GESÙ E I DISCEPOLI DI EMMAUS
Quando lo Straniero ricompone il senso spezzato

La polvere si solleva sotto i piedi stanchi. Due figure camminano lentamente lungo la strada che scende da Gerusalemme verso occidente, verso un villaggio chiamato Emmaus, undici chilometri di cammino sotto il sole del pomeriggio. È il primo giorno dopo il sabato, e dietro di loro la città si allontana, le sue mura si fanno sempre più piccole all'orizzonte. Ma non è solo Gerusalemme a restare indietro: è qualcosa di più profondo, qualcosa che brucia dentro come una ferita aperta.
Le loro spalle sono curve, non per il peso di un carico ma per il peso di una delusione. Parlano tra loro a voce bassa, con l'intensità di chi cerca disperatamente di dare senso a ciò che non ne ha più. Gesticolano, si interrompono, riprendono. Il loro dialogo è acceso, quasi febbrile: "conversavano e discutevano insieme", dirà il racconto. Non è una passeggiata, è una fuga. Non stanno andando verso qualcosa, stanno fuggendo da qualcosa.
Gerusalemme è lì dietro. Gerusalemme dove tre giorni prima hanno visto crocifiggere il Nazareno, il profeta potente in opere e in parole. Gerusalemme dove tutto è finito, dove la speranza è stata inchiodata su un legno e seppellita in una tomba. Gerusalemme dove quella mattina stessa alcune donne sono tornate dal sepolcro con notizie sconcertanti: la tomba vuota, angeli che parlano di risurrezione. Ma loro non ci credono. O forse non osano crederci. È troppo. Dopo tutto quello che hanno visto, dopo tre giorni di buio, come si può ricominciare a sperare?
Così camminano, allontanandosi. La strada diventa metafora: ogni passo li porta più lontano dal luogo della crisi, ma anche – senza che lo sappiano – dal luogo della possibile novità. Fuggono dalla morte ma fuggono anche dalla vita nuova che sta per irrompere. Il paradosso è questo: stanno lasciando Gerusalemme proprio nel giorno in cui Gerusalemme sta diventando il centro di tutto, l'origine della notizia più straordinaria che il mondo abbia mai udito.
Il sole comincia a declinare. Le ombre si allungano sulla strada polverosa. E loro continuano a camminare, continuano a discutere, continuano a cercare un senso che sfugge. Non sanno che in quello stesso momento qualcuno li sta raggiungendo. Non sanno che uno Straniero si sta avvicinando ai loro passi stanchi, pronto a camminare con loro, ad ascoltarli, a ricomporre ciò che sembra definitivamente spezzato. Non sanno che prima che la sera finisca, quella strada di fuga diventerà strada di ritorno, e la loro speranza al passato remoto tornerà a coniugarsi al presente.
1. La strada che allontana
Quando la speranza si coniuga al passato
Introduzione fenomenologica
2. Di che cosa state discorrendo?
Fenomenologia della domanda che apre
3. Noi speravano
Quando la speranza si coniuga al passato remoto
4. Cominciando da Mosè
L'ermeneutica che ricompone il senso
5. Resta con noi
L'invito che trattiene lo Straniero
6. Lo riconobbero allo spezzare del pane
Fenomenologia del riconoscimento
7. Partirono senza indugio
Dalla crisi alla missione




















































