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    Le due funzioni dell'animazione culturale dei giovani (cap 2 di: L'animazione culturale dei giovani)


    Mario Pollo, L'ANIMAZIONE CULTURALE DEI GIOVANI. Una proposta educativa, Elledici 1986

     

    Come già preannunciato, in questo capitolo analizzerò le due funzioni che definiscono l'animazione culturale.
    La prima funzione, come si è visto, è data dall'animazione come stile di vita. La sua analisi si fonda sulla ricerca delle radici linguistiche e filosofiche della parola animazione e, quindi, del suo significato nella nostra cultura sociale.
    La seconda funzione, invece, è costituita dallo specifico formativo che è possibile sviluppare organicamente partendo dalla funzione dell'animazione come stile di vita.
    La prima è una riflessione di tipo sapienziale mentre la seconda è organizza ta secondo un metodo scientifico. È bene chiarire subito che le due funzioni dell'animazione sono difficilmente separabili nella vita. La loro separazione avviene qui solo per motivi di chiarezza didattica ed espositiva. L'animazione, infatti, è una filosofia educativa che si fonda su una più generale filosofia dell'uomo.

    2.1. LE RADICI CULTURALI E LA FILOSOFIA DELL'ANIMAZIONE: L'AMORE ALLA VITA

    Partendo dal presupposto che la cultura sociale si fonda principalmente sulla lingua, il primo passo nella ricerca del significato dell'animazione deve essere, necessariamente, quello dell'analisi delle radici linguistiche della parola che lo veicola. Si tratta, cioè, di scoprire i significati remoti che si addensano nell'uso attuale della parola.
    Questa operazione non è, e non vuole esserlo, una sorta di erudita operazione archeologica, ma la semplice messa a nudo del nucleo di significato più antico che, volenti o nolenti, condiziona, magari inconsciamente per chi parla, il significato attuale della parola.
    Partendo da questo nucleo duro di significato svilupperò una riflessione che consentirà di definire l'animazione in modo coerente sia rispetto alle sue radici che all'attuale uso socioculturale.

    2.1.1. L'animazione come «qualità» di alcune azioni umane

    Per compiere questo passo nella definizione del significato di animazione lo strumento più efficace è costituito dal Dizionario della lingua italiana di Nicolò Tommaseo.
    Secondo la voce di questo grande e irripetibile Dizionario, «animazione è:
    1. l'atto di ricevere l'anima;
    2. l'atto del dare l'anima, o del mantenere la vita animale;
    3. complesso delle facoltà e degli atti della vita animale;
    4. moto vivace di persona, passionato o no; è gallicismo».
    Questa descrizione della parola animazione si arricchisce di molto se si consulta la voce «animare», verbo da cui essa deriva, o meglio di cui rappresenta l'aspetto statico. I significati che si trovano enunciati in questa voce paiono molto più articolati e complessi.
    Alla definizione: «Coll'anima dar vita al corpo, conservargliela, svolgergliela», seguono varie sue articolazioni da cui si ricava che animare significa tanto dar vita ai viventi quanto alle cose inanimate. Ad esempio, uno strumento musicale può essere animato da chi lo usa e lo stesso universo può essere animato dai pensieri dell'uomo. Le attività di espressione artistica sono «animazione»; così come il trasmettere agli altri la propria forza di volontà, i propri sentimenti, le proprie idee o determinazioni all'azione. Infine si può essere animati in modo riflessivo da una idea, da una convinzione o credenza oppure da una azione.
    Il verbo animare, nelle sue radici storiche, indica fondamentalmente l'attività attraverso cui la vita infonde di sé l'uomo e l'universo. Esso quindi designa una qualità dell'agire, che appartiene ad una vastissima gamma delle azioni umane e divine, e che vanno dall'atto educativo, attraverso cui l'educatore intenzionalmente infonde negli educandi valori, principi, idee, opinioni, ecc., all'attività artistica che, animando la materia, crea l'opera d'arte; oppure ancora all'atto di chi, animando dei propri sentimenti e dei propri convincimenti gli altri, li muove all'azione.
    Secondo il Tommaseo quindi con la parola animazione si può indicare la qualità che sottende l'atto educativo, quello creativo o artistico e anche quello politico o più genericamente associativo. Nella cultura a cui fa riferimento il Tommaseo, animare non è un'azione particolare, distinta dalle altre, ma una qualità o un carattere di molte azioni umane, connesse all'azione di dare, conservare e sviluppare la vita nella sua dimensione individuale e sociale, materiale e spirituale, terrena e divina.
    Se queste sono alcune delle radici linguistiche e culturali da cui si svolge il significato contemporaneo di animazione, allora non stupisce troppo l'ampiezza di attività che oggi essa designa. Molti poi degli usi odierni dell'animazione sono, in qualche modo, già prefigurati nel nucleo di significato originario della parola, come più avanti apparirà con più compiuta evidenza.
    Il significato antico della parola che emerge a tutto tondo è allora che animare non è un gesto particolare ma un modo, una qualità specifica che può essere presente in molte azioni umane. Animare è un modo più che una cosa o un contenuto; forse può essere un metodo particolare di condurre le azioni umane più direttamente legate al senso della vita.
    L'animazione perciò non può essere considerata come un'azione particolare a sé stante, ma solo come una attività embricata, nascosta in altre ritenute principali. Essa è una sorta di significato latente, presente in alcuni segni e contesti della vita umana.

    2.1.2. La qualità nascosta dell'animazione: l'amore alla vita

    È precisando questa qualità nascosta di animazione che è possibile restringere l'area troppo vasta di significato quale emerge nella storia antica del segno, pur rimanendovi sostanzialmente fedeli.
    L'animazione, in quanto legata, interrelata ai significati più genuini dell'esistenza, pone come estranee al proprio orizzonte di senso le forme della vita segnate dall'alienazione, dalla schiavitù, dall'oppressione dell'uomo sull'uomo o su se stesso e che quindi impediscono alla singola vita umana di svolgersi in tutta la potenza che in essa è contenuta.
    L'orizzonte di senso dell'animazione rimanda alla libertà, alla creatività, alla gioia, all'amore per gli altri giocato sul rispetto di se stessi, alla speranza come senso fondamentale dell'essere ed infine allo scacco, al fallimento come tratto umano, origine di vita e non di distruttiva disperazione.
    Da questa prima e breve riflessione intorno al senso nascosto dell'animazione emerge un restringimento del suo significato. L'animazione è una qualità che compare solo nelle forme di vita liberanti e liberate. È uno spazio-tempo in cui si declina la crescita e l'emancipazione dell'uomo dalle ferinità arcaiche che ancora negli strati profondi del suo essere urlano la propria presenza.

    Alla base una scommessa sulla vita e sull'uomo

    È stata così delineata la funzione dell'animazione dentro la vita dell'uomo. L'animazione è un modo con cui accostarsi ai vari compiti e ambiti dell'esistenza.
    L'animazione è, prima di tutto, un modo di vivere e di affrontare la vita. Infatti la funzione che qualifica l'animazione è proprio l'amore alla vita nella libertà e nella verità, e si esprime in un atteggiamento globale, fallace e imperfetto per sua natura, ma che significa lo sforzo dell'uomo e del suo pensiero di onorare la vita al di là dello scacco e del fallimento che ogni giorno segnano il suo vivere.
    Viviamo in un tempo di crisi culturale drammatica e complessa. Sappiamo che la persona è al centro di una trama di relazioni politiche, economiche, culturali, che la condizionano e spesso la soffocano.
    In questo contesto l'animazione intende svolgere, consapevolmente, la sua funzione: rendere l'uomo felice, restituirgli la gioia di vivere. È una piccola cosa questa nella mischia delle sopraffazioni, degli intrighi, degli sfruttamenti e delle violenze; ma è una cosa tanto grande che vale la pena di spendere la vita per perseguirla.
    L'animazione è allora una scommessa sulla vita e sull'uomo: scommessa sull'uomo e sulla sua capacità di liberazione storica, pur nella povertà che contraddistingue ogni sua azione. Essa, per rifarci al linguaggio di Paulo Freire, è un «tema generatore» di vita nel momento in cui la vita stessa è minacciata. Un luogo di speranza per il futuro dell'umanità, un luogo in cui liberare la ricchezza delle nuove generazioni e in cui continuamente rigenerare l'uomo e la stessa società.

    Dall'amore alla vita all'autocostruirsi secondo un progetto

    L'animazione accetta sino in fondo la constatazione che l'uomo è quell'essere vivente che ha come compito fondamentale della propria esistenza quello di autocostruirsi secondo un «progetto» che si dispiega, attraverso il presente, dal passato al futuro. L'uomo per la sua sopravvivenza oggi deve pensare a come sarà il suo domani.
    L'amore alla vita che l'animazione persegue è, per prima cosa, la fiducia che, nonostante tutto, è possibile per l'uomo costruirsi secondo un progetto che accanto alla sopravvivenza e all'adattamento sociale colloca le domande fondamentali sul senso dell'esistenza.
    Un progetto che sa che all'uomo non è negato il farsi effettivamente a immagine e somiglianza di Dio.
    Un progetto che sa anche che la storia, così come è disegnata dalla vita sociale odierna, non è ancora per tutti gli uomini il luogo fecondo di questa possibilità.
    Un progetto che sa che l'uomo deve costruire se stesso dentro il lavoro per la realizzazione di una diversa, più giusta e vera società, di una nuova storia.
    Un progetto che sa che tutte le sconfitte che l'uomo subisce nella sua quotidiana fatica di vivere non riescono a intaccare irrimediabilmente il suo futuro.
    L'animazione è, da questo punto di vista, un progetto educativo e uno stile di vita che mette la costruzione dell'uomo all'interno di un faticoso lavoro di redenzione della convivenza sociale e della storia. L'animazione sa che, perché tutto questo avvenga, è necessario che l'uomo si emancipi da tutti quei vincoli, da tutte quelle dipendenze che inibiscono il fiorire del suo essere.
    Questi vincoli non sono che la forma moderna in cui si manifestano gli idoli, nel nome dei quali l'uomo sacrifica il divenire pienamente se stesso. I nomi di questi idoli sono assai comuni: successo, ricchezza, piacere, potere, ecc. L'idolo infatti è tutto ciò che allontana l'uomo da una comprensione globale di sé, che fa sì che un aspetto parziale della vita umana divenga lo scopo totalizzante della vita stessa.
    Amore per la vita e amore per l'uomo sono alla fine la stessa cosa. È su questa convinzione che poggia il modo di vivere nello stile dell'animazione.
    La scommessa è quella centrata sull'affermazione che oggi è possibile non essere idolatri, ma bensì portatori di quel progetto che impedisce all'uomo di rinchiudersi nei limitati orizzonti che il conformismo sociale propone. Un progetto permeato dal significato le cui radici sono al di là della soglia del mistero.
    Un amore alla vita tuttavia non facile, come si vedrà meglio più avanti nel punto 3.2, perché intriso dalla sofferenza e dalla sconfitta. Infatti, dire un progetto non idolatra oggi significa pagare un qualche prezzo in termini di sofferenza personale e di gruppo. Allo stesso modo, il lavoro di trasformazione della storia sembra essere sempre sconfitto dalle logiche del potere dominanti.
    La speranza nella sofferenza è un altro connotato dell'amore alla vita nello stile dell'animazione. La sofferenza, da scandalo che ancora affligge il mondo, può divenire la forza rigeneratrice delle infedeltà dell'uomo al proprio essere.
    La logica dell'amore per la vita dell'animazione si fonda, alla fine, sulla irriducibilità della speranza, sulla fede cioè nella redimibilità di ogni situazione umana, anche della più disperata.
    I connotati di questo progetto d'uomo fondato sull'amore per la vita costituiscono le radici del progetto di animazione che sarà qui esposto. Per ora mi sono limitato ad annunciarlo.

    2.2. L'ANIMAZIONE COME MODELLO FORMATIVO

    Dopo aver delineato il significato della parola animazione, così come esso è conservato nella nostra tradizione culturale, è necessario intersecarlo con quello che si ricava dagli usi sociali contemporanei della parola, che prima ho brevemente descritto. A questo punto, cioè, è necessario domandarsi come l'amore alla vita evocato dalla parola animazione si esprime nelle odierne attività nominate dalla stessa parola.
    Per prima cosa è necessario osservare che alcune attività di animazione odierne non conservano pressoché nulla della qualità di amore alla vita che, come si è visto, è presente nei significati più remoti della parola.
    Mi riferisco, ad esempio, alle attività di animazione del tempo libero. In queste attività è infatti presente il significato marginale della parola animazione: quello cioè che il Tommaseo, con profondo disprezzo, definiva «gallicismo». È l'animazione come attività per vivacizzare rendendo briose alcune situazioni di vita sociale altrimenti spente e noiose.
    Se poi si aggiunge la considerazione che tali attività non mirano alla crescita e alla liberazione delle persone a cui sono rivolte, ma solo alla loro ulteriore sottomissione al ciclo della produzione e del consumo all'interno del sistema economico industriale, ecco che risulta ancora più evidente come l'uso della parola animazione sia in questi casi, di fatto, una sorta di illecita usurpazione a cui è doveroso, moralmente, ribellarsi.
    C'è, invece, un denominatore comune che è possibile rintracciare nelle altre attività che all'inizio ho brevemente descritto. Esso può essere identificato nella funzione formativa.
    Tutte queste attività aspirano, infatti, a una particolare educazione della persona a cui sono rivolte. Esse mirano, cioè, alla crescita, in queste persone, di alcune capacità che consentiranno loro di esprimere più compiutamente se stesse nella vita sociale.
    La qualità educativa, non importa se in modi e forme diverse, sembra segnare tutte queste attività di animazione.
    Questa intenzionalità educativa delle attività di animazione odierne è sovente nascosta al di sotto di apparati ideologici e politici che rischiano di soffocarla. Tuttavia questo denominatore comune esiste e consente di affermare che, oggi, l'animazione può essere vista come l'amore alla vita che si esprime nella fiducia della possibilità dell'educazione di formare uomini liberati, protagonisti coscienti della propria esistenza.
    Ho accennato prima al fatto che in molte attività di animazione vi è una sorta di sovrastruttura ideologica e politica che tende a soffocare la genuina carica formativa di cui esse sono portatrici. È questa, in molti casi, una specie di eredità, più o meno diretta, degli anni famosi del '68, anche se in qualche caso le radici sono più lontane nel tempo.
    Per questo motivo può essere utile riandare ad esaminare la nascita e la diffusione dell'animazione a cavallo di quegli anni. Si vedrà abbastanza chiaramente come da inizialmente confuse istanze politiche essa sia andata autonomizzandosi come istanza formativa.

    2.2.1. L'animazione negli anni del politico

    È in quegli anni che in Italia, in particolare negli ambienti ecclesiali, si impone la figura dell'animatore. Infatti è dal '68 che è diventata culturalmente rilevante una pedagogia che sino ad allora era esistita solo come isola di progresso, e quindi marginale rispetto alle altre forme educative usuali che portavano ad identificarsi passivamente nella cultura dominante.
    L'animatore è un ruolo e una figura che da allora si è andata delineando come quella attraverso cui, in una rinnovata visione dell'uomo, della società, del rapporto tra fede e politica, alcuni gruppi sociali (e alcune comunità ecclesiali) perseguono il compito di una educazione liberatrice dei ragazzi e dei giovani. Una educazione attenta al cambio culturale in atto, ai rapporti tra educazione e politica, alla fede come forza propulsiva di una liberazione integrale dell'uomo.
    Il dato ricorrente, costitutivo di ogni processo di formazione e di ogni intervento nella realtà, fu quello rappresentato dal concetto di liberazione nelle sue varie forme e sfumature.
    Molta dell'enfasi di quegli anni attorno alla funzione dell'animazione è venuta a cadere, sotto la spinta dell'esperienza e dei vari fenomeni di riflusso del «politico».
    La maggior parte degli educatori si era illusa che bastasse animare in un certo modo per ottenere, nel breve periodo, significativi risultati a livello delle coscienze degli educandi e addirittura a livello di trasformazione delle strutture in cui erano inseriti, fossero esse ecclesiali o sociali.
    Molti di loro sono stati contraddetti dagli eventi perché avevano creduto, sbagliando, che il compito dell'animazione fosse sostituire ad un potere un altro potere, cioè liberare offrendo un modello concreto, storico, possibile di liberazione.
    Molti cioè non hanno tenuto sufficientemente conto che l'animazione deve liberare da... , e non assolutamente per... , rendendo di fatto disponibili gli educandi a un nuovo potere, e che non si deve ritenere conclusa la liberazione solo perché a un potere se ne è sostituito un altro.
    La disillusione, in altri casi, è stata generata dal credere che i risultati di un processo di animazione sui singoli e sul sociale fossero valutabili attraverso l'analisi dei risultati nel breve periodo.

    2.2.2. La scelta educativa dell'animazione

    Questa prima fase dell'animazione, fortemente connotata di istanze politiche, ha costituito in Italia un grande sforzo educativo che, se da una parte ha portato una ventata di freschezza nei vari processi formativi, dall'altra ha dovuto morire a se stessa per rinascere a nuova vita, nella fedeltà alle istanze di fondo.
    La nuova nascita dell'animazione, parallela alla crisi della sua primitiva forma politica, porta alla accentuazione della sua dimensione educativa, come luogo in cui riformulare le stesse istanze politiche. Da allora l'animazione procede alla ricerca di un suo «statuto» teorico, di una sua visione di uomo, di vita, di educazione, di formazione.
    Con questo non si deve pensare che l'animazione sia diventata di fatto neutrale nei confronti della società e della cultura dominante.
    Che significa questo? Significa che l'animazione non intende più assumersi il compito di sostituire a un potere un altro potere, o ad una ideologia un'altra ideologia, ma disvelare invece all'uomo, e in particolare al giovane, la struttura ingannevole del potere e della ideologia.
    L'animazione si percepisce sempre meno come «azione politica» e sempre più come «azione sull'azione politica». La sua non-neutralità non sta nella scelta di un potere, di una ideologia, di una fede, di una cultura, ma nell'assunzione di un modello d'uomo che si pone in modo critico di fronte ad ogni potere, ideologia, fede, cultura. Si pone contro la subdola malattia del conformismo, pur non rifiutando, evidentemente, il senso del potere nella storia e la necessità di identificarsi in particolari modelli politici, ideologici, religiosi.
    L'accentuazione della dimensione educativa dell'animazione ha portato con sé anche una maggior attenzione, oltre che alle dimensioni sociali e politiche dell'individuo, anche a quelle che appartengono alla sfera del personale.
    Personale e politico, privato e pubblico, razionale e irrazionale, intellettuale e affettivo sono i poli entro cui sviluppare oggi una educazione ispirata all'animazione.

    2.2.3. L'animazione al crocevia di socializzazione, inculturazione, educazione

    Le ultime riflessioni portano a collocare criticamente l'animazione dentro le attività formative.
    È bene fare subito alcune precisazioni circa la proprietà di indicare le attività formative dell'animazione sotto l'etichetta delle attività educative. Questo perché, a mio avviso, i processi che tali attività dette di animazione designano, vanno al di là di quelli che una certa filosofia dell'educazione definisce come educativi. Essi riguardano in qualche modo anche i processi socializzanti ed inculturanti.
    Con il termine socializzazione intendo tanto le modalità psico- sociali che presiedono alla formazione della socialità dell'individuo in una società e in una cultura data, quanto l'azione degli strumenti e delle agenzie attraverso cui l'individuo acquisisce quelle configurazioni comportamentali che gli consentono la progressiva appartenenza e partecipazione alla vita sociale.
    Con il termine inculturazione intendo i processi che orientano la personalità individuale e collettiva degli appartenenti a un dato sistema sociale e alla sua cultura. È ormai da molti studiosi acclarato che esistono profonde influenze della cultura sulla personalità degli individui. Ora di fatto, l'animazione si occupa non solo dei processi di formazione della persona in quanto tale, ma anche della personalità degli individui, cioè dei tratti che li caratterizzano.
    Infine, con il termine educazione intendo la relazione intenzionale che un adulto, cui la società attribuisce il ruolo di educatore, stabilisce con un giovane per far sì che questi acquisisca, coscientemente e criticamente, il patrimonio dei testi, dei codici, dei valori e delle regole istituzionali che costituiscono la cultura e il tessuto organizzativo della società in cui vive.
    La relazione educativa, per essere tale, deve essere strutturata secondo un metodo, e cioè secondo una sequenza logicamente coerente di azioni, e deve utilizzare i luoghi e gli strumenti che la società ha predisposto per tale scopo.
    Questa funzione può essere, e di fatto viene, esercitata in modi assai differenti.
    C'è infatti chi la esercita in modo autoritario, senza rispettare la libertà e responsabilità dell'educando e chi invece, all'opposto, esaltandole. Così, ad esempio, c'è chi mira con l'educazione alla integrazione passiva e acritica nella società, e chi invece mira a porre il giovane in grado di vivere nella società, ma anche di farsi artefice di un processo di cambio.
    Qual è, a questo punto, la funzione dell'animazione, il suo specifico «dentro» i processi formativi?
    L'animazione tende a occuparsi dei processi attraverso cui gli individui, appartenenti a una società e a una cultura, acquisiscono quelle modalità e configurazioni comportamentali che consentono loro una maggiore o minore appartenenza e partecipazione alla vita sociale. Senza contare poi i processi che, favorendo l'identità culturale dell'individuo, di fatto però agiscono in qualche modo sulla sua personalità.
    Per maggior precisione occorre quindi sottolineare che l'animazione, pur toccando tanto i processi educativi quanto quelli socializzanti e inculturanti, non appartiene organicamente ad alcuno di essi. Infatti, e qui viene in soccorso la radice storica della parola animazione, essa non è né l'educazione, né la socializzazione, né tantomeno l'inculturazione: essa è una qualità che può esistere o non esistere all'interno di questi processi.

    2.2.4. Animazione: attività intenzionale e metodica

    L'animazione si pone l'obiettivo della convergenza unitaria e armonica di questi tre processi in un processo di maturazione e di liberazione degli uomini che vivono in un determinato momento storico, in una data società e cultura.
    Molte volte i dati dell'educazione e della socializzazione sono in contraddizione tra loro, oppure, caso più comune, violano la libertà, la possibilità degli individui di crescere in modo adeguato alle loro potenzialità. L'animazione si pone il compito, difficile ma non per questo utopico, di abilitare l'individuo, e i gruppi sociali organizzati, a divenire committenti o, perlomeno, partecipanti attivi e critici dei processi educativi, socializzanti e inculturanti che permeano la loro quotidiana esistenza. In altre parole, significa dare all'uomo la possibilità di controllare, attraverso la creatività e il dominio critico della ragione, quei processi attraverso cui il potere e la cultura sociale condizionano in qualche modo il suo essere.
    Il raggiungimento di questo obiettivo è possibile e di fatto si realizza per molte strade. Ogni attività umana in cui abbia spazio l'allargamento della coscienza dell'individuo o del gruppo, di fatto spinge verso l'obiettivo. In questo caso si può parlare di animazione come qualità diffusa in diverse attività umane, comprese quelle ludico-ricreative e teatrali.
    C'è un senso più ristretto di animazione che tuttavia è più interessante e che a sua volta può riqualificare le attività ludico-ricreative di cui ora parlavo. Questo senso ristretto fa riferimento all'animazione come attività intenzionale e metodica.
    Per animazione si intende, in questo caso, una funzione sociale particolare che permette con atti intenzionali, declinati attraverso un metodo rigoroso, di convogliare in un unico processo integrato la socializzazione, l'inculturazione e l'educazione che, come si diceva, troppo spesso nella società si svolgono in modo disarticolato, contraddittorio, distruttivo per l'individuo.
    Quando affermo che l'animazione è una attività intenzionale intendo che essa è conforme a un senso e a uno scopo oltre ad essere riflessiva e cosciente, così come affermando che essa si declina attraverso un metodo intendo affermare che tutti gli interventi sono organizzati e ordinati in base ad alcuni ben precisi principi e a chiare regole logiche.
    L'intenzionalità e la metodicità sono le chiavi per capire come essa possa tra i suoi scopi porre quello di abilitare l'individuo a controllare in qualche modo, criticamente, i processi formativi a cui è continuamente sottoposto, siano essi educativi, socializzanti o inculturanti. Essa dovrebbe cioè consentire alle persone di rendersi coscienti di fronte ai processi formativi intenzionali e non, metodici e non, e renderle capaci di intervenire su di essi in modo attivo e partecipe, orientandoli verso quegli obiettivi che essi ritengono necessari alla loro evoluzione e crescita umana.



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