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    Maria di Nazareth


    Gioia Quattrini

    (NPG 2000-05-2)

    Giuseppe era morto. Nessuno l’avrebbe più guardata con la tenerezza con cui si guarda una donna. Nessuno l’avrebbe voluta con il rispetto con cui si vuole una donna. Nessuno l’avrebbe amata unicamente per quello che lei era stata ed era: una donna. Nessuno.
    Una donna. Semplicemente e solamente questo, una donna. Mai qualcuno a volerlo capire, neanche un minimo sforzo per regalarle questa soddisfazione, l’idea di essere conosciuta per quello che veramente era, una donna. I dolori le scorticavano il cuore e lo sconforto le schiacciava l’animo come chiunque, non aveva poteri speciali e neanche una forza sublime che la tenesse sollevata da terra. Se era stata scelta pensando a questo, se pensavano che lei avrebbe avuto radici tanto solide per sopportare senza troppi gemiti, di certo aveva deluso il suo Signore.
    La sua forza, le sue radici, il coraggio che altrimenti non avrebbe mai avuto, tutto questo per lei era stato Giuseppe, solo Giuseppe.
    Lo aveva amato da subito, al primo sguardo, così bello. Aveva amato certo il suo cuore umile e buono, lo sguardo pulito e diritto, la devozione per il suo Dio e l’attaccamento al lavoro. E con la stessa intensità aveva amato quelle mani grandi e dure, le ciglia lunghe, il corpo forte, quasi scolpito dalla fatica, i suoi baci e le sue carezze. Lo aveva amato con tutto il suo cuore e la sua anima.
    Ricordava ancora quando Giuseppe era tornato a Nazareth da una lunga permanenza a Gerusalemme, dove, falegname tra i più bravi, aveva intarsiato le porte del tempio.
    E ancora ricordava come tutte le donne del villaggio avessero cominciato a osservarlo di nascosto, piene di speranze e come lei, tanto più giovane, avesse invece deciso di fare altrimenti. Con testardaggine, Maria aveva cercato gli sguardi di Giuseppe, non per sedurre, non amava l’idea di raggiro, di falsità che risuonava in quella parola. Maria aveva soltanto seguito il suo cuore e il suo cuore voleva che Giuseppe la guardasse e guardasse in quel modo solo lei.
    Suo padre non seppe mai nulla di questo e visse fieramente convinto di essere stato lui a intrecciare le fila dell’unione tra la sua giovane e prediletta figliola e quell’uomo forte e generoso, stimato da tutti e che tutti gli invidiavano come genero. Solo Giuseppe sapeva quanto Maria lo avesse voluto ed era per questo, soprattutto per questo, che all’inizio non aveva inteso capire.
    Maria pettinava per ore i propri capelli soltanto per lui, perché splendessero e fossero profumati quando Giuseppe li accarezzava, anche le sue vesti curava con particolare attenzione, ma un giorno a distrarla una voce, e le aveva parlato.
    Lei era una donna, solo una donna, non aveva saputo né potuto riconoscersi in quelle parole così solenni e aveva cercato per mesi, prima di confidarsi con Giuseppe, un significato ragionevole che potesse spiegarle perché il suo ventre cominciava a gonfiarsi. Non soltanto il Dio dei suoi padri aveva scelto lei per realizzare il suo progetto di salvezza ma aveva perfino cercato il suo permesso: l’opera d’amore di Dio sospesa al permesso di una giovanetta.
    Giuseppe era rimasto in silenzio, gli occhi grandi ancora più grandi, un leggero tremito nelle mani, il petto che tratteneva ogni respiro. L’aveva supplicata in ginocchio di dirgli la verità, non quell’assurda storia che lo umiliava ancora di più. Almeno il rispetto della verità, solo quello Giuseppe chiedeva. Poi era uscito nella notte, lui che non aveva ceduto mai ad un gesto d’ira, spalancando con violenza la porta. Anche lui era un uomo, semplicemente un uomo.
    Al mattino, quando lei davvero non lo aspettava più, era tornato, calmo e gentile come se nulla fosse accaduto e le aveva raccontato, con lo stupore innocente dei bambini, che quella notte anche lui aveva udito una voce e che ora finalmente era tutto chiaro e che le chiedeva perdono per aver dubitato di lei che pure tanto lo amava. Sembrava sereno Giuseppe e Maria lo strinse forte al seno dove intanto cresceva un figlio che non sarebbe mai stato loro.
    E con gli anni cento volte lei avrebbe voluto chiedergli perdono. Ogni volta che vedeva i suoi occhi incantarsi su Gesù che cresceva, ma la mente lontana a inseguire chissà quale pensiero, a cercare chissà quale somiglianza.
    Avrebbe voluto chiedere perdono per quel sì perso in un sussurro mentre quella voce le parlava. Quel sì detto con umiltà ma così vicina alla superbia, senza pensare neanche un attimo a quello che avrebbe significato per lui.
    Per quel sì lei era divenuta benedetta fra le donne, colei che tutti i secoli avrebbero chiamato beata, la piena di grazia. Lei era divenuta la madre del Messia. Ma Giuseppe?
    Sembrava sereno Giuseppe e Maria non osò mai rivelargli che da sempre aveva intuito la verità: nessuna voce aveva parlato a Giuseppe in quella lunga notte trascorsa in solitudine. Nessuna voce. Mai. Giuseppe aveva mentito. L’aveva amata fino al punto di implorare perdono per non aver creduto a quella che lui nel cuore continuava a pensare fosse menzogna.
    L’aveva amata fino al punto di dividere con lei quella che lui pensava fosse la vergognosa responsabilità di una bugia. Non la subì come un’offesa. Lui aveva sospettato che lei avesse tradito il suo amore e tuttavia di quel peccato aveva voluto condividere il peso. Nessuna voce in nessuna notte stellata aveva mai parlato a Giuseppe. Così l’amava ed era un uomo, soltanto un uomo.



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