Giovani '80
Angelo Turchini
(NPG 1983-01-33)
Negli spazi di incontro tra i giovani una volontà di comunicazione e di ricerca di sé.
In questo periodo si avverte maggiormente il bisogno di avere un po' di tempo per sé, per relazioni sociali, amicali, affettive diverse dalla quotidianità banale e frammentata. È un bisogno di incontro, di scambio di esperienze, di esperienze da fare insieme ad altri. Qualsiasi possibilità va bene, purché non stereotipa, non standardizzata. Anche se consueta è nuova, se vissuta con le persone giuste, nel gruppo o nel piccolo gruppo.
Il tempo, fuori del lavoro e dello studio, è il tempo della festa: la sera, il fine settimana, un breve periodo di vacanza in cui crescono e si intrecciano flussi di desideri, di sensazioni, di rapporti.
Si tratta di trovare un tempo meno grigio, da consumare con soddisfazione, nella ricerca di una identità personale, di una sicurezza, di qualche certezza per la propria vita, per il proprio futuro, ma soprattutto per il proprio presente che pulsa vivo ogni attimo, anche quello costrittivo, ingabbiante e reale e lontano.
Nei comportamenti collettivi legati al consumo si evidenzia il desiderio di accentuare e definire la propria individualità, la propria identità, mentre ci si riconosce.
Luoghi e momenti di incontro, maggiormente frequentati: sale da ballo e discoteche, cinema e teatri, bar e pub e pianobar, parchi e stadi e concerti, case di amici e strade e piazze. Ciò che conta è l'esserci in gruppo, magari in due non importa.
Il piccolo gruppo risponde al bisogno di gruppi di coetanei, di una certa socializzazione per fasce d'età, di realizzazioni efficienti, di formule utili a superare l'incertezza, l'indecisione, l'insicurezza, la fragilità. Il piccolo gruppo si costituisce spesso sulla base di interessi particolari condivisi: musica, sport, viaggi, amicizie, ballo e così via.
Lo stesso ritrovarsi implica una volontà comunicativa. È da mettere in conto una telefonata o, comunque, una comunicazione orale. Poi la programmazione dell'uscita: quali abiti (anche casuals), quale mezzo di locomozione. Ulteriori scambi di telefonate, consumo di energia, piacere di parole. Poi si scopre chi è sparito dalla circolazione, i nuovi venuti nel gruppo con cui si fa conoscenza frettolosa suscettibile di sviluppi come di una rapida caduta.
Si parla dei propri problemi, si cerca un dialogo. Spesso è il corpo che parla, un abito, un gesto. Si fuggono rapporti di forza. Questa sera si decide per la discoteca, una delle 6.800 presenti in Italia.
Che la discoteca sia un luogo predisposto ad una utenza basata sul concetto di gruppo è evidente anche dal tipo di organizzazione dello spazio: piattaforma su cui si balla, cabina del disc-jockey, bar e soprattutto un gran numero di poltroncine basse componibili e scomponibili. La sala magari assomiglia ad un vecchio capannone, agghindato da Beaubourg, con in più qualche luminaria e una disco-music neanche tanto avveniristica con un pizzico di rock.
C'è un rapporto strettissimo fra tipo di musica, funzioni sociali, spazio fisico, pubblico. Ci si intende ormai a segni, a gesti, tramite il corpo. La discoteca è anche luci psichedeliche, lampade stroboscopi-che, proiezioni caleidoscopiche, laser più musica, musica, musica, più movimento, più gesti, più gambe, più braccia, più capelli, più abiti, più colori, più buio, più luce, più consumo, più spettacolo. Ad una musica elettronica elaborata, ripetuta, ossessiva si risponde con una serie di movimenti del corpo, i soliti movimenti.
La libera percezione di sé espressa a livello gestuale diventa, seguendo il ritmo della musica cui si uniforma come a nuove regole, una nuova costruzione anche fisica. Si va via mentre la musica continua. Fuori pioviggina.
Al di là delle sensazioni vecchie e diverse, lontano dalla discoteca, comincia e finisce e continua un rito di contorno che è ben più importante.









































