Vincenzo Lucarini, STRUMENTI E TECNICHE DI ANIMAZIONE, Elledici 2004
NON SOLO TECNICHE
Le tecniche di animazione suscitano spesso reazioni contraddittorie: da una parte attirano l'entusiasmo di chi lavora sul campo, in cerca di materiali di facile uso che facciano presa sul gruppo; dall'altra vengono viste con sospetto da coloro che vedono nelle tecniche il tentativo di semplificare un discorso complesso, come quello educativo, cercando scorciatoie improduttive rispetto alla strada maestra, ma più lunga e faticosa, che passa attraverso l'acquisizione di un impianto teorico, di un modello educativo e di una sapienza relazionale che soli possono dare frutti duraturi in termini educativi. È innegabile comunque che le tecniche stiano godendo attualmente in campo educativo e formativo di ampia diffusione e utilizzazione. È giunto forse il momento di dare alle tecniche ciò che è delle tecniche. Di assumere cioè un punto di vista che, evitando comunque l'errore di ridurre alla conoscenza e all'uso di tecniche il discorso dell'animazione, riconosca e valorizzi però il contributo che le tecniche possono dare all'educazione nell'ottica dell'animazione.
Tra l'altro mi piace sottolineare un aspetto o una sfaccettatura della questione che generalmente rimane nell'ombra e che può permettere di ricomporre questa apparente contraddizione o incompatibilità. Mi riferisco alla possibilità che le tecniche offrono di intravedere nel piccolo i presupposti fondamentali dell'animazione (ologramma). Attraverso il piccolo (le tecniche di animazione) si può intuire e fare un po' l'esperienza del grande (l'animazione come filosofia e modello educativo).
Le tecniche in questo senso possono essere intese come veicoli attraverso cui mostrare concretamente, in termini sperimentali e diretti, un modello educativo, come quello dell'animazione, che predilige:
• l'attenzione all'intersoggettività: il gruppo e il rapporto con l'animatore come trama di relazioni e di comunicazione che porta a scambiare non solo emozioni e informazioni ma anche punti di vista, significati e valori che vengono rielaborati collettivamente (l'aspetto culturale) e personalizzati, favorendo così il processo di definizione dell'identità personale aperta agli altri e ai valori;
• l'enfasi sulla partecipazione e sul protagonismo delle persone del gruppo nel processo educativo, non come passaggio unilaterale delle informazioni dall'educatore al gruppo, e sulla necessità da parte dell'animatore di creare le condizioni, nel concreto della dinamica di gruppo, perché questo possa avvenire;
• il ricorso all'esperienza come strumento educativo, piuttosto che alla semplice trasmissione verbale, che comporta il coinvolgimento concreto del fare, dell'agire, del sentire, del riflettere e dello scambiare il vissuto: la parola come strumento che nasce dall'esperienza e che interpreta l'esperienza.
Nel piccolo le tecniche di animazione permettono così di «assaggiare» e cogliere i presupposti di fondo dell'animazione. In questa prospettiva le tecniche non sono allora un semplice modo per rendere più gradevole qualcosa di indigesto o per vivacizzare una realtà noiosa e spenta. Una corretta e piena utilizzazione delle tecniche richiede proprio un quadro filosofico e un modello educativo, oltre che una capacità relazionale (la relazione educativa è il cuore dell'animazione) che permettono di sfruttarne al massimo la ricchezza educativa. Le tecniche non rappresentano l'alternativa dell'animazione ma la richiedono e la necessitano.
USO E ABUSO DELLE TECNICHE
Le tecniche possono essere allora una risorsa importante proprio perché facilitano, al di là di discorsi teorici o di principio, la percezione esperienziale di un'impostazione educativa e dei valori che la sottendono. Le tecniche rappresentano preziose risorse che permettono l'acquisizione di un'efficace metodologia di lavoro di gruppo, oltre che sfruttare al meglio il potenziale educativo del gruppo. Tutto ciò a patto che vengano inserite all'interno di un intervento più complesso che implica il chiaro riferimento ad un modello educativo e alla sua filosofia valoriale di fondo e alla sensibilità-capacità relazionale personale dell'animatore. All'interno di questo quadro le tecniche diventano una risorsa perché facilitano determinati processi sociali, relazionali, culturali e personali. Il corretto uso delle tecniche si realizza quando l'animatore ha chiaro l'itinerario educativo, gli obiettivi generali e le finalità specifiche e inserisce la tecnica dentro tale contesto. Non è invece valido il discorso contrario: conosco delle tecniche, vediamo come possiamo utilizzarle e cosa possiamo ricavarci. La tecnica avulsa da un cammino, punto di partenza e non punto di arrivo, viene assolutizzata e ha corto respiro.
LO SGUARDO EDUCATIVO
A questo punto appare chiaro che le tecniche necessitano di uno sguardo educativo entro cui essere inserite. La scelta della tecnica va fatta in base al momento evolutivo del gruppo, alle problematiche specifiche, agli obiettivi che si hanno davanti in generale e per quel tratto di cammino e per quell'incontro o per quella esperienza. Oltre all'attenzione alla scelta della tecnica c'è anche il problema della conduzione della tecnica. Le competenze specifiche si riferiscono alla strutturazione chiara dell'esperienza, al dare chiare indicazioni, al rispettare i tempi delle diverse fasi, facilitare la riflessione individuale, lo scambio di gruppo e l'elaborazione dell'esperienza (cosa l'esperienza fa fruttare). Il più delle volte le tecniche sono stratagemmi abbastanza semplici, a volte addirittura banali, che richiedono però la capacità dell'animatore di sfruttarle al meglio attraverso l'esecuzione puntuale dei passi previsti, ma soprattutto attraverso la capacità, una volta eseguite, di lavorare sulle ricadute soggettive dell'esperienza realizzata attraverso la riflessione personale lo scambio e il confronto con il gruppo e con l'animatore stesso.
LE TECNICHE: MANEGGIARE CON CURA
È opportuno, da un altro punto di vista, rendersi conto che spesso le tecniche vanno a toccare punti delicati dell'esperienza personale e di gruppo: lavorare sulle emozioni, sulle convinzioni personali, sui rapporti interpersonali è materiale da trattare con estrema delicatezza e attenzione. Quindi è importante, da parte dell'animatore, tenere conto di ciò e fare in modo di non forzare la mano all'apertura di sé da parte dei componenti del gruppo che non vogliono coinvolgersi a livelli di maggiore intimità, oltre che intervenire per moderare i toni se questi diventano troppo aspri e duri. L'esperienza personale e comunicativa nel gruppo dovrebbe favorire l'esplorazione, l'apertura e la condivisione di aree personali via via più ampie. I toni emotivi caratterizzati da indifferenza e durezza rinforzano chiusure e rancori. L'animatore non deve quindi intendere le tecniche in termini liberatorio-catartico, con l'espulsione di ciò che si pensa e si prova, altrimenti si corre il rischio di ottenere risultati contrari a quelli ricercati. L'animatore è garante dell'uso costruttivo e protettivo delle tecniche.
Quanto appena affermato apre il capitolo della formazione degli animatori. È chiaro che la capacità di usare le tecniche è un aspetto della formazione complessiva dell'animatore. L'uso delle tecniche è una sorta di ciliegina sulla torta, arriva cioè quando la torta è già pronta e hanno senso proprio come completamento di un discorso. Non si può pensare quindi ad un uso delle tecniche avulso da un discorso più complesso di animazione. Le tecniche non sono formule magiche che producono risultati per forza propria, a prescindere dall'abilità e dalla padronanza di chi le usa, anche se, d'altra parte, essere animatori non significa automaticamente saper usare le tecniche di animazione. Questo lavoro presuppone quindi una formazione all'animazione e vuole essere un contributo alla conoscenza e all'utilizzazione di tali tecniche.
Le tecniche riportate nel presente volume sono state suddivise in due categorie. La prima riguarda le tecniche utilizzabili per il lavoro di gruppo. Si tratta di tecniche pensate per guidare il gruppo in una sessione di lavoro o in un incontro, dalla preparazione del clima sociale, alla focalizzazione sul tema, alla condivisione dei punti di vista, alla valutazione e alla conclusione dell'incontro stesso.
La seconda categoria contiene tecniche utili per le diverse fasi della vita di gruppo, dalla sua nascita, alla sua maturità. Vengono proposti strumenti adeguati alle diverse problematiche e ai diversi obiettivi delle singole fasi per permettere l'evoluzione del gruppo.
Ho voluto dare un ventaglio di possibilità presentando tecniche nuove e classici sempre utili. Le tecniche possono essere usate seguendo passo passo le indicazioni riportate (questa modalità può essere indicata per i neofiti o per gli apprendisti animatori) oppure rielaborandole liberamente (questa modalità è più indicata per gli animatori esperti). Viene anche indicato il livello di competenza richiesto per le diverse tecniche. Queste tecniche possono andar bene per gruppi di adolescenti e giovani, ma possono essere usate proficuamente anche con gruppi di adulti.















































