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    Cosa valorizzare della JMJ di Madrid?



    Dopo la GMG

    Rosendo Soler [1]

    (NPG 2011-09-78)


    Sono passati alcuni mesi dalla celebrazione della XXIV GMG di Madrid. Personalmente sono stato molto colpito, come tanti altri, dalla testimonianza di gioia e vitalità di quella moltitudine di giovani che si sono dati appuntamento, assieme ai loro pastori e attorno a Papa Benedetto, in quella grande festa religiosa che è la GMG.
    Essere giovani ed essere cristiani non fanno a pugni.
    I giovani che abbiamo visto in quei giorni a Madrid sono ragazzi e ragazzi del loro tempo. Vivono gli stessi problemi degli altri giovani, parlano lo stesso linguaggio, cercano un mondo migliore… ma per loro la fede, Gesù Cristo, la vita spirituale, la forza dei sacramenti, la voce della Chiesa… sono importanti. Questi giovani sono il volto vivente della Chiesa. Non è strano che la Chiesa si senta orgogliosa dei giovani cattolici.

    La JMJ nel contesto della Nuova Evangelizzazione

    Rispetto all’evangelizzazione, la sfida attuale della Chiesa si chiama «nuova evangelizzazione».
    I Lineamenta del prossimo Sinodo parlano di un piano unitario per una rinnovata azione evangelizzatrice.
    Questo piano prevede alcuni interventi privilegiati: L’Assemblea del Sinodo su «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», la creazione del recente «Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione», l’esortazione apostolica postsinodale «Verbum Domini».
    Il documento riconosce il desiderio di spiritualità che c’è oggi in molti giovani e vede nelle Giornate Mondiale della Gioventù una manifestazione di questo desiderio:
    «I grandi raduni mondiali della gioventù, i pellegrinaggi verso luoghi di devozione antichi e nuovi, la primavera dei movimenti e delle aggregazioni ecclesiali sono il segno visibile di un senso religioso che non si è spento» (nota 2).[2]
    La JMJ si colloca dunque nel piano di azione della Chiesa circa la nuova evangelizzazione e pretende di essere un appoggio per la pastorale giovanile.
    Constatiamo, allo stesso tempo, che questo piano si va inserendo con sempre maggior decisione nei nostri particolari piani pastorali.
    Sarà saggezza nostra saper valorizzare questa esperienza con tutte le sue potenzialità, permetterne la transizione da un incontro straordinario e alla pastorale ordinaria.

    Nuova evangelizzazione e pastorale giovanile

    L’esperienza della fede nelle società moderne di atmosfera postmoderna non è facile specialmente per i giovani. I processi pastorali si vedono soggetti a condizionamenti e tensioni. È anche possibile che si siano commessi degli errori. Alcuni poi affermano che la pastorale giovanile è fallita. Questa affermazione ci pare eccessiva, però permette di vedere, nel contesto secolarizzato che viviamo, le difficoltà che abbiamo per la trasmissione della fede alle nuove generazioni.

    Un nuovo impulso per la pastorale giovanile

    Al momento della sua partenza dall’aeroporto, papa Benedetto disse: «Raccomando, quindi, in modo particolare ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e agli educatori cristiani, la cura della gioventù, che vuole rispondere con speranza alla chiamata del Signore».
    Al rileggere queste parole mi nasce una domanda: Che cosa possiamo fare qui e adesso per i giovani e la pastorale giovanile?
    Oggi, tanto la Chiesa come i giovani ci chiamano a una «conversione pastorale in senso missionario della loro azione e delle loro strutture».[3]
    Si vede la necessità di promuovere una pastorale giovanile più missionaria (con un Primo Annuncio esplicito e promuovendo punti di contatto tra i giovani e la Chiesa) e di intensificare qualitativamente l’evangelizzazione (che implica l’annuncio coerente e credibile del vangelo, la testimonianza religiosa esplica, l’educazione alla fede, esperienze di preghiera e di discernimento, comunità cristiane vive, celebrazioni liturgiche dei sacramenti, impegno concreto nella trasformazione della realtà secondo la volontà di Dio).
    Si punta in modo deciso alla personalizzazione dell’esperienza religiosa e all’accompagnamento della fede. Qui, evidentemente, è presente in forma esplicita e operativa l’irrinunciabile dimensione vocazionale della pastorale giovanile.
    Voglio puntualizzare questa riflessione con quattro «sentieri per una pastorale giovanile all’insegna della nuova evangelizzazione». Ho preferito segnalare cammini. Sono sentieri semplici e consistenti per procedere in avanti.

    * Potenziare una pastorale più mistagogica.
    La pastorale deve aiutare a fare esperienza del mistero di Dio e cercare di renderlo «comprensibile» in questo tempo. Parliamo di potenziare una pastorale più mistagogica, senza trascurare altre prospettive: pedagogica, sacramentale o ecclesiale.
    In seno alla Chiesa, lungo i secoli, attraverso la Parola di Dio e i sacramenti, mediante la trasmissione della fede, con la testimonianza viva dei cristiani coerenti, ha luogo – con i condizionamenti culturali e sociali propri di ciascuna epoca – l’esperienza di Dio, che ci rivela il suo volto e il senso del suo mistero di amore nel volto di Gesù crocifisso e risorto. Lo Spirito è la bussola che ci orienta e la luce che ci illumina il cammino verso questa esperienza del Dio di Gesù Cristo.

    * Una pastorale giovanile che sviluppa la pedagogia della fede.
    L’aspetto educativo nella pastorale giovanile ci sembra di grande attualità. Così lo hanno inteso alcuni episcopati, tra cui quello italiano, che – facendosi eco dell’invito del Papa alla «emergenza educativa» – si è proposto per i prossimi anni di «educare alla vita buona del Vangelo».[4]
    Richiamare l’aspetto educativo permette di passare dallo straordinario all’ordinario, di porre in dialogo fede e ragione, fede e cultura, integrare vangelo e vita.
    Il binomio educazione-evangelizzazione continua ad essere attuale e, dal nostro punto di vita, è pienamente giustificato. Non possiamo dimenticare che la tradizione della Chiesa è molto ricca di proposte e itinerari pedagogici che hanno reso possibile una trasmissione della fede che permette l’incontro con Gesù Salvatore.

    * Una pastorale giovanile di comunione.
    La comunione è uno dei tratti visibili che ci aiutano a identificare la pastorale giovanile in questo tempo di nuova evangelizzazione.
    Occorre sottolineare l’importanza decisiva della Chiesa locale con a guida il Vescovo, che esprime unità all’interno di essa e unità con la Chiesa universale, con il Papa di Roma, radicata nella comunione con Cristo e con la Trinità Santa.
    Tutti siamo coscienti – lo ha ricordato il Papa durante i giorni di Madrid – che in una società individualistica la chiave comunitaria della fede si vive con difficoltà. Lo vediamo riflesso negli studi sociologici, ma lo vediamo soprattutto nel lavoro pastorale concreto. È difficile in questi momenti per la pastorale giovanile trasmettere ai giovani il valore della ecclesialità della fede. Ma questa difficoltà si converte in una sfida stimolante. Non possiamo dimenticarci, nella pastorale giovanile, della ecclesialità della fede. Avvicinare la Chiesa ai giovani e i giovani alla Chiesa, fare esperienza di una Chiesa concreta nei gruppi giovanili dovrebbe essere una delle nostre maggiori preoccupazioni.

    * Rafforzare il soggetto di pastorale.
    L’educatore e pastore, così come tutta la comunità, devono essere testimoni della salvezza di Dio e annunciare con coerenza e credibilità il vangelo di Gesù. Essere testimoni di uno sforzo continuo di conversione.
    Ma essere testimoni di Gesù non si riduce semplicemente a una prassi conseguente, alla coerenza o credibilità di vita. Suppone soprattutto e in primo luogo essere adoratori del Padre, coscienti di essere solo strumenti del disegno provvidenziale di Dio. È lo Spirito che conforma la nostra interiorità, la nostra sensibilità credente, la nostra apertura al mistero di Dio e al mistero dell’uomo. E questo è possibile solo se ci lasciamo guidare da una preghiera personale e comunitaria, fatta di adorazione e di ascolto, di silenzio e di ricerca della volontà di Dio, una preghiera di rendimento di grazie che illumina la nostra povertà e sostiene la nostra speranza, e che ha la sua fonte e il suo centro nell’Eucaristia.
    Ecco dunque quattro sentieri, percorribili e già percorsi, ma che richiedono una buona dose di creatività per rendere vivo il nostro ineludibile apporto alla nuova evangelizzazione.

    NOTE

    [1] L’Autore è Delegato Nazionale Salesiano della PG in Spagna.
    [2] Cf Ibid., I, 8.
    [3] Lineamenta, 10.
    [4] Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020.


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