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    Abbandono, conforto, ascolto

    Storie di Mussa, Angelica, Mariana

    Rita Galdi *

    Rita
    Raccontare di un giovane, di un adolescente o di un bambino, significa dipingere quel ritratto che ha caratterizzato la vita di ognuno di noi. E allora partirei proprio da questo, dal ritratto di me, per poi arrivare a quei tanti volti che nel corso della mia vita, attraverso le esperienze oratoriane, hanno aiutato a comprendere chi fossi, i miei sogni, aspirazioni, paure, insicurezze e obiettivi. Volti, occhi e sguardi che mi hanno fatto guardare al mondo da diverse prospettive, giovani che hanno reso e rendono la mia vita qualcosa di unico, nonostante tutto.
    Fin da piccola ho sempre amato lo sport e il movimento nella sua complessità e, nonostante l’impossibilità di una pratica agonistica, ho sempre utilizzato questo mezzo per fuggire da ciò che mi facesse male, per evadere da quelle situazioni che non mi facevano stare tranquilla, per trovare conforto, per riscattarmi, per scoprire il mio io. La corsa che tanto amavo, come pratica individuale rispondeva in parte a questo scopo, però non mi bastava, avevo bisogno di comunità, di calore fraterno, di gruppo, di unione, di sorrisi, di condivisione. L’oratorio è stato questo, ha saputo mettere insieme due elementi essenziali che credo siano indispensabili per ogni essere umano, ovvero la voglia di scoprire se stessi e trovare equilibrio psico-fisico, ma anche la costante voglia di non sentirsi soli ed abbandonati.
    Le tante esperienze vissute in oratorio, attraverso l’animazione missionaria, le esperienze estive in contesto povero, le esperienze per le strade della mia città, mi hanno aiutata a capire quanto ognuno di noi nella propria diversità è simile. I tanti volti, sguardi incontrati e le tante parole ascoltate, e soprattutto le tante parole non dette, mi hanno aiutato a comprendere quanto ognuno di noi sia accomunato dalla sofferenza che aiuta a cambiare, e dalla voglia di sentirsi accettati e ascoltati, dalla voglia di sentirsi abbracciati. Ecco che in queste righe non voglio raccontare la storia di una singola persona conosciuta, perché sono davvero tante, ma ci tengo a trasmetterti - a te che stai leggendo - che la mia storia di animatrice, educatrice, ragazza è forse molto simile alla tua, anzi è molto simile in alcune sfaccettature a quella dei tanti giovani incontrati durante il mio percorso di vita. Io così come i tanti giovani conosciuti mi sono sentita persa, non accettata, non compresa, usata, ho sempre pensato di non valere nulla, ma ad oggi sono consapevole che grazie a voi giovani mi sento cambiata, maturata, ho potuto capire il significato di quel “punto accessibile al bene” di cui tanto parlava Don Bosco, ho riscoperto me stessa, ma soprattutto ho imparato ad accettare la diversità, le povertà, le tante personalità che ognuno di noi vive quotidianamente.
    Ecco che in queste righe dopo averti raccontato una piccola parte di me voglio farti conoscere alcuni volti conosciuti durante la mia vita da oratoriana, ragazzi e ragazze, bambini e bambine, che ad oggi sono la fonte del mio cambiamento, fonte essenziale che giorno per giorno continuano a motivarmi nel mio percorso di studi, formativo e di vita, giovani che mi ricordano che la strada che ho intrapreso possa/debba nel futuro essere messa al loro servizio grazie al valore dello sport.
    Mussa, 18 anni; lui mi ricorda i volti dei tanti migranti che hanno lasciato la propria terra, e che sono arrivati sulle coste delle nostre spiagge, lui rappresenta anche il volto di quei tanti senza fissa dimora che occupano le nostre strade, ritrovandosi in contesti disumani. Con Mussa e con tanti altri migranti ho avuto modo di dialogare, scambi di commozione e di occhi lucidi, di sofferenza, di voglia di vivere. Loro mi ricordano quanto possa essere importante lottare per ciò che si crede, per i propri obiettivi. È impressa nella mia mente una frase di Mussa: "Perché il mondo è grandissimo e possiamo starci tutti senza problemi”, ogni volta me la ripeto, quando penso che tutto quello che sto facendo sia inutile, e invece no! C’è posto anche per me, c’è posto per tutti. Mussa mi ricorda la parola ABBANDONO.
    Angelica, 7 anni; lei è il volto dell’accoglienza, del prendersi cura. In un momento di pura difficoltà in Guatemala, lei ha saputo tendermi la sua piccola mano, mi è stata accanto, ha saputo comunicare nonostante la difficoltà linguistica. Non mi ha lasciata mai sola, aveva percepito che avevo bisogno di aiuto, e così in maniera silenziosa ha saputo colmare il mio vuoto. Angelica mi ricorda la parola CONFORTO.
    Mariana, 19 anni; lei è “amicizia” nata nel momento del racconto, dell’ascolto della propria storia di vita, dove ci si mette a nudo, in cui le proprie fragilità vengono consegnate nelle mani di chi sa ascoltare. Con lei si è creata connessione, spesso tra educatore ed educando ci si ritrova in sintonia perché magari simili in alcuni aspetti, con lei è stato così, ha saputo “tirar fuori” come un’educatrice, una parte di me nascosta. Mariana mi ricorda la parola ASCOLTO.
    Abbandono, conforto e ascolto, forse possono essere tre elementi che caratterizzano i giovani di oggi. Nel momento in cui ci si sente soli ed abbandonati si ha semplicemente bisogno di ascolto e conforto. Io nel mio piccolo non ho utilizzato tante parole, perché forse non bastano, ma attraverso uno sguardo come presenza e un abbraccio sono riuscita ad entrate in connessione con loro, ma soprattutto l’approccio di Mussa, Angelica e Mariana dovrebbero essere da esempio anche per noi educatori.
    Concludo queste mie riflessioni, come vedi più su di me che su giovani di cui tracciare un ritratto, ma ti ho voluto mostrare, e farti conoscere attraverso piccoli ricordi, tre giovani completamente diversi ma inevitabilmente vicini, tre giovani che hanno saputo colmare i miei vuoti - dalla solitudine, al senso di inadeguatezza, alle incomprensioni, alla mancanza di ascolto - in momenti differenti del mio percorso di educatore, animatore.
    All’inizio del mio percorso di animazione pensavo di salvare il mondo o di essere da esempio per tanti giovani, non so se questo sia successo nel corso del tempo, ma ciò che rimane certo è che i tanti giovani conosciuti dai più piccoli ai più grandi, dalle zone di periferia, ai villaggi, alla mia città, sono stati loro il mio più grande esempio. Attraverso di loro ho saputo riconoscere il volto di Cristo: mi hanno aiutata a comprendere la bellezza di una vita degna di essere accolta, vissuta e amata.

    * 25 anni, di Salerno, laureata in scienze motorie e attualmente sta concludendo il percorso di studi magistrali. Frequenta l’oratorio salesiano di Salerno da quando è nata, e al suo interno è animatrice della fascia di 4° superiore (gruppo che segue dalla prima elementare) e animatrice del gruppo missionario VIS Pangea (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo).



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