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    L’educazione

    dei sentimenti

    e degli affetti

    Domenico Simeone

     


    Affetti senza legami, legami senza affetti
    [1]

    Come ho già avuto modo di dire nell’ambito del XXV Congresso Eucaristico Nazionale, svoltosi ad Ancona dal 3 all’11 settembre scorso “Nella società attuale, la separazione tra passione e ragione, tra affetto e norma “riduce a pura emotività l’esperienza affettiva, tutta interna al soggetto, autogenerantesi, ingovernabile dalla volontà e dalla ragione.(…) L’uomo nel campo affettivo tende sempre di più a diventare “ciò che sente”, con una separazione tra mente e corpo. [2].
    Come ci ricordano i Vescovi nel documento “Educare alla vita buona del Vangelo” “La formazione integrale è resa particolarmente difficile dalla separazione tra le dimensioni costitutive della persona, in special modo la razionalità e l’affettività, la corporeità e la spiritualità. La mentalità odierna, segnata dalla dissociazione fra il mondo della conoscenza e quello delle emozioni, tende a relegare gli affetti e le relazioni in un orizzonte privo di riferimenti significativi e dominato dall’impulso momentaneo. [3]
    Le esperienze affettive sono sempre più spesso svincolate da ogni legame duraturo e al di fuori di qualsiasi logica progettuale e al tempo stesso i legami non sempre sono alimentati dalla dimensione affettiva. L’affettività è vissuta con passività, come una dimensione che non può essere controllata dalla volontà del soggetto, come “esperienza esauribile nell’hic et nunc, come realtà dell’io individuale, pieno del suo sentire e delle sue emozioni senza spazio per l’incontro con l’altro. [4] 

    L’educazione dei sentimenti e degli affetti: tra identità e relazione

    I ragazzi si dibattono tra il bisogno di continuità, la necessità e la paura del cambiamento, nel tentativo di costruire una rappresentazione di sé autentica. Durante l’adolescenza vengono messi in crisi i miti infantili ed avviene un lungo e laborioso processo di trasformazione che porta alla definizione di una nuova identità. Solo in questo modo è possibile per l’adolescente nascere socialmente, cambiare ruolo affettivo e sociale, passare da un contesto protettivo e totalizzante come la famiglia ad un ambiente relazionale più ampio come la comunità sociale. I ragazzi preadolescenti e adolescenti chiedono comprensione per ciò che stanno vivendo, si attendono che gli adulti li sappiano accompagnare in questo percorso di crescita. Il desiderio di un futuro possibile e la paura di non riuscire a realizzarlo rappresentano alcuni dei dilemmi fondamentali che agitano l’animo dei ragazzi. I genitori sono chiamati ad un arduo compito educativo: incrementare il dialogo intergenerazionale, affrontare in modo costruttivo i conflitti, offrire sostegno nei momenti di difficoltà. La capacità dell’adulto di riformulare la comunicazione educativa è la premessa indispensabile per la transizione delle giovani generazioni verso la vita adulta.
    Per quanto concerne l’educazione dei sentimenti e degli affetti, questo comporta la necessità di orientare la relazione educativa nell’ambito di una precisa prospettiva etico-valoriale che a partire “dal primato della persona come criterio etico-pedagogico dell’educazione sessuale conduce all’individuazione delle norme essenziali nell’educazione affettiva della persona sessuata. [5]
    Tra le questioni più rilevanti dell’educazione affettiva nell’età della preadolescenza e dell’adolescenza, V. Iori indica:
    • il corpo-persona, come prima matrice del cambiamento che implica un’educazione al valore della corporeità, alla responsabilità e alla libertà;
    • l’identità sessuata e la differenziazione di genere, come elementi essenziali nella costruzione di sé e nell’apertura all’altro;
    • l’educazione ai sentimenti correlati alla sessualità; [6]
    • il senso del limite e la necessità di indicare norme etiche;
    • l’incontro con l’altro nell’ambito dell’esperienza amorosa;
    • l’importanza della temporalità nella dimensione sessuata dell’esistenza e nella progettazione esistenziale. [7]
    Per educare i sentimenti e gli affetti, occorre assumere una prospettiva educativa consapevole che aiuti gli adolescenti a dare significato esistenziale alle esperienze. [8] Le modificazioni legate alla maturazione puberale implicano trasformazioni sul piano psicologico, la comparsa di nuove pulsioni, una rinnovata attenzione verso l’altro sesso che necessitano di precisi interventi educativamente orientati. Non si tratta di assecondare gli impulsi o di reprimerli, quanto piuttosto di orientarli secondo una dimensione di consapevolezza e di rispetto del corpo proprio e altrui. Questo richiede ai preadolescenti e agli adolescenti la capacità di compiere le prime scelte. Si tratta di un primo impegno nell’assunzione di responsabilità verso il corpo-persona. [9]
    I ragazzi tendono a non affrontare direttamente i problemi che riguardano la sessualità e l’amore, lo fanno in modo indiretto e generico. Spesso manifestano atteggiamenti di finta disinvoltura e di libertà inautentica che nascondono il disagio dell’affrontare e dell’integrare nella propria esperienza emotiva gli aspetti legati all’affettività e alla sessualità. Disinvoltura e disinformazione, sicurezza e dubbio sono due aspetti di un rapporto con la sessualità che rimane problematico. Nonostante l’apparente disinvoltura non è possibile eliminare le implicazioni affettive ed emotive che spesso lasciano gli adolescenti smarriti di fronte a ciò che provano e che non riescono ancora a definire e nominare. Le risposte degli adulti sono spesso veicolate da interventi che hanno lo scopo di fornire informazioni sulla sessualità, attraverso un discorso ”tecnico”, separato dall’immaginario, dall’affettività. La sessualità viene così privata dalla sua dimensione esperienziale, emozionale e valoriale. Gli adolescenti appaiono spesso smarriti nel constatare la discrepanza tra l’informazione, apparentemente chiara, e il vissuto emotivo, contraddittorio e problematico.
    L’educazione alla sessualità presuppone una relazione educativa significativa che non prescinda dall’altro, che non consideri l’altro come un “contenitore passivo”, ma lo renda partecipe del proprio processo di crescita. Ogni intervento educativo dovrebbe fornire non solo strumenti conoscitivi ma anche abilità critiche e mezzi affinchè ciascuno possa raggiungere la propria piena realizzazione. E’ necessario, quindi, pensare e costruire nuove modalità di relazione, pedagogicamente fondate, che favoriscano il cambiamento e l’aumento della consapevolezza di sé da parte dell’adolescente.
    Per i ragazzi è importante collocare le informazioni in un “orizzonte di senso” più ampio che permetta l’interiorizzazione di criteri interpretativi e consenta di dare significato all’esperienza. In caso contrario le nozioni rischiano di non trovare un loro spazio, di non poter essere decodificate e tradotte nel linguaggio della vita. Quando la sessualità è privata di un punto di vista che la situi nella relazione, oltre al rischio dell’incomprensione vi è il pericolo che si trasformi in strumento di uso e controllo dell’altro. L’intervento educativo avrà lo scopo di aiutare gli adolescenti a comprendere la sessualità nella prospettiva del rapporto con sé stessi e con l’altro: questo include il rapporto con il proprio corpo, lo sviluppo della propria identità, la cura di sé, il rispetto e il riconoscimento dell’altro.
    L’educazione all’amore diventa educazione sentimentale ed etica se insegna ai ragazzi e alle ragazze quell’essere-insieme come persone umane in vicendevole rispetto che sa superare il desiderio egoistico di possesso. Possedere l’altro o usarlo è infatti il contrario dell’amore. Dove, invece, l’io incontra l’altro in una relazione dialogica, ognuno può essere veramente sé stesso. Il farsi persona implica il riconoscimento degli altri come persone. Non si tratta di reprimere l’istinto, la pulsione, il desiderio sessuale, bensì di educare la persona dotata di istinti, pulsioni, desiderii sessuali, ma anche d’intelligenza e di volontà. L’educazione integrale presuppone infatti che nessuna delle componenti dell’identità venga trascurata.
    L’incontro con l’altro come persona sessuata favorisce l’elaborazione della differenza di genere e il riconoscimento della propria identità. Da un ascolto effettivo della differenza può nascere un nuovo pensiero su di sé e sull’altro sesso. Vi è nell’uomo un aspetto costitutivo fondamentale che è la volontà di dare significato alla vita, e questo avviene nella trascendenza: l’uomo si attua soltanto se si trascende verso gli altri e verso l’Altro. Nel dischiudersi al mondo, il soggetto può “decidersi” per la propria esistenza.
    Accompagnare le giovani generazioni nell’avventura di diventare uomini e donne significa aiutarle a scoprire un quadro di valori esistenziali che consenta loro, oltre che di irrobustire la propria identità, di costruire un progetto di vita aperto alla relazione e capace di guardare al futuro. [10]

    Dall’amore di sé all’amore dell’altro

    L’esperienza dell’amore spinge le persone ad uscire da sé per approdare al territorio dell’altro. Questo “decentramento” permette di avvicinarsi all’altro, di conoscerlo, di comprenderlo e di amarlo. Questo amore diviene “fecondo” quando è aperto al dono e alla vita. Per giungere all’amore adulto è necessario passare dall’amore-che-prende all’amore-che-dà, realizzando cioè il dono di sé.
    Possiamo descrivere il processo di crescita come un passaggio dall’amore immaturo ed egocentrico all’amore progettuale, indicando il percorso che la persona compie e che genitori ed educatori hanno il dovere di promuovere.

    domenico simeone-6
    L’esperienza dell’innamoramento, quindi, si intreccia con il processo di acquisizione dell’identità. [11] A volte ne sostiene il progredire, favorendo una maggiore consapevolezza e conoscenza di sé attraverso il superamento della crisi e l’assunzione di precise responsabilità; altre volte può essere di ostacolo e solleva nuovi conflitti e ulteriori incertezze.
    L’innamoramento può essere il momento dell’apertura, della comunicazione, dell’incontro con l’altro. La spinta pulsionale invita ad uscire da sè stessi per entrare in una relazione di reciprocità. La relazione amorosa nasce dall’attrazione fisica, dalla profonda aspirazione all’incontro insita in ogni essere umano, dal desiderio di superare la solitudine. E’ una risposta al bisogno profondo di essere riconosciuti, scelti ed amati, ma rappresenta anche un’occasione di cambiamento e di crescita che può condurre l’individuo dall’amore di sè all’amore per l’altro, in cui Eros e Agape si integrano e si rinforzano vicendevolmente per la costruzione di una relazione autentica che porta al reciproco dono di sè. L’innamoramento e i sentimenti che lo accompagnano sono aspetti positivi, che vanno coltivati e avvalorati, ma rappresentano anche un elemento fragile e delicato della relazione di coppia. Nel cammino di crescita della coppia i giovani portano a compimento l’innamoramento attraverso un passaggio che li conduce, oltre i sentimenti, verso una scelta d’amore.
    Lungi dall’essere un processo che evolve spontaneamente, tale cambiamento necessita dell’impegno intenzionale delle persone coinvolte, postula il ricupero delle componenti volitive del soggetto e richiede il sostegno educativo degli adulti, primi fra tutti i genitori. Ne consegue, sul piano educativo, la necessità di aiutare i giovani a compiere, attraverso l’esperienza d’amore, la transizione dalla centralità dell’io alla centralità dell’altro, per attuare la conversione di Narciso, cioè il trapasso “dal pensiero di me all’impegno per chi mi sta di fronte, senza di che non vi è àdito alla maturità personale”. [12] In siffatto processo di trasformazione, il sostegno educativo diventa necessario per collocare il cambiamento avviato dall’innamoramento in una prospettiva d’intenzionalità e di conquista di significati. “Se il giovane non è aiutato a superare questo stadio - sostiene A. Peluso - può rimanere legato ad una forma di “amore arcaico”, una sorta di amore egoistico in cui non si tengono in conto i bisogni dell’altro, per cui allo sviluppo genitale e ormonale non corrisponde un’adeguata crescita psicologica”. [13]

    Adolescenti e adulti compagni di viaggio

    Per compiere il cammino verso un amore maturo i bambini, i ragazzi e i giovani hanno bisogno di testimoni credibili e affidabili con cui confrontarsi, di adulti che sappiano “compromettersi” nella relazione educativa, hanno bisogno di educatori che sappiano aprire le porte del futuro perché sogni, desideri, progetti possano trovare dimora. “L’educatore è un testimone della verità, della bellezza, del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. (…) Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. [14]
    Compito dell’educatore è suscitare nel soggetto una «responsabile progettazione dell’esistenza», che, evitando i rischi della progettazione inautentica connotata da acriticità, incoerenza, unilateralità, assecondi la capacità di effettuare scelte orientate al futuro, aperte al cambiamento e volte alla piena realizzazione della persona nella sua globalità.
    “Chi educa è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perché sboccino, nella libertà, tutte le sue potenzialità. Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive”. [15]
    L’adulto è chiamato a riconoscere le caratteristiche originali dell’adolescente. Egli non coglie solo gli aspetti esteriori e superficiali bensì qualcosa di più profondo e concreto che si manifesta nella relazione: egli percepisce la sua intimità, ne riconosce l’unicità e ne accoglie la diversità. Questa è la situazione in cui è possibile il dialogo autentico e l’incontro vero. La consapevolezza e l’accettazione dell’alterità al contempo separa e mette in relazione l’Io e il Tu.
    L’atteggiamento di piena accettazione e di accoglienza dell’adulto conferma l’adolescente, lo fa sentire accolto per ciò che è, gli dà l’opportunità di conoscersi in profondità e di individuare la direzione verso cui camminare. E’ “un sì che permette all’uomo di esistere e che può venirgli soltanto da un altro essere umano”. [16]
    Questo atteggiamento permette di aiutare l’adolescente non solo per quello che già è ma per ciò che può e deve diventare. L’adulto, nella consapevolezza che “in ognuno c’è qualcosa di prezioso che non c’è in nessun altro” [17] deve mettersi alla ricerca di quel tesoro segreto che l’adolescente custodisce e che aspetta di essere scoperto e valorizzato. “Ogni uomo viene interpellato come persona da un altro essere umano, nella parola, nell’amore, nell’opera. Uomo si diventa per grazia di un altro, amando, parlando, promuovendo l’altro. [18] L’adulto è chiamato a diventare un compagno di viaggio discreto e affidabile del ragazzo/della ragazza che sta compiendo la fatica di diventare uomo/donna.
    In questa prospettiva l’avventura educativa può essere descritta con la metafora del viaggio. [19] In educazione molti termini rimandano alla metafora del viaggio quale archetipo del processo di formazione. E’ diffuso l’impiego di vocaboli come: corso, percorso, itinerario, meta, accompagnamento, orientamento, ecc… che stanno ad indicare il processo educativo che si sviluppa nel tempo. Esso è immaginato come spazio metaforico nel quale esiste un punto di partenza, un itinerario da percorrere e un punto di approdo che indica l’esito di tale processo. Non mancano, del resto, riferimenti al tema del viaggio anche nella descrizione della condizione umana e delle trasformazioni legate al processo di crescita. La “figura archetipica” del viaggio prevede una fase di “separazione/estraneamento”, così come il processo di sviluppo comporta la fatica del processo di “separazione/individuazione”. Il soggetto coinvolto nel viaggio si allontana da un luogo iniziale conosciuto per affrontare il rischio dell’ignoto.
    Il viaggio, come metafora del processo educativo, ha come esito non soltanto una diversa collocazione del soggetto nel contesto di appartenenza, ma anche una trasformazione interiore del viaggiatore, che nasce dall’aver partecipato al viaggio, dall’aver affrontato e superato le difficoltà che di volta in volta si sono presentate, dall’aver compiuto scelte che ne hanno determinato l’itinerario educativo. In altre parole, il viaggio, prima ancora di essere una vicenda di partenze e di arrivi, è una vicenda di movimento, di trasformazione, di relazione.
    Nella tradizione Occidentale Ulisse e Abramo incarnano due diverse strutture tipiche del viaggio e possono essere assunte come metafore di percorsi educativi differenziati. L’Odissea indica il viaggio dell’eroe che affronta la propria trasformazione attraverso una serie di prove e di tentazioni. L'elemento che qualifica il viaggio di Ulisse è il suo procedere a spirale. Il viaggio-avventura prevede il ritorno “a casa”, al punto di partenza, anche se in una condizione che non è più identica a quella iniziale. Il viaggiatore ritorna trasformato perché ha compiuto anche un “viaggio interiore” che lo ha cambiato. L’eroe, durante il viaggio, si è confrontato con se stesso e con il mondo; si è messo alla prova, ma soprattutto ha acquisito una nuova conoscenza di sé e del mondo.
    Nell’esperienza di Abramo, invece, il viaggio presenta la caratteristica dell’irreversibilità lineare e dell’apertura al nuovo. Il viaggio trova la sua ragion d’essere e la sua guida nella relazione di fiducia che si instaura tra Abramo e il suo Dio. Il cammino si svela progressivamente grazie alla relazione (Alleanza) tra Dio e il Suo popolo. Il viaggio, prima di essere un percorso fisico è un itinerario interiore, è la risposta ad una chiamata, è l’esito di una relazione che rimane fedele nel tempo. In questa prospettiva il viaggio non è mai solitario. Si compie in compagnia di qualcuno; anzi, proprio la presenza dell’altro e il desiderio dell’incontro sta all’origine del cammino e ne designa la meta.
    Lo stesso si può dire per l’esperienza educativa. Lo spazio interpersonale è il luogo in cui può avvenire l’autentico “viaggio educativo” che si configura come spazio non già di proprietà di un soggetto, bensì alimentato dalla relazione tra soggetti; vero e proprio luogo di incontro, di comunicazione, di manifestazione di sé, di comprensione, di accoglienza, di progettualità. Nella prospettiva dell’educazione il viaggio spinge ad uscire da sé per incontrare l’altro. La relazione educativa autentica supera la tentazione di possedere, di trattenere l’altro per lasciare spazio al desiderio di liberarlo e di promuoverlo affinché possa diventare un uomo/una donna capace di amare.

    NOTE

    1 Mutuo questo titoletto dal volume di B. Rossi, Avere cura del cuore. L‘educazione del sentire, Carocci, Roma, 2006, p. 201.
    2 R. Iafrate, A. Bertoni, Gli affetti. Dare senso ai legami familiari e sociali, La Scuola, Brescia, 2010, p. 6.
    3 Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 13.
    4 R. Iafrate, A. Bertoni, Gli affetti. Dare senso ai legami familiari e sociali, La Scuola, Brescia, 2010, p. 6.
    5 V. IORI, “Adolescenti e educazione sessuale”, in Pedagogia e Vita, 2000, 6,p. 102. Su questi aspetti cfr. P. BRAIDO, “La sessualità nella persona umana”, in M. PERETTI (a cura di), L’educazione sessuale, La Scuola, Brescia, 1980; N. GALLI, “Pedagogia della sessualità, in N. GALLI (a cura di), L’educazione sessuale nell’età evolutiva, Vita e Pensiero, Milano, 1998.
    6 Per una più ampia trattazione aspetti legati all’educazione sessuale dei preadolescenti V. IORI, “Preadolescenti e educazione sessuale”, in Pedagogia e Vita, 1999, 6, p. 124-141.
    7 Per una più ampia trattazione aspetti legati all’educazione sessuale degli adolescenti cfr. V. IORI, “Adolescenti e educazione sessuale”, in Pedagogia e Vita, 2000, 6,pp. 101-118.
    8 L. PATI, “L’educazione sessuale nell’età della preadolescenza-adolescenza”, in N. GALLI (a cura di), L’educazione sessuale in età evolutiva, Vita e Pensiero, Milano,1994, p. 440.
    9 V. IORI, “Preadolescenti e educazione sessuale”, in Pedagogia e Vita, 1999, 6, p. 128.
    10 B. ROSSI, “L’amore, principio di una cultura della solidarietà”, in La Famiglia, 1994, 167, pp. 17-28; G. MOLLO, “La famiglia come luogo di formazione ai valori”, in La Famiglia, 1993, 159, pp. 26-36.
    11 Per una più ampia trattazione del tema cfr. D. SIMEONE, “L’innamoramento giovanile tra vissuto soggettivo e relazioni familiari”, in L. PATI (a cura di), Innamoramento giovanile e comunicazione educativa familiare, Vita e Pensiero, Milano, 2000, pp. 71-104.
    12 N. GALLI, Educazione dei giovani alla vita matrimoniale e familiare, Vita e Pensiero, Milano, 1993, p. 94; J. VIEUJEAN, Jeunesse aux millions de visage, Casterman, Tournai, 1962 .
    13 A. PELUSO, Sognare e vivere l’amore, Città Nuova, Roma, 1992, p. 98.
    14 Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 29.
    15 Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 5.
    16 M. BUBER, The knowledge of man, Allen-Unwin, Londra, 1965, p. 71.
    17 M. BUBER, Il cammino dell’uomo secondo l’insegnamento chassidico, Qiqajon, Magnano (BI), 1990, p. 29.
    18 J. GEVEART, Il problema dell’uomo. Introduzione all’antropologia filosofica (trad dal francese), Elle Di Ci, Leumann (TO), 1978, p. 42.
    19 M. T. MOSCATO, Il viaggio come metafora dell’educazione, La Scuola, Brescia, 1994.



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