Elio Scotti
(NPG 1969-02-58)
Il P. Giampietro, a nome dell'A.N.S.I. (Associazione Scuola Italiana), avanza una proposta che mi pare degna di ogni attenzione.
Può indicare una svolta metodologica di grande rilievo.
Da vari decenni il movimento degli exalunni nelle scuole italiane, specialmente in quelle dirette da Enti e privati, ha messo nella giusta considerazione non soltanto la grande opportunità di proseguire i contatti con gli allievi già immessi nella società, ma pure quella di beneficiare della loro collaborazione sia per l'azione formativa da svolgere presso gli alunni, specie per l'orientamento universitario e professionale in genere, sia per il rinnovamento dei metodi educativi e dei programmi stessi, ora specialmente che si comincia a parlare in modo concreto di libertà didattica.
Dai Presidi e Direttori, dalle famiglie e dagli alunni stessi si sta comprendendo che pure l'Associazione degli exalunni è una componente del sistema educativo. La proposta perciò che pure una loro rappresentanza deve essere inclusa, a fianco dei rappresentanti dei genitori, dei professori e degli alunni, nel Consiglio direttivo di ogni scuola, non suscita quella meraviglia, che ordinariamente accompagna ogni nuova idea.
La presenza di qualche giovane exalunno in tale Consiglio – tutti lo comprendono – sarà di grande vantaggio sia perché potrà dare suggerimenti o pareri, sia perché, se molto giovane, la sua mentalità e i suoi modi di giudicare saranno più vicino alla mentalità e alle esigenze degli alunni di oggi, a differenza della mentalità dei rappresentanti dei genitori, che pure se fossero scelti tra gli exalunni, per il solo fatto di avere venticinque-trenta anni di più, incontrano particolari difficoltà per ben comprendere e valutare le nuove istanze psicologiche e sociali, proprie degli alunni.
Giuseppe Giampietro
(da Rinnovare la scuola n. 1, Ottobre 1968)
Essendo l'exallievo la continuazione logica dell'allievo, si richiede una verifica attraverso incontri tra gli exailievi e i giovani allievi, e tra exailievi ed educatori. Gli educatori possono solo parzialmente preparare buoni cristiani e cittadini, non per il fatto che non formino alle virtù cristiane e sociali, ma per il fatto che tali capacità li preparano in modo astratto dai doveri di stato in cui essi, in seguito, dovranno essere lampade sul moggio.
Gli exailievi che sono appena usciti dall'ambiente educativo prendono invece piena coscienza delle carenze della educazione ricevuta, rispetto agli ambienti che incontrano.
Si potrebbe pianificare e anche istituzionalizzare in periodici incontri, un dialogo persistente e continuato degli educatori e degli allievi più maturi con i giovani exallievi più volenterosi e schietti, per un ridimensionamento e una rettificazione della preparazione educativa.
Come un telegrafista comunica all'artigliere dati precisi per rettificare la direzione del tiro onde colpire il bersaglio, così gli exallevi giovani dovrebbero indicare con precisione agli educatori e anche ai compagni i problemi e le situazioni in cui essi si sono trovati smarriti ed impreparati e in cui hanno corso il rischio di essere pecore in mezzo ai lupi, anziché leaders. I giovani exallievi si dedicherebbero con passione a questo impegno, anche se con iniziali intemperanze e provocando sicure ma feconde reazioni. Sarebbe un dialogo che arricchirebbe i loro giudizi nella ricerca delle motivazioni, completerebbe la loro educazione con lo sforzo personale di affrontare bene la realtà; darebbe loro l'occasione per una Revisione di Vita alla luce dei principi educativi ricevuti, integrando e sostenendo la loro spiritualità nel nuovo tipo di colloquio coi loro educatori. Il giovane exallievo con le sue nuove problematiche aiuterà indirettamente l'educatore a dirigere le proprie arti pedagogiche nel formare gli allievi alle capacità anziché alle abitudini, ad esercitarli nella libera scelta, nella costanza del volere, nella prontezza della decisione, nell'attitudine alla lealtà pur prudente, motivata da valori superiori, nel dominio dei sensi e della fantasia, nella coscienza della propria debolezza, dell'esigenza di equilibrio, di umiltà e di pazienza. Tali conversazioni aiuteranno gli allievi a desiderare quegli orientamenti umani fondamentali che, al di sopra delle regolamentazioni e degli impegni collegiali scolastici od oratoriani, rimarranno per tutta la vita.








































