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    Scommettere ancora sulla scuola


    Chiesa per la scuola /1

    Ernesto Diaco

    (NPG 2019-07-60)


    “La scuola è senza dubbio una piattaforma per avvicinarsi ai bambini e ai giovani. Essa è luogo privilegiato di promozione della persona, e per questo la comunità cristiana ha sempre avuto per essa grande attenzione, sia formando docenti e dirigenti, sia istituendo proprie scuole, di ogni genere e grado. In questo campo lo Spirito ha suscitato innumerevoli carismi e testimonianze di santità”.[1]

    Le parole dell’esortazione postsinodale Christus vivit di papa Francesco rendono l’idea della rilevanza e della complessità dell’ambito scolastico, un luogo imprescindibile per una Chiesa che voglia raggiungere ogni persona e spalancare ad essa l’orizzonte di una vita veramente buona.
    Quanto il Sinodo dei Vescovi abbia mostrato attenzione per le istituzioni educative era emerso già nel documento finale, che in un denso passaggio invitava la comunità ecclesiale a esprimere una presenza significativa in questi ambienti, proponendo “un modello di formazione che sia capace di far dialogare la fede con le domande del mondo contemporaneo, con le diverse prospettive antropologiche, con le sfide della scienza e della tecnica, con i cambiamenti del costume sociale e con l’impegno per la giustizia”.[2]

    Rinnovare e rilanciare

    Su queste basi, nell’esortazione postsinodale il Papa rilancia (è lui stesso ad usare questo verbo) inserendo un ampio riferimento alla scuola e all’università nel capitolo sulla pastorale dei giovani. Il contesto è quello della necessità di ambienti adeguati per loro, in cui possano superare la situazione di “orfanezza” che spesso li contraddistingue. Spiega Francesco: “Per tanti orfani e orfane nostri contemporanei – forse per noi stessi – le comunità come la parrocchia e la scuola dovrebbero offrire percorsi di amore gratuito e promozione, di affermazione e crescita”.[3] Tra l’altro, Jorge Bergoglio è stato per molti anni insegnante, in diversi ordini di scuola, e sembra rievocare la sua stessa esperienza quando scrive: “Una delle gioie più grandi di un educatore consiste nel vedere un allievo che si costituisce come una persona forte, integrata, protagonista e capace di dare”.[4]
    L’importanza che riveste l’azione della Chiesa nel campo educativo è confermata dalla cura con cui, nell’esortazione postsinodale, Francesco si sofferma a indicare anche alcune pericolose tentazioni e approcci da superare. Fra questi, una pastorale scolastica concentrata sull’istruzione religiosa e incapace di suscitare esperienze di fede durature, e la chiusura in ambienti autoreferenziali, che non preparano i giovani a confrontarsi con il mondo esterno, né alimentano una spiritualità che possa essere sostenuta nei ritmi della vita di oggi.
    Dopo aver messo in guardia dalla “tentazione del bunker”, il Papa elenca invece una serie di obiettivi che costituiscono un vasto programma di lavoro “in vista di un rinnovamento e rilancio delle scuole e delle università ‘in uscita’ missionaria”.[5] La scuola cattolica continuerà ad essere essenziale come spazio di evangelizzazione dei giovani se saprà far fare loro un’esperienza viva del kerygma, avrà la capacità di promuovere una cultura dell’incontro, crescere nella capacità di “fare rete” e mettere al centro gli ultimi, coloro che la società scarta e getta via. Un esplicito collegamento viene fatto alla costituzione apostolica Veritatis gaudium sulle università e le facoltà ecclesiastiche,[6] così come a quella sapienza educativa, tanto cara a Francesco, che passa dall’integrare i saperi della testa, del cuore e delle mani.
    Oltre a queste pagine specificamente dedicate alle istituzioni educative, il documento postsinodale interpella diffusamente coloro che operano nella scuola e nella pastorale dell’educazione. Ad esempio, là dove esso parla di crescita e maturazione, della prevenzione degli abusi sui minori, della cultura digitale.

    Dare radici ai giovani

    C’è un’ulteriore prospettiva che attraversa l’insegnamento recente del Papa e che vede le istituzioni educative giocare un ruolo di primo piano. È quella a cui Francesco dedica il capitolo sesto della Christus vivit: “Giovani con radici”.
    Incontrando la diocesi di Roma nel maggio 2018, aveva avviato il discorso: “Uno dei problemi a mio giudizio più difficili, oggi, dei giovani è questo: che sono sradicati. Devono ritrovare le radici, senza andare indietro: devono ritrovarle per andare avanti”.[7] Vi era poi tornato sopra durante la Giornata mondiale della gioventù a Panama, nel gennaio di quest’anno, elencando i quattro “senza” per cui la vita resta senza radici e muore: “senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia”. [8] Aveva quindi chiesto ai giovani di richiamare gli adulti al dovere di rispondere ad alcune domande nei loro confronti: “Quali radici vi stiamo dando? Quali basi per costruirvi come persone vi stiamo offrendo?”.
    Nell’esortazione postsinodale, la riflessione è ulteriormente sviluppata. Per dominare su di loro senza opposizioni, i manipolatori di oggi “hanno bisogno di giovani che disprezzino la storia, che rifiutino la ricchezza spirituale e umana che è stata tramandata attraverso le generazioni, che ignorano tutto ciò che li ha preceduti”.[9] Per questo, fra i compiti della pastorale dei giovani c’è anche reagire a questa “distruzione culturale” e aiutarli a scoprire i tesori del passato, col necessario spirito critico, in vista delle scelte che sono chiamati a compiere.
    Per questi obiettivi, Francesco conta molto sul dialogo tra i giovani e gli anziani, a cui chiede di essere custodi della memoria. Allo stesso modo, anche la scuola è un luogo in cui, ben radicati nel presente, si può “frequentare il passato e il futuro” e così camminare e rischiare insieme, giovani e adulti, in una relazione di reciprocità di cui entrambi hanno un forte bisogno.

    Per un umanesimo della fraternità

    Quasi a voler tentare una risposta alle prospettive lanciate dal Sinodo sui giovani, i rappresentanti dei diversi organismi nazionali dell’educazione cattolica si sono incontrati all’inizio di giugno a New York, in occasione del congresso dell’OIEC, l’organizzazione che li mette in rete su scala internazionale. Si è trattato di un contesto privilegiato per tastare il polso di una realtà quasi dovunque in costante crescita, che vede oltre 200mila scuole e 62 milioni di studenti nei cinque continenti.
    Numerose le tematiche affrontate: dalle sfide dell’inclusione e della formazione dei docenti alla necessaria sinergia tra educazione formale e informale, dall’educazione alla cura della casa comune alla protezione dei minori da qualsiasi forma di abuso. Pur partendo da esperienze e situazioni molto diverse, alla fine è emerso l’impegno comune a “ricostruire l’umanesimo” attorno ai valori della trascendenza e della fraternità, promuovendo una cultura del dialogo e della pace.
    Significativo l’orientamento emerso da più parti a far sì che l’azione delle scuole cattoliche sia sempre più collegato con la pastorale delle Chiese locali e colto come luogo di integrazione e nuova cittadinanza. Nel mondo globalizzato anche le sfide pedagogiche sono trasversali ai diversi Paesi. Fra queste – ha ricordato papa Francesco in un videomessaggio – c’è quella costituita dalla “dittatura dei risultati”, per cui le persone sono ridotte a oggetti “da laboratorio”, e l’esasperazione dei ritmi di vita, che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità e priva i più giovani di punti di riferimento stabili. Il nuovo umanesimo su cui le scuole cattoliche hanno riaffermato il loro impegno è invece quello che punta a diffondere un nuovo paradigma in cui l’essere umano è educato a una relazione articolata: quella interiore con sé stessi, quella solidale con gli altri, quella naturale con tutti gli esseri viventi, quella spirituale con Dio.

    Un’attenzione costante per la scuola

    Le prospettive emergenti dal Sinodo e dalla riflessione interna al mondo dell’educazione confermano nella necessità di non allentare l’attenzione della Chiesa nei confronti della scuola. È grande l’investimento di energie e idee che la comunità cristiana porta avanti grazie all’azione quotidiana di numerosi insegnanti e dirigenti, nonché degli stessi studenti, nelle scuole sia statali che paritarie. Aver riproposto alla riflessione di tutti la necessità di “alleanze educative” tra scuola, famiglia, territorio e istituzioni è oltretutto uno degli aspetti salienti del decennio caratterizzato dagli orientamenti pastorali su “Educare alla vita buona del Vangelo”.
    Come lo stesso papa Francesco invita a fare, è tempo che questo impegno sia rinnovato e rilanciato, magari con l’aiuto del pensiero e della creatività di tanti. Un contributo non marginale può venire anche da uno spazio fisso su queste pagine dedicato alla scuola e alla formazione professionale, ai suoi protagonisti e all’impegno pastorale che in esse vi si conduce. Una rubrica che, oltre a testimoniare l’impegno della Chiesa per l’educazione integrale dei giovani, intende porre all’attenzione e approfondire sfide che non possono essere affrontate se non insieme.
    Sono molte le direzioni che potrà prendere la riflessione, spaziando tra le proposte che coinvolgono gli studenti, le famiglie, i formatori, le comunità, gli istituti religiosi e le associazioni laicali. Negli ultimi anni, una spiccata vivacità del mondo ecclesiale si è sviluppata attorno ai doposcuola e al sostegno scolastico, all’alternanza scuola lavoro e ai beni culturali ecclesiastici, all’orientamento e al dialogo interculturale e interreligioso. C’è poi l’ambito sempre stimolante dell’insegnamento scolastico della religione e i fermenti che animano la scuola cattolica e la formazione professionale di ispirazione cristiana.
    Sarà un viaggio in una realtà ricca di domande e di sfide, ma non certo priva di bellezza. D’altra parte, è il metodo che papa Francesco indica alle istituzioni educative per far fronte alle tante sirene che oggi vogliono anestetizzare i giovani con la loro banalità: “Orfeo, per contrastare il canto delle sirene, fece qualcos’altro: intonò una melodia più bella, che incantò le sirene. Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione”.[10]


    NOTE

    [1] Francesco, esortazione apostolica postsinodale Christus vivit, 25 marzo 2019, n. 221.
    [2] Sinodo dei Vescovi – XV Assemblea generale ordinaria, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2018, n. 158.
    [3] Christus vivit, n. 216.
    [4] Ivi, n. 221.
    [5] Ivi, n. 222.
    [6] Francesco, costituzione apostolica Veritatis gaudium, 8 dicembre 2017.
    [7] Francesco, Incontro con la Diocesi di Roma, Basilica di San Giovanni in Laterano, 14 maggio 2018.
    [8] Francesco, Discorso nella Veglia della XXXIV Giornata mondiale della gioventù a Panama, 26 gennaio 2019.
    [9] Christus vivit, n. 181.
    [10] Ivi, n. 223.


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