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    Gli adolescenti rebus generation?


     

    Giovani '80

    Angelo Turchini

    (NPG 1983-10-33)


    Attraverso i dati di una recente inchiesta dell'Espresso, uno spaccato delle scelte e dei valori dei 14-18enni.

    Le note della favola Flashdance echeggiano ancora. Lei (improbabile) metalmeccanica e ballerina dagli occhioni dolci desidera realizzarsi esprimendosi nella danza. Alla fine ci riesce, anche grazie al sostegno di Lui. La cornice edulcorata e romantica ha avuto un grandissimo successo, propiziato anche dai fotoromanzi, dai romanzi tipo Harmony e così via più un'impeccabile resa fotografica e scenografica. Al fondo, però, vi si possono leggere meccanismi profondi e diffusi fra i circa 5 milioni di ragazzi e ragazze fra i 14 e 18 anni. Speranze, convinzioni, dubbi, illusioni, desideri, pulsioni messe in scena sono anche loro.
    Post-punk, neo-indifferenti, new-romantic, rebus-generation, look generation, generazione stanca e stufa, figli del riflusso, abulico-introspettivi o abulico-silenziosi, nuovi seri sono definizioni schematiche e tendenziose uso etichetta per catalogo di sociologi e commentatori di turno.
    Eppure come definire una certa accettazione del riflusso, il recupero di certi valori tradizionali, un rifiuto pacifico, lucido e cosciente degli schemi politici tradizionali, il disinteresse e la sfiducia nella cosiddetta vita politica, la rivalutazione dell'intimità e della gelosia sia pur senza esagerare, la preferenza per il rapporto a due di tipo tradizionale, il ritorno ai valori della famiglia?
    Qualche tempo fa è uscita sull'Espresso una inchiesta su cosa pensano, su cosa chiedono i ragazzi fra i 14 e i 18 anni. Mondo immobile o in movimento? Cambiamenti superficiali, di pelle, giusto per essere alla moda o mutamenti profondi?
    Flashdance segnala più che una smodata passione per il mito americano, l'assuefazione agli spot pubblicitari plasmanti il profondo più profondo e l'identificazione con l'immagine. Ma l'immagine non più vissuta come tale, è vera? Sì, ma fino a un certo punto. Se si va a grattare si scopre che non è così.
    I valori più importanti sono l'amicizia, i diritti umani, l'amore, il lavoro, la famiglia, propri di una generazione in attesa di entrare nella società produttiva. In testa trionfa il privato con una caratterizzazione umanistico-umanitaria con una profonda fiducia nel futuro, basata però su elementi assolutamente tradizionali. «Avrò una casa, un mestiere interessante, una moglie, dei figli, sarò fedele al mio compagno o alla mia compagna». (Ottimismo maggiore al Nord piuttosto che al Sud).
    In questo generale recupero di valori tradizionali e privati il sesso appare vissuto in modo particolarmente moderato e ponderato. Sta forse rinascendo un puritanesimo privato di derivazione romantica? Intanto si parla più di amore che di sesso, si scopre più profondamente il proprio intimo. Non si rinuncia alla soddisfazione delle proprie pulsioni, ma sta cambiando la modalità, grazie anche all'incontro con.la propria corporeità. Si vive con piacere il corpo, cui si presta una attenzione forse sconosciuta in passato. Il rapporto erotico, amoroso investe tutta la persona e tutto il corpo (un effetto di questo fenomeno è il successo televisivo dell'ostentazione dell'ambiguità).
    I mutamenti culturali intervenuti in questi ultimi anni hanno segnato la fine del ruolo maschile inteso in termini tradizionali, ma non hanno visto emergere nulla di nuovo, se non il desiderio di colmare una mancata abitudine al dialogo e ad affrontare con chiarezza e distensione problemi comuni.
    Ma il viaggio verso la parità è lungo. Se tre su cinque non hanno ancora fatto all'amore è perché si attribuisce importanza morale e sentimentale alla verginità riconosciuta come valore. (A questo proposito, naturalmente, il divario è notevole e abbastanza netto fra ragazze e ragazzi). I problemi sono quelli di sempre.
    Il rispetto della personalità dell'altro, dei suoi interessi, del suo spazio vitale, esente da uno stato di dipendenza e di subordinazione non è facile da conseguire tanto quanto la subordinazione (sempre meno) tradizionalmente peculiare della ragazza. La crisi di un rapporto rivela spesso fragilità nella sua costruzione. Può verificarsi su diversi piani: ideologico - un tipo di contrasto derivante da una eterogeneità di principi, di valori, di concezione e impostazione della vita -, oppure affettivo - allora si riferisce a tutte le incomprensioni e le conseguenti difficoltà del rapporto di ordine affettivo o spirituale, soprattutto incomprensione delle esigenze, delle aspirazioni, dei problemi dell'altro -, oppure sessuale - allora si manifesta nell'insoddisfazione, nella mancanza di iniziativa, nell'inesperienza.
    L'inchiesta de «L'Espresso», da cui abbiamo tratto molti spunti e indicazioni, traeva delle conclusioni facilmente condivisibili: «I nostri giovani sono attaccati al paese, ottimisti rispetto al futuro, rifuggono dagli eccessi, sono decisamente riformisti, ma recuperano alcuni valori tradizionali, si collocano più al centro che agli estremi. Rifiutano però drasticamente la classe politica attuale e si disinteressano della vita pubblica alla quale sembrano assistere passivamente. Una passività e un disincanto che non pongono gravi problemi fino al momento in cui si limitano a stare a guardare. Ma cosa succederà quando saranno chiamati ad uscire dalla lista d'attesa?».



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