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    Gli incontri di Gesù

    e l'esperienza giovanile

    Un'analisi ermeneutica dell'esistenza adolescenziale contemporanea



    Premessa: Il giovane come "viandante dell'essere"

    Il giovane di oggi si muove in un paesaggio esistenziale profondamente segnato dalla complessità e dalla frammentazione. Come un viandante che attraversa territori inesplorati, porta con sé una mappa incompleta dell'esistenza, disegnata da esperienze parziali e domande che spesso rimangono sospese nell'aria rarefatta del dubbio. In questo cammino, gli incontri di Gesù narrati nei Vangeli non rappresentano episodi storici distanti, ma si configurano come specchi fedeli dell'anima giovanile, luoghi ermeneutici dove l'esperienza umana più autentica trova voce e direzione.
    L'adolescenza e la giovinezza si caratterizzano come stagioni dell'esistenza in cui il soggetto vive una particolare intensità fenomenologica: ogni esperienza porta il segno della "prima volta", ogni emozione ha la densità dell'assoluto, ogni scelta appare gravida di conseguenze definitive. È in questa particolare configurazione esistenziale che i tredici temi emersi dal nostro percorso assumono una rilevanza non accidentale, ma strutturale nella formazione dell'identità giovanile.

    1. La ricerca di senso e identità: Il grido silenzioso della generazione liquida

    Nella società contemporanea, caratterizzata da quello che Zygmunt Bauman definiva come "modernità liquida", il giovane si trova ad abitare un tempo in cui le certezze tradizionali si sono dissolte come ghiaccio al sole. L'identità non è più un dato acquisito, ma un progetto sempre in costruzione, una narrazione che deve essere continuamente riscritta. In questo contesto, la ricerca di senso assume le caratteristiche di un'urgenza esistenziale che tocca le fibre più profonde dell'essere.
    Il giovane contemporaneo vive quello che potremmo definire un "paradosso della scelta infinita": da un lato, la moltiplicazione delle possibilità esistenziali gli offre libertà inedite; dall'altro, questa stessa abbondanza genera un'ansia da prestazione identitaria che può risultare paralizzante. Come un artista davanti a una tela bianca con infiniti colori a disposizione, spesso rimane bloccato dall'angoscia della scelta definitiva.
    In questo scenario, l'incontro con Gesù che si manifesta come "Via, Verità e Vita" non rappresenta una riduzione delle possibilità, ma piuttosto l'offerta di un criterio ermeneutico per orientarsi nella complessità. Il giovane riconosce in Cristo non un modello da imitare meccanicamente, ma una presenza che illumina il cammino dell'autenticità personale, suggerendo che l'identità vera si costruisce nell'apertura all'altro e nell'accoglienza del mistero che ci abita.

    2. Fragilità, fallimenti e ricominciare: La pedagogia della seconda possibilità

    La cultura contemporanea, permeata dalla logica della performance e del successo immediato, spesso non offre al giovane gli strumenti per elaborare costruttivamente l'esperienza del fallimento. I social media amplificano questa dinamica, creando vetrine esistenziali dove tutto appare perfetto e dove l'errore diventa motivo di vergogna sociale. Il giovane si trova così a vivere le proprie fragilità come segnali di inadeguatezza, piuttosto che come componenti naturali del processo di crescita.
    L'esperienza del fallimento, in questa prospettiva distorta, assume i contorni di una sentenza definitiva. Come un attore che dimentica la battuta sul palcoscenico e sente su di sé il peso dello sguardo del pubblico, il giovane spesso vive i propri sbagli come macchie indelebili sulla propria biografia. La fragilità, che dovrebbe essere riconosciuta come spazio di umanità autentica, viene invece percepita come debolezza da nascondere.
    Gli incontri di Gesù con i peccatori, con chi ha fallito, con chi ha smarrito la strada, offrono una grammatica completamente diversa per leggere queste esperienze. Il perdono non è presentato come un atto di clemenza dall'alto, ma come un riconoscimento della dignità umana che permane anche nella caduta. Il ricominciare diventa possibile non perché il passato viene cancellato, ma perché viene reintegrato in una narrazione più ampia dove anche l'errore può diventare sapienza.

    3. Relazioni, amore e affettività: Navigare nell'arcipelago emotivo

    L'affettività giovanile si caratterizza oggi per una particolare intensità emotiva che si scontra con modelli relazionali spesso superficiali e consumistici. Il giovane vive un paradosso profondo: da un lato, sente il bisogno di relazioni autentiche e stabili; dall'altro, è immerso in una cultura che promuove la liquidità affettiva e la paura dell'impegno duraturo.
    L'amore, nella percezione giovanile, oscilla tra l'idealizzazione romantica e la banalizzazione consumistica. Come un navigatore che cerca di orientarsi in un arcipelago di isole emotive, il giovane spesso non possiede la bussola per distinguere tra attrazione, innamoramento, amore autentico e dipendenza affettiva. La sessualità, spesso separata dalla dimensione relazionale profonda, diventa un linguaggio ambiguo che può esprimere tanto l'intimità quanto l'alienazione.
    In questo contesto, l'approccio di Gesù alle relazioni umane offre un modello rivoluzionario. L'amore non è presentato come sentimento volatile, ma come scelta di bene per l'altro che trascende le oscillazioni emotive. La dimensione corporea viene integrata in una visione unitaria della persona, dove la sessualità trova senso nell'orizzonte della donazione reciproca e della fedeltà. Il giovane scopre così che l'amore vero non è possesso dell'altro, ma capacità di volere il suo bene anche quando questo comporta rinuncia e sacrificio.

    4. Vocazione e progetto di vita: Dalla programmazione alla chiamata

    La società contemporanea presenta al giovane il futuro principalmente in termini di progettazione razionale e di pianificazione strategica. Il progetto di vita viene concepito come un business plan esistenziale, dove ogni variabile deve essere controllata e ogni rischio minimizzato. In questa logica, la vocazione si riduce spesso a scelta professionale, perdendo la sua dimensione di chiamata che coinvolge l'intera esistenza.
    Il giovane si trova così a vivere una tensione lacerante tra il desiderio di sicurezza e l'aspirazione all'autenticità. Come un architetto che deve progettare una casa senza conoscere il terreno su cui sorgerà, spesso si sente chiamato a prendere decisioni definitive con informazioni insufficienti. L'incertezza del mercato del lavoro, la precarietà economica e sociale, la rapidità dei cambiamenti tecnologici rendono ancora più complessa questa operazione di progettazione esistenziale.
    La categoria biblica di vocazione introduce una dinamica completamente diversa. Non si tratta di auto-realizzazione individualistica, ma di risposta a una chiamata che viene da oltre l'io. Il progetto di vita non è più auto-centrato, ma si apre alla dimensione del servizio e della missione. Il giovane scopre che la propria realizzazione passa attraverso la capacità di uscire da sé per andare incontro al mondo e ai suoi bisogni. La vocazione diventa così un ponte tra le aspirazioni personali e le necessità del mondo, tra il desiderio di felicità e la ricerca del bene comune.

    5. Dubbi, crisi di fede e ricerca: L'onestà dell'interrogazione

    La crisi di fede nell'esperienza giovanile contemporanea assume caratteristiche peculiari rispetto al passato. Non si tratta più principalmente di una ribellione contro l'autorità religiosa tradizionale, quanto piuttosto di una fatica a trovare spazi di senso in un mondo che appare dominato dalla logica tecno-scientifica e dal relativismo culturale. Il dubbio giovanile è spesso più metodologico che contenutistico: non si mette in discussione questo o quell'articolo di fede, ma la stessa possibilità che esista una verità trascendente accessibile all'uomo.
    Il giovane vive come un archeologo dell'anima che scava tra i detriti di tradizioni ereditate, cercando di distinguere tra ciò che è autentico e ciò che è solo sovrastruttura culturale. In questo processo, il dubbio non è segno di debolezza spirituale, ma manifestazione di onestà intellettuale e di desiderio di autenticità. Tuttavia, quando questo dubbio non trova spazi di elaborazione costruttiva, può trasformarsi in scetticismo rassegnato o in indifferenza spirituale.
    Gli incontri evangelici mostrano come Gesù non teme il dubbio umano, ma lo accoglie come spazio di crescita e di approfondimento. La fede non viene presentata come adesione acritica a verità preconfezionate, ma come fiducia che si costruisce nell'esperienza dell'incontro personale. Il giovane scopre che il dubbio può diventare soglia di una fede più matura, che non elimina il mistero ma impara ad abitarlo con serenità e speranza.

    6. Giustizia sociale e impegno: Dal narcisismo alla solidarietà

    La sensibilità sociale delle nuove generazioni presenta caratteristiche paradossali. Da un lato, i giovani mostrano una particolare attenzione alle tematiche ambientali, ai diritti umani, alla giustizia globale; dall'altro, spesso faticano a tradurre questa sensibilità in impegno concreto e duraturo. La cultura digitale amplifica questo paradosso: è facile esprimere indignazione sui social media, molto più difficile è impegnarsi in azioni concrete di trasformazione sociale.
    Il giovane vive come un cittadino globale che ha accesso immediato alle informazioni sui problemi del mondo, ma spesso si sente impotente di fronte alla complessità e alla vastità delle sfide. L'ingiustizia viene percepita come dato strutturale del sistema, difficilmente modificabile attraverso l'azione individuale. Questa percezione può generare due reazioni opposte: l'attivismo frenetico che cerca di cambiare tutto immediatamente, o il disimpegno rassegnato che considera inutile ogni sforzo.
    L'approccio di Gesù alla questione sociale offre una terza via. L'impegno per la giustizia non è presentato come progetto utopico di trasformazione totale del mondo, ma come pratica quotidiana di attenzione ai piccoli e agli ultimi. Il giovane scopre che il Regno di Dio si costruisce attraverso gesti concreti di amore e di servizio, che ogni atto di giustizia è un seme che può germogliare in trasformazioni più ampie. L'impegno sociale diventa così espressione della fede, non aggiunta moralistica, ma conseguenza naturale dell'incontro con l'amore di Dio.

    7. Corpo, salute e integrità: Oltre la dittatura dell'immagine

    La relazione del giovane contemporaneo con il proprio corpo è segnata da ambivalenze profonde. Da un lato, la cultura dominante promuove il culto del corpo perfetto, dell'efficienza fisica, dell'immagine curata; dall'altro, si assiste a una crescente alienazione corporea, manifestata attraverso disturbi alimentari, dipendenze, autolesionismo. Il corpo diventa simultaneamente oggetto di investimento narcisistico e fonte di ansia e insoddisfazione.
    I social media amplificano questa dinamica contraddittoria, creando una vetrina permanente dove il corpo deve sempre apparire al meglio, ma dove allo stesso tempo si moltiplicano i modelli di perfezione irraggiungibile. Il giovane vive così una scissione tra il corpo vissuto e il corpo rappresentato, tra l'esperienza corporea autentica e l'immagine che deve proiettare di sé.
    La sessualità, in questo contesto, spesso si disincarna, diventando performance da ottimizzare piuttosto che linguaggio di intimità e di donazione. La salute mentale risente di questa pressione continua, con l'aumento di fenomeni ansiosi, depressivi e di disturbi dell'umore legati all'insoddisfazione corporea.
    L'approccio di Gesù al corpo umano offre una prospettiva liberante. Il corpo non è prigione dell'anima né strumento di auto-affermazione, ma tempio dello Spirito, luogo dove si manifesta la dignità della persona. La guarigione fisica diventa segno di una salvezza integrale che coinvolge tutta la persona. Il giovane scopre che l'accettazione del proprio corpo, con i suoi limiti e le sue fragilità, è condizione per una relazione autentica con sé e con gli altri.

    8. Creatività e futuro: Dall'ansia alla generatività

    La creatività giovanile si trova oggi stretta tra due fuochi: da un lato, la pressione sociale che chiede di essere originali e innovativi in un mondo ipercompetitivo; dall'altro, l'omologazione culturale che standardizza gusti, linguaggi e aspirazioni. Il giovane vive come un artista che deve essere contemporaneamente rivoluzionario e commerciabile, autentico e di successo.
    Il rapporto con il futuro è caratterizzato da un'ansia particolare. A differenza delle generazioni precedenti, che potevano contare su traiettorie biografiche relativamente prevedibili, i giovani di oggi devono confrontarsi con scenari di incertezza radicale. Il cambiamento tecnologico accelerato, l'instabilità economica, le crisi ambientali e sociali rendono difficile immaginare il proprio futuro a medio e lungo termine.
    In questo contesto, la creatività rischia di diventare fuga dalla realtà piuttosto che strumento di trasformazione. Il futuro viene percepito più come minaccia che come promessa, più come spazio di ansia che come orizzonte di speranza. Il giovane può oscillare tra l'iperattivismo creativo, che cerca di controllare l'incertezza attraverso la produzione frenetica, e la paralisi creativa, che rinuncia a immaginare e a progettare.
    L'approccio evangelico alla creatività e al futuro introduce la dimensione della fiducia nella Provvidenza. Non si tratta di passività fatalistica, ma di riconoscimento che il futuro non dipende solo dalle nostre capacità di programmazione e controllo. La creatività diventa collaborazione con l'opera creatrice di Dio, partecipazione al continuo rinnovamento del mondo. Il futuro si apre come spazio di speranza, dove l'imprevisto può essere grazia e dove anche i fallimenti possono diventare semi di novità.

    9. Dio, mistero e ricerca dell'assoluto: Oltre l'ateismo pratico

    La relazione dei giovani contemporanei con la dimensione religiosa e spirituale presenta caratteristiche inedite. Piuttosto che un ateismo militante, si assiste spesso a una sorta di "ateismo pratico" o di "indifferenza spirituale". Dio non viene negato teoricamente, ma semplicemente ignorato nella pratica quotidiana. Il mistero viene ridotto a ciò che non si conosce ancora, ma che la scienza prima o poi spiegherà.
    Tuttavia, parallelamente a questo processo di secolarizzazione, si manifesta nei giovani un bisogno profondo di spiritualità e di trascendenza. Questo bisogno si esprime spesso attraverso forme alternative di religiosità: filosofie orientali, pratiche new age, spiritualità diffusa che evita le forme istituzionali tradizionali. Il giovane cerca l'assoluto, ma fatica a riconoscerlo nelle forme storiche del cristianesimo.
    La ricerca spirituale giovanile si caratterizza per un approccio esperienziale: non si cerca tanto la verità dottrinale, quanto l'esperienza trasformante. Come un assetato che cerca una fonte d'acqua pura, il giovane aspira a un contatto diretto con il divino che dia senso e direzione alla sua esistenza.
    Gli incontri di Gesù mostrano che Dio non è un'idea da comprendere, ma una presenza da sperimentare. Il mistero non è ostacolo alla conoscenza, ma dimensione costitutiva della realtà che invita all'adorazione e alla fiducia. Il giovane scopre che la ricerca di Dio è sempre anche essere cercati da Dio, che l'inquietudine spirituale è segno di una chiamata che precede ogni risposta umana.

    10. Morte, finitezza e vita eterna: L'esorcismo dell'ultima parola

    La società contemporanea ha sviluppato una particolare strategia di rimozione della morte. La morte è diventata un tabù culturale, relegata negli ospedali e nei luoghi specializzati, lontana dall'esperienza quotidiana. I giovani crescono spesso senza confrontarsi direttamente con l'esperienza del lutto e della perdita, in una sorta di illusione di immortalità che caratterizza la cultura consumistica.
    Tuttavia, questa rimozione non elimina l'angoscia esistenziale legata alla finitezza. Al contrario, spesso l'amplifica, creando una forma di ansia sotterranea che si manifesta attraverso comportamenti compulsivi, ricerca di sensazioni estreme, paura dell'invecchiamento e della malattia. Il giovane vive come se fosse immortale, ma allo stesso tempo è tormentato dall'intuizione della propria fragilità.
    La pandemia di COVID-19 ha rappresentato uno spartiacque in questo processo di rimozione, riportando improvvisamente la morte al centro dell'esperienza collettiva. I giovani si sono trovati a confrontarsi con la propria vulnerabilità e con quella delle persone care, spesso senza avere gli strumenti culturali e spirituali per elaborare questa esperienza.
    L'approccio di Gesù alla morte introduce una prospettiva rivoluzionaria. La morte non è negata o rimossa, ma attraversata e trasformata. Non è l'ultima parola sull'esistenza umana, ma passaggio verso una vita più piena. Il giovane scopre che accettare la propria finitezza non è rassegnazione, ma condizione per vivere con intensità e autenticità il tempo che gli è dato. La vita eterna non è fuga dalla storia, ma compimento delle aspirazioni più profonde del cuore umano.

    11. Perdono, riconciliazione e guarigione delle relazioni: Oltre la cultura del risentimento

    La cultura contemporanea spesso promuove una logica di rivalsa e di risentimento che rende difficile l'esperienza del perdono autentico. I giovani crescono in un contesto dove l'offesa subita diventa parte dell'identità e dove il perdono può essere percepito come debolezza o come rinuncia ai propri diritti. I social media amplificano questa dinamica, creando spazi dove i conflitti si cristallizzano e dove è difficile trovare vie di riconciliazione.
    Le relazioni giovanili sono spesso segnate da ferite profonde che non trovano spazi di elaborazione costruttiva. I rapporti familiari, amicali, sentimentali possono essere compromessi da incomprensioni, tradimenti, delusioni che creano muri apparentemente invalicabili. Il giovane può rimanere prigioniero di dinamiche distruttive che avvelenano il presente e compromettono il futuro.
    In questo contesto, l'esperienza del perdono evangelico appare come possibilità di liberazione. Non si tratta di dimenticare o di minimizzare il male subito, ma di spezzare la catena della vendetta e del risentimento. Il perdono diventa atto di libertà che libera tanto chi perdona quanto chi è perdonato. Il giovane scopre che la riconciliazione è possibile anche quando sembra impossibile, che l'amore può essere più forte dell'odio e della delusione.

    12. Beatitudini e vita nuova: L'etica dell'impossibile come orizzonte

    Le Beatitudini rappresentano per il giovane contemporaneo una sfida particolare. In una società basata sulla competizione, sul successo, sull'auto-affermazione, l'invito alla mitezza, alla povertà di spirito, alla pace appare come un programma irrealistico e controproducente. Come può essere beato chi piange? Come può essere vincente chi si fa ultimo?
    Il giovane si trova di fronte a quello che potremmo chiamare "lo scandalo delle Beatitudini": un programma di vita che capovolge tutti i valori comunemente accettati. Questa proposta può essere percepita come anacronistica, inadatta a un mondo che premia l'aggressività e la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi.
    Tuttavia, allo stesso tempo, il giovane intuisce che i valori tradizionali del successo e della competizione non portano alla felicità autentica. L'esperienza di molti coetanei che hanno raggiunto tutti gli obiettivi socialmente riconosciuti ma rimangono vuoti e insoddisfatti pone interrogativi profondi sui criteri di realizzazione personale.
    Le Beatitudini si presentano come "etica dell'impossibile" che diventa possibile nell'esperienza dell'amore di Dio. Non sono regole morali da applicare meccanicamente, ma descrizione di una vita trasformata dall'incontro con Cristo. Il giovane scopre che la vera felicità non sta nel possedere ma nel donare, non nel dominare ma nel servire, non nell'auto-affermazione ma nell'apertura all'altro.

    13. Speranza, futuro e regno che viene: Oltre il presente perpetuo

    La generazione contemporanea è spesso descritta come quella del "presente perpetuo", incapace di immaginare il futuro e di mantenere viva la speranza. L'accelerazione del cambiamento sociale e tecnologico sembra aver reso obsoleta la categoria della speranza, sostituita da quella dell'adattamento continuo all'imprevisto.
    Il giovane vive in una temporalità frammentata, dove il futuro appare più come minaccia che come promessa. Le crisi ambientali, economiche, sociali proiettano ombre inquietanti sul domani, mentre la velocità del cambiamento rende difficile costruire progetti a lungo termine. La speranza rischia di essere sostituita dall'ansia o dalla rassegnazione.
    In questo contesto, la categoria biblica del "Regno che viene" introduce una dinamica completamente diversa. La speranza non è ottimismo ingenuo né fuga dalla realtà, ma fiducia che la storia ha una direzione e un senso. Il futuro non è solo continuazione del presente, ma possibilità di novità radicale.
    Il giovane scopre che la speranza cristiana non è passiva attesa, ma collaborazione attiva alla costruzione del Regno. Il futuro si costruisce già nel presente attraverso scelte concrete di amore, di giustizia, di pace. La speranza diventa così forza trasformatrice che dà senso all'impegno quotidiano e che apre orizzonti di possibilità anche nelle situazioni più difficili.
    Sintesi ermeneutica: I tredici sentieri verso l'autenticità
    Questi tredici temi non rappresentano compartimenti stagni dell'esperienza giovanile, ma dimensioni interconnesse di un'unica ricerca di autenticità e di senso. Come i fili di un tessuto, si intrecciano continuamente nell'esperienza concreta del giovane, creando il disegno complesso della sua identità in formazione.
    L'incontro con Gesù non offre risposte preconfezionate a queste ricerche, ma accompagna il giovane nell'elaborazione personale delle sue domande fondamentali. Non si tratta di imporre dall'esterno soluzioni dogmatiche, ma di illuminare dall'interno i percorsi di crescita che il giovane stesso sta compiendo.
    In questa prospettiva, gli incontri evangelici diventano specchi fedeli dell'anima giovanile, luoghi dove il giovane può riconoscere le proprie aspirazioni più profonde e scoprire che non è solo nel suo cammino. La figura di Gesù non si presenta come modello da imitare meccanicamente, ma come compagno di viaggio che condivide le fatiche e le speranze dell'esistenza umana.

    La pedagogia che emerge da questo approccio è quella dell'accompagnamento rispettoso, che sa riconoscere nei conflitti e nelle crisi giovanili non deviazioni da correggere, ma passaggi necessari di un cammino di crescita. L'educatore diventa mediatore di un incontro che può trasformare la vita, ponte tra l'inquietudine giovanile e la pace che viene dall'alto.
    In questo senso, i tredici temi esplorati non sono argomenti di studio, ma sentieri di vita che conducono il giovane verso la scoperta della propria vocazione più autentica e verso la realizzazione di quella pienezza di umanità che Cristo è venuto a portare nel mondo.



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