Carmine Di Sante, Vedere con gli occhi della Bibbia, Elledici 1999
«Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto biologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore, e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l'amato è accanto a te, tutto improvvisamente risorge e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso di argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l'Eros. Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tutto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro a lui».[1]
La Bibbia, non diversamente dagli altri grandi testi religiosi dell'umanità, è il racconto di cosa accade all'uomo quando si scopre amato da Dio. Tutto si tras-figura e cambia, la stessa percezione dei profili dei monti o dell'azzurro dei mari. È come se ogni cosa sorridesse e parlasse e in essa si riflettesse l'amore che ama: la sua voce, il suo sguardo, i suoi occhi, il suo silenzio, i suoi passi, i suoi gesti.
Nelle pagine di questo saggio, non senza significato intitolato Vedere con gli occhi della Bibbia, vengono raccolti quattro grandi temi, altrettante quattro grandi finestre, attraverso cui guardare al mondo diversamente: non come deserto, non come tappa, non come totalità o natura cui si appartiene, bensì come dono in cui si oggettiva l'Amore: Dio che è Amore e che eleva i nostri amori all'altezza del suo Amore. Attraverso questi grandi temi o «finestre» viene ricostruita e presentata la spiritualità della bibbia (di qui il sottotitolo del saggio), cioè il modo con cui l'uomo biblico si pone di fronte a Dio e legge il suo essere nel mondo.
Il primo capitolo, dedicato all'esperienza religiosa, cerca di definire in cosa consiste il rapporto tra Dio e l'uomo e quale lo specifico di questo rapporto secondo le scritture ebraiche e le scritture cristiane. Il secondo, dedicato espressamente alla spiritualità, cerca di fare chiarezza nella comprensione di questo termine così ricco ed ambiguo, disegnandone la struttura e i tratti caratteristici secondo la bibbia. Il terzo, dedicato alla preghiera, penetra nel cuore di ogni esperienza religiosa e di ogni spiritualità: l'incontro e il dialogo tra Dio e l'uomo, tra il cielo e la terra, tra il Tu divino e il tu umano. Il quarto, infine, dedicato ai salmi, vuole essere una introduzione puntuale e cordiale, sulla raccolta di preghiere più importanti della bibbia, i salmi appunto, dove, in forma esemplare e mai superata, si oggettiva, per il cristiano, il misterioso dialogo tra Dio e l'uomo e che, per questo, giustamente sono ritenuti il cuore dell'esperienza religiosa e della spiritualità ebraico-crisi iana.
Anche se apparsi separatamente in «Note di Pastorale Giovanile» a breve distanza l'uno dall'altro (1994-1997), i quattro saggi costituiscono, nel loro insieme, un discorso coerente il cui asse portante è il rivelarsi o discesa di Dio nell'uomo. Di qui il cuore di tutta la bibbia, vale a dire della sua spiritualità: non il desiderio di Dio da parte dell'uomo bensì la ricerca dell'uomo da parte di Dio. E quando Dio entra nella storia - la storia di un individuo, la storia di un popolo - tutto si trasfigura e cambia e, come per l'amata del Cantico dei Cantici, ogni cosa riflette e ridice il suo amore.
I testi che qui vengono ripubblicati in forma organica narrano di questa ricerca dell'uomo da parte di Dio: del suo irrompere all'improvviso nella casa dell'io e di portarvi lo scompiglio che inquieta e ricrea: lo inquieta come essere di bisogno e lo ricrea come essere responsabile. Per la spiritualità biblica l'altezza dell'umano e la sua differenza irriducibile dall'animale sono nel passaggio dall'autopercezione di sé come essere di bisogno all'autocomprensione di sé come essere responsabile. Le pagine che seguono sono state sollecitate dalla percezione vertiginosa di questa altezza e di questa differenza, nella convinzione - che l'autore si augura diventi pure del lettore - che solo da questa altezza e da questa differenza l'umano cessa di essere dis-umano e facendosi sovra-umano diventa veramente umano.
NOTE
[1] CHRISTOS YANNARAS, Variazioni sul Cantico dei Cantici, Editrice Interlogos, Schio 1994.








































