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    La formazione dell'adulto

    nell'incontro

    con la Parola di Dio

    Cesare Bissoli


    LINEE DI TENDENZA

    Dall’indagine ‘scientifica’ più recente sulla lettura della Bibbia in diversi paesi, tra cui l’Italia [1], emergono - per quanto ci riguarda - significative linee di tendenza, che integriamo con informazioni che si riferiscono invece all’uso del Libro sacro nelle comunità, informazioni provenienti dal Settore AB presso l’UCN.

    1. Partiamo dalla situazione ecclesiale. Si può dire che nelle nostre comunità (diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti) si dà un uso della ‘Bibbia in espansione’, segno più vistoso è l’aumento di gruppi biblici di varia forma (v. in conclusione). Va anche ricordata una certa crescita in qualità della liturgia della Parola di Dio nell’Eucaristia. Come terzo fattore promozionale va menzionata una sempre più diffusa struttura diocesana di servizio ad hoc, il cosiddetto Settore AB o con altra denominazione, agenzia fin qui inedita nella gloriosa tradizione catechistica italiana. Non si è dunque alle prime armi. Ci si muove - e questo ci conforta - con la diretta animazione da parte di un numero sempre maggiore di Pastori. Però sulla situazione globale non abbiamo dati esaustivi precisi. Ritengo sia giunto il tempo di una seria ricerca empirica in ambito specificamente ecclesiale.

    2. Ci fa da utile contesto la ricerca extraecclesiale, per nazioni, citata sopra. Il Card. Ravasi ed altri commentatori elencano codesti punti più significativi:
    - Quanto all’accostamento materiale o uso diretto della Bibbia, dall’indagine è emerso come negli Stati Uniti il settantacinque per cento degli intervistati avesse letto almeno un brano biblico nell'ultimo anno, in Italia il ventisette per cento, mentre in Spagna la percentuale si abbassa notevolmente. In Italia una frequentazione del Libro Sacro è chiaramente minoritaria. E si tratta soltanto di lettura;
    - Legge la Bibbia chi partecipa a realtà associative e liturgiche nelle quali è sviluppata la pratica della lettura. Di qui il consiglio del ricercatore L. Diotallevi: “La Chiesa cattolica deve avere fiducia nelle risorse di fondo quali liturgia, parrocchie e associazionismo, quelle che conferiscono forza all'esperienza ecclesiale”;
    - E’ forte la sensazione da parte degli intervistati di trovarsi di fronte a un testo di non facile lettura e di non facile comprensione. Il 50% degli intervistati ha infatti affermato la necessità di una strumentazione interpretativa che possa far comprendere il testo nella sua dimensione teologica e in quella storica;
    - C'è la “coscienza che la Bibbia costituisce il grande codice della cultura occidentale ed è pertanto un riferimento culturale imprescindibile. Ciò è comprovato dal favore espresso dagli intervistati all'insegnamento della Bibbia al di fuori dell'ora di religione: la Bibbia è percepita infatti come testo che ha plasmato l'èthos e che costituisce una grande stella polare etica anche laica”; - D’altra parte fa pensare che la Bibbia non incide più di tanto sulla spiritualità. Ciò dimostra che il testo biblico è considerato come un testo di tipo culturale, ma non caratterizza lo stile individuale di preghiera.

    In sintesi - annota Ravasi - nel mondo laico attuale la Bibbia è generalmente un testo stimato e considerato, il che contrasta un atteggiamento riduzionista secondo cui le Scritture sono solo un libro di leggende o di miti; tuttavia insorge, anche in ambito cattolico, una corrente che ridimensiona fortemente il rilievo della scrittura ebraico-cristiana.

    3. Ad un operatore di catechesi in ambito degli adulti, porrei sotto gli occhi queste provocazioni:
    - Vi può essere - e c’è - nel mondo laico una stima culturale che invoca la presenza pubblica ( scuola ecc.) della Bibbia a prescindere dalla visione di fede nella comunità.

    - Vi è una diffusione del Libro sacro senza o con debole comprensione ed approfondimento.
    - Vi è una ‘singolarizzazione’ di lettura o lettura a tendenza individualistica senza o con fragile sensibilità comunionale.
    - Vi è un sapere della Bibbia senza o con scarsa incidenza nella vita(preghiera, liturgia, spiritualità).
    - Vi è una porzione del popolo di Dio che incontra la Scrittura come sua Parola oggi, è come il biblico piccolo ‘resto’ con cui lo Spirito porta avanti la storia della salvezza.

    APPROFONDIMENTI

    4. Va riconosciuta una intrinsecità di rapporto tra l’adulto e la Parola di Dio, in quanto coinvolge due unità di grandezza chiamate a corrispondersi: il credente come adulto è il testimone maturo della fede reso capace di ascoltare e parlare con Dio; la Parola di Dio, in quanto sorgente primaria di verità e grazia è il cibo adeguato per l’adulto.

    5. Nel rapporto tra adulto e Parola si impone un necessario esercizio ermeneutico inteso non come giustapposizione di dati, ma come svelamento dell’asse esistenziale che relaziona vitalmente l’uomo con Dio e Dio con l’uomo, per giungere alla verità dell’uomo alla luce di Dio, cioè al progetto di salvezza che Dio vuole per l’uomo. Sarà valida ed efficace un parlare di Dio all’uomo a tre condizioni sulle quali si è formata la stessa Scrittura:
    - che da Dio l’uomo possa ascoltare cose di senso, che riguardano gli esistenziali fondamentali della vita, oltre il pur necessario sapere fenomenologico ed anche tecnico;
    - che l’uomo possa reagire, far presente le proprie domande, dubbi, attese, ringraziamenti, parlando con Dio che lo ascolta e con i pastori che lo rappresentano;
    - terza condizione, è necessario che Dio sia accolto come il Dio reale, cioè “il Dio invisibile ( che) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé” (DV 2), come “il Padre che è nei cieli e viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi” (DV 21). Vuol dire che Dio, che parla all’uomo da amico ad amico sia riconosciuto e accolto nel suo mistero trascendente, non svanendo in un oggetto funzionale, manipolabile. Ed insieme che tale”Mistero” sia avvertito nella sua tenerezza di Padre, e non una sorta di traccia di un essere o sfuggente e indefinito. Ne deriva che un adulto che incontra la Parola di Dio, proprio perché adulto, accetti un continuo apprendistato, in relazione alla propria evoluzione e alle condizioni della vita sempre in movimento, apprendendo che l’adultità della propria relazione con Dio è un approssimarsi sempre di più al suo Mistero di verità e di amore.

    6. La Parola di Dio, è più ampia della Bibbia, non è un Libro, ma è una persona, la Persona di Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, che risuona grazie ad una ‘sinfonia di voci’, come dice VD 7: il creato come storia e come natura, la predicazione e celebrazione della Chiesa, la testimonianza della carità. Quanto alla Bibbia, essa entra in gioco alla stregua dello spartito da interpretare ed eseguire per avere la musica genuina, la Parola vera.
    Qui diventa indispensabile educare l’adulto al senso genuino del testo, misurandosi con un’istanza critica a quattro livelli.
    * Vi è l’istanza critica detta esegesi, che coglie il senso che la Parola ha avuto per l’uomo biblico. Non bisogna fare operazioni di facciata, infantili: per adulti si richiede una metodologia adulta, ovviamente in un processo di alfabetizzazione che cresce e si perfeziona. In particolare - come va insistendo Benedetto XVI - proprio in forza della natura sinfonica della Parola, bisogna arricchire e completare l’itinerario esegetico( storico-critico) aprendolo e dunque completandolo con una comprensione totale, cioè teologica, del testo, già stando all’interno della Sacra Scrittura, inoltrandosi quindi quasi spontaneamente nella la grande Tradizione della Parola postbiblica di cui testimone primario è la regula fidei della Chiesa.
    Si vuol dire che è proprio dell’adulto andando alla sorgente della Parola poter disporre di una visione globale della fides ecclesiae, dalle origini alla parusia, dunque avere luce sul mistero di Dio, del Cristo, dell’uomo e della Chiesa. Tutta la Bibbia per tutto l’uomo e per tutta la realtà.
    * Seconda istanza critica da rispettare è il contesto culturale in cui l’adulto vive. Troppe volte la Parola di Dio e il senso esegetico dei testi suonano veri, ma lontani, non appaiono forgiati dal dialogo, dal confronto, dalla tensione elementi del resto intrinseci all’indole del Libro Sacro -, ma imposti con l’obbligatorietà del prendere o lasciare. A mio parere per gli adulti ( e giovani adulti) la questione più acuta e delicata non è quella strettamente esegetica, ma quella culturale, come la Parola di Dio si intreccia con visione di realtà e stili di vita così lontani ma anche così vicini, ma certamente così differenti. Ne deriva un certa tensione dialettica ( domanda, difficoltà, dubbio) che colora di sé il processo ermeneutico dell’interpretazione.
    Qui il dialogo con gli adulti e tra loro sul dato biblico sono passaggi essenziali.
    * Terza istanza critica riguarda l’atteggiamento di fede a cui educare ed educarsi. Dialogare con Dio non è spartire con Lui torti e ragioni, ma accogliere da Lui la stessa possibilità di parlare umanamente di Lui, riconoscere che la base della nostra fiducia sta nel suo Mistero, nella testimonianza degli uomini della Bibbia e segnatamente di Gesù, far comprendere che pregare la Parola prima e dopo averla letta e discussa, è nella logica del vero incontro con Dio, fonte di una giusta inquietudine, ma anche e soprattutto di verità, di serenità e di consolazione.
    * Quarta istanza critica che si addice proprio alla persona adulta è il fare la Parola nella vita. Si sa della sua responsabilità - che Papa benedetto richiama sovente - in ambiti che sono tipicamente suoi: la famiglia, il lavoro, la vita sociale, l’economia, i momenti cruciali della vita( dolore, malattia, decisioni forti…), in sintesi gli ambiti di Verona. Purtroppo certe forme di fare gruppi biblici paiono volgere troppo l’attenzione alla dimensione spiritualistica, intimistica della Parola. Manca una sensibilità ‘impegnata’, sugli standard dei profeti, di Maria di Nazareth, di Gesù, di Paolo, dunque della Bibbia stessa. Qui la VD apre uno scenario inedito, una nuova frontiera. Mi limito a citare che i laici adulti - interpellati espressamente in VD - sono invitati a considerare insieme “Parola di Dio ed impegno nel mondo”, quindi l’impegnarsi per la giustizia, per la riconciliazione e la pace trai popoli, per una carità operosa con giovani, migranti, sofferenti, poveri, per la custodia del creato (nn. 99-108), senza contare l’impegno di far conoscere la Bibbia nelle scuole e nelle università, e in tanti ambiti culturali (nn. 109-116). Si dovrebbe parlare di una rinnovata retta ed efficace ‘lettura politica’ della Bibbia

    7. Sempre riferendoci alla persona dell’adulto, vengono alla considerazione alcuni fattori di ordine operativo. Ne consideriamo due fra molti altri. Il primo tiene presente la condizione di partenza dell’adulto. Dove soprattutto non vi è una partecipazione organizzata come un gruppo biblico. Prima di addentrarsi nella Bibbia vale la spesa di maturare alcuni preamboli che ne giustifichi l’incontro, pena il cadere in uno sterile ipse dixit! Come pure, a mio parere, non è pedagogicamente conveniente far leggere subito la Bibbia all’adulto che mi chiede una libro sulla fede. Almeno saper fare una scelta e questa cade necessariamente su un vangelo!. Insomma un tolle et lege mi pare eccessivo, non forse quanto al capire il testo, ma quanto la significatività che possa avere nella propria esistenza. A tutta la Bibbia corrisponde certo ogni uomo e tutto l’uomo, ma muovendo da questo uomo, qui ed ora.

    8. Un secondo fattore è l’esigenza di una vera e propria offerta formativa. La tradizione degli studi biblici popolari in questo nostro paese, come si sa, è ancora in fieri, l’auto didattismo biblico può essere di pochi. A ciò viene in aiuto un mondo di esperienze in atto, che oggi hanno visibilità più grande nel cosiddetto Apostolato Biblico, maggiormente espresso dai gruppi biblici o del vangelo. Come abbiamo accennato in apertura, oggi in Italia è praticamente presente in tutte le diocesi, in alcune con numeri grandi. Tra gli adulti va raccogliendo simpatia ed adesione. L’incontro con il testo biblico è aperto ad una proporzionata serietà esegetica, è vissuto con spirito di fede, la LD e forma analoga ( cosa dice il testo, cosa dice a me il testo) è la via più diffusa. L’esperienza ci dice ancora che gli adulti appaiono piuttosto attempati, che gli stessi gruppi vanno rinnovati nelle persone e nello stile. Vi sono almeno quattro orizzonti da maturare di più: l’orizzonte della fede, mirando ad una fede adulta; l’orizzonte ecclesiale, vuol dire apprendere la Parola di Dio nei segni dell’annuncio, della liturgia, della carità; l’orizzonte culturale, che rende capaci di confronto critico ed ecumenico con le culture, dai libri ai media; l’orizzonte pastorale, promuovendo più decisamente la partecipazione del pianeta giovani

    SUGGERIMENTI DI ISPIRAZIONE

    9. Ci vengono dalla VD, dove Benedetto XVI insiste sul rapporto tra adulto e Parola di Dio. Riceviamo da lui queste esortazioni come obiettivo cui attendere con una privilegiata premura pastorale:
    * Ai fedeli laici, il Sinodo ha rivolto molte volte l’attenzione, ringraziandoli per il loro generoso impegno nella diffusione del Vangelo nei vari ambiti della vita quotidiana, nel lavoro, nella scuola, nella famiglia e nell’educazione. Tale compito, che deriva dal battesimo, deve potersi sviluppare attraverso una vita cristiana sempre più consapevole e in grado di dare «ragione della speranza» che è in noi (cfr 1Pt 3,15). Gesù nel Vangelo di Matteo indica che «il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del Regno» (13,38). Queste parole valgono particolarmente per i laici cristiani, i quali vivono la propria vocazione alla santità con un’esistenza secondo lo Spirito che si esprime «in modo peculiare nel loro inserimento nelle realtà temporali e nella loro partecipazione alle attività terrene».Essi hanno bisogno di essere formati a discernere la volontà di Dio mediante una familiarità con la Parola di Dio, letta e studiata nella Chiesa, sotto la guida dei legittimi Pastori. Possano attingere questa formazione alle scuole delle grandi spiritualità ecclesiali alla cui radice sta sempre la sacra Scrittura.
    Secondo le possibilità, le diocesi stesse offrano opportunità formative in tal senso; (n. 84)
    * In questo contesto “desidero anche evidenziare quanto il Sinodo ha raccomandato riguardo al compito delle donne in relazione alla Parola di Dio. Il contributo del «genio femminile», come lo chiamava Papa Giovanni Paolo II, alla conoscenza della Scrittura e all’intera vita della Chiesa, è oggi più ampio che in passato e riguarda ormai anche il campo degli stessi studi biblici. Il Sinodo si è soffermato in modo speciale sul ruolo indispensabile delle donne nella famiglia, nell’educazione, nella catechesi e nella trasmissione dei valori. Esse, infatti, sanno suscitare l’ascolto della Parola, la relazione personale con Dio e comunicare il senso del perdono e della condivisione evangelica», come pure essere portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità in un mondo che troppo spesso valuta le persone con freddi criteri di sfruttamento e profitto”;( n. 85)

    * Per raggiungere lo scopo auspicato dal Sinodo di un maggiore carattere biblico di tutta la pastorale della Chiesa è necessario che vi sia un’adeguata formazione dei cristiani (…). Al riguardo, occorre riservare attenzione all’apostolato biblico, metodo assai valido per raggiungere tale finalità, come dimostra l’esperienza ecclesiale. I Padri sinodali, inoltre, hanno raccomandato che, possibilmente attraverso la valorizzazione di strutture accademiche già esistenti, si stabiliscano centri di formazione per laici e per missionari, in cui si impari a comprendere, vivere ed annunciare la Parola di Dio, e, dove se ne veda la necessità, si costituiscano istituti specializzati in studi biblici affinchè gli esegeti abbiano una solida comprensione teologica e un’adeguata sensibilità per i contesti della loro missione; (n. 75)
    * Inoltre, come è stato sottolineato durante i lavori sinodali, è bene che nell’attività pastorale si favorisca anche la diffusione di piccole comunità, «formate da famiglie o radicate nelle parrocchie o legate ai diversi movimenti ecclesiali e nuove comunità», in cui promuovere la formazione, la preghiera e la conoscenza della Bibbia secondo la fede della Chiesa; ( n. 73)
    * Parola di Dio, matrimonio e famiglia Dal grande mistero nuziale, deriva una imprescindibile responsabilità dei genitori nei confronti dei loro figli.

    Appartiene infatti all’autentica paternità e maternità la comunicazione e la testimonianza del senso della vita in Cristo: attraverso la fedeltà e l’unità della vita di famiglia gli sposi sono davanti ai propri figli i primi annunciatori della Parola di Dio. La comunità ecclesiale deve sostenerli ed aiutarli a sviluppare la preghiera in famiglia, l’ascolto della Parola, la conoscenza della Bibbia. Per questo il Sinodo auspica che ogni casa abbia la sua Bibbia e la custodisca in modo dignitoso, così da poterla leggere e utilizzare per la preghiera. L’aiuto necessario può essere fornito da sacerdoti,
    diaconi o da laici ben preparati. (n. 85) [4]

    NOTE

    1 Vincenzo Paglia, Fenomeno bibbia - Una sorprendente inchiesta sul libro più letto del mondo, S. Paolo Edizioni, Cinisello B (Mi) 2009



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