui il Santo Padre ci ha invitato a riflettere in questa Quaresima: “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicen­da nella carità e nelle opere buone” (Ebrei 10,24). L’interces­sione di Maria ci ottenga di vivere una carità sempre più gran­de! Accompagnandovi con la preghiera fedele, auguro a tutti un cammino quaresimale ricco di frutti di conversione e di grazia!
    Chi è Maria nel suo profilo di donna, di credente, di testimone del Messia Gesù? Che cosa dicono ai discepo­li di Lui la vita, le opere e la fede di Lei? Come ha vissuto il suo rapporto con Dio e le sue relazioni umane e come può esserci così di esempio e di aiuto? Proverò a rispondere a queste domande seguendo i passi della Madre del Signo­re secondo quanto la discrezione dei Vangeli ci consen­te di farlo, dischiudendo allo sguardo della fede gli abis­si del mistero.

    1. Una donna ebrea dalla fede profonda. Il nome Maria viene dall’ebraico “Myriam” o “maryam”. Fra le possibi­li etimologie c’è “mara”, “signora”, o “mi-ram”, dalla radi­ce “rym”, attestata in testi ugaritici col significato di “alta, eccelsa, desiderata”. Già nel nome della giovane madre di Gesù si riconosce come ella sia stata l’oggetto del’atte­sa dei suoi genitori, desiderata e amata. Quando conce­pisce il Figlio, Maria è una almah, termine usato da Isaia 7,14 (“la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chia­merà Emmanuele”), la cui traduzione corretta è “giova­ne donna”, una donna cioè di poco più di 14 anni. Poiché la nascita di Gesù va fissata intorno al 6 a.C. - almeno due anni prima della morte di Erode, che aveva ordinato la strage dei bambini dai due anni in giù - la nascita di Maria può essere collocata fra il 22 e il 20 a.C. Al tempo degli eventi pasquali del Figlio Myriam aveva dunque fra i cin­quanta e i cinquantacinque anni. La versione greca della Bibbia, detta dei Settanta e considerata ispirata dall’ebrai­smo della diaspora, tradusse l’ebraico almah con la paro­la greca parthénos, cioè “vergine”, aprendo così la strada alla lettura del testo come profezia della nascita vergina­le di Gesù (cf. Mt 1,23). Maria è una giovane ebrea cre­dente, familiare al linguaggio delle Scritture, come dimo­stra il fatto che nel racconto dell’annunciazione le risul­tano immediatamente comprensibili i riferimenti ai Pro­feti (Isaia 7,14 in Luca 1,31, o a Sofonia 3,14-17 e Zaccaria 9,9 in 1,28: “chàire, esulta, piena di grazia…”),. È una cre­dente che osserva scrupolosamente la Torah, mostra ad esempio nella sua andata al Tempio per celebrare la puri­ficazione rituale dopo il parto (cf. Luca 2,22-24). La spiri­tualità di Myriam è quella dello “Shemà”, cioè dell’“ascol­to” obbediente del Dio unico, perché parli quando e come vorrà alla sua serva e compia in Lei le sue opere: in questo Maria si colloca al vertice della spiritualità biblica dell’at­tesa e dell’accoglienza della Parola divina. Lo si coglie nella scena dell’adorazione dei pastori, dove Maria è la protagonista, silenziosa e raccolta, che “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Luca 2,19). L’e­spressione richiama un atteggiamento caro alla tradizio­ne ebraica: il ricordare associando fra loro gli eventi, in cui si manifestano i misteriosi disegni dell’Altissimo. In ciò consiste propriamente lo studio della Torah e il greco “symballousa” - “meditando”, ben richiama quest’atteg­giamento di confronto, intelligenza, giudizio, decisione. Si tratta di un’attitudine costante in Maria (cf. 2,51), che proprio così si lascia condurre docilmente dall’Altissi­mo. Maria è la donna credente e riflessiva, che si abban­dona all’Eterno con serietà pensosa. È questo peraltro il modello di femminilità nella tradizione ebraica: la donna sa tenersi in prossimità dell’invisibile Voce e questo la colma della gioia di sapersi amata dall’Altissimo. Maria è la donna della gioia, che testimonia cantando il Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”(Luca 2,46-48). Il suo atteggiamento interiore è ben espresso da questo canto, che richiama i Salmi degli “ana­wim”, i “poveri” che confidano solamente in Dio, e il canti­co di Anna (1 Samuele 2,1-10), che si apre con docilità alla sorpresa di Dio, ma non di meno rivela la profonda fede di questa donna ebrea, capace di consegnarsi totalmente all’Eterno. Alla scuola di Maria impariamo il primato della dimensione contemplativa della vita, quel continuo acco­gliere l’iniziativa del Signore, che consiste nel lasciarci amare e condurre docilmente da Lui. Ci chiediamo: è vera­mente Dio il signore della mia vita, come lo fu per Maria? Sono docile alla Sua azione, alla Sua Parola, al Suo silen­zio? Mi lascio guidare da Lui, meditando quanto mi dà di vivere alla luce delle Scritture, per discernere la Sua volon­tà e realizzare con Lui il Suo disegno d’amore per me e per quanti mi affida anche di fronte a momenti difficili, come ad esempio quelli che la nostra società sta vivendo?

    2. Lo stile di vita di Maria. La scena della visitazione mostra quali siano le caratteristiche dell’agire della giova­ne Myriam: ella è capace di un amore attento, concreto, gioioso e tenero. Il suo amore è attento: Maria non ha biso­gno di richieste per capire il bisogno della cugina Elisabet­ta, di età matura e in attesa di un figlio. Intuisce la neces­sità e le corre in aiuto: il suo sguardo, nutrito d’amore, ha capito il da farsi al di là di ogni comunicazione verba­le. “Ubi amor, ibi oculus”: dove c’è l’amore, l’occhio vede ciò che uno sguardo privo d’amore non vedrà mai. All’at­tenzione Maria unisce la concretezza: non indulge a sogni di bene, agisce. L’espressione “in fretta” (v. 39) dice la sollecitudine e la premura con cui concretizza la decisio­ne di andare in aiuto alla Madre di Giovanni. Commenta Sant’Ambrogio: “La grazia dello Spirito Santo non tollera indugi” (Expositio in Evangelium secundum Lucam, 2,19)! L’agire di Maria, poi, è pervaso di gioia: non vive i suoi atti come il compimento di un dovere o in ottemperanza a un obbligo impostole dalle circostanze. In lei tutto è gratui­tà, bene diffusivo di sé, generosità vissuta senza calcolo o forzature. Gioia è sentirsi amati così profondamente da avvertire l’incontenibile bisogno di amare, per corrispon­dere all’amore ricevuto al di là di ogni misura con l’amo­re donato senza condizioni. Proprio così tutto in Maria si mostra nel segno della tenerezza, propria dell’amore che non crea distanze, che avvicina, anzi, i lontani, facendoli sentire accolti e li riempie dello stupore e della bellezza di scoprirsi oggetto di puro dono. “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussulta­to di gioia nel mio grembo” (vv. 43s). La tenerezza è dare con gioia suscitando gioia nell’amato: chi non ama con tenerezza, crea dipendenze o mantiene distanze in cui è impossibile far sprigionare la gioia. In tutto questo, Maria è un modello per tutti, specialmente nei rapporti familiari. Ci chiediamo allora: qual è il mio stile di vita? Sono come Maria attento agli altri, all’altro, ai bisogni espressi o ine­spressi di chi mi sta davanti, di chi Dio mi chiama ad amare e servire? So essere concreto nel mio modo di amare, agen­do con la tenerezza che coniuga il rispetto e l’attenzione all’amore che rende liberi e genera la pace del cuore? Cerco di avere attenzione e solidarietà verso chi soffre, ad esem­pio verso chi sta vivendo le conseguenze dell’attuale crisi specialmente per la mancanza o la precarietà del lavoro?

    3. Il rapporto col Figlio. Nella vita di Gesù la Madre ha avuto un ruolo decisivo. Per l’ebraismo è la donna che tra­smette l’appartenenza al popolo eletto (è ebreo chi nasce da madre ebrea), generando il proprio figlio alla coscien­za dell’alleanza con Dio, anzitutto attraverso la vita fami­liare. Il contesto domestico è considerato un “piccolo tem­pio”, nel quale la tavola costituisce “l’altare”: e la donna è la responsabile della liturgia domestica e dell’osservan­za delle norme di purità che regolano la vita quotidiana. La tradizione rabbinica sottolinea che la Torah rivelata al Sinai fu data prima alle donne, poiché senza di esse la vita ebraica non sarebbe stata possibile, e invita perciò i mari­ti ad “ascoltare” le proprie mogli, poiché è per loro meri­to che le benedizioni raggiungono la famiglia. La famiglia diventa così il nucleo più importante dell’ebraismo, al cui interno decisivo è il ruolo della donna. Secondo i maestri ebrei è compito degli uomini insegnare il contenuto della rivelazione, la Torà e il Talmud, mentre quello della donna è di trasmettere l’esperienza della rivelazione, il senso del mistero, senza il quale i contenuti non avrebbero valore e il loro studio sarebbe puro esercizio intellettuale. Perciò è sempre la donna ad accendere e benedire le luci del saba­to, simbolo del dono della vita. Maria ha assolto piena­mente questo ruolo, come mostrano le due visite al tem­pio per la circoncisione di Gesù e per il suo “bar mitzvah”, la festa dei dodici anni, ovvero della maggiore età per un bambino ebreo. In esse Maria mostra tutto il suo rispetto per la tradizione dei Padri: è la madre ebrea che educa il figlio, che le è sottomesso (cf. 2,51), secondo la Legge del Signore. Madre attenta e tenera, vive le attese, i silenzi, le gioie e le prove che ogni mamma è chiamata ad attra­versare: è significativo che non sempre comprenda tutto di lui (così in Luca 2,50, dopo il ritrovamento di Gesù e la sua risposta). Avanza, però, fidandosi di Dio, amando e proteggendo a modo suo quel Figlio, così piccolo e così grande, con una mescolanza di prossimità e di dolorosi distacchi, che la rendono modello di maternità: i figli ven­gono generati nel dolore e nell’amore per tutta la vita! Così Maria è esempio di madre, capace di un’azione educativa fatta di condivisione del tesoro del cuore, di pazienza e di fermezza, di progressività e di fiducia nell’Altissimo. Ci chiediamo allora: nella nostra responsabilità di testimoni e generatori della vita che viene dall’alto ci sforziamo di esse­re come Maria nel suo rapporto con Gesù, vicini con tene­rezza a chi ci è affidato e rispettosi della sua libertà e del suo mistero? Siamo pronti ad affidare tutto a Dio senza sot­trarci ad alcuna delle nostre responsabilità? Siamo capaci di ascolto verso tutti, senza venir meno al dovere di testimo­niare la verità che solo libera e salva?

    4. Il servizio di Maria e il nostro. Maria accompagna Gesù nella vita pubblica, a partire dall’episodio, che può considerarsi il compendio di tutto ciò che verrà, le nozze di Cana, dove Gesù si manifesta come lo Sposo divino, che conclude con il popolo l’alleanza nuova e definitiva. Si è alla svolta decisiva della storia della salvezza e la Madre ha in essa un ruolo, che l’Evangelista ha voluto evidenziare. È lei a notare il bisogno cui è necessario provvedere: “Non hanno più vino” (Giovanni 2,3). Si manifesta qui ancora una volta l’attenzione di Maria. Nel vino, poi, nominato cinque volte nel racconto (vv. 3.9.10), è possibile ricono­scere un segno dei tempi messianici (cf. ad esempio Amos 9,13: “dai monti stillerà il vino nuovo e colerà giù per le colline”), che caratterizzerà il banchetto escatologico (cf. Isaia 25,6) e sarà offerto con gratuità. Il vino nuovo alliete­rà il giorno delle nozze eterne fra il Signore e il suo popo­lo (cf. Osea 2,21-24). In questa luce, il banchetto nuziale di Cana appare come l’ora dell’intervento definitivo di Dio, che viene a compiere in maniera sovrabbondante l’attesa e trasforma l’acqua della purificazione dei Giudei (acqua della preparazione e del desiderio: cf. v. 6) nel vino nuovo del Regno. La risposta apparentemente tagliente di Gesù: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora” (v. 4) indica la novità sorprendente di questo passaggio che si compirà a pieno nella Pasqua. Quanto la Madre dice ai servi è di grande importanza: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (v. 5). Come il popolo dell’antico patto risponde alla rivelazione al Sinai assentendo nella fede - “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo” (Esodo 19,8; 24,3.7) -, così Maria manifesta la sua fiducia incondizionata nel Figlio, che ha evocato il mistero della sua “ora”. L’invito, poi, che rivolge ai “servi” mostra il ruolo di modello e madre nella fede che avrà nella comunità dell’alleanza: in Maria l’anti­co patto passa nel nuovo, Israele nella Chiesa, la Legge nel Vangelo. Nella Chiesa nata dalla Pasqua di Gesù, la Vergi­ne Madre è colei che presenta al Figlio i bisogni dell’attesa e conduce alla fede in Lui, condizione necessaria perché il vino nuovo riempia le giare dell’antico patto. Il servizio di Maria è di orientarci a Gesù e di portarci a compiere la Sua volontà. Siamo pronti a rispondere all’invito della Madre, per metterci a nostra volta al servizio degli altri nella manie­ra più vera e feconda, che è quella di introdurli alla fede con la fede vissuta e testimoniata? Sappiamo dire con le lab­bra e con la vita le parole che indicano a ciascuno la strada della libertà e della realizzazione più piena di sé, “Qualsia­si cosa vi dica, fatela”?

    5. Maria sotto la Croce. Quanto a Cana è prefigurato, viene a compiersi nell’ora della Croce. Gesù morente si rivolge a sua Madre e al discepolo che egli ama (Giovan­ni 19,25-27): la chiama con l’appellativo “donna” (v. 26), applicato dalla Bibbia a Gerusalemme e al popolo elet­to, quasi a indicare in Maria il popolo eletto della prima alleanza e il popolo radunato dal suo sacrificio pasqua­le. Accanto alla Madre c’è il discepolo amato (cf. v. 26), simbolo di ogni altro discepolo. A partire dall’“ora” della croce (cf. v. 27) il discepolo accoglie la Madre “fra quan­to gli è proprio” (“eis tà ídia”: v. 27): non si tratta soltanto dell’accoglienza “in casa sua”. L’espressione va riferita al mondo vitale, all’ambiente esistenziale (così, ad esempio, in 1,11, detto di Israele in riferimento al Verbo, o in 10,4, detto dei discepoli in riferimento a Gesù): essa sta a dire che la Madre entra nel più profondo della vita del discepo­lo, ne fa ormai parte come bene irrinunciabile. Il rapporto che il Crocifisso stabilisce fra la Madre e il discepolo appa­re allora intensissimo: in quanto la “donna” è figura dell’an­tico Israele e il discepolo della Chiesa credente, il messag­gio è che l’antico Israele entra a far parte in modo vitale del nuovo. La Chiesa riconosce in Israele l’antica madre che porta al centro del suo cuore. In quanto la “donna” rappre­senta il popolo dell’era messianica e il discepolo è il tipo di ogni singolo credente, la loro reciproca appartenenza sta a dire la reciproca appartenenza fra la Chiesa - madre e i figli della Chiesa: al discepolo la Chiesa sta a cuore come madre amata, bene prezioso affidatogli dal Redentore cro­cifisso. Infine, in quanto la madre è la singola donna con­creta, la madre di Gesù, il testo sembra evidenziare un rap­porto privilegiato fra lei e ogni singolo credente, oltre che fra lei e l’intera famiglia dei figli di Dio: Maria fa parte della Chiesa e della vita di fede del discepolo come bene prezio­so, valore vitale. Insieme, in lei la Chiesa e i singoli creden­ti potranno riconoscere la Madre, a loro affidata e a cui sono affidati. In questa luce, Giovanni 19,25-27 testimonia il significato che la Chiesa sin dalle origini attribuisce alla Madre del Signore per la sua vita presente e futura, spe­cialmente nello stare sotto la Croce del Messia, lasciandosi sempre di nuovo generare dal “sangue” e dall’“acqua” sca­turiti dal suo costato lacerato. Mi relaziono così a Maria? Riconosco in Lei la Madre cui Gesù mi ha affidato e che mi aiuta a riconoscere Lui nei fratelli e gli altri come fratelli in Lui? Lascio che l’amore a Maria nutra in me l’amore alla Chiesa e alla fede dei Patriarchi e dei Profeti?

    6. Perseverante nella notte della fede. Alla morte del Figlio, abbandonato sulla Croce, segue un tempo oscu­ro, il sabato santo della prostrazione e dell’attesa, in cui la tradizione cristiana ha riconosciuto un ruolo unico a Maria, la Vergine Madre di Gesù, come attesta il titolo di “Sancta Maria in Sabbato”. Mentre il Figlio giace morto nel sepolcro, la Madre custodisce la fede, abbandonata nelle mani del Dio fedele che compirà le Sue promesse. È per­ciò antico uso liturgico consacrare il sabato alla Vergine, quale memoria di quel “grande sabato”, nel quale in Lei si raccolse tutta la fede della Chiesa e dell’umanità, nell’at­tesa trepida della risurrezione. Il sabato santo di Maria parla in modo eloquente a noi, pellegrini nel grande saba­to del tempo, che sfocerà nella domenica senza tramon­to, quando Dio sarà tutto in tutti e il mondo intero sarà la patria di Dio. Nel tempo del silenzio di Dio, nello stupo­re dolente davanti al Dio crocifisso e abbandonato, viene allora da chiederci sull’esempio e con l’intercessione di Maria: credo veramente in Dio? Mi pongo in ascolto docile e perseverante del Suo progetto d’amore su di me? vivo la gioia del sapermi amato con Cristo e in Lui dal Padre, anche nel tempo della prova e del silenzio di Dio? irradio questa gioia? cerco di piacere sempre e solo a Dio nell’eloquen­za dei gesti, senza inseguire l’immagine o crearmi masche­re di difesa o di evasione? Possa la Vergine Madre aiutar­ci a rispondere con verità a questi interrogativi e a vive­re, come lei l’ha vissuto, il primato dell’amore e della fede nel lungo sabato del tempo, di cui il sabato santo è figura e profezia, finché venga la domenica senza tramonto, nella quale Maria è già entrata, anticipando il destino di quan­ti avranno creduto nel suo Figlio, amando e sperando con l’aiuto della Sua grazia.

    7. Aperti con Maria alle sorprese del Signore. Chiedia­mo insieme a Maria di intercedere per noi e di ottenerci una fede irradiante, una speranza viva e una carità ope­rosa: Prega per noi, Maria, Figlia di Sion, donna dell’otta­vo giorno, in cui l’Eterno compì le meraviglie della nostra salvezza! In Te, Vergine accogliente, rifulse l’Amore umile che aveva reso possibile il primo mattino degli esseri. In Te, Vergine dell’ascolto, la fede di Abramo toccò il vertice puro fra quanti credettero nell’impossibile possibilità di Dio. Per il Tuo sì ospitale la promessa divina si realizzò in Gesù, l’atteso delle genti: la notte del Tuo grembo verginale fece spazio alla Luce della vita. La notte del Tuo amore mater­no accompagnò i Suoi passi fino all’estremo abbandono. La notte della Tua fede umile condivise l’ora delle tenebre, quando la spada ti trapassò l’anima come i chiodi il corpo del Tuo Figlio. Il Tuo cuore trafitto custodì nella fede l’attesa innamorata dell’aurora. Tu sei la Madre dell’amore abban­donato, la Sposa dell’amore vittorioso, la Regina della notte del Messia! In Te, al compimento di quella notte, si offrì la luce dell’aurora: Tu primizia degli amati nel cuore dell’Ama­to, con Lui nascosta in Dio nella Tua carne di donna, mera­viglioso pegno dell’umanità nuova, riconciliata per sempre nell’amore. Prega per noi, Maria, Vergine e Madre, Sposa e Regina, e ottienici dal Figlio Tuo e Redentore nostro una fede sempre più viva e innamorata, una speranza arden­te, una carità umile e operosa, capaci di attrarre a Lui ogni cuore aperto alla verità che libera e salva. Amen. Alleluia.



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi