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    Una religiosità «selvaggia»?



    Card. Godfried Danneels

    (NPG 1999-09-60)


    In Europa occidentale, viviamo in una cultura diffusa come in un giardino, dove crescono diverse piante velenose: il desiderio sfrenato di consumo, l’edonismo, l’orgoglio del Non serviam. Ma ogni pianta velenosa contiene il suo antidoto. Non tutto è negativo.
    1. L’uomo europeo contemporaneo ha sete di felicità: di una felicità basata sui beni materiali, tanti e immediati. Ma questa sete rappresenta un appello pressante per la Chiesa di «cantare il Vangelo in chiave». Le sette l’hanno ben compreso. Se la risposta dell’uomo contemporaneo è spesso falsa, la domanda è giusta: il messaggio di Cristo è terapeutico e deve rendere felici.
    2. Il nostro continente ha rigettato il tabù della sofferenza e della morte. Mai gli uomini hanno soffocato con tanta ostinazione questo grido silenzioso a voler vivere e vivere eternamente. La Chiesa vi troverà un punto d’appoggio per una forte predicazione escatologica sulla vita eterna e la resurrezione. La pianta dell’angoscia nei confronti della morte possiede il suo antidoto. Non tutto è negativo.
    3. La più efficace predicazione attuale sulla Risurrezione è la verginità consacrata. Essa è la meditazione incessante di quanti, uomini e donne, che, pur vivendo in un corpo corruttibile, pensano alla loro incorruttibilità (s. Agostino).
    4. Per i nostri contemporanei tutte le religioni si equivalgono e Cristo è solo uno fra i grandi profeti. Ovviamente ciò non è sufficiente per esprimere la Sua vera natura. Mai nel corso della storia della teologia la questione dell’unicità di Cristo è stata espressa con tanta acutezza. Ci costringerà a pensare e ad affermare più profondamente la nostra fede nell’Uomo-Dio.
    5. La religiosità selvaggia che contraddistingue i nostri tempi per la sua sete di interiorità e di meditazione, è solo positiva. Spesso trasforma la preghiera e il culto in auto-cultura. Ma rappresenta anche il trampolino di lancio per salire più in alto: verso la vera mistica che non si chiude in se stessa, ma si sposta in rapporto a se stessa, per aprirsi a Dio.
    6. L’Islam è sempre più presente in Europa. Un certo Islam con il suo monolitismo di fede, lingua, cultura, forze economiche e politiche è un interlocutore difficile, quasi impraticabile. Un altro Islam ci ri-insegna il senso della trascendenza di Dio, della preghiera e del digiuno, dell’impatto della religione sulla vita sociale.
    7. In molti Paesi, la Chiesa diventa minoritaria e povera di personale, di mezzi finanziari, di potere e di prestigio. Forse Dio ci conduce verso una sorta di nuovo «esilio bibilonese» per insegnarci a diventare più umili e a vivere della dottrina della onnipotenza della grazia. Non tutto è negativo nella situazione di quelli «che sono seduti sulle rive dei fiumi di Babilonia».
    8. Se è vero che forse sull’Europa sta calando una notte spirituale, imitiamo le vergini sagge e mettiamoci in uno stato di veglia: lo Sposo sta arrivando. Ma vegliare non significa aver paura e fuggire. Prendiamo le nostre lucerne e l’olio.Cristo ci fornirà l’olio (il Vangelo). Benediciamolo. Ma le lucerne (l’inculturazione) sono gli uomini di tutte le epoche che ce le porgono, giorno dopo giorno.Ringraziamo dunque anche la nostra epoca: non tutto è poi così negativo.

    (Intervento al Sinodo Europeo, 5/10/99)



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