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    Scheda pastorale "La donna "vestita di luce" figura della chiesa"



    A cura di Giuseppe Morante

    (NPG 1999-09-55)


    Oltre ai misteri del Signore, l’anno liturgico celebra le feste dei santi e in modo particolare tre grandi feste della Madonna che hanno uno spessore particolare rispetto alle celebrazioni delle altre festività del santorale: Annunciazione, Assunzione, Immacolata Concezione. E la ragione di questa particolarità è evidenziata dalle sue modalità di collaborazione all'opera redentrice.

    Per la riflessione catechistica

    * La catechesi riguardante il ruolo della Vergine Maria, secondo il magistero della Chiesa, deve alimentarsi alle fonti perenni della catechesi evangelica che sconvolge sempre le categorie umane, e le presenta in una luce che è del tutto dono di Dio e accettazione cosciente del dono: il meno (una creatura) che contiene il più (il creatore Figlio di Dio). Il testo evidenzia il vero significato del giudizio che Gesù dà di sua madre: ciò che conta davanti a Dio non è la voce del sangue, che ha il suo peso, ma la risposta responsabile a Dio.
    * Gesù relativizza la relazione familiare con sua madre, non per negarla, ma per valorizzarla per quello che veramente assume davanti a Dio: di collaboratrice e partner dell'alleanza. Entro lo spazio dell'amore di Dio, la maternità naturale si converte in evento soprannaturale. Non si tratta di una «obbedienza alle leggi della natura» quanto di una risposta alla vocazione di amore che realizza l'alleanza. Quindi Gesù eleva sua madre ad una grandezza che dona alla dimensione naturale una dignità profondamente più alta: converte il naturale in soprannaturale, annullando ogni distanza.
    * In questa risposta positiva a Dio viene valorizzata la grandezza di Maria di Nazareth, e quindi di ogni credente. Si tratta di una triplice e coordinata risposta: «eccomi», «serva», «si faccia di me secondo la tua parola...». In questa triplice risposta la Madonna:
    – diventa immagine della Chiesa, che si mette al servizio dell'uomo, «figlio di Dio», che genera nello Spirito attraverso il battesimo;
    – evidenzia il segno di una vittoria sulle diverse espressioni del male della storia (che è storia da salvare) con l'assunzione di responsabilità precise che impegnano a collaborare con Dio e coi fratelli (vedi il protovangelo);
    – realizza il significato ultimo della mariologia e delle feste mariane che si celebrano nel tempo liturgico. Maria è immagine della Chiesa, che è a sua volta è immagine dell'umanità, che coopera a detronizzare il male elevando a sistema il bene (cioè la salvezza).

    Per le celebrazioni liturgiche

    * Le feste mariane vanno celebrate tenendo conto del significato specifico del tempo liturgico in cui si collocano e vanno vissute in simbiosi spirituale con esse:
    – la devozione popolare alla Madre di Dio va purificata da alcune incrostazioni folkloristiche che ne potrebbero inficiare il significato profondo, fondandola invece su quella fede nel Dio che eleva gli umili e abbassa i superbi;
    – le varie coreografie esteriori che spesso accompagnano, nella tradizione popolare, queste celebrazioni, vanno pure evidenziate non tanto nei semplici riti formali, ma nella riemersione di un risalto di «grandezza» che si esprime nella triplice risposta di fede di Maria;
    – la religiosità popolare e le devozioni pellegrinanti verso i tanti santuari mariani vanno sempre inquadrate in un itinerario spirituale che libera da una certa «mentalità festaiola ed evasiva», ed assume una prospettiva di alta spiritualità e di profondo senso di fede che si esprime nelle varie preghiere mariane (il rosario, ad esempio), riscoperte con questa dignità soprannaturale.
    * La ricchezza delle riflessioni mariologiche espresse dai testi testi biblici, dalle encicliche mariane, dalle tradizioni storiche e dai testi conciliari, come le diverse possibilità celebrative presenti nel Messale e nel Lezionario mariano (purtroppo poco usato) vanno sminuzzate ai credenti per invitarli ad assumere gli atteggiamenti profondi del cuore, motivati dalla fede in Dio e dell'assunzione di responsabilità nei confronti dei fratelli. Ed anche in questa luce vanno viste le espressioni artistiche che rappresentano la vita di Maria con le sue caratteristiche simboliche, e i valori della fede che hanno ispirato gli artisti che hanno arricchito la tradizione cristiana nella storia e che arricchiscono le nostre cattedrali.

    Per la testimonianza nel quotidiano

    * Il valore della venerazione cristiana verso la Madre di Dio si deve esprimere nello sforzo vitale di realizzare – per imitazione – la stessa triplice risposta di Maria.
    «Eccomi!». È la risposta della disponibilità senza riserve, che esprime il massimo del dono di sé in una relazione senza tornaconto; che valorizza il senso del proprio volontariato dentro un progetto di Dio che il credente non afferra subito ma di cui non dubita minimamente, fidandosi di lui. Questo deve diventare per i cristiani anche il segno della propria «presenza» ad ogni richiamo e ad ogni provocazione della storia, come ai richiami di aiuto. Non valgono le buone intenzioni quando ci si tira indietro di fronte alle necessità della vita.
    * «Sono la serva». Davanti a Dio e al Cristo che si offre totalmente non c'è altra possibilità di interpretazione, che essere al servizio, nella Chiesa e con la Chiesa:
    – per proclamare la Parola che salva, non tanto attraverso la sua rivelazione-spiegazione, ma soprattutto attraverso la sua interpretazione e la sua attualizzazione nella propria vita;
    – per orientare ragazzi e giovani ad un cammino di promozione umana, culturale, sociale e di crescita nella vita di fede, perché quel che vale non solo i luccichii falsi dell'ambivalente cultura attuale, quanto i valori relativi alla dignità della persona, vista come «figlio di Dio»;
    – per testimoniare nella società le scelte che possono aiutare a superare le contraddizioni che diventano inestricabili quando non si riconosce la Signoria di Dio nella propria vita.
    * «Si faccia di me secondo la tua parola»: è il pieno assenso al progetto di Dio, senza riserve umane, con la certezza che solo da questa collaborazione «teandrica» è possibile realizzare quella salvezza «donata» sul calvario, «applicata» nella Pentecoste, «realizzata» nella vita.



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