SCUOLA DI PREGHIERA
CSPG anni 80
Negli anni 80 il nostro Centro di pastorale giovanile aveva pubblico per la Elledici una serie di “libri per la preghiera dei giovani”, che avevano avuto un certo successo.
Riproporli adesso, anche solo come memoria e documentazione, non aveva senso, per il sostanziale cambio “del mondo” e dei giovani stessi. Ma le riflessioni sulla preghiera avevano e continuano ad avere una certa pregnanza e significatività. Per questo riproponiamo le riflessioni che avevano guidato la composizione dei questi libri di preghiera (una edizione per gli animatori e una per i giovani), e anche la suddivisione dei tempi dell’anno per cui erano stati pensati momenti specifici di preghiera. Valgono ancora la pena? Pensiamo di sì, almeno per riproporre l’esperienza della preghiera in modalità giovanile, compito da intraprendere seriamente da parte di ogni pastorale giovanile e proposta di fede.
Lasciamo anche la dicitura “libro”, ci si intende comunque.
Questa parte del libro è costituita da un insieme di riflessioni per rispondere a due interrogativi preliminari: dove collocare, da uomo e da cristiano, la preghiera nella propria vita? cosa vuol dire, e come pregare oggi?
Alle domande si risponde offrendo alcune pagine di introduzione alla preghiera e a una spiritualità cristiana per il nostro tempo.
Dire spiritualità è dire «stile di vita» nel suo insieme, in modo da fare insieme esperienza del mistero della vita e del mistero di Dio.
Dire spiritualità cristiana è dire stile di vita ispirato a Gesù di Nazaret, l'uomo che ha vissuto la vita umana nella forma più sublime, volto di Dio misterioso rivolto a noi.
Dire spiritualità per il nostro tempo è affermare che ogni generazione ha da «inventare» uno stile di vita alla luce dell'esperienza di Gesù, dei cristiani nella storia, delle attese e speranze, gioie o sofferenza dell'uomo d'oggi.
Il secondo interrogativo può essere così riformulato: quale preghiera è significativa per l'uomo del nostro tempo, sensibile all'incontro con Dio nel servizio al povero e senza tranquillità per dedicarsi alla preghiera?
Nelle pagine che seguono si offre una proposta, un modello di preghiera, non l'unico presente nella chiesa oggi: sono alcune coordinate o strutture di base perché il singolo e la comunità «inventino» un'esperienza di preghiera dentro la loro spiritualità.
La utilizzazione. Le pagine che seguono sono anzitutto di lettura e studio personale e di gruppo. Sia per esplicitare il proprio modello di spiritualità e preghiera, sia per confrontarsi, serenamente, con altre proposte presenti nella chiesa oggi.
Possono essere utilizzate in occasione di ritiri ed esercizi spirituali. È abbastanza facile ricavare degli interrogativi per un esame di coscienza. Può essere stimolante, in alcune occasioni, utilizzare queste pagine come riflessioni e far seguire un momento di dialogo comunitario. Sono, infine, pagine da rimeditare ogni tanto.
Al termine di queste pagine vengono offerte tracce per la preghiera quotidiana e i singoli tempi liturgici.
L'UOMO, DIO E LA PREGHIERA
Un antico racconto narra di un sordo che un giorno uscì di casa e si avviò verso la piazza del paese dove la gente, guidata da un musicista con il suo strumento, cantava, ballava e danzava festosamente. Giunto ai margini della piazza il sordo si fermò sorpreso e, osservando la scena, disse fra sé e sé: «qui sono diventati tutti matti». Termina il racconto con l'interrogativo: il matto non sarà invece il sordo, incapace di ascoltare la musica, a lui nascosta, che faceva danzare e ballare la gente?
Questo racconto, in un certo senso, rappresenta il segreto della preghiera. Il mondo è avvolto da suoni misteriosi che incantano chi li percepisce, chi si ferma ad ascoltarli e si lascia coinvolgere. La musica nascosta non si fa da se stessa: un musicista suona. Non è facile vederlo, e tuttavia se ne percepisce la presenza. Il sordo, incapace di cogliere la musica, non sente il bisogno di individuarne la fonte. Chi sente bene, invece, ascolta la musica e danza al suo ritmo lasciandosi prendere dalla melodia, individua il musicista e intreccia con lui un dialogo.
Dio è il grande musicista. Non è facile vederlo. Presi dalla sua musica alcuni uomini danzano e intrecciano un misterioso dialogo in cui l'«a tu per tu» è sempre mediato dal suono e dal ritmo con cui si balla e si danza la vita.
Pregare è non essere sordi, ma aprire il cuore e l'intelligenza al suono misterioso. Pregare è lasciarsi andare, nella routine della vita, a momenti in cui prestare attenzione alla musica e stabilire un dialogo con Dio, il musicista misterioso.
Al centro della preghiera sta la vita, nel suo incessante scorrere, e il lasciarsi coinvolgere nella musica.
La preghiera è un ritrovarsi al centro della piazza (al centro del proprio cuore?) per cantare, danzare e assumere in atteggiamento festoso, verso la vita. Consapevoli che la preghiera non annulla la sofferenza di tutti i giorni, ma dona le forze per redimerla e liberarla.
In questo fermarsi l'uomo apprende a dialogare con il musici- sta, del resto invisibile, al punto che per molti sembra non esistere.
Nella preghiera il musicista è presente e assente ad un tempo. Si dialoga con lui, ma non è facile saperne il nome. I popoli e le religioni gli hanno dato un nome. Presso i popoli e le religioni si è infittito il dialogo con lui e si sono inventati canti e racconti sulla vita ispirati alle sue melodie. Presso tutti i popoli il musicista nascosto ha avuto un nome: Dio.
La libertà di «parlare» con Dio
Ma che cosa è, uscendo dal racconto, la preghiera?
C'è preghiera ogni volta che l'uomo, nel suo cammino quotidiano, magari senza fermarsi scende «dentro» le cose che vive per osservare, comprendere, valutare, progettare la vita dal punto di vista di Dio e nel fare questo intreccia un dialogo personale con lui.
Nella preghiera l'uomo parla della vita intrattenendosi con l'Altro, che percepisce davanti a sé e non confonde con i suoi desideri o paure.
Stranamente la preghiera è un «a tu per tu» che riafferma il silenzio di Dio, il fatto che egli rimane ineffabile e invisibile. L'uomo «parla con Dio», ma sa che non può impadronirsi di lui, usarlo ai suoi fini. Intuisce che Egli rimane sommamente libero. Ma in questa libertà di Dio trova la sua dignità e responsabilità. Il silenzio di Dio fa esistere l'uomo.
Nella preghiera il dialogo si fa intimo, come quando si sta con gli amici e si parla con calore. Chi prega sa che questa intimità è vera, anche se le parole sono povere. Si ricorre al linguaggio dell'amicizia, dell'affetto, del fare quattro chiacchiere. In questo linguaggio c'è qualcosa di vero (si vive un intenso scambio tra l'uomo e Dio) e di non vero (Dio è amico, ma non come gli altri amici). Con Dio si parla, ma non come con i propri cari. Egli risponde, ma non come un compagno di lavoro o di gioco. Di questo linguaggio, ricco di toni caldi e di dialogo «a tu per tu», il credente non ha paura. Vi si abbandona con fiducia, attento, ancora una volta a rispettare la libertà di Dio, il suo silenzio, la sua ineffabilità.
C'è tuttavia una considerazione da aggiungere. Per un cristiano Dio si è fatto presente in mezzo a noi: in Gesù di Nazaret ha mostrato il suo volto e un amore grande, tenero, appassionato all'uomo. Di questo il credente è consapevole e vi risponde con altrettanto calore e passione. Il linguaggio della preghiera non è allora tanto quello dell'intelligenza, quanto quello del cuore. Il credente sa di essere amato da Dio in Gesù di Nazaret e non ha paura di esprimere, con semplicità, parole dense di emozioni.
Due modalità di incontro con Dio
Parlare della preghiera come luogo di comunione con Dio, non è svalutare l'incontro con Dio in ogni momento della vita. La musica è diffusa nel mondo e lo riempie. L'uomo, mentre lavora, cammina, ama e soffre, è avvolto da questa musica: afferra di essere alla presenza di Dio e cerca di porsi in sintonia con lui. Ci sono due modi di mettersi in sintonia con la musica. Il primo è fermarsi, ascoltare con calma, lasciarsi prendere dalla melodia, cantare e danzare dialogando con il musicista che si intravede nell'angolo della piazza.
Il secondo, non meno affascinante, è continuare a lavorare, amare con tenerezza, soffrire e lottare con coraggio, facendo in modo che tutto acquisisca il ritmo, il tono, il colore della musica. E così anche i gesti della vita quotidiana sono luogo di incontro con Dio. Questo è un fatto decisivo. Il cristiano sa che di Dio si può fare esperienza ovunque, perché tutto è stato redento da Gesù: ad ogni cosa, situazione e persona è data la possibilità di essere umana fino a sconfinare nel divino e affondare le sue radici in Dio.
Gesù ha insistito a lungo sull'incontro con Dio nel vivo delle azioni quotidiane: accogliere un bambino e amarlo è accogliere e amare Gesù; ed accogliere Gesù è amare il Dio che è in lui. È lo stesso Gesù a dire: se dai da mangiare ad un povero stai dando da mangiare al tuo Dio, anche se non lo sai o non ci pensi. Il cristiano, consapevole di questo incontro con Dio nel quotidiano, non va a pregare come se non fosse alla sua presenza mentre mangia, studia o lavora. E non ha nostalgia della preghiera quando deve tornare agli impegni quotidiani.
D'altra parte, come Gesù ha spesso fatto, il cristiano si ferma ogni tanto per incontrare Dio nella preghiera. Come Gesù si è ritirato da solo sul monte a pregare, così egli ricava, nel chiuso della sua stanza, uno spazio di dialogo immediato con Dio. E come i primi cristiani, egli si ritrova con gli altri credenti, per ascoltare la parola di Dio e celebrare l'eucaristia.
Non c'è opposizione fra incontro con Dio nella preghiera e incontro nelle attività quotidiane. Anzi, chi prega seriamente sente il bisogno di continuare il dialogo misterioso nel lavoro. E chi lo incontra nel fratello e nel lavoro trova naturale e necessario fermarsi per pregare.
TRE BUONI MOTIVI PER PREGARE
Perché pregare?
Non esiste vera risposta a questo interrogativo. Come non esiste risposta ad interrogativi simili: perché amare Dio? perché, più in generale, amare? perché innamorarsi?
Una risposta è possibile: innamorarsi ed amare ed essere amati è bello. C'è -gusto, come si dice. Appassiona.
Un discorso per molti versi simile può essere fatto per l'amore di Dio e la preghiera. Si ama Dio perché è bello, c'è gusto. Del resto ogni amore, anche quello verso Dio, è disinteressato, ma non è inutile. Come nell'amore umano gratuitamente si riceve e si dona qualcosa che fa vivere e trasforma la vita, così nell'amore gratuito di Dio e nella preghiera si accresce l’amore per la vita e si acquisiscono nuove energie per trasformare se stessi egli altri.
C'è dunque un qualche interesse indiretto nel pregare. Perché allora pregare? Cosa se ne ricava?
I perché della preghiera possono essere ricondotti a tre: si ritrova se stessi, ci si avventura alla ricerca del volto nascosto di Dio, si nasce alla responsabilità verso la vita.
Pregare per ritrovare se stessi
Nella preghiera, anzitutto, si ritrova se stessi. Stranamente ci dimentichiamo di noi più di quanto non si creda. Rischiamo di essere robot senza testa e senza cuore, del tutto spersonalizzati. Nella preghiera ci guardiamo allo specchio, impariamo a conoscerci senza paura, troviamo la forza di opporci alla banalizzazione della vita, all'apatia che rende incapaci di gioire e soffrire, alla massificazione che annega i punti di vista personali nel pensare e amare la vita, alla mancanza di speranza che attanaglia tanta gente impedendole di aspettarsi qualcosa dal futuro.
Ma davvero è necessario pregare per conoscere se stessi? Sì e no. No, anzitutto. L'uomo è per se stesso capace di conoscersi, accettarsi, ritrovarsi anche dopo momenti di smarrimento. Quando trova difficile fare questo, ha a disposizione una serie di strumenti offerti dalla psicologia e dalle altre scienze umane.
Tuttavia la preghiera può insegnare molto circa se stessi e la propria dignità. Nella preghiera, infatti, non si parla solo di se stessi e dei propri problemi, ma piuttosto si dialoga con Dio sulla propria persona e sui problemi quotidiani, provando a vederli dal suo punto di vista, diverso quindi da quello secondo cui si vive giorno per giorno. Sentirsi amati e accolti incondizionatamente da Dio, al di là di quello che si fa, non è indifferente per ritrovare se stessi e amare la propria vita.
Riconoscere nella preghiera che lo Spirito anima dal di dentro la vita, infonde coraggio e relativizza, nel nome della speranza di Dio, le nostre ansie e il nostro attivismo.
Pregare per scoprire il volto di Dio
Nella preghiera, in secondo luogo, ci si avventura alla ricerca del volto nascosto di Dio.
Il mondo è avvolto dall'amore di Dio e l'uomo, in modo spesso inconsapevole, è alla sua ricerca e alla ricerca del suo volto. Ogni istante della vita è un tentativo di togliere il velo che ricopre il volto di Dio.
Nella preghiera questa impresa si fa più gioiosa e sofferta. Il silenzio lentamente lascia emergere qualche intuizione, qualche tratto che delinea il suo volto. A questo l'uomo si aggrappa, non per impadronirsi di Dio ma per vivere alla sua presenza.
Anche per il cristiano, che pure sa di avere in Cristo il volto di Dio rivolto a noi, questa ricerca è sofferta. Il volto di Gesù non è meno misterioso e, del resto, il suo volto non esaurisce il grande mistero di Dio, ma solo ce lo fa desiderare più intensamente.
L'esperienza di Dio e dunque il suo volto acquistano, fra l'altro, sempre nuove connotazioni man mano che l'uomo procede nella vita. Non è Dio che cambia, siamo noi a cambiare. Man mano che la vita si modifica, diventiamo così capaci di un colloquio diverso con Dio e percepiamo nuove sfumature nel rapporto con lui. Lo sa bene anche chi smette di pregare e di intrattenersi a tu per tu con Dio: lentamente il volto di Dio sbiadisce e non perché non siano vere le esperienze fatte fino a quel momento, ma perché ci si è fermati. Di fronte al suo sguardo risplende ancora un'immagine di Dio e di rapporto con lui elaborati in un passato più o meno lontano. Con questo Dio diventa difficile riprendere a parlare.
Infine, se è vero che il rapporto con Dio lo si vive in ogni momento, è anche vero che nella preghiera esso si arricchisce in modo sorprendente.
Basta pensare a come si arricchisce ~linguaggio. Nella preghiera, infatti, si usa un linguaggio con Dio del tutto libero. Non ci sono divieti nel dialogo con Dio. Il linguaggio del dubbio, della rassegnazione e della protesta, si alternano a quello della tenerezza e della certezza. Ora la libertà di espressione nella preghiera viene ad arricchire il linguaggio che si usa nella vita quotidiana, rendendo più franco e meno servile, più concreto e meno formale, più ricco di sfumature e meno grossolano il nostro rapporto con Dio.
Pregare per nascere alla responsabilità
Nella preghiera, in terzo luogo, si nasce alla responsabilità. Si comincia a pregare per i poveri e gli ammalati e si arriva a percepire che siamo noi le mani di Dio, le mani attraverso cui si può aiutare i poveri e gli ammalati. Si chiede pane e lavoro per chi muore di fame e per chi è disoccupato, e si percepisce che tanti mali sono colpa dell'uomo e che tocca alla sua intelligenza e responsabilità affrontarli.
A chi non prega, la preghiera può sembrare una fuga dalle responsabilità. Invece il dialogo sulla vita davanti a Dio implica esame di coscienza, intuizione delle proprie colpe, decisione di lottare per la causa della giustizia.
Chi prega apprende che l'unica invocazione non è: «dona il pane a chi ha fame», ma: «cambia il nostro cuore perché diamo pane a chi ha fame». Nella preghiera si apprende presto a rinunciare alla delega magica a Dio: o si smette di pregare, oppure si decide di andare dai poveri, aiutarli e pregare nella loro povertà spesso irrimediabile. Non nasce forse nella preghiera la decisione dei missionari e volontari di partire per il terzo mondo ed essere vicini ai poveri?
Del resto pregando si apprende a vedere le cose in grande, a ragionare su un orizzonte mondiale e cosmico. Si vedono i problemi dal punto di vista di Dio e del suo regno.
I problemi personali non scompaiono; rimangono nella loro dignità e nella sofferenza che comportano. Eppure si apprende a guardare più lontano, si diventa meno egocentrici, si riconosce che il proprio benessere culturale, politico ed economico, può essere magari costruito sullo sfruttamento di altri nelle nostre nazioni o nel terzo mondo. E si apprende che la politica, mossa dall'intelligenza e dal cuore dell'uomo, è uno strumento attraverso cui si costruisce il regno di Dio.
Pregando, infine, davanti ad un Dio crocifisso, si apprende che la responsabilità politica può portare ad una piazza o ad un carcere dove si innalza, ancora una volta, la croce. Senza la sofferenza non è poi così facile dare vita ad una società nuova.
La croce del crocifisso è il simbolo di chi dalla preghiera torna alla vita quotidiana. Ma è anche la croce della risurrezione nella consapevolezza che davvero la speranza regna in mezzo a noi e può trionfare.
DUE GRANDI TRADIZIONI DI PREGHIERA
Coloro che pregano si e vano in una grande solidarietà storica. Non sono soli, ma entrano a far parte dariaiTae1aera, quale è stata vissuta e scritta dai popoli.
Nelle preghiere, in un certo senso, è raccolto l'intero cammino dell'umanità. Nella sofferenza e nella gioia, nel lutto e nella festa, nella guerra e nella pace i popoli hanno invocato Dio, lo hanno implorato e accusato, onorato e ringraziato. Hanno pregato.
Questa è la grande solidarietà che sperimenta colui che prega, anche oggi quando sembra che tanta gente (ma sarà vero?) non preghi.
I popoli hanno pregato e tramandato innumerevoli libri di preghiera e innumerevoli modi per rivolgersi a Dio. Altro è il modo di pregare del buddhismo, altro è quello dell'islamismo o dell'induismo. Altro ancora è il modo di pregare nella tradizione giudeo-cristiana, raccolto nella Bibbia e in migliaia di altri libri e documenti della liturgia e della preghiera personale.
Un patrimonio enorme che conforta e affascina. Un patrimonio da assimilare con pazienza, entro cui orientarsi per scegliere il proprio modo di pregare. Pregare da cristiani e pregare da musulmani solo fino ad un certo punto sono la stessa esperienza, perché sottendono diverse immagini di uomo, di Dio e del rapporto tra uomo e Dio.
Anche tra i cristiani, pur ritrovandosi in un unico grande stile di preghiera, non tutti si esprimono allo stesso modo. C'è chi presta più attenzione alla preghiera personale e dà minor importanza a quella liturgica. C'è chi dà più rilievo alla meditazione del Vangelo e presta minor attenzione alla «preghiera del giornale», cioè alla meditazione dei fatti del giorno. C'è chi prega per immergersi in Dio con una certa dose di distacco, se non di rifiuto, dalle cose terrene. E c'è chi prega per trovare la forza di appassionarsi ulteriormente alla vita.
Ci sono, in particolare, due modi di pregare. Il primo è quello di coloro che, per dono di Dio, privilegiano la meditazione della parola di Dio e la celebrazione delle grandi meraviglie operate
da Dio in Gesù. Questa preghiera richiede di ritrovarsi comunitariamente, riservare spazi di silenzio e di studio della parola di Dio, avere molto tempo da dedicare esclusivamente alla preghiera.
Il secondo modo di pregare è quello di tanta gente, soprattutto i laici; chiamati a incontrare Dio in modo particolare nell’uso dei beni terreni e nella creazione di una società più giusta. Questi non possono, realisticamente, pregare nello stile dei primi. La tradizione cristiana da sempre ha previsto un modo di pregare, quello del «buon cristiano», che richiede meno tempo, non abbisogna di grandi spazi di silenzio, né di ritrovarsi ogni giorno come comunità di preghiera. Esso è giocato sulla preghiera personale e sulla partecipazione alla liturgia domenicale.
Questo secondo modo è chiamato da alcuni la «preghiera della povera gente», perché prevede una sorta di scorciatoia per arrivare immediatamente al colloquio con Dio avendo poco tempo a disposizione: la passione per la vita e l'amore appassionato per il regno di Dio.
I due modi di preghiera conducono nella stessa direzione: il colloquio esplicito con Dio. Ciò che cambia è la strada per entrarvi. Per alcuni la strada è il silenzio, il raccoglimento, lo studio attento della Bibbia. Per altri la strada è la scorciatoia del portare nella preghiera la gioia e la sofferenza, la fatica e la lotta che comporta il costruire nel mondo il regno di Dio.
Chi arriva alla preghiera stanco e affaticato, sovraccarico dei problemi personali e di quelli della gente, con il cuore pieno di rabbia e sofferenza per i soprusi e le ingiustizie, viene a trovarsi immediatamente di fronte a Dio. La sua sarà una preghiera povera, semplice, senza tanti ornamenti, ma ricca di passione e di amore. Le parole saranno poche e la testa ed il cuore a volte non riusciranno a liberarsi delle preoccupazioni. Continuamente esse affioreranno. Ciò che conta è che tutto questo sia vissuto davanti a Dio. Anche in silenzio. Anche con poche espressioni di amore.
Per tutti, in ogni caso, la preghiera cristiana prevede tre grandi modalità di preghiera e il riferimento alla Bibbia. Le tre modalità sono la meditazione, la contemplazione nel quotidiano, la celebrazione.
LA MEDITAZIONE
Con meditazione si intende quella preghiera che comporta il fermarsi per un poco di tempo, sospendendo il succedersi delle altre attività come il lavoro, lo studio, il divertimento, per incontrarsi, da soli o in piccoli gruppi, con Dio.
Le forme di meditazione possono essere diverse. Qualcuno medita a partire dalla lettura di un buon libro o di una pagina di Vangelo. Qualche altro medita a partire da una riflessione sui fatti del giorno, vissuti personalmente o conosciuti tramite i mezzi di informazione. Qualche altro medita a partire dall'esigenza di rientrare in se stessi e sostare nel profondo della propria esistenza, magari accompagnato dalla musica. Qualche altro infine medita a partire dall'esigenza di intrattenersi con Dio «recitando» (e dunque interpretando e ridando vita) alcune formule di preghiera tipiche dei cristiani come il Padre nostro, l'Ave Maria, l'atto di fede o di dolore, o anche la preghiera di Lodi e di Vespro. Tutte queste forme di preghiera sono meditazione perché impegnano a una serie di operazioni che possono essere raccolte in una sequenza che ora presentiamo. Non è detto che l'ordine delle operazioni sia sempre lo stesso. Ma nel suo insieme la cura della meditazione deve rispettare questa sequenza.
La concentrazione
Ogni meditazione inizia con un momento di raccoglimento e concentrazione, per incanalare le energie fisiche, psichiche e affettive in una precisa direzione: l'incontro a tu per tu con Dio. Raccogliersi vuol dire decidere di staccarsi dal lavoro o dallo studio e dalle altre attività, appunto per pregare. Questo autocontrollo preparatorio non va dato per scontato, oggi soprattutto che la vita rende affannati e immagini e pensieri si susseguono senza sosta nella mente.
La concentrazione implica la decisione di scendere nel profondo delle cose e dell'esistenza per vivere, «laggiù», alla presenza di Dio. Questa decisione di mettersi alla presenza di Dio viene di solito espressa da una formula di preghiera, dal mettersi in ginocchio o in altra posizione, dal canto (se si è insieme), dal segno della croce.
La riflessione
Dopo il raccoglimento inizia la riflessione. Essa ha due poli, tra loro in tensione. Da una parte sta la vita con i suoi fatti, le sue attese, i suoi interrogativi. La vita attende di essere decifrata, valutata, compresa e valorizzata. Dall'altra sta il polo dell'esperienza di fede. Chi prega vuol capire i fatti della vita in «uno sguardo di fede», dal punto di vista di Dio e della risurrezione di Gesù. Chi prega vuol assegnare valore alla vita, così come le assegna valore Dio.
Le due polarità possono essere rappresentate con le immagini della Bibbia e del giornale. Il giornale è necessario per comprendere la Bibbia e la Bibbia è necessaria per comprendere il giornale.
Riflettere è un'operazione molto ricca. Al suo interno si possono distinguere i seguenti momenti.
Il primo è il passare faticosamente dal superficiale al profondo per cogliere gli interrogativi intimi dei fatti e per comprenderli in uno sguardo dall'alto.
Un secondo momento è il coinvolgere se stessi nei fatti e nella loro lettura di fede. Non si può rimanere indifferenti. Si reagisce e partecipa esprimendo, al proprio interno, atteggiamenti di dolore o di festa, angoscia o speranza, fiducia o rabbia, incertezza o sicurezza.
Il terzo momento è il coinvolgere Dio nella riflessione. Si cerca di aprirsi alla presenza di Dio e al suo manifestarsi, misterioso e silenzioso, come presenza o assenza, compagnia o distacco, dolcezza o rimprovero. La presenza di Dio aiuta a intuire come i fatti su cui si riflette entrano nel regno di Dio e nel suo progetto di salvezza. Non è dunque una presenza slegata dai fatti.
Il punto di arrivo della riflessione è un atteggiamento complessivo, che coinvolge intelligenza e cuore, in cui l’uomo sente di decifrare i fatti mentre si pone in ascolto della musica misteriosa in cui questi sono immersi e si apre al dialogo con il silenzioso musicista.
La riflessione può essere aiutata da un brano della parola di Dio, da un testo poetico, da un breve commento scritto ad alcuni fatti, dalle parole di qualcuno che commenta i fatti e ne coglie gli interrogativi.
Il colloquio
Dalla riflessione, a volte in modo impercettibile, si passa al colloquio, che è il cuore della meditazione. Il passaggio è segnato dall’uso non più della terza persona ma dalla prima persona nel rivolgersi a Dio (si comincia a darsi del tu).
Parlare con Dio non è come parlare con un amico che si vede. Fare quattro chiacchiere con lui, non è fare quattro chiacchiere con il proprio padre e madre. Eppure, misteriosamente, Dio è talmente vicino che noi possiamo dargli confidenzialmente del tu. Il colloquio è dialogo, e non monologo. È monologo se l'uomo parla con se stesso, trascurando Dio o facendosi un Dio a propria immagine e somiglianza. È monologo pure se l'uomo davanti a Dio perde della sua dignità e sprofonda nel nulla sentendosi vuoto e inutile.
Il linguaggio del colloquio è quello del cuore, dell'affetto, delle emozioni, dei sentimenti nei confronti di questo Dio presente ed assente ad un tempo. Se la riflessione era centrata sulle cose per vederle dal punto di vista di Dio, il colloquio è immediatamente centrato su Dio, come persona, mistero, Padre, santa Trinità, Salvatore e Signore della vita. Dio lo si chiama per nome, se ne soffre l'assenza, se ne gode la presenza.
Non sempre il colloquio segue la riflessione. A volte la precede; a volte si accompagnano insieme. L'essenziale è che non si riduca la meditazione a una riflessione intellettuale ma che il colloquio affettuoso vi trovi spazio adeguato.
La responsabilizzazione
L'ultimo momento della meditazione è l'assunzione di responsabilità.
Quando il colloquio volge al termine, si intuisce di comprendere in modo nuovo la vita e di poter e dover assumere nuovi impegni nei suoi confronti. In effetti la meditazione rigenera le energie sopite, scatena la fantasia per sognare un mondo diverso, spinge ad uscire dall'apatia e a opporsi alla banalizzazione della vita quotidiana.
Chi prega sente che l'atto ultimo della sua preghiera è assumere davanti a Dio le proprie responsabilità, individuando precisi impegni. La responsabilizzazione si manifesta come «credo» e come invocazione. Si crede in un mondo migliore e lo si dichiara. E si invoca l'aiuto di Dio perché non ci si chiuda nell'egoismo, ma si passi dalla preghiera ai fatti.
LA CONTEMPLAZIONE NEL QUOTIDIANO
Partiamo dalla contemplazione come preghiera, o meglio come atteggiamento di preghiera nel vivere la vita quotidiana. Prima che attività del cristiano, la contemplazione è attività dell'uomo. A prima vista essa implica un separarsi da qualcosa, per vederla da una distanza sufficiente per averne una visione globale. La contemplazione dà l'idea di una pluralità che si abbraccia in un solo sguardo, uno sguardo profondo che afferra, la realtà nelle sue radici.
L’opposto è la confusione, il perdersi nei dettagli, il perdere il filo, la dispersione.
La contemplazione può essere vissuta in molti campi, da quello artistico, a quello psicologico, a quello filosofico. In ogni caso si arriva a cogliere le radici della vita. Dentro e al di là di queste forme esiste la contemplazione religiosa, quando lo sguardo unitario in cui si coglie il susseguirsi degli eventi è la fede in Dio.
Contemplazione e passione per il regno di Dio
Nell'ambito strettamente religioso sono presenti due grandi vie contemplative.
Nella prima l'uomo tende al distacco dalla vita, all'annullamento del presente fino a ritrovarsi davanti a un Dio misterioso e silenzioso fuori del proprio corpo, della propria vita, della storia umana.
Nella seconda, invece, l'uomo tende ad assumere progressivamente, nel suo io, le situazioni e le persone per ritrovare la loro unità profonda nell'immergersi in Dio.
Sulla base dell'Incarnazione di Dio in Gesù di Nazaret, è possibile dire che la contemplazione cristiana è di natura sua una contemplazione del secondo tipo, «storica», che non rifugge dal presente ma lo assume e lo vuole capire fino in fondo immergendolo in Dio.
La contemplazione cristiana, più da vicino, ha per oggetto il compiersi del regno di Dio nel mondo, o meglio la partecipazione personale al compiersi di questo regno. La contemplazione cristiana è essenzialmente la «passione per il regno di Dio»: si assume come unico ed esclusivo il piano di Gesù, al punto che questo ideale fa sparire, inghiottite da una grande passione, tutte le aspirazioni, tutti i desideri, tutto ciò che si presenti come estraneo al piano del regno di Dio.
Si comprende, a questo punto, che la contemplazione cristiana non è una attività da intellettuali, da coltivare lontano dai rumori, ma un modo di vivere a cui sono capaci di accedere i piccoli e i poveri di cui parla il Vangelo.
La tradizione cristiana ha tuttavia espresso la passione contemplativa del regno di Dio secondo due stili.
Il primo sottolinea un certo «distacco» dalle cose umane per immergersi in Dio. L'atteggiamento con cui quotidianamente si vive porta a sottolineare la povertà delle cose umane, la loro miseria e la necessità di non confondere le attività dell'uomo con quella di Dio.
Il secondo invece, sottolinea e vuol cogliere con preferenza come, proprio nella miseria umana, si fanno presenti Dio e il suo regno. Di conseguenza si intende «assumere» la vita fino a contemplare Dio.
Tenendo conto del fatto che mai il cristiano disprezza le cose e i fatti della vita, perché in essi misteriosamente si realizza il regno di Dio, si può dire che la differenza tra i due stili è data da una diversa accentuazione del rapporto tra regno di Dio e vita umana. Chi vive il «distacco» (non il disprezzo) dalle cose, vuole «comprendere» le cose contemplandole immerse in. Dio. L'accento viene posto su Dio, per riconoscere il suo mistero inaccessibile e che Egli è il fine ultimo, il luogo definitivo di riposo dell'uomo.
Chi invece vive la passione responsabile accentua la Incarnazione di Dio, il suo mischiarsi con le cose della vita. Contempla Dio che offre la sua grazia per fare qui-ora il regno di Dio. Dio viene «compreso» nella contemplazione delle cose e del regno.
Quale atteggiamento lasciar prevaler oggi: il distacco dalle cose e la diffidenza per ciò che è umano, oppure la passione per la vita e la valorizzazione di ciò che è umano? Entrambi gli atteggiamenti sono importanti, e in fondo irrinunciabili. Ma, oggi, quale far prevalere? Per l'uomo del nostro tempo che è incerto se «val la pena vivere» e soffre di apatia profonda, probabilmente la contemplazione deve manifestarsi nella direzione della passione per la vita. Questa, almeno, la scelta alla base di questo libro.
Le tre dimensioni di un atteggiamento contemplativo
Come si è già accennato, la colazione di cui si vuole parlare non è quella che si realizza quando si fa silenzio e si medita, ma quella che si è chiamati a realizzare dentro le, attività quotidiane. Vediamo in che modo la contemplazione entra a farne parte. L'attività umana, cioè il lavoro, lo studio, la trasformazione della nata, l'amore e l'amicizia, è una attività complessa in cui possono distinguersi varie dimensioni o livelli tra loro integrati per esprimere la ricchezza dell'esperienza umana.
L'attività umana si dispiega in tutta la ricchezza quando l'uomo la vive come insieme di azione, riflessione, contemplazione. Con azione si intende il fatto che ogni attività comporta un muoversi, un fare, un trasformare le cose. È questo il primo livello o dimensione.
Ma fare non basta. L'azione non è pienamente umana se non si accompagna a una qualche riflessione che la collochi nella storia personale e collettiva, nella vita sociale e nei suoi mutamenti culturali, politici, economici-
Riflettere seriamente sulle azioni non sembra, a prima vista, facile. Occorre che l'uomo apprenda sempre nuove informazioni, aiutato dalle diverse discipline scientifiche. Ognuna di queste lo aiuta a comprendere l'esperienza in modo sempre più ricco. Per realizzare questo l'uomo si serve soprattutto, ma non soltanto, della intelligenza. La riflessione è il secondo livello dell'attività umana.
Se ne può individuare un terzo, non meno importante per l'umanizzazione delle attività: la contemplazione, la capacità di collocarsi al livello del compiersi del regno di Dio nella vita umana. L'uomo è chiamato ad essere un contemplativo. Non prima o dopo, ma durante, mentre agisce. La contemplazione, del resto, si compie non tanto attraverso l'intelligenza, occupata al livello della riflessione intellettuale, quanto attraverso una consapevolezza complessiva e attraverso la passione e il gusto con cui si partecipa alla vita. In altre parole, la contemplazione nel quotidiano non è un pensare a Dio mentre si agisce, ma un essere globalmente compresi, a livello soprattutto del cuore e del sentimento, dal fatto che in quell’attività umana è in gioco il compiersi del regno di Dio.
La qualità della contemplazione nel quotidiano
La contemplazione è una dimensione di ogni attività, dal mangiare al giocare, dallo studiare al lavorare.
La qualità della contemplazione nel quotidiano è data dalla qualità umanissima del gesto che si compie e dalla consapevolezza, implicita ma viva nel profondo del credente, che il regno di Dio è qui-ora, oppure che il regno di Dio in tale situazione non si compie. Nel primo caso si gioisce, nel secondo si soffre. Soffrire e gioire sono frutto della contemplazione.
Per divenire contemplativo occorre essere appassionato al regno di Dio, essere uomo di fede consapevole e felice di sapersi, come un bambino, tra le mani di Dio. Non richiede grande scienza o intelligenza, ma il gusto per il regno di Dio vissuto quotidianamente. Si esprime in atteggiamenti come la fiducia, la gratuità, la passione per la vita, la consapevolezza dei propri limiti, il servizio ai più poveri e deboli...
La contemplazione del quotidiano è la seconda modalità di preghiera. È un'impresa affascinante, anche se non facile. Essa si svolge continuamente e trasforma lo studio e il lavoro, l'amore e l'amicizia in intimo incontro con Dio. Come si è detto, le attività non sono vissute in modo contemplativo, perché prima o dopo o durante si pronuncia qualche preghiera. Queste preghiere però facilitano la contemplazione nel quotidiano.
Infine la contemplazione nel quotidiano non va confusa con la meditazione, anche se ne crea l'esigenza nell'intimo della persona.
Sono attività tra loro collegate. Un buon contemplativo sente bisogno di momenti di meditazione. Un credente che medita spesso, trova più facile vivere le azioni quotidiane da contemplativo.
LA CELEBRAZIONE
Per comprendere cosa è una celebrazione si pensi ad una festa di compleanno per un amico. Ci si ritrova insieme, intorno a lui, in una casa arredata a festa, ci si lascia ire dal gusto di raccontare episodi della vita sua e degli amici e persone care, si compie il rito delle candeline o simile, si crea un clima di fiducia, incoraggiante a vivere, si conferma l'amico come esistente e lo si invita a sentirsi parte solidale di un tutto. La festa di compleanno, con tutto quel che comporta, sottolinea come ogni tanto nella vita ci si fermi per il gusto di riconoscere insieme alcune realtà, che pur presenti nella vita, troverebbero difficoltà ad essere afferrate e personalmente vissute. Sono momenti gratuiti, ma decisivi per una crescita armonica delle persone e dei gruppi.
I riti nelle religioni e i riti cristiani
Celebrare e fare festa gratuitamente sono un bisogno accolto da tutte le religioni, compresa quella cristiana. Anzi 19..grandi religioni hanno elaborato alcune grandi feste e riti comunitari che, collocati nei momenti essenziali della vita, permettono al popolo riunito di impossessarsi della sua vera identità umana, culturale, religiosa, di fede. Senza i riti, le celebrazioni e le feste una religione non esplica per intero la sua capacità di arricchire le persone e la sua consapevolezza.
Questo è vero anche eri cristiani, i quali amano riunirsi soprattutto la domenica per fare festa insieme; raccontano i fatti della vita cercando di comprenderli alla luce della parola di Dio; celebrano i riti che consolidano le intuizioni e germi di fede e trasformano le persone, rendendole capaci di riappassionarsi da credenti alla vita e alla costruzione del regno di Dio.
I cristiani condividono con le altre religioni il fare festa, il ritrovarsi in comunità, il compiere dei riti. Il rito del pasto sacro, ad esempio, è presente presso molte religioni. Ciò che caratterizza le celebrazioni cristiane è il riferimento costante al Signore Gesù e alla sua vita.
I riti prevedono al centro sempre il racconto dei grandi eventi, i cosiddetti eventi fondanti un popolo e una religione. Nei riti cristiani, al centro sta il racconto della vita, morte e risurrezione di Gesù, rivissuto in una fede entusiasta e continuamente narrato in modo che sia capace di parlare all'uomo d'oggi, ai suoi problemi, attese, speranze.
Ma quali sono le operazioni che chi celebra è chiamato a compiere? Qual è il cammino che è chiamato a fare chi entra in chiesa e prende parte ad una celebrazione, soprattutto all'eucaristia e alla riconciliazione? Questo cammino comprende vari movimenti. Il sì alla vita e il gioco dei simboli
Il primo movimento è la rottura del ritmo di vita ordinario, una sosta dello svolgersi incessante del tempo. Fermandosi per prendere parte ad una celebrazione, si fa una originale esperienza caratterizzata dalla festa, cioè da un clima che nel suo insieme risponde all'interrogativo di fondo della vita: val la pena vivere? La festa, nel cui contesto o clima la celebrazione si svolge, è luogo di un consapevole «sì alla vita». Senza questo sì, magari sofferto, non c'è celebrazione.
Il secondo movimento è l'immergersi nel grande «gioco» tra l'uomo, le cose e Dio. L'uomo «rappresenta» la sua esistenza e rapporto con Dio utilizzando oggetti interpersonali, azioni che hanno un doppio volto. Il pane ed il vino nel grande gioco liturgico «rappresentano» efficacemente e quindi rendono presente realmente il corpo e sangue di Gesù. E il mangiare e bere rappresentano efficacemente e quindi attuano realmente una vera comunione con il Signore della vita.
Nella celebrazione le cose non vengono solo più utilizzate per se stesse, ma per la loro capacità di rappresentare «altro», ciò che non può del resto essere detto a parole o rappresentato. Diventano, come si dice, «simboli» dell'invisibile, della misteriosa presenza di Dio. Chi celebra deve avere un animo poetico oltre che religioso, capace appunto di aprirsi al volto nascosto delle cose e dei gesti: Dio e la venuta del suo regno.
Questo grande «gioco» viene svolto attraverso i, riti con la partecipazione delle persone presenti. La stessa comunità riunita, pur con tutti i difetti rappresenta così un pezzo di regno di Dio, un'anticipazione della grande promessa di salvezza eterna.
Il grande racconto di Gesù e della storia
Il terzo movimento è il «fare memoria» da cristiani, cioè collegare i grandi fatti della vita di Gesù con i fatti odierni. Non c’è celebrazione senza iI grande racconto della salvezza.
Questo racconto non è un ricordare i fatti capitati nel passato, duemila anni fa. Certamente Gesù è vissuto una volta sola e non è presente a noi come lo era ai suoi contemporanei. Ma oggi, proclamando insieme il grande racconto, noi viviamo un'esperienza originale che ci permette di dire che Gesù è qui ora in mezzo a noi. Nel grande racconto, infatti, la storia di Gesù si intreccia con la nostra storia. Non si parla solo di Gesù, o solo di noi. Si unifica tutto in un'unica grande storia e nel raccontare noi siamo davvero accolti dal Signore risorto e la nostra vita fa rivivere la sconvolgente forza della risurrezione.
La narrazione permette alla comunità che celebra di riconoscere se stessa. Si percepisce come popolo che affonda le radici in un evento unico e irripetibile, l'Incarnazione di Dio in Gesù e prima ancora, la creazione di Dio, e si sente parte di un «movimento» di credenti che percorre la storia dell'umanità. La narrazione, inoltre, permette di comprendere, valutare, assaporare l'ork dal punto di vista della venuta del regno di Dio.
La narrazione, infine, permette alla comunità di affermare che il suo cammino non è terminato. La gioia, la comunione con Dio, la pace e la fraternità sperimentate nella celebrazione sono un'anticipazione della festa, pace, fraternità e comunione con Dio che si realizzerà, per dono di Dio, nel «cielo nuovo» e nella «nuova terra».
La trasformazione dei partecipanti
Il quarto movimento di una celebrazione è la trasformazione delle persone e il ritorno al quotidiano con un po’ più di entusiasmo e responsabilità. La celebrazione comporta un profondo sì alla vita, pronunciato non nel nome delle proprie sicurezze o della certezza che tutto andrà bene, ma nel nome del Signore, il quale assicura che anche nella povertà della nostra esistenza e della più grande storia in cui siamo immersi, è deposto un «seme» di regno di Dio che, con l'aiuto dello Spirito, tende a crescere e svilupparsi.
Nel celebrare si apprende in fondo che la libertà è un bene reale e che ogni uomo, nella situazione in cui si trova e dunque pur sempre nella povertà dei suoi gesti, può compiere un gesto che redime e umanizza la sua ed altrui esistenza.
La celebrazione restituisce così la responsabilità, fondandola sulla certezza che Dio in Gesù risorto rende effettivamente possibile la libertà per ogni uomo. Il credente sa che Dio ha promesso il regno. Sa anche che il regno non è assicurato a tutti i costi. Dipende dall'uomo e l'uomo ha davvero la possibilità di umanizzare la vita.
Si esce dalla celebrazione impegnati a distinguere tra azione di Dio (tutto è dono, come possibilità offerta all'uomo) e azione dell'uomo (tutto dipende dall'uomo che Dio ha restituito alla libertà).
Consapevole di tutto questo, il cristiano è fedele alle celebrazioni. Sono un momento di arricchimento fondamentale. Se non partecipa alle celebrazioni, in particolare all'eucaristia e alla riconciliazione, sa di impoverirsi.
I rischi sono molti, ma riconducibili a due. Può rischiare, in primo luogo, di non avere più speranza e di sentirsi solo, abbandonato da Dio e dagli altri credenti. In questo caso il suo impegno e responsabilità e anche la sua capacità di pronunciare un sì alla vita, si affievoliscono.
Il secondo rischio, del tutto opposto, è il finire per credere che l'uomo sia tutto e che tutto dipenda dalle sue forze, dimenticando ciò che lo anima dal di dentro: la forza di Dio, lo Spirito del Signore risorto.
PREGARE CON LA BIBBIA
Nella preghiera cristiana la Bibbia occupa un posto centrale. Tuttavia per pregare non basta leggere il vangelo; occorre riscriverlo. Non si prega, se in qualche modo non si reinventa il vangelo.
Pregare la parola di Dio comporta, in effetti, un complesso scambio tra i fatti del vangelo e la propria vita con i fatti che la caratterizzano.
In questo scambio si attua un reciproco dare e ricevere. Nelle due direzioni: la parola di Dio mentre dà all’uomo che prega, si arricchisce di nuovi significati; la persona mentre offre alla parola di Dio interrogativi, attese e intuizioni sul senso della vita, accoglie un messaggio capace di trasformarla.
Perché il sottile gioco tra parola ed esperienza soggettiva si compia, vanno rispettati alcuni passaggi e momenti di lettura. Prima di presentarli è necessario riflettere un attimo su due fatti: la storicità del testo biblico e la storicità della persona che lo legge.
Storicità del testo biblico e storicità di chi legge
Il testo biblico è stato scritto in una data epoca, presso un popolo preciso, da un particolare gruppo di persone, da un autore con un suo modo di vedere le cose. Noi che oggi rileggiamo il testo non possiamo leggerlo chiedendo subito: «cosa dice a me, ora, quella pagina?». C'è una domanda precedente: «cosa ha voluto dire chi ha scritto quella pagina?». Se il testo dice «credere è amare», d'istinto vien voglia di riempire la parola «amare» con quel che noi pensiamo dell'amore. Ma questo è scorretto. Bisogna avere prima la pazienza di ricercare che cosa per quell'autore voleva dire amare. Altrimenti, e capita, si fa dire al testo quel che si vuole, al punto che uno riesce a confermarsi in quello che già pensa.
Questo compito non può essere svolto mentre si prega o da tutti. Ci vuole studio e competenza. Esistono dei libri che, per ogni brano biblico, spiegano cosa l'autore voleva dire. Anche se non nella preghiera, tali libri vanno avvicinati, almeno da qualcuno che li utilizza per introdurre la meditazione del testo biblico. La storicità del lettore è invece il riconoscimento che chiunque
legge sempre a partire dalle sue precomprensioni. Per leggere e interpretare un testo biblico il lettore non deve presumere di sapere già il contenuto del testo, perché c'è il rischio di far dire al testo quello che si vuole. Ma chi legge deve essere già, in qualche modo, in «sintonia» con quel testo. Altrimenti non ne ricava niente.
Essere sintonizzati è avere un mondo interiore (precomprensioni) con interrogativi e risposte che sono già nella direzione del testo, pur rimanendo aperti a tutto quello che vorrà dire. Basta pensare a che cosa ricava chi è credente dalla parola del figlio prodigo e che cosa invece ne ricava chi non crede in Dio e nel suo perdono.
Avere delle precomprensioni nel leggere un testo non è avere pregiudizi. Le precomprensioni sono l'essere in sintonia con il testo; i pregiudizi sono il presumere di sapere già che cosa il testo dirà e il leggerlo confermando quello che già si pensa, senza lasciarsi sorprendere dalla novità del testo.
Si comprende perché leggere il vangelo è sempre un ricreare il vangelo. Chi lo legge, rispettando quel che l'autore voleva dire e con una sua originale sintonia, è chiamato a trarre intuizioni nuove e implicite nel testo, che nessuno aveva mai espresso direttamente.
Il gioco tra il testo ed il lettore è un cammino creativo, in avanti, con una circolarità in progressione capace di elaborare nuove intuizioni sulla vita e su Dio. È di queste nuove intuizioni
che vive la preghiera, in particolare il colloquio intimo tra Dio e l'uomo.
Esegesi, attualizzazione e applicazione
Venendo a precisare i vari passaggi nell’interpretazione del testo biblico se ne possono individuare tre: esegesi, attualizzazione culturale, applicazione.
L' esegesi è la ricostruzione del senso di un testo nel suo contesto o ambiente culturale. L'esegesi richiede una buona conoscenza della lingua originale del testo e del mondo in cui esso ha visto la luce. In un certo senso, chi fa esegesi dimentica la sua cultura e si immerge in quella in cui è nato il testo di san Luca o del profeta Geremia.
L'esegesi dei testi biblici ha compiuto ormai passi da gigante. Oggi è abbastanza facile ricostruire il senso di parole come creazione, salvezza, amore, regno di Dio rivelazione grazia.
L’attualizzazione è il tentativo di tradurre ciò che il testo voleva dire dentro la nostra cultura, linguaggio e modo di pensare. Chi attualizza un testo si propone di ridire quei significati in modo comprensibile e utile oggi.
Interpretare non è limitarsi allora a ripetere. È piuttosto reinventare un testo. Si pensi a quante riletture della parola di Dio hanno elaborato i cristiani nei secoli. E si pensi a quanto ne risulterebbe arricchita l'interpretazione oggi, se fossimo a conoscenza dell'intera storia delle riletture di un testo lungo i secoli. Rileggere un testo è sempre rischiare di tradirlo. Come si dice qualche volta, «tradurre è un po' tradire». Ma è anche un arricchire. Il testo si arricchisce se chi attualizza, oltre a conoscere bene il testo biblico, è radicato nei problemi, nelle attese, nelle intuizioni sulla vita e sul rapporto tra uomo e Dio della nostra generazione. Con una immagine già citata, si può dire che chi attualizza oltre alla Bibbia deve conoscere bene anche il giornale. In altre parole, per attualizzare la parola di Dio occorre essere appassionati all'uomo e soffrire e gioire con lui. Oggi, ad esempio, viviamo in una cultura secolarizzata che tende a vedere il futuro come responsabilità dell'uomo senza ingenue o umilianti deleghe a Dio. Cosa comporta questa intuizione nella rilettura di un testo biblico che esalta l'intervento di Dio nella storia?
L’applicazione è il tentativo di portare il testo alla vita. Al cristiano non è sufficiente studiare la Bibbia e attualizzarla in modo corretto. Esegesi e attualizzazione sono finalizzati al momento in cui, magari nella preghiera, uno finalmente si chiede: cosa ha da dire questo testo attualmente a me, qui-ora? a che cosa mi provoca? quale trasformazione può produrre? quali sentimenti fa emergere dentro di me? in che cosa arricchisce il mio dialogo intimo con Dio? chi diventa Dio per me e chi sono, allora, io per lui?
L'applicazione del testo è lo sforzo di individuare in che cosa globalmente esso chiede alla vita di trasformarsi e di lasciarsi trasformare. L'applicazione chiede una decisione personale di bene: dedicarsi alla giustizia e alla pace, lasciarsi amare da Dio e amarlo mettendosi al servizio dei poveri, per donare e accettare di essere perdonati.
L'applicazione, allora non è soltanto il decidere che fare. È qualcosa di più profondo e intimo: l'esperienza di fede e di amore che si vive qui-ora nel pregare la parola di Dio. Sarà questa esperienza a suggerire e comandare i cambi necessari per vivere per la causa della vita e del regno di Dio.
APPUNTAMENTI DI PREGHIERA
Tutti i momenti sono buoni per pregare. Si può pregare in tram come in chiesa, durante una passeggiata o mentre si studia. Non c'è neppure un'ora migliore di un'altra per pregare. Tutte le ore e tutte le occasioni sono buone per chi ha a cuore la costruzione del regno di Dio e trova gusto, non senza fatica, a intrattenersi esplicitamente con Dio.
Tuttavia ci sono spazi e tempi in cui è più facile e significativo pregare.
Così ad esempio, è facile che il bisogno di pregare emerga al mattino, all'inizio di una nuova giornata di lavoro, quando le forze sono fresche e i problemi si fanno avanti sollecitando all'impegno e responsabilità.
Più in generale diventa significativo pregare prima di attività importanti per le quali si invoca l'aiuto di Dio, in momenti di difficoltà in cui è giusto esprimere la propria sofferenza e angoscia, in momenti di gioia intima in cui è giusto rendere grazie per quello che si sta vivendo.
La preghiera delle «occasioni» è affidata al singolo cristiano, alla sensibilità e fantasia. Questa preghiera del tutto personale, nell'attuale società che richiede molto movimento e lascia poco spazio per incontrarsi tra credenti, è della massima importanza.
Oggi più di ieri, si crede personalmente e si prega da soli. In realtà, però, non si è cristiani da soli e non si prega mai da soli. cristiano vive di «solidarietà. Una solidarietà che tende ad esprimersi
in mille modi, in nel pregare insieme tra cristiani, appena questo è possibile. Per questo ci si ritrova a piccoli gruppi, magari per un appuntamento quotidiano o settimanale.
L'eucaristia domenicale non sembra sufficiente per esaurire la preghiera comunitaria, soprattutto durante l'adolescenza e la giovinezza, quando ci si abilita a vivere da cristiani.
Ileo ecclesiale di cui si è parte è luogo privilegiato di preghiera. La fedeltà ai suoi appuntamenti, decisi secondo le reali possibilità di ciascuno, rimane un luogo caro per incontrare Dio. Ben sapendo che anche questa preghiera richiede il suo prezzo: sacrificare altri impegni, costanza e puntualità, capacità di sfruttare pochi minuti a disposizione, disponibilità a preparare la preghiera secondo la propria competenza.
Ma l'appuntamento principale di preghiera rimane per tutti l'eucaristia domenicale e, almeno in certe occasioni, la partecipazione al sacramento della riconciliazione. Nell'eucaristia e nella riconciliazione si raggiunge il momento supremo dell'avventura dell'uomo e di Dio che percorre la storia e che ha trovato in Gesù di Nazaret il momento di maggior densità, l'evento in cui la storia ritrova senso.
Nei sacramenti, soprattutto nell'eucaristia, si ricostruisce la grande «compagnia» che costituisce il regno Dio: celebrare è sentirsi in compagnia.
In compagnia di Dio e di Gesù Signore della vita.
In compagnia dello Spirito che abita in noi e che ci anima dal di dentro, anche se spesso recalcitriamo.
In compagnia di Maria, la madre di Gesù e degli altri santi che per il regno di Dio hanno dato la loro vita.
In compagnia di tutti i credenti ed in particolare di quelli con i quali, nell'amicizia e nella fraternità, si condivide esplicitamente la fede.
PER ANIMARE LA PREGHIERA
Introduzione
Una espressione popolare cristiana è il «recitare le preghiere». Ai bambini prima di addormentarsi, la mamma chiedeva: «Hai recitatole preghiere?». Lo stesso chiedeva a tutti il sacerdote quando si andava a confessarsi. A prima vista l'espressione sa di ripetizione monotona e formale, quasi un compito da sbrigare velocemente. A pensarci bene, però, è ricca e piena di fascino. Basta confrontarla con l'altra espressione, pure popolare: «dire le preghiere», dove il fascino si è disperso in un pronunciare meccanico. Recitare richiama alla mente il teatro e un gruppo di attori che si appassiona al testo di uno scrittore, lo studia per penetrarne ile significato, lo reinterpreta a partire dalla propria sensibilità, si immedesima nei singoli personaggi e, finalmente, dà vita alla rappresentazione teatrali. Recitare un testo teatrale è dargli vita, attraverso un lavoro paziente e creativo.
Recitare le preghiere può avere la stessa ricchezza. Esistono preghiere antichissime, come il Padre Nostro, l'Ave Maria, i Salmi, e preghiere scritte in epoca moderna. Ed esistono uomini e donne che oggi vogliono recitare tali preghiere, e dunque vogliono dare vita a quei testi, in modo da esprimervi l'intima esperienza personale.
Recitare le preghiere, come un testo teatrale, suppone una sorta di «incontro» e, a volte, «lotta» tra il testo e coloro che lo utilizzano.
Il testo ha una sua autonomia rispetto a chi legge. Ha cose sue da affermare e proclamare. Ma anche chi legge ha cose sue da affermare e proclamare. Perché l'incontro o la lotta possano avvenire è richiesto che sia possibile entrare in sintonia, muoversi sulla stessa lunghezza d'onda. Se chi legge non riesce a «sintonizzarsi» con il testo, dopo un po' lo lascia e magari ne cerca un altro.
Una volta sintonizzati incomincia un lavoro creativo. Chi legge, accetta che le sue emozioni interiori vengano incanalate e strutturate dal testo, mentre lo «riempie» delle sue esperienze e atteggiamenti.
Se le energie personali non vengono incanalate da un testo e se non viene «riempito» di nuove emozioni, sentimenti e intuizioni, non si recita un testo teatrale e neppure un testo di preghiera, come l'Ave Maria o un Salmo. Le pagine che seguono sono un lungo ed elaborato testo di preghiere. Le prega chi accetta di lasciarsi strutturare dalla loro visione della vita e dalla loro spiritualità e, allo stesso tempo, è disposto ad un lavoro creativo per riempirle di vita. Questo è animare la preghiera con un libro. Questo è animare un libro.
LE QUATTRO PISTE DI LAVORO PER ANIMARE LA PREGHIERA
Come procedere per animare la preghiera personal di gruppo utilizzando questo libro? O, se si preferisce, come dare un'anima a queste pagine? Si possono indicare quattro grandi piste di lavoro.
Conoscere l'esperienza di chi prega
Per animare la preghiera è necessario, anzitutto, una conoscenza approfondita dell'esperienza interiore di chi prega. Se si prega da soli si tratta di scendere nelle profondità del proprio esistere. Se si prega in gruppo è necessario prendere contatto con il suo vissuto interiore, visto come un insieme unico. Nella preghiera di gruppo tocca soprattutto a colui che si propone di animare la preghiera, essere consapevole dell'esperienza interiore che il gruppo sta vivendo. Più che la sua personale esperienza, l'animatore deve essere capace di intuire e interpretare il momento spirituale del gruppo: le sue ansie e problemi, le sue speranze e attese, i suoi conflitti e passioni.
Ogni uomo e ogni gruppo, ha il diritto e il dovere di pregare al livello di esperienza religiosa a cui è giunto in quel momento. Se saprà pregare «dentro» questa sua esperienza, la preghiera sarà gradita a Dio e piena di Spirito Santo.
Studiare il testo con cui pregare
La seconda pista di lavoro riguarda la conoscenza approfondita di questo libro. Disseminate lungo le pagine sono presenti innumerevoli intuizioni e affermazioni sulla vita e sull'uomo, su Dio e su Gesù Cristo, sul regno di Dio e sul futuro della storia. Prese nel loro insieme queste intuizioni e affermazioni offrono una interpretazione della spiritualità e della preghiera cristiana per l'uomo d'oggi.
Non basta usare questo libro a seconda delle necessità. Chi crede utile farlo per animare la preghiera non può sottrarsi al compito di studiarlo in profondità. Per lo meno per rispettare l'intenzione del libro e non stravolgerla a piacimento. Fino al punto che, dopo averlo letto e studiato, si può non condividerlo e metterlo da parte.
Suggeriamo, in particolare, di leggere con calma la prima parte del libro che presenta il «progetto di spiritualità e di preghiera», e le introduzioni alle otto parti in cui il libro è suddiviso perché offrono il «filo rosso» sotteso a tutti gli incontri di preghiera.
Cercare la sintonia tra lettore e testo
La terza pista di lavoro può essere indicata come l'entrare in sintonia. È il lavoro più delicato. Vuol dire individuare la lunghezza d'onda che permette di attivare una comunicazione tra chi prega e il testo che si utilizza.
È questione di paziente preparazione, soprattutto dell'animatore che continua a ripensare, più con il cuore che con la testa, qual è l'intuizione o l'atteggiamento spirituale capace di coinvolgere i presenti fino a esprimere la loro esperienza intima con l'aiuto di alcuni testi scritti. L'animatore è chiamato ad essere personalmente uomo di preghiera e spiritualità; ma anche a leggere e rileggere, in anticipo, il testo che vuole utilizzare alla luce delle attese del gruppo.
Organizzare il momento della preghiera
La quarta pista di lavoro è l'organizzazione della preghiera. Spesso si confonde l'animare con l'organizzare, come quando si pensa ai canti, ai lettori, alla disposizione dell'ambiente, alla divisione dei compiti.
D'altra parte l'organizzazione tecnica non è secondaria. L'improvvisazione non paga, come non paga il preparare tutto all'ultimo momento. La preghiera vuole calma. Basta un imprevisto o una rottura nel ritmo per disturbare o compromettere l'atteggiamento di preghiera.
Va aggiunto che ogni persona, anche nella preghiera, si lascia coinvolgere a seconda del ruolo e del compito che vi assume. È utile, allora, distribuire il più possibile, e con una certa alternanza, i compiti di sostenere i canti, leggere la parola di Dio e le altre eventuali letture, preparare le invocazioni o brevi commenti alla parola di Dio, ripresentare con un linguaggio adeguato al gruppo le riflessioni del libro o magari offrirne altre, curare che l'ambiente sia accogliente e bello.
LE FASI DI UN INCONTRO DI PREGHIERA
La conoscenza di questo libro deve estendersi alla struttura con cui sono stati costruiti gli incontri di preghiera. Ogni incontro è un edificio o costruzione originale. Ma la struttura di base è identica, organizzata come fasi di una parabola che nel suo svolgersi prevede un inizio, un crescendo, un apice, un decrescendo, un avvio alla conclusione, una fine.
Le fasi degli incontri normalmente sono: l'invito alla preghiera, la contemplazione corale, la lettura biblica, la riflessione, il colloquio, il dialogo comunitario, le invocazioni personali, la preghiera conclusiva, la benedizione e il saluto finale.
Per ogni elemento o fase indichiamo la caratteristica e come lo si può organizzare concretamente.
Invito alla preghiera. Nel libro è costituito da un «dialogo» tra l'animatore (guida) e i presenti. Quasi sempre è la trascrizione di un testo biblico del Nuovo Testamento, oppure sono espressioni tratte dai Salmi.
È una fase molto delicata. L'animatore deve arricchirla attraverso un canto, alcune brevi parole, un attimo di silenzio per «staccare» dalle altre attività, concentrarsi su se stessi e cominciare a pregare. Senza questa ambientazione l'invito alla preghiera risulta troppo rapido e insignificante.
Contemplazione corale. Viene dopo l'invito alla preghiera, a volte preceduta da un colloquio personale o da un Salmo di genere contemplativo. Chi prega viene invitato a immergersi in un «fatto» della storia dell'uomo e di Dio, oppure a fare suo un «atteggiamento» particolare davanti a Dio. La contemplazione concentra l'attenzione di chi prega e ne affina lo sguardo interiore per intuire qualcosa di nuovo nel rapporto con Dio. Questo momento, quando è realizzato con espressioni suddivise tra due cori, richiede una recitazione calma e interiorizzata. A volte può essere letta per intero da due lettori, poi si lascia un momento di silenzio perché ognuno si soffermi su una intuizione, infine la si prega suddivisi in due cori. Quando il testo è lungo, si può introdurre un ritornello cantato o dei tempi di silenzio.
Lettura biblica. Occupa il posto centrale dell'incontro, insieme alla riflessione e al colloquio. La preghiera è cristiana se, in modo esplicito, si prova a interpretare davanti a Dio la vita, alla luce della esperienza di Gesù di Nazaret. Non può dunque mancare, normalmente, una lettura della Bibbia, soprattutto del Nuovo Testamento.
La lettura biblica a volte necessita di una breve introduzione, che presenti l'intenzione e il messaggio del testo e una sua attualizzazione per la preghiera. L'introduzione va presentata dall'animatore o da qualche altro che si è preparato con l'aiuto di un buon commento esegetico-spirituale.
Si eviti la verbosità, e si sia attenti a coinvolgere i presenti a partire dalle loro domande profonde.
Se opportuno, prima di procedere, si può lasciare qualche minuto per una rilettura personale del testo e per una interiorizzazione di qualche espressione.
Riflessione. Vuol essere il momento più razionale dell'incontro, quello in cui si fa appello al ragionamento per una comprensione della vita in chiave evangelica. E anche il momento in cui si enuclea, con più precisione, il messaggio sotteso all'incontro e «dentro» il quale si vuole pregare.
Alcuni possono avere una certa diffidenza verso la riflessione. Di certo molti gruppi abbondano sul versante di una preghiera emotiva e sentimentale. Dimenticano che, da sempre, un grande spazio nella preghiera è stato dato all'omelia o a interventi simili.
Le riflessioni di questo libro sono, entro certi limiti, una omelia scritta. Non è detto che vadano lette così come sono. Possono essere presentate, con parole adatte ai presenti, dall'animatore, oppure lette da qualcuno e poi approfondite a piccoli gruppi o anche tutti insieme, se non si è in troppi. A volte si può lasciarle alla lettura personale.
Le riflessioni sono sempre raggruppate in unità che sviluppano un unico tema. In un incontro se ne prende in considerazione da una a tre al massimo. È importante che ogni unità venga pregata in un breve arco di giorni. Alcune riflessioni possono essere utilizzate in gruppo, altre possono essere affidate alla preghiera personale, in casa propria.
Colloquio. È un momento del tutto personale. Al centro non c'è il ragionamento, ma il cuore e l'affettività. Ciascuno è chiamato a viverlo come dialogo intimo con Dio, nella massima libertà di espressione di sentimenti e atteggiamenti: ringraziamento, invocazione, lode, gioia del c richiesta di perdono. A Dio ci si rivolge ora in prima persona. Con confidenza. Per ogni incontro il libro offre un colloquio che riprende le idee forza della lettura biblica e della riflessione e le trasforma in motivi per stare a tu per tu con Dio. A volte viene suggerito un esame di coscienza che non deve ridursi ad un elenco di colpe, ma a occasione di intima unione con Dio. Il colloquio offerto è solo un suggerimento. Nulla di più. Chi riesce a immergersi direttamente in Dio può farne a meno.
Non è necessario arrivare al fondo del testo. Se si trova un'intuizione di colloquio con Dio, ci si può anche fermare su quella. Con calma.
In ogni caso, bisogna difendere il diritto del singolo ad avere un momento del tutto personale durante la preghiera comunitaria.
Invocazioni personali. Molti libri sono pieni di invocazioni sotto forma di «preghiere dei fedeli». In questo libro non esistono. Essenzialmente per un motivo: esse devono nascere dalla preghiera dei presenti.
Le invocazioni trovano la loro collocazione nel momento discendente dell'incontro. Esse raccolgono quanto ascoltato, letto, riflettuto e meditato e lo trasformano in invocazioni di ringraziamento, perdono, aiuto, espresse da ognuno ad alta voce, a nome di tutti.
Invocazioni spontanee non vuol dire spontaneistiche. Se c'è il rischio che nessuno abbia il coraggio di rompere il silenzio, è preferibile chiedere a qualcuno di prepararsi, a partire soprattutto dal testo biblico e dalla riflessione che lo precede o lo segue. In ogni caso, il «successo» di un incontro non va misurato né sulla quantità né sulla qualità di queste invocazioni.
Dialogo comunitario. A volte è indicato di dare spazio a un dialogo comunitario. Quando il tempo a disposizione lo permette, ad esempio in occasione di giornate di ritiro spirituale, si può lasciare un certo tempo, possibilmente rimanendo nello stesso ambiente, per un dialogo a piccoli gruppi, su quello che i presenti hanno pensato e meditato. Un dialogo fraterno, non una discussione. Ognuno espone con calma una sua intuizione, gli altri ascoltano in silenzio, attenti a fare proprio quanto emerge di positivo.
Lo spazio riservato al dialogo non può essere eccessivo. Va tenuto conto del tempo complessivo a disposizione, della durata degli altri momenti, della capacità nei presenti di dialogo spirituale. Deve normalmente avvenire dopo la lettura della parola di Dio, la riflessione, il colloquio con Dio. Lo si può favorire offrendo qualche interrogativo.
Preghiera conclusiva. La parabola dell'incontro ha ormai iniziato, con il dialogo comunitario e con le invocazioni personali, la fase discendente.
La preghiera conclusiva, accompagnata quasi sempre dalla proclamazione del Padre nostro, è una lunga preghiera da recitare divisi in due cori. Riprende i temi emersi durante l'incontro e li trasforma in invocazione ringraziamento, professione di fede, richiesta di perdono. Ciò che caratterizza queste espressioni è la tensione verso il «dopo» della preghiera. Lo sguardo, ormai, si volge alle responsabilità che attendono fuori dalla preghiera. Si confessa a Dio che si accoglie il suo amore e si accetta di fare parte del suo regno, ri-assumendosi quei compiti e impegni che sono stati per un attimo sospesi per pregare.
Benedizione finale. Quasi tutti gli incontri terminano con una benedizione o con un saluto. La benedizione è una forma di preghiera affascinante, piena di speranza, consapevole dei limiti della esistenza, pronta a scommettere
partire dall'amore di Dio — su un buon esito della vita e della storia. È uno slancio verso il futuro, considerato nella sua concretezza, ma finalmente visto con gli occhi di Dio e amato con il suo cuore.
A volte, al posto della benedizione, oppure subito dopo, viene indicato un saluto finale. In genere è un testo poetico. Vuole aiutare a riprendere contatto, pieni di speranza, con le realtà quotidiane.
IL CANTO, IL SILENZIO E IL RITMO DI PREGHIERA
Finora si è parlato delle fasi esplicite previste per ogni incontro di preghiera. Ci permettiamo di sottolineare altri elementi non espressamente indicati, ma non meno importanti.
Canto. Nel libro non sono indicati i momenti in cui pregare con un canto. Il canto può essere utilizzato come introduzione alla preghiera, preparazione alla lettura biblica, meditazione dopo la parola di Dio. Normalmente vengono cantati i Salmi e il Padre nostro. L'importante è che non si canti mai per riempire un vuoto o per occupare il tempo.
Nella scelta dei canti sono in gioco molti fattori: il tempo a disposizione, il ritmo che si vuole dare all'incontro, l'esigenza di interiorizzazione oppure di dare sfogo a sentimenti troppo contenuti dentro le persone, il bisogno di far prevalere la razionalità o di dare sfogo alle emozioni.
Se in un gruppo si canta bene, gli incontri di preghiera sono non solo simpatici e graditi, ma anche vera esperienza spirituale.
Silenzio. Solo alcune volte è stato indicato se fare silenzio o meno. Altre volte lo si intuisce.
La preghiera di oggi vuol essere meno «parolaia», cioè meno discussione su un tema, e più contemplazione silenziosa. Al silenzio, senza mai esagerare e facendo attenzione a commisurarlo sui partecipanti, bisogna oggi effettivamente dare più spazio.
Il difficile è tuttavia «riempire» il silenzio. Non è sempre facile, per nessuno. Per aiutare a viverlo, nel libro si é sempre indicato, dopo le riflessioni che fanno appello alla ragione, il colloquio o l'esame di coscienza, o anche un momento di contemplazione in silenzio.
Ritmo di preghiera. Il silenzio richiama un altro elemento fondamentale: il ritmo dell’incontro. Anche il ritmo è preghiera.
Individuare con quale ritmo pregare non è facile. A volte è richiesto un ritmo sostenuto e incalzante. Altre volte è preferibile un ritmo solenne e magari calmo o lento. Nello stesso incontro certi momenti vanno condotti ad un ritmo più veloce di altri.
Il ritmo è dato dall'alternanza di momenti di canto, recitazione, lettura, pausa e silenzio. È anche dato dalla velocità di canto e recitazione.
I testi da leggere a cori che si alternano, richiedono un ritmo diverso dalla lettura della riflessione o del colloquio. Bisogna ricordare che un gruppo, se non c'è un animatore attento, tende ad essere molto veloce. Il ritmo richiama poi l'armonia dell'incontro dato dall'equilibrio delle sue parti. Va garantito un sapiente dosaggio degli elementi, sapendo scegliere fra quelli messi a disposizione dal libro. Non tutto il materiale del libro deve essere letto o pregato. A volte è preferibile limitarsi a pochi elementi, ben armonizzati tra loro.
LA UTILIZZAZIONE DEL LIBRO
Si possono ora indicare le possibili utilizzazioni di questo libro.
Le raccogliamo attorno a tre coppie di possibilità: per la preghiera di gruppo e per quella personale; nella preghiera quotidiana e nei momenti forti; come manuale di preghiere e come libro di spiritualità.
Preghiera di gruppo e preghiera personale
Il libro può essere usato sia nella preghiera in comune sia per la preghiera personale, nel chiuso della propria stanza come consiglia il Vangelo. Della preghiera di gruppo si è parlato, anche se indirettamente, nelle pagine precedenti.
Qui si vuole aggiungere solo la necessità di fissare degli appuntamenti una o più volte la settimana o anche, in certi periodi dell'anno, tutti i giorni, a seconda del cammino di fede percorso dal gruppo e della disponibilità di tempo. Oltre agli appuntamenti settimanali, momenti importanti di preghiera di gruppo sono i ritiri mensili, i campiscuola e quelli di lavoro, le vacanze in campeggio, gli esercizi spirituali.
La preghiera di gruppo non esaurisce il dovere di pregare. Ogni cristiano sa che deve ritagliarsi momenti di preghiera personale. Almeno qualche attimo al giorno. In casa o in una chiesa, non importa. In alcuni momenti questa preghiera può essere del tutto spontanea. In altri ci si può aiutare con un libro.
Quanto tempo dedicarvi? S. Ignazio di Lojola diceva che per un buon cristiano è sufficiente un quarto d'ora di preghiera al giorno. Ognuno può regolarsi a partire da questa indicazione. L'ora più opportuna può variare. Qualcuno preferisce farlo al mattino, prima di andare al lavoro o a scuola. Qualche altro in un intervallo durante il giorno. In genere la sera sembra il momento più opportuno.
Per pregare da soli utilizzando queste pagine si possono aggiungere altre indicazioni.
Il libro è uno strumento per pregare, e non da leggere da capo a fondo. Una volta scelto l'incontro di preghiera ci si può fermare maggiormente nella contemplazione comunitaria o sulla lettura biblica o sul colloquio... Se succede di trovare stimolazioni sufficienti per immergersi nel colloquio con Dio, non è necessario procedere oltre. Tuttavia, almeno a volte, è bene impegnarsi a percorrere con un certo ritmo tutto l'incontro di preghiera.
In ogni caso, anche un momento personale di preghiera deve percorrere le principali tappe di ogni meditazione: la concentrazione, la riflessione, il colloquio, la responsabilizzazione.
Vita quotidiana e momenti forti del gruppo
Il libro può essere utilizzato come gruppo nella preghiera quotidiana, quella di ogni giorno dell'anno, tenendo conto delle esperienze e cammino di fede percorso, del periodo dell'anno liturgico, degli avvenimenti sociali ed ecclesiali.
È importante tener conto del tempo liturgico che sta vivendo la comunità cristiana. Il libro presenta tre itinerari liturgici in preparazione della festa di Natale, Pasqua e Pentecoste.
Altre pagine sono state preparate tenendo conto del calendario e dunque di alcuni fatti ecclesiali e umani. Così, ad esempio, il libro prevede momenti di preghiera per la festa di un santo, la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, il ricordo dei defunti.
Oltre questi spazi quotidiani, il gruppo offre dei momenti forti, come possono essere una o più giornate o pomeriggi di ritirò, un camposcuola estivo o invernale, un periodo di intensa catechesi, un'esperienza di esercizi spirituali. In questi momenti la preghiera occupa un posto centrale.
Le pagine che seguono possono essere utilizzate con efficacia proprio in questi momenti forti. In particolare le riflessioni possono risultare complementari al tema del ritiro o del camposcuola. Possono anche essere utilizzate come traccia di base, ovviamente adattandole per tali circostanze.
Libro di preghiera e di spiritualità
Fin dalla copertina viene dichiarato che questo è un libro di preghiera e di spiritualità.
Dire spiritualità è dire uno stile di vita cristiana oggi, un modo di rivivere l'esperienza di -Gesù di Nazaret nel nostro tempo. Spiritualità è la capacità del credente di vivere la vita quotidiana come luogo di incontro misterioso con Dio.
Ora, oltre che per pregare, il libro vuole essere un aiuto proprio per «inventare» uno stile di vita cristiana oggi. Di proposito si parla di inventare, perché ogni generazione deve dare vita a uno stile nuovo di cristianesimo, ispirato a Gesù di Nazaret e alla tradizione cristiana.
In questa direzione il libro offre alcune indicazioni fondamentali, soprattutto nelle riflessioni, strutturate attorno all'amore per la vita e all'accettazione della «buona notizia» del regno di Dio.
A partire dall’amore alla vita e dall’accoglienza del regno di Dio, la spiritualità viene presentata come un cammino in cui fare propri l'ottimismo e la festa, la responsabilità e l'impegno, l'attesa di «un nuovo cielo e una nuova terra» e la valorizzazione delle cose di ogni giorno, la fiducia nella ragione e l'incontro con il mistero della vita dove la ragione è utile e necessaria, ma insufficiente, il rispetto per ogni uomo e per tutte le religioni, attenti a cogliere la presenza dello Spirito che «soffia» dove vuole. Questo modello di spiritualità non è l'unico nella storia del cristianesimo e neppure oggi. Ma è ben radicato nella tradizione e significativo oggi. Di questo stile si sono fatti portatori grandi uomini nella storia. Ci piace ricordare le parole di uno di loro, don Bosco. Egli, a inizio di un libro di preghiere preparato da lui per i giovani, scriveva con il suo stile di fine ottocento: «(Un grande inganno del demonio) è far venire in mente che il servire al Signore consista in una vita malinconica e lontana da ogni divertimento e piacere. Non è così, cari giovani. Io voglio insegnarvi un modo di vita cristiana, che vi possa nel tempo stesso rendere allegri, contenti e additarvi quali siano i veri divertimenti e i veri piaceri, talché possiate dire col santo profeta Davide: "Serviamo il Signore e in santa allegria". Tale appunto è lo scopo di questo libretto, servire al Signore e stare allegri». Tale è lo scopo anche di questo libro.
I CONTENUTI DEL LIBRO
Il libro offre numerosi schemi di preghiera distribuiti in diverse parti, da utilizzare, come già si è detto, nelle diverse occasioni lungo l'anno, sia nella preghiera personale che in quella di gruppo.
Ci sembra utile, a questo punto, presentare in modo sintetico i «contenuti» delle varie parti, facendo attenzione a cogliere il «taglio spirituale» di ogni incontro di preghiera e le diverse possibili utilizzazioni.
AMARE LA VITA DI OGNI GIORNO
Preghiere per il mattino e per la sera
La prima parte di «La preghiera dei giovani» offre schemi per la preghiera del mattino e della sera quando, per l'assenza di particolari feste o per l'imporsi della routine quotidiana, si sente il bisogno di pregare la vita nella sua quotidianità.
Se dunque tutte le pagine del libro sono da utilizzare nella preghiera al mattino e alla sera, queste si distinguono proprio per la meditazione della «vita quotidiana». Del resto è una profonda esigenza dell'uomo d'oggi riflettere sul senso della vita nel suo svolgersi monotono d'ogni giorno.
Gli incontri di preghiera vogliono aiutare a «perforare» il vivere quotidiano, andare oltre la noia e la banalità per scoprirne la ricchezza e il senso ultimo, alla luce dell'amore di Dio e della venuta di Gesù e del regno di Dio. Le pagine sono divise in due nuclei, il primo per il mattino e il secondo per la sera.
Pregare al mattino non è come pregare alla sera. Cambiano gli atteggiamenti fondamentali.
Al mattino si prende coscienza del mondo in cui si abita, ci si prepara ad assumere le proprie responsabilità nel lavoro, si vive, almeno un attimo, di speranza e desiderio di cambiamento.
Nel rivolgersi a Dio prevale la lode e la contemplazione della sua misteriosa presenza, la professione di fede in cui il credere in Dio e nel suo regno diventa assunzione di responsabilità, l'invocazione per essere capaci di tradurre in scelte concrete l'essere uomo e cristiano.
Le proposte di preghiera al mattino sono quattro.
La prima prega a partire dal risvegliarsi e trovarsi davanti il mondo, le persone, le cose. La seconda prega a partire dal prepararsi interiormente al lavoro che attende. La terza parte dal percepire di essere chiamati a un sì complessivo alla vita e al suo creatore. La quarta è incentrata sulla lettura di una pagina della Bibbia, per apprendere a camminare illuminati dallo Spirito.
Alla sera invece prevale il senso del lavoro compiuto, con la stanchezza che sempre comporta. A volte si fa strada la disillusione e lo sconforto, oppure il compiacimento per la buona riuscita del lavoro. Si sente il bisogno di fermarsi, di stare con le persone care, di riposarsi e andare a dormire.
Nel rivolgersi a Dio prevale il ringraziamento e il racconto delle tracce della sua misteriosa presenza durante la giornata, la revisione della propria vita e la domanda di perdono, l'abbandono fiducioso a Dio sapendo che accoglie gratuitamente ogni uomo tra le sue braccia.
Anche alla sera le proposte di preghiera sono quattro. La prima riprende l'esperienza del «diritto al riposo». La seconda medita sul tornare a casa e ritrovarsi con le persone care. La terza ripensa nella preghiera il mangiare insieme riuniti allo stesso tavolo. La quarta ruota attorno alla lettura della parola di Dio, come luogo in cui apprendere a fidarsi di Dio.
Per l'utilizzazione. Solo qualche indicazione sul quarto incontro sia del mattino che della sera, dedicati, come si è visto, alla lettura della parola di Dio. Ci sono periodi «tranquilli», lungo l'anno, in cui si può decidere insieme di leggere a casa propria un vangelo, ad esempio quello di Luca, o un altro libro della Bibbia. Quando ci si ritrova a pregare, si medita su uno dei brani su cui si è già pregato personalmente.
In certi casi, si può arrivare a una «lettura continua», in un certo arco di settimane, di un vangelo o altro libro della Bibbia. Non è detto che si debba leggere tutto. Bisogna scegliere i passaggi principali. Quando si prega è importante presentare il brano da meditare, precisando l'intenzione profonda dell'autore e una possibile attualizzazione. È necessario quindi prepararsi su un buon commento teologico-spirituale.
ACCOGLIERE GESÙ E IL REGNO DI DIO
Tempo di Avvento
Queste preghiere vogliono preparare alla grande festa del Natale. Sono, come si dice nel linguaggio liturgico, preghiere per il periodo o Tempo di Avvento, cioè di attesa rinnovata di incontro con Dio e di festa per la sua Incarnazione in Gesù di Nazaret.
La ricerca di Dio e la contemplazione della sua Incarnazione sono presentate nell'ottica dell'attesa e accoglienza del regno di Dio. Più che sullo stesso Gesù, bambino in una mangiatoia e uomo come uno di noi, l'attenzione si volge alla causa del regno di Dio. Gesù è Dio fatto uomo essenzialmente
per proclamare e realizzare il regno di Dio.
Le preghiere sono raccolte attorno a tre nuclei.
Il primo nucleo è incentrato sulla ricerca e incontro con Dio, sperimentati dall'uomo d'oggi, spesso in modo implicito, in un sofferto e appassionato amore alla vita. Le proposte o incontri di preghiera sono due. La prima aiuta a meditare la ricerca e attesa di Dio oggi; la seconda aiuta a meditare l'apertura e accoglienza di Dio nell'accoglienza di Gesù.
Il secondo nucleo raccoglie l’esperienza del Natale attorno alla venuta del regno di Dio attraverso Gesù di Nazaret. Le proposte di preghiera sono due, anche se utilizzano le stesse riflessioni. Nella prima si sottolinea che Gesù ha portato al momento più sublime l'attesa e ricerca di Dio e del suo regno. Nella seconda si sottolinea che attraverso la sua esperienza si è davvero realizzato il regno di Dio.
Il terzo nucleo presenta Maria di Nazaret, la madre di Gesù, come modello del cristiano che fa della sua esistenza un luogo di attesa e accoglienza di Dio e del suo regno. A lei ci rivolgiamo perché ci insegni a vivere e celebrare il Natale. Le proposte sono due. Nella prima Maria è il modello dell'attesa del Salvatore del mondo. Nella seconda è il modello dell'accoglienza del regno di Dio.
La utilizzazione. Al di là del periodo di Avvento e Natale questi incontri possono essere utilizzati per meditare sulla ricerca di Dio oggi, su cosa significa credere a Gesù, su cosa «contiene» una parola misteriosa come regno di Dio. Possono accompagnare momenti di catechesi e scuola di teologia e essere utilizzati in ritiri ed esercizi spirituali. Il secondo nucleo è utile per riflettere sul senso dell'impegno del cristiano nel mondo. Il terzo nucleo va utilizzato in tutte le feste dedicate a Maria.
FARSI CRISTIANI A SERVIZIO DELLA VITA
Tempo di quaresima
Questa parte offre incontri di preghiera in preparazione alla principale festa cristiana: la Pasqua. Sono preghiere per il cosiddetto tempo di Quaresima. Da sempre la Quaresima vuol essere un tempo duro e impegnativo per i cristiani. Ogni giorno è duro e ogni giorno va vissuto con impegno. Ma questi quaranta giorni prima di Pasqua vogliono essere un tempo specifico di conversione e rinnovamento personale e comunitario. A partire da un fatto: il regno di Dio è dono gratuito di Dio in Gesù, ma esige la collaborazione umana. Dio non trasforma il mondo senza una qualche, seppur implicita, collaborazione dell'uomo. La Quaresima è appunto il tempo in cui si rivede il proprio modo di collaborare alla costruzione del regno di Dio.
Le preghiere sono raccolte attorno a due grandi nuclei di conversione.
Il primo nucleo è incentrato sulla revisione della propria fede, intesa come «credere» alla venuta del regno di Dio in Gesù: perché credere? non è un qualcosa di antiquato? ha senso credere che Dio si è fatto vicino a noi proprio in Gesù?
Le proposte di preghiera sono due, ma utilizzano le stesse riflessioni. La prima si pone dal punto di vista di quanti sono ancora alla ricerca del perché credere e di una fede; la seconda esprime il punto di vista d1sl anti sentono il bisogno di ripensare la fede in cui già credono. ,
Il secondo nucleo è incentrato sulla conversione degli atteggiamenti per adeguarli a uno stile di vita maggiormente ispirato a Gesù di Nazaret. Le tre proposte di preghiera sviluppano tre itinerari di conversione. Il primo itinerario è il passaggio dall'isolamento (anonimato e disattenzione alla propria persona) alla solitudine (vita interiore, fino a scoprire la propria vocazione davanti a Dio). Il secondo itinerario è il passaggio dall'ostilità (gli altri come nemici) all'ospitalità (gli altri come amici, fino a scoprire che ogni amore nasce da Dio).
Il terzo itinerario è il passaggio dalla disillusione (tipica dell'attuale momento culturale) all'attesa impegnata (speranza che un mondo nuovo, per dono di Dio, è davvero possibile).
La utilizzazione. Tutti e due i nuclei sono utilizzabili, oltre che nella Quaresima, per meditare circa il fondamento su cui si costruisce la scelta personale di credere in Dio e in Gesù Cristo, circa la conversione per un cristiano oggi. I due nuclei sono indicati anche per corsi di esercizi e giornate di ritiro. Le riflessioni sulla conversione sono utili in preparazione alla celebrazione della riconciliazione.
ACCETTARE LA SPERANZA DELLA CROCE DI GESÙ
Settimana santa
Queste pagine vogliono aiutare a pregare la «settimana delle settimane»: la settimana santa che culmina con Pasqua, giorno in cui si fa festa insieme a Gesù risorto, che ci rende capaci di essere uomini e donne di risurrezione. La settimana santa termina con la festa della risurrezione, ma rivive, nella sua parte centrale, il dramma fondamentale della storia umana: la condanna e la morte in croce di Gesù di Nazaret.
Gli incontri di preghiera vogliono aiutare a vivere i due momenti della croce e risurrezione, sia di Gesù che nostra.
Il primo nucleo è una grande meditazione sulla croce. Le proposte di preghiera sono due. La prima è una meditazione sulla croce di Gesù: perché è morto sul Calvario? perché è morto abbandonato da Dio e dagli uomini? cosa c'entrano la croce e la morte di Gesù con la storia dell'umanità? La seconda è una meditazione sulla nostra croce: come intendere l'espressione evangelica «portare la propria croce»? e dove, oggi, il cristiano è chiamato a portare la croce?
Il secondo nucleo è incentrato sulla risurrezione di Gesù e sulla speranza che in quel giorno nasce per l'intera unì-aria. Il cristiano ha da Dio un comando: vivere di speranza perché Gesù è risorto. Ma cosa vuol dire vivere di speranza, in un tempo come il nostro?
Anche qui le proposte di preghiera sono due. Nella prima è accentuata la contemplazione del Cristo risorto. Nella seconda l'attenzione si rivolge alla nostra risurrezione e a quella dell'intera umanità.
La utilizzazione. Gli incontri del primo nucleo (la croce) possono essere usati nei giorni immediatamente precedenti il venerdì santo, giorno della celebrazione della morte in croce di Gesù. Quelli del secondo nucleo possono essere utilizzati nel giorno del sabato santo e nella settimana subito dopo la Pasqua. Tutti e due i nuclei possono essere pregati, personalmente o in gruppo, in periodi difficili, di grande sofferenza e stanchezza. Sono indicati per ritiri spirituali e «scuole» di educazione alla fede e di qualificazione all'impegno cristiano.
LAVORARE PER UNA CHIESA DI COMUNIONE E SERVIZIO
Tempo di Pentecoste
Questa parte offre incontri di preghiera in occasione della terza grande festa cristiana: la Pentecoste, cioè la discesa dello Spirito Santo tra i primi cristiani nel cenacolo e tra i cristiani e tra tutti gli uomini oggi. Il tempo di Pentecoste è per i cristiani il tempo in cui si immergono nella vita umana per intravedervi la gestazione del regno di Dio, mentre con fiducia camminano, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, verso il «nuovo cielo e la nuova terra» che Dio ha promesso «alla fine dei tempi».
Il punto di osservazione per intravedere la gestazione del regno di Dio è la chiesa, cioè l'insieme degli uomini e donne che credono in Gesù, sono battezzati, decidono ogni giorno di essere cristiani e vogliono vivere con gli, altri credenti.
I nuclei di preghiera sono due. Il primo nucleo è incentrato sulla presenza della Chiesa nella storia e sulla sua partecipazione alla costruzione del regno di Dio. In un primo schema si medita sulla presenza dello Spirito Santo nell'intera storia dell'umanità e soprattutto nell'esperienza di Gesù di Nazaret. In un secondo schema si medita sulla presenza dello Spirito nella chiesa oggi.
Il secondo nucleo è incentrato sulla «responsabilità umana», a partire dalla vocazione che lo Spirito depone nell'intimo di ogni uomo. Per tutti c'è la vocazione a «dare vita alla vita». Per tanti c'è la vocazione a incontrare Dio nelle religioni. Per un piccolo gruppo c'è la chiamata a «fare chiesa». Per ogni cristiano c'è una missione all'interno della chiesa.
Le proposte di preghiera sono due, anche se convergono sulle stesse riflessioni. Nella prima si medita sul dono della vocazione ad ogni uomo. Nella seconda si medita sulla responsabilità umana nell'accogliere la vocazione.
Per la utilizzazione. Il primo nucleo può servire per la preparazione alla Pentecoste e nei giorni seguenti. Il secondo nucleo trova la sua migliore collocazione nelle settimane dopo la festa di Pentecoste. Entrambi i nuclei possono essere utilizzati in occasione di ritiri ed esercizi spirituali, campi-scuola e giornate vocazionali.
CELEBRARE L'AMORE ALLA VITA E AL SUO SIGNORE
Per vivere l'eucaristia e la riconciliazione
Questa parte del libro vuole aiutare a pregare quei momenti essenziali della vita cristiana che sono sacramenti, in particolare l'eucaristia e la riconciliazione.
Per un cristiano il principale luogo dove fare esperienza di Dio è l'amore al prossimo. Ora proprio questo incontro con Dio nell'amore al prossimo è al centro dei sacramenti. Essi sono esplosioni di quell'incontro, a partire dalla celebrazione del grande evento della morte e risurrezione di Gesù che lo hanno reso possibile.
Così al centro dell'eucaristia sta la celebrazione dei grandi fatti della vita di Gesù e nostra, per riconoscere che in essi si è innalzato un grandioso canto di grazie (= eucaristia) a Dio Padre.
Al centro della riconciliazione sta la celebrazione della liberazione dai nostri peccati compiuta da Gesù e oggi operante in noi. Dei peccati chiediamo perdono, ma per avere un motivo in più per dire a Dio il nostro grazie.
La utilizzazione. Gli incontri di preghiera possono essere utilizzati per una meditazione sul significato della celebrazione dei sacramenti, soprattutto l'eucaristia e la riconciliazione nella vita del cristiano. Una utilizzazione stimolante può aversi in un corso di esercizi o una giornata di ritiro dedicati all'incontro con Dio nei sacramenti. Possono anche accompagnare una scuola di teologia o una catechesi sistematica dedicata ai sacramenti. L'incontro di preghiera sulla riconciliazione può servire come preparazione immediata alla celebrazione del sacramento.
LE PAGINE CHE SEGUONO
Come si è detto fin dall'inizio, questo volume per l'animatore e l'edizione per i giovani nel progetto iniziale erano stati pensati in modo unitario. Alla luce di questo progetto unitario presentiamo allora una integrazione tra i due volumi segnalando dove potrebbero essere collocate le pagine che seguono.
Un progetto di spiritualità. Queste riflessioni sono da collocare subito dopo le veloci annotazioni offerte ai giovani sotto il titolo Scuola di preghiera. Il «Padre nostro» scuola di preghiera. La meditazione del «Padre nostro» era pensata nell'ambito della Quaresima come tempo di revisione della fede (Alla verifica della fede), cammino di conversione (Tre cammini di conversione) e, appunto, momenti di «scuola di preghiera».
In cammino con i santi, In cammino con le chiese cristiane e In cammino con i credenti di tutte le religioni. Questi tre schemi di preghiera insieme a quello dell'edizione per i giovani dedicato ai defunti erano stati progettati sotto il titolo: «Vivere la solidarietà con tutti i credenti».
Incontrare Dio nella celebrazione dei sacramenti. Questa meditazione sui sacramenti nella vita del cristiano è una sorta di introduzione agli schemi di preghiera sull'eucaristia e sulla penitenza.
Prima di concludere, è opportuno spendere qualche parola sul «Progetto di spiritualità» delle pagine seguenti, costituite da un insieme di riflessioni per rispondere a un interrogativo preliminare: dove collocare, da uomo e da cristiano, la preghiera nella propria vita?
Alle domande si risponde offrendo alcune pagine di introduzione alla preghiera e a una spiritualità cristiana per il nostro tempo.
Dire spiritualità è dire «stile di vita» nel suo insieme, in modo da fare insieme esperienza del mistero della vita e del mistero di Dio. Dire spiritualità cristiana è dire stile di vita ispirato a Gesù di Nazaret, l'uomo che ha vissuto la vita umana nella forma più sublime, volto di Dio misterioso rivolto a noi.
Dire spiritualità per nostro tempo è affermare che ogni generazione ha da «inventare» uno stile di vita alla luce dell'esperienza di Gesù, dei cristiani nella storia, delle attese e speranze, gioie o sofferenza dell'uomo d'oggi. Le pagine sono anzitutto di lettura e studio personale e di gruppo. Sia per esplicitare il proprio modello di spiritualità e preghiera, sia per confrontarsi, serenamente, con altre proposte presenti nella chiesa oggi.
Possono essere utilizzate in occasione di ritiri ed esercizi spirituali. È abbastanza facile ricavare degli interrogativi per un esame di coscienza. Può essere stimolante, in alcune occasioni, utilizzare queste pagine copie riflessioni e far seguire un momento di dialogo comunitario. Sono, infine, pagine da rimeditare ogni tanto.
CONCRETAMENTE, PER I SINGOLI TEMPI
Schede di impostazione
VIVERE E PREGARE IL DIO DI GESÙ
Introduzione alla preghiera e alla spiritualità
Questo libro è diretto ai giovani.
Ai gruppi giovanili e a ogni giovane
che, forse con fatica, si riconosce cristiano.
Ma nelle pagine che seguono
non si parla mai di giovani,
di cosa pensano i giovani,
di cosa vogliono i giovani.
Di giovani si parla in questa pagina e basta.
Dalla pagina seguente si parla della vita,
di crisi culturale e di routine quotidiana,
di fame e di guerra nel mondo,
di riscoperta del sapore di tante piccole cose,
di storie avvilenti e della possibilità
di dare dignità alla vita quotidiana
e di viverla, perché no?,
toccando con un dito la luna della felicità.
Di vita si parla e si prega.
(Interessa ai giovani?)
Dalla pagina seguente si parla di Dio,
mistero ultimo della nostra vita misteriosa,
presenza sconvolgente nell'uomo Gesù,
nato a Betlemme e vissuto a Nazaret,
morto tragicamente a Gerusalemme
per aver proclamato che il grande sogno dell'umanità,
il regno di Dio, pienezza di vita dell'uomo,
non è un sogno vano e una vuota speranza,
ma realtà qui ora nella vita di ogni giorno,
in attesa della sua esplosione
in un «nuovo cielo e una nuova terra»
alla fine dei tempi e della storia.
Di vita e di regno di Dio, di Gesù di Nazaret,
della sua morte e risurrezione per il regno di Dio:
di questo si parla e si prega.
(Interessa ai giovani?)
Dalla pagina seguente si parla dei cristiani
e di quella chiesa che ai giovani spesso non piace,
ma con coraggio amano o provano ad amare,
per essere con gli altri credenti, profeti e servi,
a fianco di quanti,
animati dallo Spirito pur senza saperlo,
lottano senza sosta per un futuro
degno dell'uomo creatura di Dio.
Di chiesa e uomini di buona volontà,
di Spirito Santo e di futuro dell'uomo:
di tutto questo si parla e si prega.
(Interessa ai giovani?)
Forse, dicono alcuni.
Non a tutti, dicono altri.
A tutti, dice questo libro:
anche se non lo sanno
o non sanno dirlo a parole.
Per lo meno lo soffrono dentro.
Forse per questo
è un libro diretto ai giovani.
Senza mai nominarli.
Preghiera del mattino e della sera
Le pagine che seguono offrono schemi per la preghiera del mattino e della sera quando, per l'assenza di particolari feste o per l'imporsi della routine quotidiana, si sente il bisogno di pregare la vita nella sua quotidianità. Se dunque tutte le pagine del libro sono da utilizzare nella preghiera al mattino e alla sera, queste si distinguono proprio per la meditazione della «vita quotidiana».
Gli incontri di preghiera vogliono aiutare a «perforare» il vivere quotidiano, andare oltre la noia e la banalità per scoprirne la ricchezza e il senso ultimo, alla luce dell'amore di Dio e della venuta di Gesù e del regno di Dio.
Al mattino si prende coscienza del mondo in cui si abita, ci si prepara ad e proprie responsabilità nel lavoro, si vive, almeno un attimo, di speranza e desiderio di cambiamento.
Nel rivolgersi a Dio prevale la lode e la contemplazione della sua misteriosa presenza, la professione di fede in cui il credere in Dio e nel suo regno diventa assunzione di responsabilità, l'invocazione per essere capaci di tradurre in scelte concrete l'essere uomo e cristiano.
Le proposte di preghiera al mattino sono quattro.
La prima prega a partire dal risvegliarsi e trovarsi davanti il mondo, le persone, le cose. La seconda prega a partire dal prepararsi interiormente al lavoro che attende. La terza parte dal percepire di essere chiamati a un sì complessivo alla vita e al suo creatore. La quarta è incentrata sulla lettura
di una pagina della Bibbia, per camminare illuminati dallo Spirito.
Alla sera invece prevale il senso del lavoro compiuto, con la stanchezza che comporta. A volte si fa strada la disillusione e lo sconforto, oppure il compiacimento per la buona riuscita del lavoro. Si sente il bisogno di fermarsi, di stare con le persone care, di riposarsi e andare a dormire.
Nel rivolgersi a Dio prevale il ringraziamento e il racconto delle tracce della sua misteriosa presenza durante la giornata, la revisione della propria vita e la domanda di perdono, l'abbandono fiducioso.
Anche alla sera le proposte di preghiera sono quattro. La prima riprende l'esperienza del «diritto al riposo». La seconda medita sul tornare a casa e ritrovarsi con le persone care. La terza ripensa nella preghiera il mangiare insieme riuniti allo stesso tavolo. La quarta ruota attorno alla lettura della parola di Dio, come luogo in cui apprendere a fidarsi di Dio.
Per l'utilizzazione. Solo qualche indicazione sul quarto incontro sia del mattino che della sera, dedicati, come si è visto, alla lettura della parola di Dio. Ci sono periodi «tranquilli», lungo l'anno, in cui si può decidere insieme di leggere a casa propria un vangelo, ad esempio quello di Luca, o un altro libro della Bibbia. Quando ci si ritrova a pregare, si medita su uno dei brani su cui si è già pregato personalmente.
In certi casi, si può arrivare a una «lettura continua», in un certo arco di settimane, di un vangelo o altro libro della Bibbia. Non è detto che si debba leggere tutto. Bisogna scegliere i passaggi principali.
L’uomo cerca Dio e Dio viene all’uomo
Queste preghiere vogliono preparare alla grande festa del Natale. Sono, come si dice nel linguaggio liturgico, preghiere per il periodo o Tempo di Avvento, cioè di attesa rinnovata di incontro con Dio e di festa per la sua Incarnazione in Gesù di Nazaret.
La ricerca di Dio e la contemplazione della sua Incarnazione sono presentate nell'ottica dell'attesa e accoglienza del regno di Dio. Più che sullo stesso Gesù, bambino in una mangiatoia e uomo come uno di noi, l'attenzione si volge alla causa del regno di Dio. Gesù è Dio fatto uomo essenzialmente per proclamare e realizzare il regno di Dio.
Le preghiere sono raccolte attorno a tre nuclei.
Il primo nucleo è incentrato sulla ricerca e incontro con Dio, sperimentati dall'uomo d'oggi, spesso in modo implicito, in un sofferto e appassionato amore alla vita. Le proposte o incontri di preghiera sono due. La prima aiuta a meditare la ricerca e attesa di Dio oggi; la seconda aiuta a meditare l'apertura e accoglienza di Dio nell'accoglienza di Gesù.
Il secondo nucleo raccoglie l’esperienza del Natale attorno alla venuta del regno di Dio attraverso Gesù di Nazaret. Le proposte di preghiera sono due, anche se utilizzano le stesse riflessioni. Nella prima si sottolinea che Gesù ha portato al momento più sublime l'attesa e ricerca di Dio e del suo regno. Nella seconda si sottolinea che attraverso la sua esperienza si è davvero realizzato il regno di Dio.
Il terzo nucleo presenta Maria di Nazaret, la madre di Gesù, come modello del cristiano che fa della sua esistenza un luogo di attesa e accoglienza di Dio e del suo regno. A lei ci rivolgiamo perché ci insegni a vivere e celebrare il Natale. Le proposte sono due. Nella prima Maria è il modello dell'attesa del Salvatore del mondo. Nella seconda è il modello dell'accoglienza del regno di Dio.
La utilizzazione. Al di là del periodo di Avvento e Natale questi incontri possono essere utilizzati per meditare sulla ricerca di Dio oggi, su cosa significa credere a Gesù, su cosa «contiene» una parola misteriosa come reco di Dio. Possono accompagnare momenti di catechesi e scuola di teologia e e essere utilizzati in ritiri ed esercizi spirituali. Il secondo nucleo è utile per riflettere sul senso dell'impegno del cristiano nel mondo. Il terzo nucleo va utilizzato in tutte le feste dedicate a Maria.
Alla verifica della fede
Questa parte offre incontri di preghiera in preparazione alla principale festa cristiana: la Pasqua. Sono preghiere per il cosiddetto tempo di Quaresima. Da sempre la Quaresima vuol essere un tempo duro e impegnativo per i cristiani. Ogni giorno è duro e ogni giorno va vissuto con impegno. Ma questi quaranta giorni prima di Pasqua vogliono essere un tempo specifico di conversione e rinnovamento personale e comunitario. A partire da un fatto: il regno di Dio è dono gratuito di Dio in Gesù, ma esige la collaborazione umana. Dio non trasforma il mondo senza una qualche, seppur implicita, collaborazione dell'uomo. La Quaresima è appunto il tempo in cui si rivede il proprio modo di collaborare alla costruzione del regno di Dio.
Le preghiere sono raccolte attorno a due grandi nuclei di conversione.
Il primo nucleo è incentrato sulla revisione della propria fede, intesa come «credere» alla venuta del regno di Dio in Gesù: perché credere? non è un qualcosa di antiquato? ha senso credere che Dio si è fatto vicino a noi proprio in Gesù?
Le proposte di preghiera sono due, ma utilizzano le stesse riflessioni. La prima si pone dal punto di vista di quanti sono ancora alla ricerca del perché credere e di una fede; la seconda espime il punto di vista di quanti sentono il bisogno di ripensare la fede in cui già credono.
Il secondo nucleo è incentrato sulla conversione degli atteggiamenti per adeguarli a uno stile di vita maggiormente ispirato a Gesù di Nazaret. Le tre proposte di preghiera sviluppano tre itinerari di conversione. Il primo itinerario è il passaggio dall'isolamento (anonimato e disattenzione alla propria persona) alla solitudine (vita interiore, fino a scoprire la propria vocazione davanti a Dio). Il secondo itinerario è il passaggio dall'ostilità (gli altri come nemici) all'ospitalità (gli altri come amici, fino a scoprire che ogni amore nasce da Dio).
Il terzo itinerario è il passaggio dalla disillusione (tipica dell'attuale momento culturale) all'attesa impegnata (speranza che un mondo nuovo, per dono di Dio, è davvero possibile).
La utilizzazione. Tutti e due i nuclei sono utilizzabili, oltre che nella Quaresima, per meditare circa il fondamento su cui si costruisce la scelta personale di credere in Dio e in Gesù Cristo, circa la conversione per un cristiano oggi. I due nuclei sono indicati anche per corsi di esercizi e giornate di ritiro. Le riflessioni sulla conversione sono utili in preparazione alla celebrazione della riconciliazione.
La croce di Dio e dell’uomo
Queste pagine vogliono aiutare a pregare la «settimana delle settimane»: la settimana santa che culmina con Pasqua, giorno in cui si fa festa insieme a Gesù risorto, che ci rende capaci di essere uomini e donne di risurrezione. La settimana santa termina con la festa della risurrezione, ma rivive, nella sua parte centrale, il dramma fondamentale della storia umana: la condanna e la morte in croce di Gesù di Nazaret.
Gli incontri di preghiera vogliono aiutare a vivere i due momenti della croce e risurrezione, sia di Gesù che nostra.
Il primo nucleo è una grande meditazione sulla croce. Le proposte di preghiera sono due. La prima è una meditazione sulla croce di Gesù: perché è morto sul Calvario? perché è morto abbandonato da Dio e dagli uomini? cosa c'entrano la croce e la morte di Gesù con la storia dell'umanità? La seconda è una meditazione sulla nostra croce: come intendere l'espressione evangelica «portare la propria croce»? e dove, oggi, il cristiano è chiamato a portare la croce?
Il secondo nucleo è incentrato sulla risurrezione di Gesù e sulla speranza che in quel giorno nasce per l'intera umanità. Il cristiano ha da Dio un comando: vivere di speranza perché Gesù è risorto. Ma cosa vuol dire vivere di speranza, in un tempo come il nostro?
Anche qui le proposte di preghiera sono due. Nella prima è accentuata la contemplazione del Cristo risorto. Nella seconda l'attenzione si rivolge alla nostra risurrezione e a quella dell'intera umanità.
La utilizzazione. Gli incontri del primo nucleo (la croce) possono essere usati nei giorni immediatamente precedenti il venerdì santo, giorno della celebrazione della morte in croce di Gesù. Quelli del secondo nucleo possono essere utilizzati nel giorno del sabato santo e nella settimana subito dopo la Pasqua. Tutti e due i nuclei possono essere pregati, personalmente o in gruppo, in periodi difficili, di grande sofferenza e stanchezza. Sono indicati per ritiri spirituali e «scuole» di educazione alla fede e di qualificazione all'impegno cristiano.
Lo Spirito, la Chiesa e il Regno di Dio
Questa parte offre incontri di preghiera in occasione della terza grande festa cristiana: la Pentecoste, cioè la discesa dello Spirito Santo tra i primi cristiani nel cenacolo e tra i cristiani e tra tutti gli uomini oggi. Il tempo di Pentecoste è per i cristiani il tempo in cui si immergono nella vita umana per intravedervi la gestazione del regno di Dio, mentre con fiducia camminano, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, verso il «nuovo cielo e la nuova terra» che Dio ha promesso «alla fine dei tempi».
Il punto di osservazione per intravedere la gestazione del regno di Dio è la chiesa, cioè l'insieme degli uomini e donne che credono in Gesù, sono battezzati, decidono ogni giorno di essere cristiani e vogliono vivere con gli altri credenti.
I nuclei di preghiera sono due. Il primo nucleo è incentrato sulla presenza della chiesa nella storia e sulla sua partecipazione alla costruzione del regno di Dio. In un primo schema si medita sulla presenza dello Spirito Santo nell'intera storia dell'umanità e soprattutto nell'esperienza di Gesù di Nazaret. In un secondo schema si medita sulla presenza dello Spirito nella chiesa oggi.
Il secondo nucleo è incentrato sulla «responsabilità umana», a partire dalla vocazione che lo Spirito depone nell'intimo di ogni uomo. Per tutti c'è la vocazione a «dare vita alla vita». Per tanti c'è la vocazione a incontrare Dio nelle religioni. Per un piccolo gruppo c'è la chiamata a «fare chiesa». Per ogni cristiano c'è una missione all'interno della chiesa.
Le proposte di preghiera sono due, anche se convergono sulle stesse riflessioni. Nella prima si medita sul dono della vocazione ad ogni uomo. Nella seconda si medita sulla responsabilità umana nell'accogliere la vocazione.
Per la utilizzazione. Il primo nucleo può servire per la preparazione alla Pentecoste e nei giorni seguenti. Il secondo nucleo trova la sua migliore collocazione nelle settimane dopo la festa di Pentecoste. Entrambi i nuclei possono essere utilizzati in occasione di ritiri ed esercizi spirituali, campi-scuola e giornate vocazionali.
In cammino con i defunti
Le pagine che seguono vogliono aiutare a rivivere nella preghiera una forma di grande «solidarietà» che il cristiano rinnova ogni giorno: la solidarietà con i defunti. Con i propri cari defunti.
Sono cari perché con loro si sono vissuti momenti di amore e gioia, e si è faticato e lottato. E sono cari perché sono davvero in comunione con noi vivi. Non sono scomparsi: sono nelle braccia di Dio e ci attendono. Vengono presentati due incontri di preghiera. Il primo aiuta a meditare da cristiani sulla vita e sulla morte. Il secondo aiuta a pregare momenti dolorosi come quelli della morte di una persona cara.
La utilizzazione. Il nucleo di preghiera per i defunti può essere utilizzato nei diversi momenti dell'anno, in particolare attorno al periodo e giorno (2 novembre) in cui si ricordano davanti a Dio tutti i defunti e in occasione della morte di qualche persona cara.
Andare a Messa per appassionarsi alla vita
Questa parte del libro vuole aiutare a pregare quei momenti essenziali della vita cristiana che sono sacramenti, in particolare l'eucaristia e la riconciliazione.
Per un cristiano il principale luogo dove fare esperienza di Dio è l'amore al prossimo. Ora proprio questo incontro con Dio nell'amore al prossimo è al centro dei sacramenti. Essi sono esplosioni di quell'incontro, a partire dalla celebrazione del grande evento della morte e risurrezione di Gesù che lo hanno reso possibile.
Così al centro dell'eucaristia sta la celebrazione dei grandi fatti della vita di Gesù e nostra, per riconoscere che in essi si è innalzato un grandioso canto di grazie (= eucaristia) a Dio Padre.
Al centro della riconciliazione sta la celebrazione della liberazione dai nostri peccati compiuta da Gesù e oggi operante in noi. Dei peccati chiediamo perdono, ma per avere un motivo in più per dire a Dio il nostro grazie.
La utilizzazione. Gli incontri di preghiera possono essere utilizzati per una meditazione sul significato della celebrazione dei sacramenti, soprattutto l'eucaristia e la riconciliazione nella vita del cristiano. Una utilizzazione stimolante può aversi in un corso di esercizi o una giornata di ritiro dedicati all'incontro con Dio nei sacramenti. Possono anche accompagnare una scuola di teologia o una catechesi sistematica dedicata ai sacramenti. L'incontro di preghiera sulla riconciliazione può servire come preparazione immediata alla celebrazione del sacramento.















































